Le leggi costringono i poveri a mantenere i ricchi

La corruzione ci costa 60 miliardi l’anno e l’evasione fiscale 150. Le cifre dunque ci dicono che sono i poveri a mantere i ricchi perché la politica non ha alcuna volontà di combatterle seriamente fino a farle regredire a livelli fisiologici. Anzi, il sistema partitocratico si è ricomposto ed ha riannodato i fili delle sue trame tagliando la prescrizione a garanzia d’impunità ed annullando sostanzialmente il falso in bilancio così da poter aprire un canale sul quale dirottare risorse destinate ad alimentare i flussi corruttivi. La crisi economica che viviamo quindi non è stata un terreno fertile per far emergere la corruzione come lo fu quella del 1992 perché pur contraendosi la spesa pubblica, grazie alla rete preventiva di norme che la politica ha posto a muro di difesa delle sue prerogative, la Giustizia si trova pressoché impossibilitata a perseguire i fenomeni di criminalità economica. Bisognerebbe che tutti traessimo le conseguenze logiche da questi insegnamenti mentre, con ogni probabilità, ci lasceremo ancora una volta infinocchiare da riforme formali e risanamenti solo apparenti. Nel frattempo, ascoltiamo un pò che cosa ha da dirci Piercamillo D’Avigo PM di mani pulite oggi Giudice di Cassazione:

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