Fisco e giustizia, le preoccupazioni dell’evasore al Colle

vincere, RenziIl governo va a Renzi, ma Berlusconi si è presa una bella soddisfazione: è stato ricevuto con tutti gli onori al Quirinale. Si racconta di un Napolitano imbarazzato che però ha dovuto ingoiare il rospo, la sua richiesta fatta pervenire al condannato decaduto di non salire al Colle, è stata sdegnosamente respinta. Quale occasione migliore poteva capitargli per ritrovarsi nuovamente sotto i riflettori? E non basta, il tempo del Governo Renzi/Verdini al Senato dove i numeri sono più incerti, sarà scandito da una pattuglia di “cosentiniani” ringalluzziti dalla scarcerazione del loro leader Nicola Cosentino tornato in gran spolvero sul proscenio dei consensi che diedero al PDL 1 milione di voti nel 2008 tra le provincie di Napoli e Caserta. Davanti a Napolitano ha recitato il copione che gli ha preparato il ciambellano di corte noto come lo zio di Letta. All’uscita ha confermato che l’opposizione dei suoi “delegati” in Parlamento sarà “responsabile”, ma il Governo dovrà impegnarsi a debellare l’oppressioni fiscale e giudiziaria; la lingua batte dove il dente duole evidentemente. Una cosa è chiara: quello che NON poteva fare il Governo Letta, sarà impedito anche al Governo Renzi cioè, niente patrimoniale, niente legge sul conflitto d’interessi. In tema di Giustizia, si spingerà sulla riforma della custodia cautelare e delle intercettazioni, le “oppressioni” diventate vere e proprie ossessioni per Berlusconi. Sono quelle che lo incastrano da sempre. Le restanti riforme: Titolo V, Senato e riforma elettorale “non gliene pò fregà de meno”. Anzi, par di capire che l’italicum in attesa di consolidare e stabilizzare il Governo, passerà in secondo piano, il programma di Renzi prevede infatti una prima terapia d’urto con lo sconto o credito d’imposta generalizzato sui nuovi occupati, per permettere alle aziende una sforbiciata del 10% sull’Irap accompagnata dalla detassazione totale ai fini Irap e Irpef per i nuovi assunti sotto i 30 anni: il loro stipendio netto resterebbe il solo costo aziendale. I primi commenti positivi al Governo Renzi che si sono registrati in queste ore soprattutto dagli ambienti finanziari internazionali che contano, sono dovuti essenzialmente alle ottime entrature procurate al “rottamatore che fu” da Davide Serra, Cosimo Pacciani, banchiere e Nouriel Roubini, economista. Da non sottovalutare il lavoro fatto da Bill Emmott e Wolfgang Münchau. Il primo è lo storico ex direttore dell’Economist, da tempo innamorato dell’Italia. Il secondo è il principale columnist sull’eurozona del Financial Times. Buoni rapporti con Renzi ha anche Hugo Dixon di Breakingviews, che dice: le opzioni sono due, o riesce davvero a cambiare il Paese o, in caso di fallimento, potrebbe essere l’uomo che chiamerà la troika in Italia. Non esistono terze vie. Letta era invece molto ben conosciuto negli ambienti diplomatici dove Renzi dovrà faticare per farsi accettare, ma forse, è stato anche il limite di Letta: il mondo della finanza oggi conta molto di più di quello della politica ed è in fondo, l’autorità che decreta nei fatti le fortune di un nuovo equilibrio.

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