Copasir, invito a dedurre per Conte ad urne chiuse

Ad urne chiuse, il Conte tacchia è stato convocato al Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Non sarà un incontro formale, promettono i senatori ed i deputati di maggioranza ed opposizione, componenti paritari dell’organo di controllo e vigilanza sull’operato dei servizi informativi, più volgarmente romanzati dalla letteratura e dal cinema come servizi segreti che forse meglio rendono l’idea di una orgazzazione che agisce nella riservatezza ed i cui funzionari operano sotto copertura. Articolazioni di questi servizi, in passato, si sono rese più volte protagoniste di devizioni dai compiti istituzionali di salvaguardia della Repubblica; come di collusioni con organizzazioni criminali e quando non anche di tentativi alquanto velleitari di rovesciamento del regime democratico. Ecco perché il Conte tacchia sarà chiamato a spiegare i motivi per i quali ha tentato di modificare le norme di nomina dei capi servizi in scadenza con un evidente intento di fidelizzazione personale introdotto surrettiziamente nel Decreto emergenza covid al punto che dal Colle si è lasciato che trapelasse un irritato disappunto. Materia incandescente quindi, quella che vedrà impegnato il nostro Conte tacchia, martedì 22 settembre, non a caso il giorno dopo le regionali all’ora che tutte le TV ed i mezzi di informazioni saranno impegnati a battere ed illustrare scenari politici che potrebbero verosimilmente vedere il Governo Conte II in rotta per il declino definitivo. Dovrà dunque dare prova, il Presidente del Consiglio, di tutta quanta la sua bravura di avvocato di sé stesso e magari non basterà la fumosa eloquentia barocca per convincere l’opposizone e la maggioranza che lo tiene sospeso a palazzo Chigi, che la sua determinazione a chiedere il voto di fiducia pur di far passare la riforma dei servizi senza un confronto ed un dibattito a viso aperto nelle aule parlamentari, non avesse altri fini che quelli di una prorogatio tecnica in un momento di estrema emergenza prioritaria per il paese. Che cosa voleva farci coi servizi, Continua a leggere

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Occidente sconfitto dalla pandemia, cede il primato all’Asia

La pandemia ha messo sotto scacco non solamente l’Europa, ma l’intero occidente che ha finito per cedere il suo primato all’Asia. Una circostanza sconvolgente, unica nella storia bimillenaria delle civiltà occidentali. Corea del sud, Taiwan, Singapore, Nuova Zelanda e la stessa Cina sono state in grado di adottare strategie tempestive ed ottenere risultati di gran lunga migliori sia in termini di contenimento e cure sanitarie, sia sotto il profilo economico e di ripresa produttiva rispetto ai paesi occidentali. Come per una sconfitta militare, la pandemia è stato un campanello di allarme per l’intera società occidentale e per i suoi Governi che si sono rivelati del tutto inadeguati alle nuove sfide. Nel continente americano si è potuto verificare che così come sono organizzate, le società non funzionano. Molti tra i deceduti, erano poveri, non coperti da alcuna assistenza sanitaria. In Europa ed in particolare in Italia, sono stati i Governi invece a non funzionare, a mostrare la corda, a denunciare i limiti di soluzioni ancorate alle vecchie misure socialiste di spesa universale finanziata a debito a vantaggio anche delle classi agiate. In Europa il coronavirus ha denunciato che i Governi sono incapaci di adottare  strategie nuove ed efficaci di approccio alle emergenze. Date le condizioni, il mercato sta rispondendo positiviamente, ben felice oggi di finanziare anche paesi con un debito pregresso mostruoso, ma domani, Continua a leggere

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Draghi promette di seppellire il sovranismo, se lo mettono al Colle

PIL a picco; debito pubblico, buono o cattivo che dir si voglia, alle stelle; 1,5 milioni i disoccupati previsti, è alle porte il redde rationem d’autunno e molti, trasversalmente, pensano a Draghi. Finanche l’opposizione non trova motivi per non puntare su big Mario al Colle. L’ultimo italiano che gode di prestigio internazionale ed ascolto presso le Istituzioni finanziarie che governano l’economie globali. Il solo, forse, in grado di poter imporre misure che la classe poltica alle prese con il consenso a breve, fatica a deliberare. Ma Draghi non è Monti, precisa Brunetta, quasi a voler rassicurare che Draghi non verrebbe per tagliare e tassare, quanto piuttosto per impiegare produttivamente le risorse del famigerato “recovery fund ” negli investimenti infrastrutturali utili allo sviluppo. Di più, Draghi ha smorzato e seppellito le aspirazioni dei sovranisti. Dell’intervento tenuto al “meeting” di Rimini infatti, pochi hanno posto l’accento su affermazioni non trascurabili dello scenario post covid inevitabile prossimo venturo. Se lo vorranno al Colle (meno probabile a palazzo Chigi considerato il profilo austero e distaccato dalle ribalte pubbliche di un PdC), Draghi, dopo aver accarezzato l’opportunità di fare debito e sospendere le regole di finanza pubblica che ci hanno guidati fino all’arrivo della pandemia, ha puntualizzato che superata la sfiducia e usciti dall’incertezza della crisi, bisognerà ridisegnare il futuro col ritorno alla responsabilità delle regole. Insieme alle regole, Draghi prevede il riposizionamento alle coordinate di sempre: Europa; multilateralismo; sistema di giurisdizione sovranazionale! Quindi, chi pensava di poter cambiare il mondo servendosi di Draghi, può mettersi l’anima in pace. E’ stata questa la lettura di Draghi proposta dai grandi media? Neanche per idea. Avete invece letto che big Mario è l’ultima fiche che l’Italia può giocarsi per non cadere nel precipizio del fallimento. Vero, ma solamente in parte. Draghi sarà l’ultima carta da giocarsi se dopo il covid si dovesse restaurare il mondo che l’ha preceduto e come si può facilmente intuire leggendo le sue parole, i lavori sono già in corso, frenetici. Si sono fatti avanti senza pudore quelli stessi che dapprima ci hanno gettato nel disastro e nella confusione aprendo scriteriatamente alla globalizzazione; poi pensando di curarla con la turbomoneta ed oggi, in forza della loro esperienza (non certamente positiva), vengono a proporci il turbodebito, sommesso ed un pò snobbato, ci schiarisce le idee Giulio Tremonti.  Molto di quello che sta accadendo con la pandemia, era stato previsto nel 2010 quando al G20 si contrapposero la visione del “Governo italiano”, a quella della finanza apolide. La prima vedeva l’uscita dalla crisi, i cui effetti si sono prolungati fino all’arrivo del mostro covid ancora più feroce, nel passaggio dal mercato libero globale al commercio equo perché non è sufficiente che i prezzi siano fatti dal mercato per risultare giusti, ma che anche la produzione dei beni e dei servizi debba avere regole ambientali e sanitarie corrette ovunque. All’assemblea dell’Ocse prese dunque forma anche una bozza di Trattato internazionale denominato “global legal standard” al quale però fu preferito il “financial stability board” che poneva quale motore degli scambi la finanza che ci ha regalato dieci anni di turbocapitalismo e pensate, la guida del FSB, fu assunta esattamente da un certo Continua a leggere

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i progressi di Zinga, Di Maio è intelligente

Bisogna riconoscere che in questa ultima settimana di ferragosto pandemico, Zingaretti ha fatto notevoli progressi. Si è data una statura da vero “leader” alla guida del PD. Autorevole come suo solito, ha affermato: Di Maio è intelligente. Si può solamente immaginare la felicità che avrà colto di sopresa Giggino alla lettura del Corriere. Dalle gradinate del San Paolo al Nazareno, ragazzi! Questa si chiama carriera. D’altronde il piatto del “recovery fund” è ricco. Sarebbe stato un vero peccato non accomodarsi a pranzo con Zinga e rischiare di lasciarlo andare a male nelle fauci di Salvini che l’avrebbe spartito in parti uguali tra imprese e contribuenti. Bella ed impossibile, l’alleanza con Di Maio è pur vero che non disegna un perimetro politico, ma per Zinga è un matrimonio d’interessi a carte scoperte. La sposa ha già messo in chiaro senza ritegno che pensa a come spendere la dote mettendo da parte il suocero Conte, che poverino, di parte sua aveva invece provveduto a stilare la lista di nozze negli “stati generali”. Fatiche sprecate. Alla comunione, Zinga ha preferito la separazione dei beni. Buone nuove quindi si annunciano per la destra. L’accordo strutturale stretto da Zingaretti con Di Maio riporta alla mente l’ulivo. Stavolta però la marca è di segno madurista più che prodiano. Circostanza da non sottovalutare. Una larga fetta di elettorato moderato che votava PD, potrebbe spaventarsi e preferire la destra. Una destra forte, ma comunque una destra conservatrice in grado di offrire migliori garanzie di un’avventura hippie con la Woodstock grillina. Viceversa, al M5S, dopo aver virato definitivamente a sinistra, resta poco altro spazio che contendersi i voti di sinistra che già andavano al PD. Ovunque arrivi Grillo, porta confusione ed indeterminatezza. Per la destra sarà un gioco da ragazzi rimettere ordine nelle urne, quando sarà. Questo sì ch’è tutto da vedere. Sperperi e fallimenti economici, però potrebbero accellerare i processi di esaurimento del ciclo politico hippie. Grillo dunque ha deciso di riprendere la tessera del PD che gli era stata ritirata dalla vecchia guardia dalemiana. Il M5S si avvierà lentamente all’evanescenza. Il libertario ed anarchico Casaleggio senior, Continua a leggere

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il pessimismo repubblicano delle nuove generazioni


Niente può andare per il verso giusto in Italia. Nulla della nostra storia contemporanea e dei numerosi eventi nefasti che l’hanno colpita, può trovare nel racconto pubblico una spiegazione lineare, corretta dell’azione dello Stato, dei suoi organi di sicurezza e di Giustizia. Tutto dev’essere sempre e per forza di cose ottenebrato, confuso; tutto deve sempre ed in ogni circostanza rispondere a fini secondi e poco leciti. Ci siamo convinti, scrive Galli della Loggia, che le commemorazioni delle vittime e delle stragi che hanno segnato la storia della Repubblica, non possano giungere a conclusioni definitive anche dopo anni di indagini e processi. Quindi, da esse, non sia possibile trarre valori di riferimento che informino la Repubblica. Si lasciano in tutti i casi sospespse con allusioni a fini indicibili anche se non dimostrati, tenuti insieme da un disegno complessivo di deviazione e sovversione dell’ordine costituito. Procedendo in nome del pessimismo repubblicano, però prosegue Galli della Loggia, non Continua a leggere

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Westminster, Putin è solo un gradasso, Xi Jinping è il vero pericolo per l’Italia


Putin è solamente un gradasso alla guida di uno Stato fallito. Alla Russia non interessa sovvertire l’ordine internazionale, gli basta semplicemente ignorarlo. Il pericolo reale invece, anche per l’Italia che si è particolarmente esposta, viene dalla Cina che è uno Stato forte in piena espansione e dall’autoritario Xi che ne determina le politiche. In realtà, la pandemia ha rappresentato un’occasione favorevole per Xi ed il Partito Comunista, di rafforzare l’unità nazionale interna e rilanciare il suo espansionismo egemonico mentre il resto del mondo è impegnato e distratto dal grave problema sanitario. Lo si desume dai concomitanti ed incalzanti  fronti aperti dal Governo cinese nello Xinjiang, con la persecuzione degli Uiguri; e ad Hong Kong con l’approvazione della nuova Legge sulla sicurezza nazionale che ha compresso ancor di più le libertà.  Uscire dalla UE ha significato per il Regno Unito, ritrovare anche una indipendenza di iniziativa efficace che possa arginare l’aggressività cinese fin troppo assecondata dall’Europa e dall’Italia in particolare, vulnerabile sul fianco economico ed alla ricerca affannosa di nuove opportunità. A parlare in questi temirni è Continua a leggere

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Berlusconi, italiani, comprate azioni non Btp ed imparate a votare

Sotto il peso degli anni, Berlusconi ritrova la saggezza ed anche il fascino della propaganda rassicurante; l’ottimismo seduttivo di un futuro balenato a portata di mano se solo si è disposti ad assumere la sua ricetta mai esclusivamente economica, ma che punta dritta al raggiungimento della felicità. Maccarona, m’hai provocato ed io me te magno, il Sordi della politica conosce bene pregi, difetti e soprattutto i sogni degli italiani. Mai paghi,  sanno entusiasmarsi con poco purché quel poco non preveda sacrificio e rinunce. Far credere di essere capace di lenire le ferite sempre aperte degli italiani, è una specialità della casa. Ben oltre l’ottimismo della volontà interventista di craxiana memoria; Berlusconi gli eventi e le circostanze non pretende di piegarli, ma li asseconda purché al centro della scena, il protagonista resti lui e ne ricavi un tornaconto. La scena si è ristretta, è vero, è diventata poco più di un angolino a destra per Forza Italia, ma l’importante per il seduttore è comunque lasciar credere che sia pur ridimensionato, quello spazio possa restare vitale e frequentabile dalla moglie come dall’amante Conte. Ed è così che Meloni e Salvini fan finta di nulla, si girano dall’altra parte mentre B amoreggia con Giuseppi promettendo disponibilità e fiducia, necessaria, ma nel rispetto delle forme. Un borghese piccolo, piccolo, per l’appunto ottimista, ad un tempo frivolo e perbenista. Comprate azioni piuttosto che Btp, suggerisce agli italiani per uscire dalla crisi meglio finiziare le imprese che il debito e la spesa. Soprattutto, ribadisce, Continua a leggere

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UE, tagli e tasse a settembre in cambio dell’elemosine

Fermi tutti. Credevate che l’Europa si fosse dimenticata e che l’avessimo fatta franca? Vi siete sbagliati di grosso. ITALIA era uscita dalla gabbia solamente in libertà provvisoria, ma a settembre ritornerà dentro con gli schiavettoni ai polsi. I giudici di Bruxelles sono stati inflessibili, hanno già spiccato il mandato di cattura, in violazione dei soliti reati: debito pubblico e deficit eccessivo di bilancio per i quali ha una lunga ed imperdonalbile recidiva. In cambio delle elemosine, la BELLA ITALIA ha dovuto spedire una solenne promessa di feroci tasse sulle emissioni; cancellazione di molte detrazioni; incremento delle tasse sulle rendite di capitali vale a significare sui risparmi delle famiglie in buona sostanza, quelli che la Merkel vorrebbe azzerare per ripianare il debito. Speriamo bene inoltre che the Donald capisca, perché pare che nel piano del proconsole europeo Gualtieri, spedito a Bruxelles, ci sia la ferma condanna del “dumping fiscale” e la determinazione a tassare (giustamente), i colossi del web cosa che sotto elezioni per la Presidenza, l’America ci farà pagare cara. Addio esportazioni, mangiare il prociutto di Parma sarà un lusso che pochi americani potranno permettersi a causa dei dazi per ritorsione che Trump ha minacciato. Una nota positiva però nel programma di riforme spedito alla Commissione con la mano tesa c’è: tra le implorazioni anche la conferma del “lavoro agile”. In fondo l’unico passo avanti, il solo progresso portato alla nostra economia sotto minaccia virale e che di recente era stato contenstato dal Sindaco di Milano orfano dei suoi uscieri e dall’avvocato giuslavorista Ichino, ideatore del job act. Due burosauri, nostalgici delle scartoffie, avevano a più riprese contestato la circostanza del lavoro a distanza contrabbandato a loro dire, per riposo in cambio di stipendi. Ebbene, Continua a leggere

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Biden in ginocchio da Bush, milioni di dollari per battere Trump

Biden in ginocchio da Bush, gli sfila milioni di dollari per battere Trump a novembre prossimo. Il tradimento dei Repubblicani porta in vantaggio nei sondaggi quello che fu il vice di Obama, il democratico Joe Biden, ma non fiacca the Donald che con poche migliaia di voti potrebbe confermarsi Presidente per il particolare sistema vigente negli USA che elegge i Delegati nei collegi territoriali. Trump non sembra preoccupato infatti di essere isolato anzi, è convinto di vincere battendosi da solo contro tutti. E’ già accaduto quattro anni fa quando batté Hillary Clinton sorprendendo analisti ed osservatori progressiti in tutto il mondo. Non lo preoccupano le maggioranze correttissime catalizzate dalle grandi catene televisive e della carta stampata liberalprogressista. Trump conta sulle piccole maggioranze che determinano la conquista della maggioranza dei grandi elettori nei collegi territoriali. Ecco dunque che se anche l’esercito sembra avergli girato le spalle, Trump si assicura l’appoggio delle forze di Polizia promettendo di aumentare gli stanziamenti per la sicurezza e l’ordine pubblico nel caso di rielezione alla Presidenza degli Stati Uniti d’America, assicurandosi indirettamente il consenso della classe media preoccupata dai tagli alle Forze dell’Ordine posti in essere dai Governatori e dai Sindaci democratici come Bill de Blasio che ha promesso nel giro di tre settimane, di dirottare in favore delle politiche giovanili i soldi dei risparmi che verranno dai tagli ai finanziamenti al Dipartimento di Polizia. La classe media americana sa bene che l’arretramento delle forze dell’ordine dai quartieri significherebbe lasciare campo libero alla criminalità violenta tipica delle metropoli americane. Non solo sicurezza però, l’altra carta vincente nelle corde di Donald Trump è Continua a leggere

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Mes, acqua in bocca, il M5S ha cambiato approccio conferma la Lombardi


Mes, i grillini non sono più il problema di Conte. A conferma, le parole della Lombardi, un pezzo grosso della variegata galassia pentastellata: dobbiamo cambiare approccio. Una quadrunviro della prima ora Roberta Lombardi, che appena giunta in Parlamento nel 2013 seppe mettersi a capo della squadriglia di cittadini assaltatori del Palazzo distinguendosi per ardore e competenza: e chi lo dice che il Presidente della Repubblica deve avere una certa età per essere eletto? Insomma, un tipo risoluto. Una di quelle che danno la linea al M5S. Una sorta di Azzolina ante litteram. Non è mica un caso se guida la delegazione del M5S in appoggio alla Giunta Zingaretti, nel Lazio. Dunque, il Mes è cosa fatta per i grillini, Conte mantiene il segreto non per ragioni politiche, ma perché non vuole dare alibi ai paesi cosiddetti frugali (Olanda, Austria, Danimarca), che mirano ad un ridimensionamento del “recovery fund” progettato dalla bella, onesta, ingenua campionessa di europeismo Ursula. Quella stessa che Prodi propone quale vaccino antisovranista. Il Mes però era e continua ad essere un grosso rischio per l’Italia che ha bisogno di soldi subito per crescere e crescere velocemente per impedire che la pioggia di miliardi venga risucchiata dagli ammortizzatori sociali, mette in guardia Alberto Bagnai, il professore pescarese nemico giurato dell’euro, responsabile economico della Lega che ci spiega quanto le forze di Ursula sottacciono: il Mes è un fondo costituito per gli Stati che non hanno accesso ai mercati. Se dunque prendiamo a prestito dal fondo Mes otterremo di provocare una impennata dei tassi perché il fondo salva Stati è un creditore privilegiato vale a significare che in caso di default, tutti gli atri creditori, compreso i risparmiatori italiani, diventano subordinati e ci venderanno euro a più caro prezzo. E’ questa la ragione per la quale la Grecia ha già fatto sapere che non chiederà aiuti al Mes. Li conosce quelli della trojka, sinceri democratrici e ben educati. Mes e “recovery fund” continua Bagnai, non trovano ragioni economiche per essere preferiti alla BCE che al momento, è la sola Istituzione europea impegnata seriamente contro la crisi post pandemica. Molti infatti non sono a conoscenza che vendere titoli di Stato alla BCE , non comporta costi ed è come finanziarsi in moneta. In realtà, ci svela Bagnai, Continua a leggere

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