Gli inglesi scommettono sulla UE, l’euro conviene solo alla Germania

Brexit, 80x100 Margaret Thatcher House, Western Road, RomfordGli inglesi stanno scommettendo sul remain. Meglio dei sondaggi, in Gran Bretagna sono le puntate degli scommettitori a dare il polso sincero dell’umore britannico e nelle ultime settimane il 90% delle puntate registrate dall’agenzia di scommesse landbrokes, è stato per la permanenza nella Unione Europea. Si faccia attenzione a non confondere la UE con l’euro. Il Regno Unito è già fuori dall’euro anzi, non è mai entrato nella moneta unica. Il 23 giugno prossimo, vota per confermare la permanenza o l’eventuale uscita dalla sola Unione Europea. Nonostante il vento favorevole però i tedeschi sono molto preoccupati, temono un processo progressivo di emulazione che aumenti il potere di ricatto di alcuni Stati dell’Unione sul modello ungherese. La Germania è quella che più ha da perdere dalla disgregazione della casa europea. Ragionevole quindi pensare che molto più dell’isis sia stata la paura di un crollo a catena, il propellente giusto per innescare l’accensione della macchinosa struttura decisionale europea. Tedeschi e francesi si sono mossi a preparare un piano B adeguato a far fronte all’eventualità di una uscita inglese. Il piano prevede una maggiore e più coordinata integrazione dei paesi che vorranno restare nella Unione. La cooperazione rafforzata prevedibilmente riguarderà il settore difesa non quello economico dove a dettare legge sono sempre le stesse teste dure di Berlino ostinatamente contrarie ad ogni ipotesi di assicurazione finanziaria comune. Il campo della difesa appare invece il solo sgombro di ostacoli maturo per una ripartenza anche perché Francia e Regno Unito hanno stretto Trattati di difesa nucleare che una possibile Brexit renderebbero inevitabilmente rivedibili. La Brexit, è un’illusione. Sic et simpliciter Lucrezia Reichlin pensa che sia inevitabile la perdita di quote di sovranità in una economia globalizzata. La riconquista della sovranità non compenserebbe gli svantaggi della rinegoziazione degli accordi commerciali internazionali, mentre i vincoli imposti dalla UE risultano al confronto minimali anche su importanti materie come il lavoro, la tassazione ecc. ecc. E l’Italia? Quale destino è quello migliore per il nostro paese: uscire dalla UE o rimanere nella UE ed uscire dall’euro? A parere dell’economista Luigi Zingales nel suo ultimo libro questa Europa governata dal binomio franco-tedesco è sempre più tedesca e sempre meno franca. I problemi dell’Europa nascono infatti dalla moneta unica coniata prima di costruire le Istituzioni deputate a sostenerla. Si è voluto buttare il cuore oltre l’ostacolo pensando che il corpo seguisse. Così però non è stato. Trovare soluzioni significa accettare delle implicazioni chiare a tutti gli economisti, diversamente bisogna procedere verso un divorzio consensuale perché la situazione attuale si protrae da lungo tempo e non è sostenibile ancora per molto. Tutti gli economisti concordano che per avere una unione monetaria funzionante sono necessari meccanismi di redistribuzione fiscale. L’eurozona non ha questi meccanismi, in particolare i tedeschi sono contrari ad avere qualsiasi meccanismo comune di redistribuzione. Allora ai tedeschi va posto il problema politico: se siete contrari alla redistribuzione, siete contrari alla moneta unica discutiamo le modalità di divorzio. Se invece siete favorevoli, esaminiamo quale meccanismo di redistribuzione fiscale fa al caso europeo. Il più semplice sarebbe l’assicurazione contro la disoccupazione pagata con fondi dell’Unione. Un’uscita unilaterale dall’euro invece secondo il prof. Zingales è estremamente pericolosa, richiede tempo e molte manovre di aggiustamento successive che provocherebbero la fuga dei capitali privati favorendo quei soggetti in grado di esportarli all’estero, fuga che penalizzerebbe fortemente la maggioranza delle persone comuni. Sarebbe un disastro sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista dell’equità. Più fattibile appare invece, un divorzio consensuale dove ad uscire sia la Germania perché i costi dell’uscita di una “moneta forte” sono molto più bassi di quelli che dovrebbe sostenere una “moneta debole”. Il problema è che la Germania non ha in questo momento alcuna intenzione di divorziare dall’Europa, vive nel migliore dei mondi possibili: non paga nulla per la sopravvivenza dell’UE anzi,prosegue Zingales che potete ascoltare nel video che vi proponiamo di seguito,  abbiamo una forma di redistribuzione al contrario in ragione della quale la Germania può praticare tassi negativi cioè, essere pagata per ricoverare moneta da tutta l’area euro. Vale a dire che la Germania non ha nessun costo e solo benefici, di contro a perdere è l’Italia con costi di bilancio elevati e nessun beneficio in termini sociali. La Germania prosegue Zingales, potendo contare su di un euro più svalutato di quello che sarebbe un “euro tedesco”, ne ricava un surplus di esportazioni ed un avanzo notevole di bilancio. Comprensibilmente, non ha alcun interesse a che le cose cambino in Europa. Bisogna quindi esercitare una pressione politica forte per indurla a compiere una scelta: uscire e farsi il suo “euro uberalles”, restare ed accettare una redistribuzione fiscale compensativa dei maggiori oneri sopportati dalle economie più deboli dell’eurozona:

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