mascherine e respiratori, sono tutti berlinesi quelli che mancano

Scendete in farmacia, chiedete di acquistare una mascherina. Vi sentirete rispondere che sono andate esaurite. Negli ospedali poi, c’è penuria anche di respiratori. Poveri noi, malcapitati, che dovessimo aver bisogno. Sono tutti berlinesi infatti i dinieghi che ci vengono dall’Europa. Continua a leggere

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Coronavirus, la soluzione finale ad un trentennio di problemi irrisolti

Uno spettro si aggira per l’Europa deciso a far piazza pulita e rimettere le cose a posto, non guarda in faccia a nessuno. Globalizzazione, lavoro, immigrazione, autonomia, sembra deciso ad innescare la soluzione finale per tutti quanti quei problemi che negli ultimi trent’ anni ci hanno spiegato essere ineluttabili od irrisolvibili. Ad esempio, ci hanno convinti che i confini sono un retaggio di paure ancestrali e che nel mondo globalizzato non hanno più ragion d’essere. Ebbene, il coronavirus si sta dimostrando uno di quei mali che non vengono solamente a nuocere anzi, ci ha aperto gli occhi sulle realtà che davamo per scontate e sembra rivelarsi un alleato formidabile da trattare con ogni riguardo. Infatti, ha messo innanzitutto in luce le falle di un sistema economico mondializzato che ha trasferito le produzioni di beni essenziali in paesi lontani e Stati autoritari sui quali è impensabile riporre fiducia ed ai quali è pericoloso delegare la sicurezza del vecchio mondo avanzato. Trump prima di altri l’aveva compreso ed è stato oggetto a lungo di dileggio. Il coronavirus dunque ha messo a nudo la follia della finanza apolide ossessionata dalla ricerca di massimizzare i profitti. I confini sono necessari a salvaguardia dei capitali, delle merci, della qualità del futuro stesso dei popoli perché se è vero che quelli umani sono diritti, è altrettanto vero che questi investono tutte le genti comprese quelle europee tra cui quelle italiane piegate dalla fuga dei capitali; dalla delocalizzazione delle produzioni; dalla regressione dei diritti indotta dall’offerta di manodopera a basso costo sul mercato dell’accoglienza indiscriminata. Al momento, tra le parti sociali, solamente il piccolo sindacato della UGL sembra aver maturato la coscienza critica di trarre i giusti vantaggi dalle cure dell’infezioni polmonari da coronavirus favorendo il rientro in Patria del lavoro italiano perduto nell’ultimo trentennio a seguito degli investitori che hanno creduto di fare migliori fortune in altri continenti e che un piccolo, invisibile virus, ha gettato letteralmente in disgrazia. Ciascuno padrone a casa propria, il coronavirus ci restituisce intatto il vecchio mondo con tutti i suoi valori di progresso che è stato capace di regalarci in due millenni di storia economica e sociale. I sintomi del coronavirus che iniziano ad accusare anche Francia e Germania, potrebbero star lì a preparare inoltre il rovescio della UE tecnocratica, travolta dalle necessità dei popoli che la compongono e di cui da lungotempo ignora i bisogni per ridursi a sostegno e promozione del dominio di fatto dei giganti multinazionali che raccolgono solo vantaggi dalla cancellazione dei confini e poco o nulla restituiscono in termini di sicurezza, sviluppo, emancipazione delle classi che un tempo chiamavamo lavoratrici anzi, ogni nuovo investimento porta con sé l’erosione di diritti e conquiste sociali che sono costate fatica e lotta a molte delle generazioni che ci hanno preceduti. Il coronavirus ne ha avute anche per gli autonomisti di casa nostra. Ha avuto il merito di chiarire, una volta e per tutte, che Continua a leggere

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Craxi, l’Europa per noi sarà un inferno

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Tremonti, la globalizzazione ha cambiato il clima, ma il coronavirus ha spento le sue luminarie

Non sarà il coronavirus a far danni all’Italia. I guai seri arriveranno se gli elettori si lasceranno sedurre dai populisti e porteranno la Lega al Governo. Somiglia tanto ad una minaccia più che ad una analisi dei fattori di rischio economici questa di Katherin Muehlbronner, vice Presidente di Moody’s, una delle tre agenzie di “rating” che reggono le sorti della finanza mondialista, la quale tiene a precisare: attenzione, sono comunque i cittadini che scelgono i Governi, noi ci limitiamo a tenere d’occhio i paesi europei dove più è diffuso il sentimento populista. Un Governo che dovesse abbassare le tasse in deficit e portare l’Italia fuori dall’euro, vedrebbe il suo “rating” peggiorare ed il suo debito ridotto a spazzatura. In poche parole, le grandi sorelle della speculazione, ci sottrarrebbero le leve per operare. Più chiaro di così, sarebbe difficile spiergarsi. Anche l’uomo della strada è perfettamente in grado di afferrare il concetto: i Governi eletti se non si piegano ai ricatti della finanza apolide, falliscono e con essi gli Stati che rappresentano. Il potere reale è nelle mani dei cravattari globalisti, che hanno perso oramai ogni ritegno; che si servono delle Istituzioni, in primis della Unione Europea, per stendere il controllo economico, sociale e politico, su interi continenti. Al punto che anche i campioni nostrani della libera circolazione, cominciano a porsi qualche domandina di fronte alla misteriosa quiete delle nostre finanze nonostante la recessione della economia reale e la disoccupazione in crescita precarizzante. Restare nell’euro significa soggiacere ai mercati; non avere modalità alternative per finanziare lo sviluppo e la crescita; non avere una moneta da prendere in prestito a tassi di giusta remunerazione sulla quale si possa esercitare un’ultima istanza in caso di crisi che sia di liquidità, che sia inflattiva. Dunque sappiamo che non porterà danni all’Italia il coronavirus. Questo non vuol dire che il suo contagio non abbia avuto alcuna conseguenza sulla nostra comprensione dei tempi che viviamo. Il virus infatti, almeno un merito l’ha avuto: ha spento le luminarie della globalizzazione ed ha fatto ripartire la storia rimasta come sospesa per trent’anni; abbagliata dalle fantasmagoriche meraviglie proiettate nell’immaginario dagli “illuminati”, ci spiega Giulio Tremonti, il più lucido degli economisti, uno che andava a Bruxells e parlava di dazi quando ancora Trump esercitava il mestiere di imprenditore. Dopo la crisi finanziaria del 2008, Continua a leggere

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in uno scontrino, tutte le menzogne ecologiste di Conte e Gualtieri

Impietosi, come solamente i numeri sanno essere. Basta leggere con attenzione un semplice, comune scontrino della spesa ai supermercati, per avere la prova certificata dei raggiri e delle manipolazioni propagandistiche a danno dei cittadini praticati dalla politica perbenista. Un Governo che si vuole ecologista e che non perde occasioni per sottolineare di aver fatto propria la difesa dell’ambiente con la riduzione delle plastiche ed il controllo sulle emissioni di anedride carbonica in atmosfera e che anzi addita le opposizioni come degli sconsiderati che avrebbero portato il paese allo sfascio economico, impone un regime IVA al 22%, massimo dell’aliquota, sulle sportine-bio, cioé sulle buste biodegradabili da trasporto dei prodotti alimentari che il consumatore sceglie alla cassa di acquistare disponendosi ad una ulteriore spesa, condizionato dal bombardamento incessante che mira a colpevolizzare i costumi alimentari e le scelte comportamentali di ciascuno. Basta uno scontrino per misurare tutta quanta la distanza che intercorre tra le belle parole spese a costo zero dalla politica e la buona fede dei consumatori/contribuenti che si aspetterebbero di vedere riconosciute la bontà e l’apprezzamento responsabile verso l’ambiente e che invece si sottopongono con l’inganno ad ulteriori condizioni di vera e propria vessazione fiscale predatoria costretti dall’iprocrisia di bellimbusti eretti a censori dei sentimenti e dei bisogni popolari. Nulla, meglio di uno scontrino, è capace di darle sul becco a Conte, Gualtieri ed alla puntigliosa quanto presuntuosa Von der Leyen, Presidente di quella Commissione UE che non perde occasione per scaricare sui conti dei cittadini comuni i costi delle raffinate, cervellotiche strategie dispiegate sull’intero continente al chiuso delle confortevoli stanze di Francoforte, Bruxelles e Strasburgo presidiate dai Governi della Merkel e di Macron. Poi qualcuno ancora si chiede i perché della fuga della Gran Bretagna dalla dittatura regolamentare UE. Continua a leggere

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la grandezza del ‘900 ancora oscura il fallimento della globalizzazione

Vuoto e senza idee. Si avvia a conclusione il primo ventennio del terzo millennio tra il fallimento sociale del modello di mercato globalizzato che ha preteso di abbattere ogni confine al passaggio del più vorace capitale che la storia avesse conosciuto in grado di piegare i Governi agli interessi della finanza apolide e la politica, svilita fino al punto di essere stata neutralizzata. Privata degli strumenti necessari ad intervenire in funzione di contemperazione economica dagli eccessi speculativi della competitività, la politica si è scoperta impotente se non inutile, di fronte alla distruzione operata dal capitale che in attesa di nuova frenetica creazione scappa via e lascia dietro di sé, soprattutto nel nostro paese, macerie industriali e desertificazione produttiva con il conseguente corollario di immiserimento sociale e degrado morale di larghe fasce di popolazione. In un siffatto quadro di pochezza generalizzata, il secolo breve che ci ha preceduti, agisce ancora come fonte ispiratrice per una politica resa esile dai troppi vincoli dettati dalle tecnostrutture monetarie. Inadeguata negli uomini e sterilizzata nell’azione, la politica, prova a certificare la sua esistenza in vita, rimestando nel secolo grande che fece la storia e seppur al costo di gravi tragedie, che seppe mobilitare le masse oggi slabbrate; costruire identità oggi sfocate ed indeterminate. Disperati, i piccoli uomini che al momento si agitano sul proscenio, spacciano la crisi del contemporaneo come tentativo delle forze della reazione conservatrici di assumere il potere. In realtà, la storia ci ha insegnato che i problemi sono innescati dall’avvitamento delle democrazie e dal loro ripiegamento sterile nel dibattito inconcludente sulla presunta complessità del reale che lascia inalterato il disagio profondo. Oggi, come ieri, confondere le cause con i tentativi di rispondere e dare soluzioni alle crisi nel continente americano e progressivamente in Europa come vengono fuori dalle urne, significa condannarsi alla paralisi per non capire che le masse sono disposte a tutto pur di Continua a leggere

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contro il logorio della vita moderna, impara a riconoscere i sintomi

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doctor Johnson and miss Ue

La Brexit a furor di popolo di Johnson, ha lasciato la signorina UE nuda agli occhi anche degli osservatori più benevoli: assenza di peso internazionale; ripiegamento della propria ragion d’esser sui Trattati di disciplina finanziaria. Fiscal compact; bail in ed in ultimo il Mes, stringeranno ancor più la corda al collo dei malcapitati che resteranno prigionieri nell’eurozona. Se la sovrana non metterà mano a riparare i danni che la casa comune continentale ha già patito in Grecia e finanche in Italia, rischia di crollare l’intero edificio. Prima di proseguire nella strutturazione politica della Unione quindi, bisogna che miss Ue risolva quanto prima i suoi squilibri fin qui sottaciuti: surplus di bilancio tedesco che l’Italia sta pagando a caro prezzo ad esempio, l’esigenza avvertita di una nuova costruzione istituzionale con pari dignità tra i suoi aderenti. Un ridimensionamento necessario che però la Germania fin qui non ha nemmeno preso in considerazione. E’ stato uno dei motivi fondamentali che hanno indotto il dottor Johnson a prescrivere la sola cura che potesse funzionare per il suo paese: la Brexit. Gli inglesi sono mercanti da sempre, hanno avuto un impero, aderirono all’Europa quando quest’ultima era ancora CEE cioé, comunita’ economica libera ed aperta. Vi aderirono a loro vantaggio essenzialmente per fare affari. Sarebbe stato inimmaginabile che Londra, dopo aver vinto due guerre mondiali, finisse per accettare di servire gli interessi tedeschi facendosi dettare da Berlino le regole e gli ordinamenti economici e sociali. Più che nelle campagne del Sussex e del Kent, le ragioni della Brexit andrebbero investigate sulla tratta Berlino-Francoforte-Bruxelles. Altro elemento essenziale di analisi politica della Brexit è la vittoria schiacciante dei conservatori sui laburisti altrimenti detti socialisti in casa nostra. Johnson non è un thatcheriano. Diversamente dalla lady di ferro, Johnson non crede nel potere taumaturgico del mercato. Gli inglesi lo conoscono bene, ha amministrato Londra per due mandati consecutivi riportandola al suo splendore vittoriano. Johnson ha vinto nei collegi operai perché ha saputo conquistarsi la fiducia delle classi lavoratrici finite nella fossa della globalizzazione ed ivi abbandonate dalla sinistra internazionalista. Johnson ha promesso nuove opportunità di lavoro. Potendo stampare moneta, ha in programma di mettere in campo massicci investimenti anche per tacitare le spinte secessioniste interne. Quello di Johnson in Italia lo chiameremmo Continua a leggere

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porti aperti e case chiuse, i rifugiati chiedono coerenza ai giornalisti


Caro gombagno Formiglio, tu sei uno buono giurnalisda chi vole bene a noiu migrante. Tu essere una bona sardina chi difende sempre noiu che scapiamo de guera,fame e de rassisdi de lega e de Melona.
Mi spiacere molto che signore Renzo ha mostrado tua bella casa su social.
E’ sdada cosa no buona. Cose cativa. Me dispiace tantisimo.
Io mandare a te solidaretà de mia familia e de miei 8 fili, però te dico per favore, tu che avere grande e bela casa, poi dare tre stanza a noiu de ospitare?
Te ringraziu molto e aspeto tua resposta.
Mohamud Butungo Continua a leggere

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M5S, quando l’euro distruggeva l’economia italiana, era solo il 2015…

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