Westminster, Putin è solo un gradasso, Xi Jinping è il vero pericolo per l’Italia


Putin è solamente un gradasso alla guida di uno Stato fallito. Alla Russia non interessa sovvertire l’ordine internazionale, gli basta semplicemente ignorarlo. Il pericolo reale invece, anche per l’Italia che si è particolarmente esposta, viene dalla Cina che è uno Stato forte in piena espansione e dall’autoritario Xi che ne determina le politiche. In realtà, la pandemia ha rappresentato un’occasione favorevole per Xi ed il Partito Comunista, di rafforzare l’unità nazionale interna e rilanciare il suo espansionismo egemonico mentre il resto del mondo è impegnato e distratto dal grave problema sanitario. Lo si desume dai concomitanti ed incalzanti  fronti aperti dal Governo cinese nello Xinjiang, con la persecuzione degli Uiguri; e ad Hong Kong con l’approvazione della nuova Legge sulla sicurezza nazionale che ha compresso ancor di più le libertà.  Uscire dalla UE ha significato per il Regno Unito, ritrovare anche una indipendenza di iniziativa efficace che possa arginare l’aggressività cinese fin troppo assecondata dall’Europa e dall’Italia in particolare, vulnerabile sul fianco economico ed alla ricerca affannosa di nuove opportunità. A parlare in questi temirni è Continua a leggere

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Berlusconi, italiani, comprate azioni non Btp ed imparate a votare

Sotto il peso degli anni, Berlusconi ritrova la saggezza ed anche il fascino della propaganda rassicurante; l’ottimismo seduttivo di un futuro balenato a portata di mano se solo si è disposti ad assumere la sua ricetta mai esclusivamente economica, ma che punta dritta al raggiungimento della felicità. Maccarona, m’hai provocato ed io me te magno, il Sordi della politica conosce bene pregi, difetti e soprattutto i sogni degli italiani. Mai paghi,  sanno entusiasmarsi con poco purché quel poco non preveda sacrificio e rinunce. Far credere di essere capace di lenire le ferite sempre aperte degli italiani, è una specialità della casa. Ben oltre l’ottimismo della volontà interventista di craxiana memoria; Berlusconi gli eventi e le circostanze non pretende di piegarli, ma li asseconda purché al centro della scena, il protagonista resti lui e ne ricavi un tornaconto. La scena si è ristretta, è vero, è diventata poco più di un angolino a destra per Forza Italia, ma l’importante per il seduttore è comunque lasciar credere che sia pur ridimensionato, quello spazio possa restare vitale e frequentabile dalla moglie come dall’amante Conte. Ed è così che Meloni e Salvini fan finta di nulla, si girano dall’altra parte mentre B amoreggia con Giuseppi promettendo disponibilità e fiducia, necessaria, ma nel rispetto delle forme. Un borghese piccolo, piccolo, per l’appunto ottimista, ad un tempo frivolo e perbenista. Comprate azioni piuttosto che Btp, suggerisce agli italiani per uscire dalla crisi meglio finiziare le imprese che il debito e la spesa. Soprattutto, ribadisce, Continua a leggere

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UE, tagli e tasse a settembre in cambio dell’elemosine

Fermi tutti. Credevate che l’Europa si fosse dimenticata e che l’avessimo fatta franca? Vi siete sbagliati di grosso. ITALIA era uscita dalla gabbia solamente in libertà provvisoria, ma a settembre ritornerà dentro con gli schiavettoni ai polsi. I giudici di Bruxelles sono stati inflessibili, hanno già spiccato il mandato di cattura, in violazione dei soliti reati: debito pubblico e deficit eccessivo di bilancio per i quali ha una lunga ed imperdonalbile recidiva. In cambio delle elemosine, la BELLA ITALIA ha dovuto spedire una solenne promessa di feroci tasse sulle emissioni; cancellazione di molte detrazioni; incremento delle tasse sulle rendite di capitali vale a significare sui risparmi delle famiglie in buona sostanza, quelli che la Merkel vorrebbe azzerare per ripianare il debito. Speriamo bene inoltre che the Donald capisca, perché pare che nel piano del proconsole europeo Gualtieri, spedito a Bruxelles, ci sia la ferma condanna del “dumping fiscale” e la determinazione a tassare (giustamente), i colossi del web cosa che sotto elezioni per la Presidenza, l’America ci farà pagare cara. Addio esportazioni, mangiare il prociutto di Parma sarà un lusso che pochi americani potranno permettersi a causa dei dazi per ritorsione che Trump ha minacciato. Una nota positiva però nel programma di riforme spedito alla Commissione con la mano tesa c’è: tra le implorazioni anche la conferma del “lavoro agile”. In fondo l’unico passo avanti, il solo progresso portato alla nostra economia sotto minaccia virale e che di recente era stato contenstato dal Sindaco di Milano orfano dei suoi uscieri e dall’avvocato giuslavorista Ichino, ideatore del job act. Due burosauri, nostalgici delle scartoffie, avevano a più riprese contestato la circostanza del lavoro a distanza contrabbandato a loro dire, per riposo in cambio di stipendi. Ebbene, Continua a leggere

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Biden in ginocchio da Bush, milioni di dollari per battere Trump

Biden in ginocchio da Bush, gli sfila milioni di dollari per battere Trump a novembre prossimo. Il tradimento dei Repubblicani porta in vantaggio nei sondaggi quello che fu il vice di Obama, il democratico Joe Biden, ma non fiacca the Donald che con poche migliaia di voti potrebbe confermarsi Presidente per il particolare sistema vigente negli USA che elegge i Delegati nei collegi territoriali. Trump non sembra preoccupato infatti di essere isolato anzi, è convinto di vincere battendosi da solo contro tutti. E’ già accaduto quattro anni fa quando batté Hillary Clinton sorprendendo analisti ed osservatori progressiti in tutto il mondo. Non lo preoccupano le maggioranze correttissime catalizzate dalle grandi catene televisive e della carta stampata liberalprogressista. Trump conta sulle piccole maggioranze che determinano la conquista della maggioranza dei grandi elettori nei collegi territoriali. Ecco dunque che se anche l’esercito sembra avergli girato le spalle, Trump si assicura l’appoggio delle forze di Polizia promettendo di aumentare gli stanziamenti per la sicurezza e l’ordine pubblico nel caso di rielezione alla Presidenza degli Stati Uniti d’America, assicurandosi indirettamente il consenso della classe media preoccupata dai tagli alle Forze dell’Ordine posti in essere dai Governatori e dai Sindaci democratici come Bill de Blasio che ha promesso nel giro di tre settimane, di dirottare in favore delle politiche giovanili i soldi dei risparmi che verranno dai tagli ai finanziamenti al Dipartimento di Polizia. La classe media americana sa bene che l’arretramento delle forze dell’ordine dai quartieri significherebbe lasciare campo libero alla criminalità violenta tipica delle metropoli americane. Non solo sicurezza però, l’altra carta vincente nelle corde di Donald Trump è Continua a leggere

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Mes, acqua in bocca, il M5S ha cambiato approccio conferma la Lombardi


Mes, i grillini non sono più il problema di Conte. A conferma, le parole della Lombardi, un pezzo grosso della variegata galassia pentastellata: dobbiamo cambiare approccio. Una quadrunviro della prima ora Roberta Lombardi, che appena giunta in Parlamento nel 2013 seppe mettersi a capo della squadriglia di cittadini assaltatori del Palazzo distinguendosi per ardore e competenza: e chi lo dice che il Presidente della Repubblica deve avere una certa età per essere eletto? Insomma, un tipo risoluto. Una di quelle che danno la linea al M5S. Una sorta di Azzolina ante litteram. Non è mica un caso se guida la delegazione del M5S in appoggio alla Giunta Zingaretti, nel Lazio. Dunque, il Mes è cosa fatta per i grillini, Conte mantiene il segreto non per ragioni politiche, ma perché non vuole dare alibi ai paesi cosiddetti frugali (Olanda, Austria, Danimarca), che mirano ad un ridimensionamento del “recovery fund” progettato dalla bella, onesta, ingenua campionessa di europeismo Ursula. Quella stessa che Prodi propone quale vaccino antisovranista. Il Mes però era e continua ad essere un grosso rischio per l’Italia che ha bisogno di soldi subito per crescere e crescere velocemente per impedire che la pioggia di miliardi venga risucchiata dagli ammortizzatori sociali, mette in guardia Alberto Bagnai, il professore pescarese nemico giurato dell’euro, responsabile economico della Lega che ci spiega quanto le forze di Ursula sottacciono: il Mes è un fondo costituito per gli Stati che non hanno accesso ai mercati. Se dunque prendiamo a prestito dal fondo Mes otterremo di provocare una impennata dei tassi perché il fondo salva Stati è un creditore privilegiato vale a significare che in caso di default, tutti gli atri creditori, compreso i risparmiatori italiani, diventano subordinati e ci venderanno euro a più caro prezzo. E’ questa la ragione per la quale la Grecia ha già fatto sapere che non chiederà aiuti al Mes. Li conosce quelli della trojka, sinceri democratrici e ben educati. Mes e “recovery fund” continua Bagnai, non trovano ragioni economiche per essere preferiti alla BCE che al momento, è la sola Istituzione europea impegnata seriamente contro la crisi post pandemica. Molti infatti non sono a conoscenza che vendere titoli di Stato alla BCE , non comporta costi ed è come finanziarsi in moneta. In realtà, ci svela Bagnai, Continua a leggere

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te lo diamo noi il debito…


Pensiamo che non ci sia altra soluzione, se non vogliamo cadere definitivamente in disgrazia e ridurci a vivere in condizioni estreme sul modello greco ed ancora peggio, che uscire dalla moneta unica. Questa si è rivelata troppo pesante per la nostra economia ed ha permesso alla Germania di diventare un campione esportativo riacquisendo quella competitività sui mercati internazionali che il marco non poteva dargli. Quanto allo spauracchio della inflazione, ci permettiamo di suggerire agli amici tedeschi di emanciparsi dallo spettro di Weimar che aleggia sulle loro teste sin dagli anni venti del secolo scorso. Draghi per sette anni ha tentato invano di portare l’inflazione a livelli fisiologici. I suoi sforzi alla guida della BCE sono stati vanificati dalle politiche di austerità imposte a l’intera eurozona dal PPE di Angela Merkel. Gli esiti, anche prima del coronavirus, hanno fatto registrare una domanda di consumi depressa; la precarizzazione del lavoro per recuperare competitività; condizioni sociali inaccettabili in alcuni paesi come l’Italia, i cui tagli feroci alla spesa sanitaria hanno determinato il decesso di migliaia di anziani privati di cure tempestive ed efficaci perché, in nome dell’ideologia globalista, si sono abbandanate le produzioni di beni materiali primari e di beni tecnologici in favore di una economia dei servizi, debole per definizione perché esposta alle turbolenze speculative della finanza ed ai fattori indeterminabili della sorte come ha ben illustrato, vogliamo sperare, la crisi pandemica. E’ necessario quindi ritornare a produrre, consumare ed esportare. Dobbiamo riappropriarci della nostra sovranità e dispiegare le politiche economiche congeniali alla nostra Italia liberandoci da ogni servitù e servilismo che per altro, si è rivelato assolutamente inutile visto che NULLA è venuto in soccorso dalla UE se non belle parole ed altri debiti offerti su piatti avvelenati. Vogliamo rappresentare ai giovani che magari si lasciano suggestionare, com’è logico, dalle attrattive fantastiche della globalizzazione e dalla rimozione sostanziale dei confini, che insieme alle persone si spostano in queste condizioni, velocemente anche i capitali e si dirigono dove senza rischi possono accumulare profitti enormi tenendo in condizioni di minorità intere popolazioni. Vogliamo far comprendere ai giovani, che quando l’Italia aveva la sua moneta, era la quinta potenza economica mondiale ed occupava il posto che oggi è della Germania. Continua a leggere

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coronavirus, non basterà una sola moneta per uscire dalla crisi

E’ imbarazzante l’euroltranzismo della sinistra che si scaglia contro l’austerità e non capisce che le politiche di bilancio sono state in essere e si riproporrano nel prossimo futuro, esattamente perché c’è l’euro. Una volta la sinistra era meglio di così, chiosa Alberto Bagnai. Si discute di Grecia e della crisi lontana che fu del debito eppur mai così vicina, a distanza di dieci anni. Gli argomenti restano d’attualità e le disamine pienamente valide, ancora irrisolte putroppo per l’Italia che si appresta a sconfiggere il coronavirus, uscire di casa e ritrovarsi sulle spalle oltre la crisi economica, un macigno sociale di disperazione e disagio impossibili da risollevare con le condizioni date all’eurozona, all’interno della quale per avviare un percorso di crescita reale e virtuosa bisognerebbe chiedere ai tedeschi di non essere più tedeschi. Vale a significare di fare inflazione; comunitarizzare il debito; consumare; pagare bene i lavoratori, soluzioni improponibili in Germania alla stessa opinione pubblica, anche ammesso che si riuscisse a convincere la sua classe dirigente, lascia intendere Vladimiro Giacché.
L’euro fu pensato per facilitare i movimenti di capitali assumendo per vera l’ipotesi che la maggiore circolazione avesse sempre e comunque esiti benefici. Così non è stato e così non sarà, temiamo, nemmeno per questa ultima crisi. Che cosa è accaduto alle economie dell’eurozona con l’avvento della moneta unica: fissato un cambio, la nuova moneta è risultata essere più debole per alcuni paesi, più forte per altri. I paesi che si sono ritrovati con una moneta più debole, evidentemente ne sono venuti avvantaggiati nelle esportazioni ed hanno concetrato le produzioni nei settori dei beni commerciabili. Hanno risolto sostanzialemente i loro problemi economici. I paesi invece che si sono ritrovati tra le mani una moneta più forte, sono rimasti inevitabilmente svantaggiati nelle esportazioni perché la loro manifattura è risultata meno competitiva. Gli imprenditori di questi ultimi quindi, si sono visti costretti a concentrare i propri investimenti nei settori dei servizi, economia debole per definizione perché suscettibile a troppe variabili imprevedibili, pensiamo al settore del turismo letteralmente azzerato dalla epidemia. Unitamente ai servizi, i paesi con una moneta diventata troppo pesante per la propria economia, hanno visto concentrare gli investimenti nel settore immobiliare che non si esporta, quindi non è esposto alle turbolenze della globalizzazione ed è alimentato dalla integrazione finanziaria che ha reso i mutui accessibili alle masse. L’accesso indiscriminato ai mutui, ha però così inflazionato la domanda da non risultare più in grado di onorare gli impegni ed indotto quelle che abbiamo conosciute come “bolle immobiliari”, crisi tipiche delle economie squilibrate dove i consumi sono solleticati dal credito agevolato in direzione di una offerta altrimenti inevasa. Non da meno del credito indiscriminato, ha conbcorso agli squilibri economici la delocalizzazione industriale alla ricerca di più profittevoli condizioni produttive e che ha reso l’Italia ancor più dipendente dall’estero anche per i consumi essenziali che non riguardano esclusivamente l’approvviginamento di tecnologie avanzate, ma anche di semplici beni primari quali sono le mascherine ed i respiratori polmonari in attesa dei quali molti anziani c’hanno rimesso la pelle. Se ciascun paese europeo avesse mantenuto la propria moneta invece, la fluttuazione del cambio avrebbe enormemente accellerato l’uscita dalla crisi con una crescita sostenuta dalle esportazioni. Continua a leggere

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Franco Bechis, uscire dall’euro ci costa meno del MES

Quanti cercano di contrabbandare il MES a condizioni nulle, sostanzialmente perpetrano una truffa. Per accedere al MES a costo zero bisognerebbe modificare i Trattati istitutivi della Unione Europea conferma Alberto Bagnai, senatore e professore di economia. Segnatamente, aprire una linea di credito MES a condizioni di favore per l’Italia, comporterebbe l’avvio dell’iter di modifica dell’art. 136, terzo comma del Trattato istitutivo della UE e la modifica successiva del Regolamento 472/13. Quindi, l’idea che si cerca di far passare nella opinione pubblica di un prestito infruttifero di sostegno all’Italia da parte dell’Europa, è nei fatti una menzogna. Il MES altro non è che una polizza assicurativa sottoscritta dalla stessa Unione a garanzia di mutamenti eventuali dello scenario politico. Un nuovo Governo eletto, che mettesse in essere politiche non convenzionali difformi ai criteri della Commissione, si troverebbe immediatamente a dover fare i conti con l’esazione delle condizionalità implicite al MES e costretto ad assumere decisioni impopolari sul modello di quanto è accaduto a Cipro con prelievi forzosi dai Conti correnti. Uno scenario probabile che si prepara per l’Italia, superata la crisi sanitaria, è quello greco che abbiamo imparato a conoscere: austerità e tagli netti alle pensioni. Molto dipenderà da Germania e Francia come al solito, che nel 2011 già esercitarono un ruolo determinante sui provvedimenti del Governo Monti. Le banche tedesche e francesi infatti, detengono una quota notevole dei nostri BTP, se decidessero di liberarsene il nostro debito diverrebbe aggredibile ed il default, inevitabile con tutto quanto ne consegue. Il MES è un trucco, ispirato da Merkel, conferma l’orgoglioso alfiere greco Varufakis, Ministro di Tsipras, costretto alle dimissioni nel 2015 per aver osato smentire le ragioni tedesche all’affamamento della Grecia, nell’eurogruppo di cui ha registrato e diffuso i colloqui di quella che chiamano democrazia liberale rappresentativa, ma che nei metodi e nella pratica, sarebbe meglio e più appropriato definire una supremazia monetaria dispotica ed autoreferenziale.  Continua a leggere

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Francesco pronto ad incoronare Merkel regina d’Europa

Non si colgono fraintendimenti nelle parole di Papa Francesco per questa Pasqua coatta in casa: riducete il debito o condonatelo del tutto ai paesi poveri, perché possano disporre delle risorse necessarie a curare i propri cittadini. E’ stato un ennesimo messaggio politico questo ultimo urbi et orbi del compagneros Bergoglio? Si, come negarlo? E’ stato politico, ma diverso dal solito. Per una volta non ha chiesto misericordia alle vittime perché perdonassero i carnefici, ma si è rivolto direttamente ai potenti di turno, ai forti, ai carnefici che le vittime le fanno anche solamente col proprio sadico egoismo. Ha chiamato in causa l’Europa, questa Unione Europea governata dietro le quinte da Merkel che parla per bocca di un Rutte, primo ministro olandese, un biscazziere fiscale che si oppone strenuamente alla tenuta di una cassa comune che sostenga la ripresa e lo sviluppo del vecchio continente e metta in campo strumenti di politiche economiche che non riducano alla fame gli Stati gravati da decenni, di un debito oneroso esposto alla speculazione famelica della finanza apolide. Le parole del Papa, le parole pronunciate da Francesco nella solennità di San Pietro; quel Bergoglio così tanto celebrato nel mondo intero dai “leaders” illuminati, progressisti, paladini dei diritti e dei valori umani, dobbiamo riconoscerlo, hanno reso giustizia per una volta, soprattutto a quelle forze della conservazione che si sono battute negli ultimi anni contro le menzogne, le ipocrisie ed i chiari disegni egemonici delle plutocrazie nord europee che teorizzano e spacciano illusioni al solo fine di ricavarne profitti, privi di scrupoli. La Germania, con i suoi mostruosi 2.350 miliardi di avanzo pretende di dettare norme e regolamenti in Europa, senza spendere un euro in favore degli Stati in affanno od in ritardo di sviluppo. Quegli stessi Stati che tratta alla stregua di colonie da sfruttare con trasferimenti di ricchezza in interessi sul debito come ben spiega un insospettabile Dalema. La Germania che dagli Stati europei si è vista condonare il suo debito per ben due volte nel giro di cinquantanni, ultima in occasione della riunificazione; quella stessa Germania che nella sua storia non ha mai brillato per generosità o dato prova di tenere allo sviluppo ed alla emancipazione dei popoli che si è trovata ad amministrare; la Germania cristiano-democratica della Merkel che si è inventata l’euro per riprendersi il dominio in quello spazio vitale dove fallirono le panzer divisionnen, o risorge a nuova vita in questa Pasqua 2020 unitamente all’Europa ed alla nostra Patria prostrata dalla pandemia che ci ha aggrediti anche e non solamente per le scelte sciagurate imposte al vecchio continente dal mercantilismo tedesco, oppure difficilmente potrà tenere in piedi la sua creatura che tanto benessere le ha restituito. Bergoglio non ha girato intorno ai problemi, glielo ha ribadito nella Sua consueta, semplice formula ben poco teologica: non è il momento della indifferenza e dell’egoismo. Questo è il tempo di Cristo in Croce. Gli Stati che hanno devono venire cristianamente incontro agli Stati che sono in serie difficoltà. Francesco ha offerto alla Merkel l’occasione di incoronarla “regina d’Europa”. Ora spetta ad Continua a leggere

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mascherine e respiratori, sono tutti berlinesi quelli che mancano

Scendete in farmacia, chiedete di acquistare una mascherina. Vi sentirete rispondere che sono andate esaurite. Negli ospedali poi, c’è penuria anche di respiratori. Poveri noi, malcapitati, che dovessimo aver bisogno. Sono tutti berlinesi infatti i dinieghi che ci vengono dall’Europa. Continua a leggere

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