Bechis beccato sul taxi corporativo

Se ci si professa liberali bisognerebbe esserlo sempre, non solamente quando le aperture al mercato riguardano settori e corpi sociali dai quali il padrone non raccoglie lettori e nemmeno consensi. Laissez faire alla società, lasciare che sia il mercato a decidere le tariffe, perché dovrebbe essere una regola valida per le telecomunicazioni ad esempio e non per la mobilità? Ed invece ci tocca registrare anche un liberalismo all’italiana che vorrebbe alcune categorie a reddito garantito ed altre invece aperte al mercato. Questa mattina infatti, abbiamo beccato in taxi Franco Bechis la prima penna di Libero. Che cosa ti va ad inventare il Bechis liberale autentitico? Che un liberale per essere tale deve auspicare per farmacisti e taxisti ma anche per tutti gli altri professionisti in genere, il numero chiuso in maniera tale da garantire loro uno reddito da ceto medio. Noi, poveri ingenui che credevamo apprezzabile un’idea liberale della società dove tutti, ma proprio tutti, potessero giocarsi le proprie carte sul piano del merito e dell’impegno dobbiamo ricrederci perché Bechis ha deciso di prendere il taxi a Milano e non a New York e da liberale finisce per argomentare che il buon vecchio Benito aveva visto giusto nell’immaginare le corporazioni delle professioni e dei mestieri. Italiane, arci italiane, affondano infatti le loro radici nella Firenze del Rinascimento e sono praticamente inerstirpabili dalla nostra cultura ma si fa fatica ad ammerterlo. Le corporazioni hanno fatto l’Italia e non hanno alcuna intenzione di abbandonarla ad un destino d’oltre Manica.

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