presto Rousseau ci darà lo ius soli, parola del Presidente della Commissione Affari Costituzionali

In Italia il Governo si è separato dal popolo ha detto Orban, l’ultimo europeo rimasto in piedi a dirci qualcosa di nuovo sul fronte occidentale piegato al flottante del mondialismo progressista. Non appena la parola popolo è stata evocata, Di Maio che del popolo ama dirsi ancora portavoce, è andato su tutte le furie, quasi che Orban avesse toccato il nervo scoperto di un movimento, quello dalle cinque stelle, che sospinto al potere dalla buona fede popolare si è poi acconciato ai poteri antipopolari ricevendone in compenso la patente democratica di sistema. Tanto che il presidente della commissione affari Costituzionali della Camera dei Deputati, il grillino Giuseppe Brescia, ha preso coraggio ed oramai sicuro di poter conservare il posto di lavoro fino a scadenza naturale della legislatura, ha avuto l’ardire di affermare che quando una forza popolare poi va al governo di un popolo, può permettersi anche di fare scelte impopolari. Ed ecco che in soccorso dello ius soli il M5S è pronto a chiamare Rousseau, il solo che non tradisce mai le aspettative. Un milione di bimbi nati in Italia da genitori stranieri, presto diventeranno automaticamente italiani per il solo fatto di aver frequentato le scuole elementari dove diciamocelo francamente, basta iscriversi e si viene promossi per Legge anche quando si è ancora analfabeti a dieci anni di età. A questi bimbi sarà dato un passaporto senza che l’abbiano richiesto e soprattutto, nessuno mai si sognerà di sincerarsi che abbiano maturata una coscienza civile tale da riconoscersi nei valori del mondo avanzato che prescindono gli insegnamenti della famiglia. Molto spesso infatti, a Bruxelles, a Londra, a Madrid, a Parigi, a Nizza come a Berlino, la cronaca si è incaricata di insegnarci che la liberalità non è un metro sincero di garanzia di diritto in tema di cittadinanza. Gli elementi che concorrono alla formazione di un adulto in maniera significativa si depositano all’interno della famiglia e non si lasciano condizionare dalle relazioni convenevoli del contesto sociale in cui si cresce e si opera. Tutti i terroristi autori degli attentanti avevano un tratto comune: erano cittadini naturalizzati perché figli di immigrati. Famiglie che evidentemente nutrivano un sovrano disprezzo per la civiltà, i costumi e la cultura nella quale loro malgrado si sono ritrovate a vivere per circostanze tra le più disparate. Abbiamo pianto 350 morti innocenti in Europa per mano di disadattati. Giovani che si sono ritrovati paracadutati in un sistema di valori irriconoscibili dal filtro patrimoniale ideale assunto dai propri cari. Una esperienza che chiunque si sposti anche di poche centinaia di chilometri nel corso della vita, comprende benissimo e che non si vuole colpevolizzare, ma della quale forse in molte capitali europee si stanno pentendo amaramente di aver concesso con tanta magnanimità la cittadinaza. La Brexit ed i respingimenti alle frontiere sono la dimostrazione che il ripensamento su queste tematiche è un obbligo morale che supera le migliori intenzioni dei teorici della predicazione globalista per un mondo occidentale disarmato e senza frontiere che si trova di fronte, in casa propria, un oriente armato e motivato fino ai denti.

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