Rifondazione purga Roberto Saviano

Ma che cosa scrivi Saviano? Basterebbe che leggessi anche solo l’indice analico di Gramsci prima di argomentare critiche infondate. Rifondazione purga Saviano per una recenzione al libro del professore Alessandro Orsini, sociologo dell’Università di Roma Tor Vergata. Il libro traccia un parallelo tra Gramsci e Turati e si dimostra la tesi per la quale in Italia le sinistre sono state sempre due: quella ideologica propugnatrice di una pedagogia politica violenta che criminalizza l’avversario fino a formulare l’elogio del “cazzotto in faccia” come scriveva Gramsci e quella che ha visto in Turati il capostipite del riformismo critico e realista che punta alla costruzione di una società migliore fatta di conquiste raggiungibili giorno per giorno che rinuncia al sovvertimento rivoluzionario perché ritiene che il marxismo non abbia il “ricettario perpetuo” della soluzione dei problemi che mutano a seconda dei differenti contesti storici ed economici. Il libro ricorda la sfortunata sorte toccata a Turati morto esule in povertà e prova a recuperare la sua memoria restituendogli i meriti che lo stesso Togliatti in un articolo su Lo Stato Operaio gli nega definendolo “il più corrotto, il più spregevole, il più ripugnante tra tutti gli uomini della sinistra”. Servilismo intellettuale quello di Saviano stronca così Alberto Burgio le parole scritte a commento del saggio, mistificazioni di vicende complesse poste in essere per pure esigenze di promozione editoriale nello sforzo di piacere a tutti. Le espressioni e le parole adoperate per smentire Saviano dimostrano implicitamente la bontà delle tesi espresse nel saggio.

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