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La via del Cotone, il corridoio terrestre-marittimo alternativo alla via della Seta, voluto dall’asse occidentale-indiano per arginare Pechino, ha invece innescato la reazione di Cina, Russia e Iran e quella reazione oggi si abbatte proprio sulla Germania, che con il trasferimento di tecnologia industriale ha reso possibile l’ascesa cinese che ora l’Occidente non riesce più a contenere.

la caduta degli Dei

Una delle tesi ricorrenti e scomode che ritroviamo nei libri del professore Giulio Sapelli, è quella che smonta con un’analisi lucida la retorica europeista degli ultimi vent’anni secondo la quale quello tedesco sia un modello virtuoso, disciplinato, vocato alle esportazioni che fa della Germania la prima della classe in Europa mentre tutti gli altri, restano indietro. L’Italia in particolare, registrerebbe un deficit di produttività che non le consente di essere competitiva.

Trump ed i nuovi imperialismi

In quest’ultimo saggio de: il mondo nuovo, il professore Sapelli che tra queste pagine è di casa, espone compiutamente e con rara schiettezza, la sua analisi geoeconomica: l’apparato industriale cinese che invade i mercati internazionali, sostiene il prof. Sapelli, in realtà avrebbe trovata la sua origine nel trasferimento di tecnolgia e conoscenze tedesche. La Germania quindi avrebbe giocato sporco su due tavoli: in Europa imponendo regole e disciplina di bilancio; mentre ad est garantendosi l’approvvigionamento energetico di gas russo a basso costo, assicurava al suo sistema industriale le condizioni di competitivà sui mercati globali.

la burocrazia celeste

Se l’apparato industriale che ha reso possibile che oggi la Cina riversi nel mondo una sovrapproduzione gigantesca, distruggendo interi pezzi dell’industria europea, porta impresso il marchio tedesco, la responsabilità politica di aver trasformato l’Europa in un continente disarmato, economicamente e militarmente, porta la firma di quella che Sapelli, chiama burocrazia celeste: una casta di tecnocrati che si autoriproduce, priva di legittimazione costituzionale e senza costituzione, semplicemente non esiste diritto. Non è un caso, avverte Sapelli, se a interpretare oggi quella casta ci sia Ursula von der Leyen, figlia di uno dei primissimi alti funzionari della Commissione europea appena costituita: Ernst Albrecht, poi direttore generale della Concorrenza tra il 1967 e il 1970. Una genealogia che precede di oltre vent’anni la nascita stessa dell’Unione così come oggi la conosciamo, e che per Sapelli non è un dettaglio biografico curioso, ma la prova che quella casta è continuità di sangue e di potere, tramandata di gabinetto in gabinetto.

Resta, sul tavolo, la domanda che il libro lascia volutamente senza risposta: se l’Unione come architettura tecnocratica ha fallito nel proteggere tanto il patrimonio industriale quanto l’equilibrio geopolitico del continente, chi è rimasto a difenderlo? Le nazioni. Anche se Sapelli non nasconde i rischi di un’Europa frammentata proprio nel momento in cui dovrebbe misurarsi da pari a pari con i colossi che essa stessa, con le sue mani, ha armato.

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Di Magister

Magister, è la firma che anima una piccola comunità di pensiero. Siamo una redazione diffusa di formazione umanistica, cresciuta all'ombra della Napoli classica e civile. Ci proponiamo come un laboratorio critico indipendente: il nostro obiettivo è smontare, con il rigore del metodo e della parola, le retoriche del dibattito pubblico contemporaneo, le derive della neolingua digitale e i meccanismi della società del rendimento

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