Zelens’kyj, il leone d’Europa e la doccia siberiana di Putin

L’Europa ha la von der Leyen; l’Italia ha Grillo, l’Ucraina scopre di esistere sotto le bombe e di avere un Presidente: Volodymyr Zelens’kyj, di essere una nazione. Putin ha compreso di aver già perso, per questo ha dato dei drogati nazisti al Governo di Kiev. La von der Leyen gli oppone lo swift; Grillo lascia  l’Italia senza gas e silente va a godersi il sole nella villa di marina di Bibbona, Zelens’kyj, realista e concreto, chiama alla mobilitazione generale il Suo popolo e chiede armi anticarro. Il campo di battaglia ci ha dato già tre verdetti: l’Ucraina e’ una nazione europea; l’Europa non esiste; dell’Italia restano solamente le vestigia dei monumenti. Putin, sta facendo una doccia di fredda realtà siberiana alle opulente società occidentali che dalla caduta del muro di Berlino (1989), sazie, imborghesite ed infiacchite dalla soddisfazione dei bisogni voluttuari, hanno preso a macerarsi tra sofismi politicamente corretti e pruriti delle fantasie umane tradotte in diritti. Muovono anche da qui le ragioni della guerra di Russia all’Ucraina. Una reazione della società tradizionale che prova a mantenere le distanze anche fisiche, dalla deriva sociale del liberalismo occidentale. Si vorrebbe far passare Putin per un pazzo, in realtà quella che si riscontra e’ una continuità di regime e di politiche dalla Russia zarista all’URSS, fino a quest’ultimo ventennio putiniano. Quale che sia la sorte che il destino ha riservata al Padre della Patria Ucraina Zelens’kyj, Putin ha scoperto che, contrariamente a quanto sostenuto nell’annuncio ai russi dell’azione militare speciale, l’Ucraina non e’ un pezzo di Polonia, un pezzo di Ungheria, un altro pezzo di Romania messi insieme da Lenin, ma e’ una nazione che vive nei cuori del Suo popolo pronto a resistere e morire mentre il resto d’Europa s’impegna in sanzioni che non hanno mai vinta una guerra, come dimostrano i casi di Cuba ed Iran, ad esempio;  si prodiga in sterili dichiarazioni di condanna; mobilita i suoi giovani in manifestazioni di piazza che puntualmente si esauriscono in baldorie collettive notturne.

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