Letta o morte. Restiamo appesi alla Merkel

header-Merkel spiega la storia del muro di Berlino studenti liceo Heinrich-SchliemannDalla fine della II guerra mondiale NON abbiamo mai più goduto di piena e completa sovranità nazionale, è un fatto storicamente noto. “La nave va” ci faceva credere Bettino Craxi negli anni ’80, ma veleggiava sulle onde del debito pubblico che diventato enorme, nel 2011 è entrato nel mirino dei mercati finanziari, il resto è storia recente: Berlino e Washington decisero che l’Italia doveva essere eterodiretta per rimettere ordine nei suoi conti ed impedirle di trascinare l’euro nel suo fallimento. Monti s’incaricò di eseguire decisioni prese altrove e solo dopo, la Merkel diede alla BCE di Draghi il via libera per soccorrere il debito italiano. Fu così che la febbre dello spread scese a livelli fisiologici. Dovesse cadere Letta, stavolta è facile immaginare che per evitare al ventre molle dell’economia globale di trascinare l’euro nel fango, la trojka BCE-UE-FMI ci mandi i commissari ad esautorarci del residuo di sovranità che ancora conserviamo. Un’eventualità che qualcuno si augura come unica modalità per poter tagliare la spesa pubblica e ridurre una buona volta le tasse. Ciò che possiamo osservare è che la Germania uscì dal conflitto mondiale in condizioni pari se non più disperate dell’Italia, ma ha saputo ricostruirsi una credibilità internazionale grazie alle capacità delle sue classi dirigenti ed alla coesione sociale del popolo tedesco, al suo ordinato e laborioso stoicismo fattori rilevanti che sono mancati del tutto alla Repubblica Italiana e che le ha fatto superare brillantemente anche i problemi dell’unificazione e del deficit di sviluppo dell’ex DDR. Se pensiamo che dopo 151 anni di Unità nazionale ancora parliamo di questione meridonale, ogni altro ragionamento sulle ragioni delle fragilità economiche, politiche e sociali dell’Italia, diventa pleonastico. L’Europa quindi resta appesa al destino della Merkel che uscirà dalle urne tedesche il 22 settembre 2013. In ogni caso addio sogni di gloria, gli europeisti ostinati sembra proprio che dovranno abbandonare il sogno dell’Europa Unita. Il campanello di allarme sul progetto si registrò già nel 2005 quando i francesi respinsero con il referendum la Costituzione preparata col contributo di Valéry Giscard d’Estaing. Gli elettori europei hanno scartato l’ipotesi d’integrazione federale e non hanno voluto rinunciare al nazionalismo economico, anche la Merkel di recente ha preso atto di questa triste realtà contestando il disegno della Commissione Europea di avocare maggiori poteri sovranazionali. Gl’idealisti sembra che dovranno ridimensionare i loro sogni e sperare in una Unione leggera che metta in comune oltre la moneta almeno la difesa e le politiche dell’immigrazione. Il tutto però è da verificare perché se dalle urne tedesche gli euroscettici di “alternativa per la Germania” raggiungeranno il 5% ed entreranno nel Bundestag, anche l’Unione minima rischia la paralisi. Potranno infatti rinviare alla Corte Costituzionale ogni decisione di Bruxelles che deve essere ratificata dai Parlamenti nazionali. Un’eventualità nefasta per l’Italia in quanto verrebbe a mancare quella spinta alle virtù obiettivo tradizionalmente irragiungibile per i governi italiani perseguibile solo grazie alla gabbia dei vincoli europei.

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1 risposta a Letta o morte. Restiamo appesi alla Merkel

  1. Sandro scrive:

    Guarda che la maggior parte degli italiani hanno capito che l’unica soluzione per salvarci è uscire dall’euro e prima possibile. E’ chiaro che ci sono diverse altre cose da fare, ma questa è la più importante.

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