in uno scontrino, tutte le menzogne ecologiste di Conte e Gualtieri

Impietosi, come solamente i numeri sanno essere. Basta leggere con attenzione un semplice, comune scontrino della spesa ai supermercati, per avere la prova certificata dei raggiri e delle manipolazioni propagandistiche a danno dei cittadini praticati dalla politica perbenista. Un Governo che si vuole ecologista e che non perde occasioni per sottolineare di aver fatto propria la difesa dell’ambiente con la riduzione delle plastiche ed il controllo sulle emissioni di anedride carbonica in atmosfera e che anzi addita le opposizioni come degli sconsiderati che avrebbero portato il paese allo sfascio economico, impone un regime IVA al 22%, massimo dell’aliquota, sulle sportine-bio, cioé sulle buste biodegradabili da trasporto dei prodotti alimentari che il consumatore sceglie alla cassa di acquistare disponendosi ad una ulteriore spesa, condizionato dal bombardamento incessante che mira a colpevolizzare i costumi alimentari e le scelte comportamentali di ciascuno. Basta uno scontrino per misurare tutta quanta la distanza che intercorre tra le belle parole spese a costo zero dalla politica e la buona fede dei consumatori/contribuenti che si aspetterebbero di vedere riconosciute la bontà e l’apprezzamento responsabile verso l’ambiente e che invece si sottopongono con l’inganno ad ulteriori condizioni di vera e propria vessazione fiscale predatoria costretti dall’iprocrisia di bellimbusti eretti a censori dei sentimenti e dei bisogni popolari. Nulla, meglio di uno scontrino, è capace di darle sul becco a Conte, Gualtieri ed alla puntigliosa quanto presuntuosa Von der Leyen, Presidente di quella Commissione UE che non perde occasione per scaricare sui conti dei cittadini comuni i costi delle raffinate, cervellotiche strategie dispiegate sull’intero continente al chiuso delle confortevoli stanze di Francoforte, Bruxelles e Strasburgo presidiate dai Governi della Merkel e di Macron. Poi qualcuno ancora si chiede i perché della fuga della Gran Bretagna dalla dittatura regolamentare UE. Continua a leggere

FacebookTwitter
Pubblicato in economia, politica | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

la grandezza del ‘900 ancora oscura il fallimento della globalizzazione

Vuoto e senza idee. Si avvia a conclusione il primo ventennio del terzo millennio tra il fallimento sociale del modello di mercato globalizzato che ha preteso di abbattere ogni confine al passaggio del più vorace capitale che la storia avesse conosciuto in grado di piegare i Governi agli interessi della finanza apolide e la politica, svilita fino al punto di essere stata neutralizzata. Privata degli strumenti necessari ad intervenire in funzione di contemperazione economica dagli eccessi speculativi della competitività, la politica si è scoperta impotente se non inutile, di fronte alla distruzione operata dal capitale che in attesa di nuova frenetica creazione scappa via e lascia dietro di sé, soprattutto nel nostro paese, macerie industriali e desertificazione produttiva con il conseguente corollario di immiserimento sociale e degrado morale di larghe fasce di popolazione. In un siffatto quadro di pochezza generalizzata, il secolo breve che ci ha preceduti, agisce ancora come fonte ispiratrice per una politica resa esile dai troppi vincoli dettati dalle tecnostrutture monetarie. Inadeguata negli uomini e sterilizzata nell’azione, la politica, prova a certificare la sua esistenza in vita, rimestando nel secolo grande che fece la storia e seppur al costo di gravi tragedie, che seppe mobilitare le masse oggi slabbrate; costruire identità oggi sfocate ed indeterminate. Disperati, i piccoli uomini che al momento si agitano sul proscenio, spacciano la crisi del contemporaneo come tentativo delle forze della reazione conservatrici di assumere il potere. In realtà, la storia ci ha insegnato che i problemi sono innescati dall’avvitamento delle democrazie e dal loro ripiegamento sterile nel dibattito inconcludente sulla presunta complessità del reale che lascia inalterato il disagio profondo. Oggi, come ieri, confondere le cause con i tentativi di rispondere e dare soluzioni alle crisi nel continente americano e progressivamente in Europa come vengono fuori dalle urne, significa condannarsi alla paralisi per non capire che le masse sono disposte a tutto pur di Continua a leggere

FacebookTwitter
Pubblicato in economia, politica | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

contro il logorio della vita moderna, impara a riconoscere i sintomi

FacebookTwitter
Pubblicato in politica | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

doctor Johnson and miss Ue

La Brexit a furor di popolo di Johnson, ha lasciato la signorina UE nuda agli occhi anche degli osservatori più benevoli: assenza di peso internazionale; ripiegamento della propria ragion d’esser sui Trattati di disciplina finanziaria. Fiscal compact; bail in ed in ultimo il Mes, stringeranno ancor più la corda al collo dei malcapitati che resteranno prigionieri nell’eurozona. Se la sovrana non metterà mano a riparare i danni che la casa comune continentale ha già patito in Grecia e finanche in Italia, rischia di crollare l’intero edificio. Prima di proseguire nella strutturazione politica della Unione quindi, bisogna che miss Ue risolva quanto prima i suoi squilibri fin qui sottaciuti: surplus di bilancio tedesco che l’Italia sta pagando a caro prezzo ad esempio, l’esigenza avvertita di una nuova costruzione istituzionale con pari dignità tra i suoi aderenti. Un ridimensionamento necessario che però la Germania fin qui non ha nemmeno preso in considerazione. E’ stato uno dei motivi fondamentali che hanno indotto il dottor Johnson a prescrivere la sola cura che potesse funzionare per il suo paese: la Brexit. Gli inglesi sono mercanti da sempre, hanno avuto un impero, aderirono all’Europa quando quest’ultima era ancora CEE cioé, comunita’ economica libera ed aperta. Vi aderirono a loro vantaggio essenzialmente per fare affari. Sarebbe stato inimmaginabile che Londra, dopo aver vinto due guerre mondiali, finisse per accettare di servire gli interessi tedeschi facendosi dettare da Berlino le regole e gli ordinamenti economici e sociali. Più che nelle campagne del Sussex e del Kent, le ragioni della Brexit andrebbero investigate sulla tratta Berlino-Francoforte-Bruxelles. Altro elemento essenziale di analisi politica della Brexit è la vittoria schiacciante dei conservatori sui laburisti altrimenti detti socialisti in casa nostra. Johnson non è un thatcheriano. Diversamente dalla lady di ferro, Johnson non crede nel potere taumaturgico del mercato. Gli inglesi lo conoscono bene, ha amministrato Londra per due mandati consecutivi riportandola al suo splendore vittoriano. Johnson ha vinto nei collegi operai perché ha saputo conquistarsi la fiducia delle classi lavoratrici finite nella fossa della globalizzazione ed ivi abbandonate dalla sinistra internazionalista. Johnson ha promesso nuove opportunità di lavoro. Potendo stampare moneta, ha in programma di mettere in campo massicci investimenti anche per tacitare le spinte secessioniste interne. Quello di Johnson in Italia lo chiameremmo Continua a leggere

FacebookTwitter
Pubblicato in economia, esteri, politica | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

porti aperti e case chiuse, i rifugiati chiedono coerenza ai giornalisti


Caro gombagno Formiglio, tu sei uno buono giurnalisda chi vole bene a noiu migrante. Tu essere una bona sardina chi difende sempre noiu che scapiamo de guera,fame e de rassisdi de lega e de Melona.
Mi spiacere molto che signore Renzo ha mostrado tua bella casa su social.
E’ sdada cosa no buona. Cose cativa. Me dispiace tantisimo.
Io mandare a te solidaretà de mia familia e de miei 8 fili, però te dico per favore, tu che avere grande e bela casa, poi dare tre stanza a noiu de ospitare?
Te ringraziu molto e aspeto tua resposta.
Mohamud Butungo Continua a leggere

FacebookTwitter
Pubblicato in politica, società | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

M5S, quando l’euro distruggeva l’economia italiana, era solo il 2015…

FacebookTwitter
Pubblicato in economia, politica | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

il Mes non conviene all’Italia, marginalizza le Istituzioni UE in favore della egemonia tedesca

Mes, il meccanismo europeo di stabilità finanziaria fu inventato da Giulio Tremonti nel lontano 2010 quando ancora l’Italia era in grado di esercitare il suo peso di paese fondatore e fu concepito al fine di rimediare in qualche misura all’ottimismo dei Trattati europei che contemplavano unicamente la buona sorte dell’Unione e senza tenere in alcun conto i cattivi destini, riponevano interamente fede per l’avvenire nelle magnifiche sorti progressive dei mercati. Ebbene, l’articolato del nuovo salvaStati ha quale obiettivo la disponibilità di fondi al fine di garantire la stabilità dei paesi membri che dovessero venire a trovarsi nella condizione di cadere preda dei mercati finanziari. E’ scritto infatti che il Mes debba agire alla stregua di prestatore di ultima istanza. Compito tipicamente svolto da tutte le Banche Centrali che regimentano i mercati con la disponibilità di fondi illimitati, tranne che dalla BCE. Una limitazione ai Trattati espressamente imposta dall’ordoliberismo di scuola tedesca. Il Mes invece, nasce con una operatività predeterminata in 705 miliardi di euro; 125 dei quali a carico del nostro paese, l’Italia, che dovrà versare sull’unghia otto miliardi all’atto della costituzione del fondo da reperire evidentemente sul mercato sottoscrivendo ulteriore debito buono ed amico, perché destinato a soddisfare le richieste dell’Europa; deleterio ed irresponsabile viceversa, il debito lo diviene quando l’Italia vi fa ricorso per sopperire alle proprie carenze strutturali o di bassa crescita, secondo i guardiani della stabilità che si muovono sull’asse Berlino-Francoforte-Parigi con sede operativa a Bruxelles. Perché funzioni, il Mes non deve porre condizionalità ci rammenta il prof. Paolo Savona. L’efficacia del prestatore di ultima istanza sottolinea l’attuale Presidente della Consob, si ottiene se il fondo può operare senza condizione alcuna offrendo agli Stati una alternativa al mercato speculativo dei capitali. Sembrerebbero delle osservazione banali, primi elementi di economia finanziaria se non fosse che gli esperti regolatori di Bruxelles vi si oppongono ed il sospetto, a parere di Giulio Tremonti, è che si stanno materializzando le medesime condizioni di crisi del 2011 quando il fondo salvaStati fu utilizzato per salvare le banche tedesche e francesi esposte per 200 miliardi con la Grecia. Ora come allora osserva Tremonti, l’impulso alla riforma del Mes parte dalla Germania, le cui banche sono sull’orlo della bancarotta per il trasferimento dei derivati londinesi a seguito della brexit. Ora come allora, il nostro debito viene buono per salvare le loro banche. Ora von der Leyen come allora Junker, utilizzano lo spettro dello spread per convincerci a firmare condizioni capestro in soccorso del sistema bancario tedesco, ma le si vogliono spacciare come crisi che non c’è del nostro bilancio pubblico. Il primo atto del Governo Monti rammenta Tremonti, fu quello di autodenunciare una crisi di bilancio che doveva servire da pretesto per mascherare una ben più grave crisi bancaria straniera. Il Mes non è un Istituto della UE come viene venduto dai media, ma è un accordo tra Stati che rappresenta dopo i precedenti accordi del “Fiscal Compact” e del “bail in”, un ulteriore passo verso l’integrazione europea intesa come l’espansione della egemonia tedesca che restringe e comprime sempre più il ruolo delle Istituzioni UE che a parole si vogliono salvaguardare. Nei fatti invece, osserva Luigi Gianniti in una analisi per Aspenia dell’agosto u.s. gli accordi non previsti specificamente dai Trattati costitutivi dell’Unione, hanno finito per marginalizzare i ruoli della Commissione e del Parlamento europeo che sono Istituzioni proprie della UE. Nel caso del Mes, il potere decisionale infatti risponde direttamente al Bundestag. Il suo Direttore Generale è investito e responsabilizzato personalmente dal Parlamento tedesco al quale risponde obbligatoriamente e preventivamente prima di ogni atto unitamente al Consiglio dei Governatori in sede di valutazione e delibera. Non c’è alcuna riforma da approvare, il Mes è identico al salvaStati del 2012 puntualizza Gustavo Piga, docente di politiche economiche all’università di Roma Tor Vergata, editorialista del Sole 24 Ore. Sia il meccanismo posto in essere nel 2012, sia questo del 2019, in buona sostanza all’Italia non servono e soprattutto il Mes non conviene perché quando le cose vanno bene, alcuno ha bisogno di chiedere soldi in prestito. Se invece le cose dovessero complicarsi ed andare male al punto da dover essere costretti a ristrutturare il debito pubblico, il Mes prevede condizioni alle quali l’aiuto finanziario è subordinato, puntualizza il prof. Piga: l’intervento di una trojka che verrà a gestire la nostra economia ed imporre le sue modalità tecniche di austerità. Non si comprendono quindi quali sarebbero i vantaggi offerti dal Mes. Tanto varrebbe nella più sciagurata delle ipotesi, ristrutturare direttamente il nostro debito con il settore privato e poi decidere in autonomia le nostre politiche economiche senza doverci mettere nelle mani di ispettori come avvenuto in Grecia. Insomma, il Mes è semplicemente una banca che presta a qualcuno di credibile. In assenza di credibilità, il Mes impone le sue condizioni. Dunque non è uno strumento di solidarietà reale, concreta tra Stati della UE. Soliarietà che ci si aspetterebbe da una Unione quando il rapporto debito sul PIL è alto. Ma perché l’Italia ha un debito così alto? Il debito è aumentato del 20% negli ultimi anni proprio grazie alle politiche di austerità che ci sono state imposte osserva ancora il prof. Piga come avete avuto già modo di ascoltare dalla Continua a leggere

FacebookTwitter
Pubblicato in economia, esteri, politica | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

immigrazione, tratti comuni tra destra populista e sinistra verde e radicale

Crescita sostenuta; disoccupazione ai minimi; media degli stipendi intorno ai 1.338 euro mensili;  c’è un paese in Europa governato dalla destra populista ad immigrazione zero che non ha nulla in comune con l’Italia del reddito di cittadinanza; della stagnazione economica; governata dalla sinistra mondialista che della immigrazione ha fatta una bandiera di progresso. A voler approfondire però questo azzardato parallelismo, qualcosa in comune, inaspettato, eppur si rileva tra conservatori populisti e progressisti illuminati nelle parole di due personaggi tanto lontani per storia personale e politica: Andrej Babis, imprenditore prestato alla politica, attuale Presidente populista della Repubblica Ceca ed il nostro Francesco Rutelli, già radicale, poi sindaco di Roma; Ministro; riconosciuto e stimato testimone della sinistra democratica italiana. Nel 1968, ricorda Babis, durante l’invasione sovietica di Praga, circa duecentomila cechi emigrarono. Erano tutti istruiti e parlavano le lingue. Fecero le fortune economiche degli Stati che li ospitarono. Cosa ben diversa è l’immigrazione automatica che ci vorrebbe imporre la UE. Chi viene nel nostro paese per lavorare deve guadagnarsi un permesso, tutti gli altri sono illegali e non passeranno mai. Parole sensate, condivisibili, che ben si accordano con quelle pronunciate da Rutelli intervistato dal Messaggero: è inaccettabile che un numero imprecisato di persone soggiorni sul nostro territorio senza averne diritto alcuno. Nel 2050 la sola Nigeria avrà superato l’Europa per numero di abitanti. E’ incredibile che la sinistra non prenda atto di uno squilibrio demografico di tali proporzioni e si vergogni di difendere le legittime aspettative dei ceti popolari comprensibilmente spaventati di fronte ai massicci arrivi nelle nostre strade di persone spaesate e disorientate. Non è possibile, prosegue Rutelli, che Continua a leggere

FacebookTwitter
Pubblicato in esteri, politica | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Soros: per abbattere il muro bastarono 3ml di dollari, 300 non son stati sufficienti a fermare Brexit e Trump


Tre milioni di dollari bastarono a Soros per far crollare il muro di Berlino. Trecento milioni di investimenti invece, non sono bastati per fermare la Brexit e l’ascesa alla Presidenza degli Stati Uniti di Donald Trump. Notizie d’impatto che potrebbero sembrare delle “fakes”, sono invece confermate di pugno da George Soros, oggi sul Sole24ore. Certamente bisogna saper leggere tra le righe. Il grande vecchio della finanza internazionale confessa tutto quanto il suo rammarico per le difficoltà della contingenza oppositiva che il disegno globalista sta incontrando in Europa come in America e sarebbe anche lecito pensare che il vecchio miliardario si sia lasciato tradire nelle intenzioni dalle sue stesse parole nelle quali si intravedono i preamboli fondativi e si possono cogliere chiaramente i motivi ispiratori di un disegno complessivo che molto spesso viene schernito dai grandi media e dal pensiero splendido che domina le menti della intelligenza collettiva, quando viene denunciato quale cospirazione mondialista e ridotto a complottismo esagitato di mentecatti ed ignoranti. Il vecchio speculatore felice ricorda il periodo esaltante di successi della sua intuizione quando, dopo il crollo del muro di Berlino, la società aperta e senza confini avanzava inarrestabile e sembrava aver preso le coscienze dei popoli, propugnata e difesa dagli Stati Uniti d’America. Poi qualcosa deve non aver proseguito secondo i piani e quel meraviglioso processo di egualitarismo ed indifferenziazione culturale si è arrestato fino a minacciare la società aperta immaginata e soprattutto economicamente promossa dall’asserita filantropia politica del finanziere apolide nato in Ungheria, che in gioventù si dice aver abbracciato ben altri ideali di cui in questo blog scegliamo di non riportare notizia perché vogliamo lasciare al lettore il “piacere della scoperta”. La ricchezza conseguita senza fatica, cambia gli uomini prima che il mondo. Solo oggi, ad Continua a leggere

FacebookTwitter
Pubblicato in economia, politica, società | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

l’America pacifista di Trump smaschera i codardi di casa nostra

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, recita l’articolo 11 della più bella del mondo. Dal lontano 1946 fino all’avvento di Trump, gli Stati Uniti d’America ancorché additati da buona parte dell’opinione pubblica e dal movimento pacifista come potenza imperialista e guerrafondaia, hanno di fatto garantito la nostra Costituzione; capolavoro di civiltà di cui ci siamo fregiati per spiegare al mondo intero che la pace, la giustizia e la concordia tra gli Stati non sono un’utopia inafferrabile, ma una modalità di convivenza regolata dal diritto naturale dei popoli della terra. Tanto che le Nazioni si sono ritrovate Unite in scampagnate a New York presso il palazzo di vetro dell’ONU, l’assise dove le “controversie” dovrebbero trovare soluzioni in luogo dei campi di battaglia. C’abbiamo creduto, noi italiani, al punto di essere riusciti a darci la fama di brava gente. Gente che non farebbe del male a nessuno perché mossa dall’amore per il prossimo. Ora però che l’America non è più disposta a morire per noi, la storia ci chiede il conto. Le belle parole lasciano il posto alla paura ed alla preoccupazione. Sappiamo che i nostri non arriveranno più in soccorso. Siamo rimasti dunque maledettamente soli e sprovveduti, del tutto impreparati ed inadeguati nello scenario globale. Non “offendere” è una scelta certamente lodevole, ma non siamo nemmeno capaci di batterci per la libertà e la giustizia minacciate ora che il poliziotto del mondo ha deciso di ritirarsi in pensione dopo 79 anni di onorato servizio. Ancor più gravemente, ci scopriamo disadattati e del tutto incapaci di difenderci. Per non morire e diventare schiavi di chi non si è lasciato abbindolare dai filosofi del diritto, bisognerebbe aver imparato la lezione della storia: le relazioni tra Stati sono e saranno sicuramente anche in futuro, regolate da rapporti di forza dai quali i rapporti di interesse discendono. I CURDI avevano riposto tutta quanta la loro fiducia nell’occidente, nell’Europa ed in noi italiani che li abbiamo addestrati. Oggi, ancora una volta codardi, li abbiamo traditi, come ammette candidamente anche Cacciari. Non è stata l’America ad abbandonarli sotto le bombe dei turchi, ma la nostra pretesa vigliacca di difendere la pace con la resa. Di mantenere issata la bandiera dei diritti fino a quando i diritti non chiedono sacrifici. L’indignazione borghese di un popolo impoverito nello spirito, che al massimo si spinge a chiedere la mobilitazione delle piazze mentre i CURDI avrebbero bisogno di mobilitare i giovani e forti sui campi di battaglia al fianco delle Continua a leggere

FacebookTwitter
Pubblicato in esteri, politica | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento