Alfano, aborto terapeutico per l’Italia che lavora

Chi può aver creduto che d’improvviso un portarborse democristiano, nato in Sicilia, si sia ribellato al suo Vossia? Chi ha potuto pensare che di punto in bianco un Angelino qualunque senz’altra professione che la politica, possa vestirsi d’autorità e tracciare una nuova linea per uno schieramento autenticamente conservatore? La reazione stizzita ed irriverente al barzellettiere d’Italia altro non è stato che un aborto terapeutico clandestino voluto da Silvio che cerca una via d’uscita per affidare i fedelissimi disperati al comando di una guida affezionata che dovrà tenersi distante dal padrone impegnato a raccogliere i delusi dell’ Italia che lavora per lui. Due liste con lo stesso padrone fingeranno di rivolgersi a due Italie distinte: la prima bastonata dalla cronoca giudiziaria e rinchiusa nel bunker di Arcore, la seconda votata a recuperare i delusi messi in fuga dalle orde dei barbari Grillini. Si ritroveranno tutti riuniti sul transatlantico di Montecitorio insieme ai vecchi compagni di Maroni guardati a vista da Bossi contro l’Italia per salvare il satiro altrimenti condannato agli arresti dorati nei giardini delle ville in Sardegna o nell’azzurro splendente delle Bermuda. Il dinosauro è convinto di essere il più bravo e di sopravvivere alla glaciazione ora toccherà agli italiani chiudere definitivamente il sipario sui partiti come nati dalla Costituzione o riaprire i battenti per un nuovo ballo in maschera democratica.

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