Non buttiamoci giù

non buttiamoci giù, di Nick HornbyIl computer! Bello, utile, di ultima generazione, ma vuoi mettere un libro? L’intimità che si crea tra il lettore ed i personaggi, l’atmosfera, i posti dove si svolgono le azioni… L’ultimo libro che ho letto, “non buttiamoci giù” di Nick Hornby, è la storia di quattro personaggi che s’incontrano la notte di capodanno sul tetto di un edificio tutti e quattro con l’idea di farla finita con questa vita che a ciascuno di loro ha riservato brutte esperienze vuoi cercate, vuoi vissute senza alcuna colpa. E’ la vicenda dell’ultima arrivata, una ragazza di buona famiglia figlia di un uomo politico, eccessiva nel parlare e nei modi che in qualche misura scuote gli altri dal loro proposito. Al suo arrivo sul tetto infatti, immediatamente va per scagliarsi dal parapetto determinata a lanciarsi e questo basta perché gli altri che già erano in attesa sul tetto, la blocchino. Dopo un accenno di lotta, la reazione all’evento sarà il motivo che farà ritrovare a tutti il coraggio di parlare e di parlarsi, soprattutto. Nel descrivere la vita dei protagonisti partirò da un uomo maturo, il primo giunto sul tetto. Ex speacker televisivo, ex marito, padre di due figlie adolescenti ed ex amante di una ragazza minorenne causa di condanna alle patrie galere per qualche tempo. La credeva maggiorenne sostiene. Scontata la pena, esce dal carcere e trova un nuovo lavoro presso un’emittente minore. Da qui nascono le sue frustrazioni e tutta la sua insoddisfazione. A lui si unisce sul tetto una signora cinquantenne, addolorata. Al lettore appare come una donna sbiadita, senza contorni e senza forma che ahimè vive la sua vita in funzione del figlio disabile che ha avuto in giovane età e che ha dovuto crescere da sola dopo l’abbandono del compagno. Coltivando il suo proposito, decide di affidare il figlio ad una struttura assistenziale promettendo al ragazzo che sarebbe passata a prenderlo ben sapendo quali fossero invece le sue reali intenzioni. Lei è l’unica dei quattro come appare al lettore, che potrebbe avere
“buone ragioni” per decidere di farla finita. Tra i convenuti sul tetto c’è anche un ragazzo. Aveva una fidanzata, una band musicale e tanta fiducia in questo mondo. A causa di alcune vicissitudini, le sue certezze però vengono a mancare. Per non lottare, per non impegnarsi, per essere sicuro di non fallire pensa di cercare il riposo eterno. Ho cercato di delineare in sintesi il profilo dei personaggi per meglio far comprendere e condividere le mie conclusioni. Leggendo una storia è facile ritrovarsi in un personaggio, in una situazione. La vita di ciascuno quanto più si allunga, tanto più sono numerose le esperienze vissute che ti lasciano un segno. Alla fine i personaggi del libro decidono di darsi una nuova scadenza e recedono dai loro spropositi. Si ritroveranno nel giorno di San Valentino per fare una nuova verifica delle proprie vite. Dopo i drammatici momenti trascorsi insieme, ciascuno dei protagonisti finisce per comprendere che la propria vita ha avuto dei cambiamenti irreversibili e mi piace ricordare la sorte toccata alla signora cinquantenne che si riappropria di della vita grazie ad un nuovo lavoro e ad alcuni volontari che l’aiutano nella gestione del figlio disabile mentre la ragazza “schizzata”, riuscirà a mettere ordine nella sua vita ricucendo il rapporto coi genitori e se ne farà una ragione del trauma per la scomparsa della sorella mai ritrovata. All’hippy invece, non riesco a ricordare quale via d’uscita ha riservato l’autore forse perché, come spesso accade nella vita reale, ci sono persone che lasciano il segno del loro passaggio ed altre che quasi in modo trasparente e silenzioso ci attraversano la vita per poi sparire dalla memoria. La storia si conclude comunque coi protagosti che trasformati ritornano alla vita e col lettore che si pone nella condizione di interrogarsi: se non siamo noi a cercare di nascere, perché dovremmo cercare di morire?

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