le sante bombe di Dresda e quelle maledette di Gaza
Chi scrive è figlio di un bimbo che ha patito la fame sotto le bombe. A lungo. Dal 10 giugno del 1940 a tutto il 1945 quando arrivarono gli americani e si ricominciò a mangiare. E’ questo il racconto di cui siamo custodi. La guerra è crudele per gli eserciti che la combattono, è feroce coi civili inermi. Se potessero parlare le donne, i bambini ed i vecchi che morirono sotto le bombe alleate che rasero al suolo la città di Dresda, siamo certi che muoveremmo a pietà come per Gaza? Furono sante bombe quelle che misero fine alla II guerra mondiale? E quelle che distrussero le nostre città d’arte sotto le pressioni esercitate sugli americani dal CLN per terrorizzare la popolazione e minare il consenso al regime? Le bombe cadute su Napoli, Firenze, Milano, rispettavano forse i diritti umani? Le ammiriamo ancora bellissime nel loro splendore. Peccato che non una delle antiche pietre sia rimasta in piedi. Furono tutte ricostruite sulle vecchie planimetrie.
resa, viltà, oblio, il pacifismo del terzo millennio
Oggi, però il vento è cambiato. I diritti sono diventati più esigenti e sensibili alle istanze del cattivo. A parità di nemico inesorabile e crudele, non basta più essere nel giusto per giustificare una guerra. Oggi, il vento pacifista che gonfia le vele della flotilla così come quello che spinge per la resa dell’Ucraina pretende la resa incondizionata dalle vittime. Pretende dai buoni non il sacrificio dei giusti, ma la viltà, l’oblio dell’offesa purché sia pace. Non importa che sia giusta. Tacciano le armi anche se il nemico non è sconfitto e reso innocuo. La crisi dell’occidente è forse tutta riassunta nel nuovo modello degenerato di pace che sembra accamparsi tanto nelle élite intellettuali, quanto nelle masse che un tempo avremmo detto lavoratrici e che oggi qualificheremmo borghesi. Vigliacche. Vili ed arrendevoli.
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