Davigo, un altro di quelli legge ed ordine regalati al progressismo disilluminato

..in Italia l’immigrazione è un fenomeno che non si è mai voluto controllare, politicamente sottintende Pier Camillo Davigo, ex Pubblico Ministero della squadra milanese di magistrati che diede corso all’opera di ricostruzione legale del sistema di governo e di amministrazione italiano, intervistato alla festa del Fatto quotidiano. Eravamo agli inizi degli anni ’90 e le parole d’ordine della destra nazionale che i partiti avevano bandito per cinquant’anni dal lessico di governo, finirono per dettare i titoli di cronaca e le intestazioni dei fascicoli giudiziari. Mani pulite infatti, pochi ricordano, era una delle felici espressioni con le quali Giorgio Almirante efficacemente sintetizzava le proposte di rifondazione della Repubblica dagli schermi delle tribune politiche condotte dal mitico Ugo Zatterin. Non compete alle ONG stabilire l’equipaggiamento della Polizia Giudiziaria tanto meno possono impedire che questa salga a bordo delle navi per i necessari controlli sulle popolazioni migranti che toccano terra sul suolo della Repubblica Italiana, Stato ancora formalmente sovrano. Incurante della nutrita platea illuminata venuta ad ascoltarlo, l’arcigno magistrato, il solo della squadra di “mani pulite” ancora in servizio, rivendica il dovere di far rispettare la Legge in ogni circostanza. Un altro di quegli uomini  fatti di “legge ed ordine” che la destra inopinatamente trascura e regala alla propaganda progressista in nome di un garantismo formalista issato a guisa di scudo protettivo del vecchiume di una dirigenza improponibile che la tiene separata dalle classi popolari pur numerose, ma che vivono ai margini della società. Classi popolari che la Lega riesce ad intercettare solamente in una parte del paese, dove maggiori e più avvertite sono le esigenze di sicurezza, giustizia e giusto ordine sociale. “Davigo fascista, sei il primo della lista”, recitava una scritta sul muro di fronte al suo ufficio di Torino intorno alla metà degli anni ’70 racconta il Consigliere di Cassazione. A differenza di Minniti, eccezione di natura, il profilo di Davigo sarebbe recuperabile alla causa del conservatorismo popolare di massa che non ha autorevoli figure di riferimento capaci da nord a sud di solleticarne gli istinti, ma di sviarne gli umori a migliore rassicurazione delle cancellerie europee e non solo. Eppure, è fatto oggetto di persistenti e sistematiche campagne denigratorie da parte di quelle forze economiche che, pur ridimensionate dal voto popolare, cercano con ogni mezzo a disposizione, di mantenere un ruolo che condizioni i governi siano questi di sinistra, siano questi di destra, negli interessi esclusivi e nelle posizioni soggettive di privilegio. Come se la lezione di Trump, eletto Presidente degli USA contro ogni pronostico per aver messo a fuoco i bisogni e le necessità degli ultimi tenuti ai margini dal globalismo progressista in attesa di definitiva estinzione, non avesse insegnato nulla.

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