l’addio della Merkel e la degermanizzazione possibile della UE

L’uscita di scena della Merkel ed il crollo della democrazia cristiana tedesca alle elezioni regionali nei “lander”, potrebbe segnare un punto di svolta per l’emancipazione del partito popolare europeo e la progressiva, attesa, quanto necessaria degermanizzazione della Unione Europea fin qui soffocata dagli interessi tedeschi che operano dietro la bandiera coronata di stelle dorate. Una egomonia che ha ingessato l’Unione, piegate le sue Istituzioni esecutive e deliberative al fine di garantire il primato tedesco e la buona riuscita del piano di ristrutturazione competitiva del marco che passa sotto il nome di euro, primo attore delle politiche mercatiste che hanno caratterizzato gli opulenti sedici anni di dominio incontrastato della kanzelerin. Deuschland uber alles dunque, ben ammantata dal simulacro Europa che ad ogni tentativo di soluzione concertata, si vede redarguita quando non del tutto smentita. Da ultimo, la frenata imposta al piano di ripresa ed investimenti comuni rinviato a giudizio dalla Corte Suprema di Karlsruhe che a differenza della Consulta italiana, si pronuncia quale fonte di diritto sovraordinata per la Germania, in ambito europeo. Per cogliere un simile passaggio, si pensi a che cosa sarebbe significato se la Corte Costituzionanale della Repubblica italiana, avesse preteso di vagliare la costituzionalità del fiscal compact e degli addentellati del patto di stabilità che nella crisi del 2011 determinarono il commissariamento di fatto dell’Italia con la riforma Fornero delle pensioni; l’IMU sulla prima casa ed i tagli di bilancio alla sanità che tanto sangue ancora versano oggi, 2021, col l’aggressione del covid-19. L’uscita di scena della Merkel e di riflesso il ridimensionamento della CDU è una buona notizia non soltanto per l’Italia, ma per il futuro della stessa Unione Europea che sia pur lentamente, potrà trovare motivi a sufficienza per scrollarsi di dosso il peso gravoso della germanizzazione forzata riequilibrando tra gli Stati, in ragione del metodo democratico, aspettative, impegni ed oneri decisionali.

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