Trump Presidente, la colpa è della democrazia

vignetta-trump-sbaraccaL’America di Trump ha suonato il de-profundis alla globalizzazione. I sapientoni che avevano pensato di poter esportare la ricchezza e che ci hanno costretti ad importare povertà da ogni angolo della terra, sono sbigottiti del furore popolare lasciato libero di esprimersi nelle urne della Brexit prima e delle Presidenziali USA poi. Tanto quelli che non si stancano di vantare la grandezza della globalizzazione e l’energia vitale dei mercati aperti a fondamenta della democrazia portata dal vettore della crescita spinto dal sentimento morale del profitto, quanto quelli che hanno smesso di pensare in termini di classi sociali per parlare la nuova lingua delle minoranze etniche e di genere indistinto, coniando eufemistici neologismi pur di non dare ai fenomeni un nome proprio, sono stati colti da stupore ed incredulità nel costatare che la mobilitazione generale non basta più. Che l’egemonia culturale degli Stati senza frontiere esercitata dall’alleanza di blocco tra gli algoritmi della finanza apolide ed il pensiero debole del progressismo inquieto che negli ultimi venti anni ha totalizzato i media, non regge l’urto dei popoli frustrati dai problemi reali della sicurezza e della disoccupazione. Ora però che a vincere sono gli altri, quelli che hanno dovuto patire le fantasie ed i sociologismi sperimentali, allora si scopre che le urne elettorali sono la tomba della democrazia. Una contraddizione in termini per chi del suffragio universale ha fatto un valore rivoluzionario, un vessillo issato sull’Ararat dell’arca democratica. Se a vincere è quel piccolo mondo antico che non vede ragioni alcuna per sparire, allora le maggioranze non contano anzi, destano preoccupazione. Il loro verdetto è appellabile, mentre se avessero vinto gli illuminati correttissimi, il verdetto sarebbe stato inderogabile. Preoccupano più le maggioranze di quelli che lavorano duramente ed hanno votato Trump e mandato al macero i castelli di carta tirati su in fretta e senza fatica, che i circoli autoreferenziali delle utopie virtuose disconnessi dal sentire delle persone comuni e che però si arrogano il potere di decidere dei nostri destini. Accade anche in Europa dove ai marginalizzati del sistema, agli sgrammaticati che non abbracciano le teorie della moderna sperimentazione socio-economica, non resta altra scelta che votare i Trump nostrani per dargli quanto meritano e cioé, del mediocri incapaci. Le nuove maggioranze degli uomini e delle donne silenziose alle prese coi problemi quotidiani ed i bisogni reali, ridotti in povertà sulla terra dove i loro padri piantarono radici profonde che si vogliono a forza estirpare, hanno colto l’occasione di votare Trump anche per infliggere una penitenza ai fedeli della nuova religione terzomondista che ha sostituito il Cristianesimo e che non capiscono quanto grave sia la minaccia dell’islam politico che s’insinua nelle loro aperture incondizionate…

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