Sei una merda, faida del consenso democratico al sud

Carfagna-Mstella-DeGirolamosei una merda anzi, ho dimenticato: sei un uomo di merda, suona così la correzione del testo puntualizzata dal ministro De Girolamo con due successivi messaggi SMS inviati al rivale sannita attuale eurodeputato Forza Italiota Clemente Mastella, già ministro della Giustizia del Governo Prodi, democristiano di lunga militanza. La qualifica di merda secondo il ministro De Girolamo, il buon Clemente l’avrebbe meritata per essersi lamentato di una presunta disparità di trattamento ricevuta dal circolo mediatico giudiziario che lo costrinse alle dimissioni dopo la misura del domicilio coatto di cui fu oggetto la moglie. Quisquilie secondo Mastella al confronto con le parole pronunciate dal volto nuovo delle pari opportunità sannite così come vengono fuori dall’ intercettazione cautelativa di un sodale politico che evidentemente più tanto fido non avvertiva la necessità di essere. In sostanza il mastellone beneventano lamenta un calvario patito per molto meno dall’intera famiglia Mastella, mentre alla giovane e promettente donzella con agli atti enormità profferite nel corso di una riunione della nuova cupola di potere democratico che l’aveva scalzato, niente. Ogni sofferenza giudiziaria l’è stata risparmiata. La reazione da donna ferita nell’onore del giovane ministro che dovrebbe rappresentare il volto del rinnovamento per il NCD, sulla quale si è detta perplessa anche l’altro straordinario attrattore di consensi elettorali della Campania Mara Carfagna, non ci lascia interdetti tanto per il lessico da cafone autentico che il ministro pare solito adottare nelle sue dispute private, quanto perché apre uno squarcio sulla qualità del nostro sistema democratico nonostante i cambiamenti annunciati. Il sud si conferma come il bacino ideale cui la politica attinge perché tutto si tenga. Una sorta di riserva democratica nella forma, compromessa nella sostanza di maggioranze artificiosamente determinate dall’osmosi tra bisogni e monopolio pervasivo della politica nella gestione che di fatto irretisce lo sviluppo libero dell’economia. Poco meno di venti anni sono occorsi alla Germania per innescare, favorire lo sviluppo della ex DDR dopo l’unificazione che oggi si può dire completata. Siamo qui invece, trascorsi 152 anni dall’Unità d’Italia a dover registrare ancora come il sistema sia incapace di emanciparsi e si regga sul consenso dopato dai bisogni e dalla mancanza di lavoro. Proviamo ad immaginare un sud dove la politica si limitasse a dettare le regole ed a creare le condizioni favorevoli al prosperare dell’economia; accadrebbe che l’espressione del voto sarebbe libera di fluttuare in ragione degli obiettivi comuni invece che essere condizionata dalle aspettative di assistenza. Piuttosto che elemosinare favori e ritagliarsi rendite parassitarie, il corpo elettorale sarebbe messo nella condizione ideale per decidere le strategie di sviluppo da intraprendere. Questo episodio dimostra, leggendo le trascrizioni dei dialoghi, tutti i guasti del sistema che resta fisso alle pratiche lottizzatorie del passato, distante dagli interessi collettivi. Un segnale di preoccupante gravità che ci dice come il rinnovamento più che alla condizione anagrafica, sia da porre in relazione alla portata culturale ed alle pratiche concrete del costume che la gente fatica a superare soprattutto nel meridione. Le registrazioni non autorizzate, ma legittime a nostro avviso, perché poste in essere da uno degli attori coinvolti in prima persona che intuiva per il suo ruolo le ragioni del contendere in quel “consesso deprimente” scrive il GIP, quasi a prefigurare una strategia cautelativa di difesa, ci permettono di cogliere tutti i limiti che restano immutati ed incorreggibili del ceto politico con peculiarità meridionali specifiche. Nella terra che fu dei Gava, dei De Mita, dei Russo, degli Alfredo Vito, dei Pomicino solo per citare alcuni dei maggiori campioni della cosiddetta corrente del golfo che spadroneggiava negli anni ’80 e dilapidava risorse destinate allo sviluppo del mezzoggiorno, la fanciulla se avesse abbandonato l’antica tradizione partitocratica NON sarebbe stata eletta. Il sud sottosviluppato, vessato dalla criminalità e costretto nel bisogno è paradossalmente una garanzia democratica per la tenuta complessiva del sistema al punto che quando emerge in un territorio un leader, per comprendere i motivi del successo elettorale più che al programma ed alle idee, basta riferirsi alla sua capacità di armonizzare i favori con gli affari, che in politica sono direttamente proporzionali al consenso democraticamente espresso.

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