non me la son sentita di fare figli, una bella icona di questa Italia arida e imborghesita

Bella, bellissima, perfette linee forti di forme sinuose, terminali bruni di materne labbra; zigomi pronunciati, naso profilato ed occhi grandi come nere olive dal riconosciuto sguardo antico. Fermi ad ammirarla, il cuore ci riporta alla mente il disegno di quella terra nota che consapevoli partorimmo e che sapemmo amare un tempo. Stanca di malinconia oggi quella che fu terra feconda, si procura matrigne ferite, disponendosi ad abbandonare nel vuoto di un mondo indistinto l’anima di noi tutti. Icona di bellezza irraggiungibile, la nostra Italia che pure fu grande proletaria, ha scelto di rimanere zitella; ha scartato l’amore e si è lasciata sedurre dalla ricchezza preferendo gli agi della vita comoda al sudore dell’attesa. Ripudiare il sacrificio, alienare la fatica, il verbo delle libertà si è impadronito del nostro essere. Nell’ultimo trentennio le illusioni borghesi hanno esercitato una egemonia pervasiva tale da dirottare le scelte soggettive di quelle che chiamavamo masse, verso mondi effimeri, spenti, privati di futuro. Mondi di morte sicura dove ogni prosecuzione è stata proditoriamente impedita dal varco di soglie morali che i progressisti hanno abilmente saputo contrabbandare per libertà civili. Danni irreparabili arrecati al corpo sociale della nostra Italia che nemmeno i peggiori dittatori avrebbero potuto immaginare possibili. Scelte corrotte dal privilegio di vivere per sé un tempo breve e finito, che non contempla la generosità e la dedizione e che ha per miope obiettivo quello di condannare il nostro popolo e la nostra civiltà ad essere sostituiti da quanti hanno avuto la fortuna, senza nemmeno saperlo, di restare lontani dal progresso e più vicini allo stato di natura. Felici di fare figli in povertà per regalarsi la speranza di diventare ricchi per l’eternità.

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