uno nuovo spettro si aggira per l’Europa, l’identità infelice

All’Unione Europea contesto di non considerarsi portatrice di civiltà bensì di proporsi quale costruzione in divenire di norme e regole totalitarie che ci obbligano al conformismo del presente, rinunciando ad affermare il primato civilizzatore sui nuovi arrivati che hanno rotto la nostra armonia sociale. Il fenomeno, che pure fa registrare una frattura molto grave nella società francese, investe l’intera Europa al punto che anche la civilissima ed avanzata Svezia coglie segnali fallimentari preoccupanti generati dall’ideologismo multiculturale. Malmoe ad esempio, non è più una città sicura. Così Alain Finkielkraut, uno dei più influenti intellettuali francesi di orientamento conservatore che prosegue: non si tratta di ragioni economiche, in molti quartieri la gente costretta dalle circostanze, si è scissa. Si è separata spontaneamente in distinte cellule socio-culturali. Se la UE non si adopererà per rallentare i flussi migratori, presto non sarà più possibile alcuna integrazione dei nuovi arrivati, ma saranno gli autoctoni a lasciarsi assimilare dagli immigrati. Lo testimoniano il numero di conversioni all’islam, di gran luga superiori a quelle Cristiane. Bisogna che le classi dirigenti e politiche, imparino a rispettare i bisogni, le libertà e la saggezza dei popoli europei quando rigettano i modelli sociali astratti forzatamente imposti dal globalismo scriteriato. L’Europa patisce una sorta di mutazione antropologica indotta, per la quale avverte come infelice la propria identità che svilisce e relativizza per bocca dei nuovi apostoli dell’egualitarismo: scrittori, artisti, presentatori, giornalisti, diventati i nuovi padroni del pensiero moderno. Identità che vorrebbero farci vivere come colpa prospettando alle masse una società artificiale polimorfa, dal cui orizzonte sono rimossi ogni distinguo e valutazione di merito. Culture e subculture secondo gli architetti del pensiero dominante il presente, pari sono, non vanno apprezzate, tanto meno che vissute, ma assunte al consumo quotidiano. Prese in offerta come fossero stipate sugli scaffali di un grande magazzino. Prodotti preconfezionati, pronti all’assaggio. Un ibrido di gusto emozionale che prostituisce il pensiero contrabbandando la convivenza delle differenze per la destrutturazione e decomposizione delle civiltà. Da qui anche la crisi più generale dell’occidente.

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