l’imborghesimento dei costumi, tra le cause del declino di una grande civiltà
Non furono i barbari ad essere irresistibili, ma la troppa ricchezza che giungeva a Roma dalle terre conquistate a determinare il progressivo cedimento dello spirito romano originario al nemico interno: gli agi in eccesso e la corruzione dei costumi fino a minare le fondamenta di quella civiltà che fu la più grande e potente della antichità.
E’ la tesi di fondo di “Luxuria”, il saggio di Francesca Romana Berno, docente di Lingua e Letteratura latina alla Sapienza di Roma. La fine di una civiltà non giunge mai di punto in bianco. Inizia sempre con un lento cedimento interiore, con il venir meno della forza morale che la regge, la sostiene e la motiva più ancora degli eserciti e dei confini. È questa la tesi potente e scomoda questa che Francesca Romano Berno argomenta nel suo libro Luxuria (Salerno Editrice). Un saggio colto e provocatorio che si interroga sulle vere cause della caduta dell’Impero Romano d’Occidente
Non furono le invasioni, ma il logoramento interno a far cadere Roma
Lontana dalle interpretazioni scolastiche che imputano la fine di Roma esclusivamente alle invasioni barbariche, Berno capovolge il punto di vista: i Romani non furono travolti da una forza esterna soverchiante, ma da un lento e irreversibile logoramento interno. A disarmarli non furono le spade gotiche, ma il venir meno di quella tensione morale, di quel senso del dovere e di quella disciplina civile che avevano fatto di Roma la padrona del mondo. La luxuria, il culto del piacere, del lusso, del benessere fine a se stesso, fu il veleno sottile che la corrose dentro.
la caduta di Roma e l’Italia contemporanea, un’inquietante analogia
A ben riflettere, a prendere in esame l’Italia contemporanea un’inquietante analogia affiora alla mente. Siamo una società opulenta, imborghesita nei suoi fattori costitutivi che si compiace di un benessere stagnante mentre assiste con indifferenza, alla propria lenta desertificazione demografica. Un declino inesorabile, quindi, che non investe tanto i fattori economici, quanto la stanchezza di una popolazione che denuncia nei nuovi valori elevati a civiltà della contemporaneità, un’evidente crisi esistenziale
Così come la luxuria romana non fu solamente una degenerazione privata, ma un sintomo politico e spirituale: la dissoluzione degli ideali repubblicani, l’erosione del senso civico, la rinuncia alla partecipazione pubblica. Oggi potremmo dire che l’equivalente moderno di quella luxuria è la nostra crescente adesione allo stile di vita confortevole; al rifiuto della fatica, del sacrificio, del dolore; con all’ordine del giorno il dibattito bioetico che assume centrale le turbe ed i desideri come diritti inviolabili dell’uomo
Semplicemente spariremo per eccesso di tolleranza e benevolenza
L’Italia, imborghesita e sazia, non si accorge che sta rinunciando al proprio domani. Ha svuotato di significato parole come “sacrificio”, “disciplina”, “onore”. Lascia che a dettare legge sia il desiderio. Confonde la libertà con il disimpegno. E così, come i Romani che abbandonavano le campagne lasciandole incolte, oggi gli italiani abbandonano le culle, le scuole, i mestieri, rinunciando alla generazione in ogni senso.
Non ci sarà un’orda barbarica a invadere il nostro mondo. Non saremo invasi dai russi, non ce n’è bisogno. L’Italia semplicemente potrebbe svanire per assenza di figli, per mancanza di tensione morale, per eccesso di tolleranza e benevolenza.
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