Do metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato, restituisco quattro volte tanto

conversione-di-zaccheoNella XXXI domenica del Tempo ordinario, la liturgia ci propone il Vangelo della conversione di Zacchèo, ricco capo dei pubblicani di Gerico. L’uomo sale su un sicomòro per vedere Gesù tra la folla. Il Signore lo invita a ospitarlo a casa. Zacchèo lo accoglie pieno di gioia, dicendo: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù risponde: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza … Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

“Il figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare chi era perduto”. Ogni uomo si perde nell’egoismo per la propria superbia e ha bisogno di essere trasformato dal perdono di Cristo. Questo incontro salvifico è sempre ostacolato da una “folla di tentazioni”: affanni, concupiscenze e distrazioni. Il Maestro costantemente passa accanto a noi per beneficarci, in mille occasioni: col giubileo della misericordia, la prima comunione di un figlio, l’invito ad una catechesi, oppure l’omelia in un funerale, la testimonianza di un collega, il perdono ricevuto da un cristiano. La libertà umana resiste spesso a questi impulsi dello Spirito Santo. Quando, però, gli si apre il cuore, scocca la scintilla, e si è disposti a far un po’ di fatica per vedere il Salvatore “salendo sul sicomoro” per eludere la folla. Ed ecco, ci accostiamo alla confessione a lungo rimandata, ascoltiamo le catechesi prima disattese, o accogliamo persone umanamente scomode. E accade l’imprevisto: Gesù stesso si ferma, ci chiama per nome, come Zaccheo, entra in casa nostra, e questo ingresso è fondamentale per la nostra salvezza e quella di coloro che Dio ci affida. La gioia ritrovata, la forza di superare le critiche, il desiderio del pubblicano di ripristinare la giustizia e la prodigalità con i propri beni testimoniano la conversione autentica. Il Signore ci conceda questa grazia.
Don Fabio Rosini commenta il vangelo della XXXI domenica del tempo ordinario, alla luce della Prima Lettura:

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