Vita o morte, un diritto delle donne per la Cgil

aborto1In un continente l’Europa, destinato all’invecchiamento della popolazione come ci dicono i demografi, con squilibri economici tali da dover importare manodopera ed unità di assistenza materiale dall’Asia e dall’Africa, esposto al rischio concreto di sparizione delle sue peculiarità antropologiche e culturali nei prossimi cinquant’anni, un sedicente Comitato europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa accoglie il ricorso della Cgil e di altre associazioni pro death censurando l’Italia per violazione del diritto delle donne a decidere della vita e della morte. Di che cosa stiamo parlando è possibile farsi un idea qui. Un orrore di cui pochi hanno realmente coscienza, maschi o femmine che siano. Basti pensare che solo nel Lazio, ogni medico mediamente spegne a 4 bimbi a settimana. la possibilità di venire alla luce. Non bastano evidentemente né a questa Europa, né alla Cgil, il più grande sindacato di un paese che fu cattolico e che non a caso oggi opera in gran parte con le ritenute sulle pensioni della maggioranza dei suoi iscritti. Che cosa rimprovera la mortifera Europa che raccoglie il grido di dolore del maggior sindacato pensionati d’Italia? Si rimprovera al Ministero della Salute di NON trasferire i medici obiettori di coscienza delle regioni meridionali la cui concentrazione rallenta il lavoro dei “mattatoi pubblici” e costringe le ragazze della borghesia bene a volare all’estero per liberarsi in fretta del “frutto della colpa”. Un paradosso, il sindacato più conservatore del mondo che chiede la mobilità forzata per i soli lavoratori della sanità, perché si rifiutano in coscienza di ammazzare.

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