Tria, discutiamo di Savona, ma sono le riforme ispirate dai tedeschi a minacciare la UE

Siamo qui a discutere sui problemi sollevati in un saggio scritto da Paolo Savona, evitiamo però di discutere dei pericoli portati alla Unione Europea dalle proposte di riforma dell’eurozona messe in agenda dagli economisti tedeschi. A parlare chiaro in viva voce è il neo Ministro, prof. Giovanni Tria che ha rimpiazzato all’Economia l’euroscettico Savona dopo il veto suggerito a Mattarella dalle pressioni internazionali sulla formazione del primo Governo eletto dagli italiani dopo sette anni ininterrotti di Governi eurocentrici, etero diretti sull’asse Berlino-Bruxelles. Il rischio che l’Europa si dissolva non viene dalle tesi del prof. Savona, ma dagli errori di calcolo strutturale nell’architettura europea e soprattutto dai meccanismi di funzionamento dell’eurozona, argomenta Tria che probabilmente nei prossimi mesi in veste di Ministro diventerà più prudente nelle sue analisi. In questo estratto dalla rubrica radiofonica “spazio transnazionale” di Radio Radicale del 28 maggio u.s. che vi proponiamo, lo potete ascoltare invece, senza peli sulla lingua. Non saranno le frustate di Savona, ma le sue parole sono in ogni caso delle bacchettate all’avida dottrina di bilancio tedesca. L’Europa è giunta ad una situazione di stallo osserva il prof. Tria, tra coloro che vorrebbero una maggiore condivisione del rischio con l’obiettivo di raggiungere l’unità politica, base necessaria per reggere una moneta unica, e quanti sostengono che il problema è di rimettere ordine nel bilancio dei singoli paesi perché diversamente, ogni altro intervento verrebbe ad interferire con la disciplina di mercato. Savona, ribadisce Tria che oggi è Ministro della Economia, è convinto che l’euro può funzionare solamente in una sostanziale struttura di Unione politica altrimenti, ciascun paese si pone in competizione con tutti gli altri. Addirittura, sottolinea Tria, abbiamo assistito ad un paese europeo che senza consultare gli altri componenti dell’Unione, ha lanciato i suoi caccia bombardieri sul nord Africa dichiarandoci guerra per interposta persona. I danni che ci ha procurati sono sotto gli occhi di tutti e sono di gran lunga maggiori dello sforamento del deficit. Piuttosto che mettere in discussione queste problematiche di funzionamento del sistema, l’Italia negli ultimi anni ha approcciato le trattative ai tavoli europei nell’ottica semplicistica della comprensione per le sue deficienze perché le venisse accordata maggiore flessibilità di spesa, per giunta a debito. Dunque, questioni sostanziali di principio si possono intuire dalle parole del prof. Tria che pone il problema imminente del Fiscal Compact, cioé il Trattato intergovernativo di applicazione delle regole di bilancio che i tedeschi vorrebbero acquisire all’ordinamento della Unione Europea. In altre parole, i tedeschi vogliono creare un vincolo fiscale nell’ordinamento europeo senza riconoscere all’Europa una sovranità politica. L’imposizione fiscale, sottolinea invece il prof. Tria, è propria della sovranità. Le tesi di Savona infatti che tanto hanno allarmato l’asse Berlino-Francoforte-Bruxelles, colgono nel segno il problema: la sovranità nazionale si può cedere esclusivamente ad una sovranità sovranazionale, non certamente ad un algoritmo di regole automatiche che ci porta a sbattere. Tria riconosce che l’Italia ha un macigno grande che è quello del debito che però tutte le stime degli economisti internazionali valutano sostenibile anche perché fin qui è stato sempre onorato. Il debito italiano diverrebbe insostenibile solamente se qualcuno incrinasse la fiducia dei mercati alludendo ad un eventuale default. Tria solleva dubbi sull’analisi dei tedeschi circa la neutralità delle regole del Fiscal Compact. Queste ultime infatti provocano effetti differenti sulle economie dei paesi più indebitati rispetto a quelli che hanno un debito inferiore. Su questo punto l’Italia deve battere in Europa piuttosto che sulla flessibilità. Da venticinque anni rileva Tria, l’Italia ha un avanzo primario quindi non è un paese spendaccione, ma la competizione con i “partners” europei e segnatamente con la Germania non avviene su di un piano paritario perché la spesa per interessi è enorme a nostro sfavore. Ciò a dimostrazione che non è possibile prevedere regole uguali per tutti, l’impegno del rientro dal debito, deve necessariamente riconoscere un periodo di transizione nel quale prevedere un vincolo rigoroso sulla spesa corrente in cambio di massicci investimenti europei in contropartita sulla crescita economica. In ultimo Tria rammenta a tutti che in Europa alcun paese rispetta le regole, in primis la Germania che da cinque anni registra un surplus di bilancio ben oltre il consentito che soffoca la crescita degli altri paesi…

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