sfida tra le menzogne europeiste e le poche idee sovraniste

Non si comprende bene da che cosa nasce questo afflato europeistico che si alza puntuale ad ogni convegno, in TV e sui giornali del nostro paese come se l’euro e l’Europa ci avessero portati nell’età dell’oro piuttosto che averci fatto piombare nella decrescita aggravando enormemente le condizioni di vita e la capacità di spesa delle famiglie italiane. In realtà gli euroinomani ci confezionano un sacco di menzogne e provano a darci da bere la pretesa che il progresso ed il benessere garantito possa venire solo ed esclusivamente dalle camere oscure di Bruxelles e dalle sacrestie di Francoforte abilmente possedute dai diavoli della finanza apolide ispirati dalle tavole divine di Mastricht; del Fiscal compact e del six pact. Per esempio, soprattutto ai più giovani, fanno credere che la UE sia nata per liberare l’Europa dal nazionalismo in realtà, le nazioni del vecchio continente sono state trattenute a forza sin dal dopoguerra dai due blocchi contrapposti USA/URSS e l’avvio del processo di integrazione è stato reso possibile solamente a seguito della caduta del sistema sovietico e la messa in libertà dei paesi del blocco di Varsavia. Un’altra menzogna veicolata per ingannare le giovani generazioni è quella che vorrebbe l’Unione Europea ispirata dalle forze progressiste, laiche e di sinistra del continente mentre è vero esattamente il contrario e cioé, che l’unità europea è stata con determinazione perseguita dai gollisti francesi; dalle destre nazionali, la sinistra si allineava al terzomondismo e l’area liberale si legava indossolubilmente alla sponda atlantica. Altra panzana è quella secondo la quale la modernità del progetto europeo è stata tutto merito delle forze socialiste, liberaldemocratiche e progressiste capaci di imprimere una svolta radicale e laica alla costruzione europea. In realtà, se l’Europa condivide valori e conserva tratti di affinità elettive lo deve esclusivamente alle comuni radici greco-latine ed all’elemento inclusivo e riunificatore della cristianità romana. Veniamo al tema della pace. L’avrebbe garantita Bruxelles per settantaquattro anni nel vecchio continente. In realtà, le nazioni europee non hanno mai pensato di farsi la guerra nell’ultimo settantennio anche quando sono state guidate a lungo da tipetti niente male alla Salasar, alla Franco, alla De Gaulle. Dopo la seconda guerra mondiale, le nazioni europee hanno sostanzialmente perso sovranità militare in favore delle grandi potenze militari globali di allora: USA ed Urss. Non è stata di certo la nascita della UE la causa che ha messo fine al confronto armato. Altra spudorata menzogna che viene spacciata per accampare una presunta superiorità morale delle forze demofinanziarie che reggono le sorti della UE, è quella per la quale l’eventuale presa del controllo sovranista sulle istituzioni continentali finirebbe per paralizzare fino alla implosione totale la costruzione europea, inevitabili a loro dire, sarebbero le lotte intestine tra fazioni dagli interessi dichiaratamente egoistici mentre tutti i cittadini europei hanno avuto modo di saggiare col proprio vissuto, che l’Unione a sovranità bipolare franco-tedesca non ha dato alcuno scampo agli altri paesi associati ed ha mantenuto sotto il suo giogo fino all’asfissia, i paesi come l’Italia, la Grecia che invece avrebbero avuto bisogno di sostegno franterno ed incondizionato. Infine, la corrente europeista neoguelfa ha issato Bergoglio a bandiera tollerante dell’utopia possibile dei ponti che uniscono civiltà distanti quando invece noi costatiamo con gli occhi e tocchiamo con mano, che il compagneros sudamericano venuto a sedersi sulla sponda del Tevere non conosce e non apprezza l’Europa. Che vede ed intende l’Europa esclusivamente come un utile corridio umanitario di accoglienza planetaria. Per quale Europa quindi stiamo andando a votare in queste ore? Per l’Europa che vincola sé stessa ai più alti principi astratti e non capisce nulla di quello che si muove nel nuovo mondo occupata com’è a schiacciare i suoi competitori interni infatti, non si accorge di essere rimasta indietro sulle sofisticate teconologie destinate a rivoluzionare tutto; l’Europa che resta ferma sulla ricerca dell’auto elettrica il cui sviluppo mette a rischio il mercato della componentistica italiana e tedesca; l’Europa che lascia costruire alla Germania un gasdotto diretto con la Russia tagliando fuori economicamente i paesi dell’Europa centrale che pure avrebbero tanto bisogno dei proventi dell’indotto energetico russo; l’Europa che non media gli interessi in Libia tra Francia ed Italia lasciando campo libero ai guerrafondai arabi; l’Europa che ha costretto Grecia e Portogallo a cedere a Pechino la ricchezza dei loro settori commerciali strategici. Stiamo andando a votare alla cieca felici di perpetuare questa Europa miope, egoista, aperta al flottante apolide incondizionato ed alla forza lavoro planetaria senza regole ed a basso costo. Votiamo per una Europa che si svende e da conquistatrice si fa terra di conquista; terra di nessuno, stanca, libera ed abbandonata alla deriva di un destino segnato che si vuole confuso dall’implacabile arrembaggio di barbari conquistatori ai quali per ignavia si rinuncia ad opporre resistenza. Stiamo andando a votare una Europa che si occuperà di mantenere in piedi la sua artificiosa architettura piuttosto che spendersi per la tenuta e la coesione dei suoi popoli. Tra poco le urne si apriranno e tutto lascia sospettare che a venirne fuori sarà ancora l’Europa della Merkel perché ad oner del vero, anche le forze antagoniste della finanza globalista non offrono idee nuove capaci di coniugare gli interessi delle popolazioni locali con la costruzione di una Europa dei popoli in grado di superare gli egoismi particulari per diventare un abile ed agile strumento di azione geopolitica e geoeconomica.

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