vincere! E vinceremo, ma a governare l’Europa saranno gli sconfitti

La parola d’ordine è una sola, vincere le europee. E vinceremo, si è detto a Milano stretti dal calore di tanti italiani e tanti europei venuti a portare il loro sostegno a Matteo Salvini ed ai sovrinisti di casa nostra che non ci stanno a sparire per fare della penisola così come del continente, terra di nessuno preda del più forte. Intanto però, i numeri dicono che il prossimo Parlamento della Unione Europea sarà nuovamente nelle mani degli sconfitti. Il gioco dei numeri è implacabile, a Bruxelles come a Strasburgo le direttive saranno dettate ancora dal PPE della Merkel, dai socialisti e dalla accozzaglia mercatista e progressista di liberali e verdi. Tanti, troppi i seggi della duplice assise europea sono da conquistare ed alla fine dei conti, non basta vincere, non basta avere più voti nelle urne, per avere una maggioranza bisogna trovare alleanze nei paesi che se la passano meglio e che hanno tutto l’interesse a che le cose rimangano come sono. E’ la democrazia regolatoria inventata per tenere sotto scacco i popoli e le nazioni. Non è un caso se la maggioranza degli elettori inglesi ha deciso di darsela a gambe ed è ancora trattenuta a forza sotto ricatto. Quanto sarebbe più unita e feconda l’Europa se le cause dei suoi problemi fossero riconosciute e rimosse? Quanto sarebbe più forte nel mondo l’Europa se i suoi profeti illuminati riconoscessero i fallimenti ideali e le inutili sofferenze inflitte ai popoli custodi di civiltà millenarie? Quanto conterebbe e quanto bene farebbe l’Europa al mondo globalizzato se si ponesse a faro di civiltà insuperabile quale è, piuttosto che regredire e farsi laboratorio di sterili utopie mondialiste impossibilitate alla prova dei fatti, a partorire un nuovo mondo più giusto ed in pace? Non resta che sperare nella fluidità dell’elettorato deluso e sconcertato; nella massiccia affluenza anche dei paesi tradizionalemente astensionisti; nel radicamento conservatore dei popoli dell’est, perché cada in contraddizione ancora una volta come già nel recente passato, la relazione che intercorre tra le risposte rese dagli elettori ai sondaggi ed i voti reali da questi espressi nelle urne fino a sovvertire i pronostici ed i piani della finanza apolide che hanno segnato i destini del vecchio continente dopo Mastricht.

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