Vescovi, Cardinali, Servizi e boiardi di Stato, la lista di Cecco-Conte è già stilata

Si prega tanto e si briga alacremente in Vaticano perché Cecco Conte possa avere pronta la sua lista già in primavera. Forte dei sondaggi commissionati dal fido Casalino che danno in costante ascesa il suo gradimento; del supporto quirinalizio; delle relazioni ossequiose in Europa, Cecco Conte pensa di emanciparsi dal M5S e candidarsi alle prossime politiche con una propria lista elettorale. Operazione già  tentata e fallita a metà dal predecessore Mario Monti, che però riuscì ad impedire la vittoria del centro destra nel 2013 raggranellando un 10% abbondante da quell’area di centro che prendeva a riferimento Forza Italia. A differenza del senatore a vita che rischiava in proprio e parlava alla borghersia benestante ed al ceto medio, alla lista-Conte stanno lavorando tra le mura leonine e contano di uscirne fuori passando dai corridoi umanitari di Sant’Egidio; la lista conte avrà poi il sostegno della collaudata rete dei servizi e sarà promossa tra le maestranze da alcuni dei più influenti boiardi di Stato. Col M5S nessun rancore anzi, Grillo pare che sia ben contento di sbarazzarsi del mite Conte al quale imputa di aver fatto perdere al Movimento la spinta rivoluzionaria con il suo stile interlocutorio e possibilista ad oltranza. Sembra che il comico abbia in animo il rilancio del M5S recuperando i vecchi temi barricaderi che sarebbero affidati al nuovo tandem del Golfo: Fico/De Magistris. Salvini che indubbiamente ha fiuto, ha da tempo compreso che il Governo regge nell’opinione pubblica proprio per l’azione sotterranea di Conte. Il ceto medio si sente rassicurato non dal conflitto permanente con le Istituzioni internazionali, quanto piuttosto dalla ritrovata stabilità finanziaria, dagli accordi con la Commissione europea e più in generale da quel clima di moderatismo arrendevole portato avanti dai ministri mattarelliani Trenta, Moavero, Tria, tutti di provata fede europeista. A ben vedere, il Governo Conte ha risolto le sue clausole contrattuali con il voto alla von der Leyen a capo della Commissione UE che inevitabilemnte ha indotto una metaforsi nell’esecutivo difficilmente reversibile. Salvini resta isolato in Europa dai suoi stessi alleati ungheresi e polacchi che hanno votato la leader popolare tedesca, finché  non staccherà la spina come chiedono gli stessi leghisti, i protagonisti della scena loro malgrado resteranno Conte, Moavero e Tria per gli importanti risultati ottenuti. Continuare a cavalcare la sola onda lunga migratoria, potrebbe non bastare per arrivare vittoriosi al traguardo. Quindi, anche se fa il pieno nei sondaggi, Salvini allo stato delle cose è in una posizione di debolezza politica di cui è pianamente consapevole. Mercoledì e giovedì prossimi, Salvini vivrà i suoi due giorni del condor: dibattito in aula sulla Russia e Consiglio dei Ministri con le autonoie differenziate di Veneto e Lombardia. Se dovesse decidere di restare al Governo e darla per vinta a Conte,
nelle urne che verranno potrà giocarsi la carta della delusione von der Leyen, per avere la meglio sui grillini, che pagheranno sicuramente cara la svolta europeista quando questa sarà messa alla prova del deficit.

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