riparte l'algoritmo della storia
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L’algoritmo della storia – fatto di carne, confini e volontà di potenza – ha ripreso a girare. Il mondo fuori dai confini europei (Washington, Pechino, Mosca, il Medio Oriente) ha riscoperto la vecchia grammatica della sovranità e dello scontro frontale.

Sotto choc, la UE è atterrita, paralizzata. Non si capacitano a Bruxelles. Decenni spesi ad edificare un’architettura complessa di codici, mercati regolamentati, standard green, vincoli di bilancio e procedure burocratiche. Inutilmente. Tutto sembra spazzato via dall’uragano medio orientale e dalla guerra russo-ucraina che Trump ha costretto a finanziare per evitarle di combatterla. Almeno fino ad ora. Smontare questa sofisticata struttura per rispondere ai tempi duri degli scenari geopolitici attuali, richiederebbe un atto di volontà politica che i suoi burosauri non saprebbero nemmeno immaginare.

Smentita su tutta la linea costitutiva, l’Unione Europea, un’entità riduzionista di popoli imborghesiti, infiacchiti dal benessere, costretti insieme da una moneta sperimentale coniata dai Trattati, sembra colta indifferente a limare commi e decreti dall’interruzione della globalizzazione come i monaci di Bisanzio che discutevano sul sesso degli angeli mentre le mura venivano squarciate dai cannoni.

The End of History

Nel 1992, mentre le macerie del Muro di Berlino venivano vendute come souvenir e i cingoli dei carri armati sovietici arruggrivano nei depositi, Francis Fukuyama dava alle stampe un saggio dal titolo perentorio: The End of History and the Last Man. La tesi, seducente quanto ingenua, divenne istantaneamente il dogma delle cancellerie occidentali: con il crollo del comunismo, la democrazia liberale e il libero mercato avevano vinto la loro battaglia definitiva. La Storia, intesa come scontro tra visioni del mondo alternative, era finita. Davanti all’umanità si apriva un’autostrada: l’era della globalizzazione felice, dell’espansione dei diritti, dei mercati aperti e della pacificazione universale attraverso il commercio.

Trent’anni dopo, quella profezia somiglia a un verbale di sbarco su un pianeta che non esiste. La Storia non si è detta d’accordo; si era solo presa una pausa per riprogrammarsi, accumulando una pressione che oggi sta esplodendo sotto i nostri piedi con la violenza di un terremoto geopolitico.

l’illusione di poter amministrare il mondo redigendo regolamenti

L’Unione Europea, in questa gigantesca allucinazione collettiva, ha recitato la parte del discepolo più zelante. Convinta che il modello occidentale fosse l’unico sbocco naturale dell’evoluzione umana, Bruxelles ha edificato un’intera architettura istituzionale basata su un presupposto presuntuoso: l’illusione di poter amministrare il mondo unicamente attraverso i propri regolamenti. Ma l’algoritmo si è rimesso in moto, e il risveglio della forza bruta ai confini del vecchio continente ha frantumato il dogma

Diciannove secoli di primato: il faro spento

La rimozione più grave compiuta dalla tecnocrazia contemporanea è quella della memoria. L’Europa sembra aver dimenticato di non essere nata a Maastricht nel 1992, né a Roma nel 1957. Per millenni, questa estrema lingua occidentale di terra asiatica è stata motore, baricentro geopolitico e protagonista assoluto del destino globale.

Per diciannove secoli, dall’Impero Romano fino alle vette del Rinascimento e dell’Illuminismo l’Europa è stata un faro di civiltà. Non si limitava ad “amministrare l’esistente” o a fare da arbitro imparziale nelle dispute commerciali; produceva visione, egemonia culturale, filosofia, arte e strutture istituzionali destinate a farsi universali. Sapeva concepire il concetto di sovranità e, quando la sopravvivenza dei suoi valori lo richiedeva, sapeva esercitare la forza per difendere i propri confini e la propria identità.

Oggi, quel faro sembra essersi ridotto a una lampada a basso consumo energetico, spenta dalle procedure di conformità. Abbiamo barattato il primato della civiltà con l’efficienza della regolamentazione, trasformando un continente di pensatori e fautori della storia in un’immensa assemblea condominiale iper-regolata.

Se l’Europa rinuncia a ritornare protagonista della Storia, rifiutando di smantellare un’architettura tecnica pensata per tempi di pace perpetua, la Storia semplicemente si compirà sopra di lei. Diventeremo un magnifico, pulitissimo e iper-regolamentato museo a cielo aperto, protetto da eserciti stranieri e progressivamente irrilevante nello scacchiere dei nuovi titani. La Storia è ripartita: per l’Europa è tempo di decidere se essere ancora il faro del mondo o la sua periferia museale. Ammesso che vada bene ai nuovi padroni del mondo che avanzano.

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Di Magister

Magister, è la firma che anima una piccola comunità di pensiero. Siamo una redazione diffusa di formazione umanistica, cresciuta all'ombra della Napoli classica e civile. Ci proponiamo come un laboratorio critico indipendente: il nostro obiettivo è smontare, con il rigore del metodo e della parola, le retoriche del dibattito pubblico contemporaneo, le derive della neolingua digitale e i meccanismi della società del rendimento

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