se Giorgetti ha sbagliato i conti, il capitano finisce fuori gioco come il ganassa

Stavolta potrebbe aver sbagliato i conti Giorgetti, il sottosegretario ombra di Matteo Salvini, quello che traccia la rotta. Non è detto infatti che dopo la sfiducia a Conte in Parlamento, si vada dritti alle urne come programmato dallo stratega leghista. Le notarelle a margine del Decreto sicurezza-bis ultimo atto del Governo verdeoro infatti, sono un segnale preciso che nella Lega nessuno ha colto presi dalla euforia dei sondaggi e dalle sbornie in spiaggia. A Mattarella più di ogni altra preoccupazione, più dello stesso esercizio provvisorio di bilancio, sta a cuore la prosecuzione della Repubblica dai poteri sbiaditi e smentibili. Ad un custode geloso della ortodossia Costituzionale di stampo resistenziale, non sfugge che sciogliere le Camere e mandare gli italiani alle urne in ottobre, significherebbe dare la possibilità a Salvini di eleggere il suo successore in un Parlamento dove con ogni probabilità, avrebbe una maggioranza monocolore verde alla quale nella più democratica delle ipotesi si aggiungerebbe il rosso ed il bianco di Fratelli d’Italia con una Meloni alla difesa a giocare la battaglia navale delle Ong. Una roba che scatenerebbe il fuoco delle batterie mediatiche progressiste la cui eco non tarderebbe ad arrivare a Bruxelles ed al pallazzo di vetro di New York. L’Europa ed i suoi incursori della finanza apolide non possono consentire che l’Italia si doti di un Governo indipendente che risponda unicamente agli interessi della sua gente. La storia recente ed anche quella remota della nostra Repubblica si è caratterizzata per una correttezza formale ed un’azione temperata; sostanzialmente modulata ed attenta a non confliggere coi poteri sovranazionali che le tengono le briglia, almeno fin qui. Quindi non è da escludere che Salvini si sia suo malgrado, fatto buggerare da questo esercito arcobaleno della salvezza e che a breve un Del Rio od un Orfini qualsiasi possano avvicendare capitan fracassa al Viminale per la gioia di Carola e dei non pochi carolini di casa nostra. Giovani e disperati, non va dimenticato che i deputati ed i senatori pentastellati sono maggioranza relativa nell’attuale Parlamento ed hanno un programma sociale che dovrebbe far sangue al PD meno Renzi. Prova ne sia che i Casaleggio’s boys non hanno perso tempo e già nella giornata di ieri si sono dati una bandiera da sventolare: il taglio dei parlamentari, ultimo atto da compiere affidato a Fico nelle nuove vesti di Presidente del Consiglio, coi voti del PD zingarettiano. Se l’obiettivo dovesse andare fallito, si trasformerebbe comunque in una alabarda spaziale da far roteare contro tutto e tutti del sistema concedendosi una nuova verginità per affrontare immacolati le elezioni. Matteo come Matteo. Non è poi così irrealistica l’ipotesi che il capitano invincibile possa finire fuori gioco come un leader qualunque della sinistra. Buttare giù un Governo che godeva comunque del favore popolare per chiamare ancora una volta a votare gli italiani a breve distanza dalle europee ed a meno di due anni dalle politiche, non si può escludere che provochi un moto di reazione nell’elettorato che gli riservi lo stesso destino del ganassa fioretino a meno che Giorgetti non sia stato così geniale da calcolare il rischio di un Governo istituzionale che scriva la Legge di bilancio secondo le regole europee e l’approvi coi voti del PD, del M5S e di Forza Italia ancora formalmente presente in Parlamento, per poi condurre una campagna elettorale all’arrembaggio dei traditori euroinomani. Intanto l’avvocato del popolo non si è lasciato intimorire ed ha deciso di difendersi in aula piuttosto che uscire di scena mestamente senza far rumore come vi entrò. Un particolare di non poco conto che dovrebbe indurre Giorgetti a ricontrollare i suoi di conti, per essere certo di non aver preso una cantonata alla stregua di un qualunque Lotti di sport e di governo.

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