..e il TAR mormorò, passi lo straniero

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la teologia dei diritti inventati che surroga il Parlamento

Tra i curriculum più importanti e prestigiosi che difficilmente potremo aspettarci di conoscere ed apprendere dalle oramai stanche liturgie promozionali del conformismo culturale che affligge il nostro tempo, c’è quello del professore Agostino Carrino, giurista rinomato e docente presso numerose Università italiane ed estere, autore di fondamentali testi di filosofia e sociologia del diritto; scienze costituzionali e della politica. Uno studioso scrupoloso ed attento, uno di quegli intellettuali corretti nella forma, ma scorretti nella sostanza, che non fanno tendenza perché accuratamente tenuti ai margini dei grandi circuiti di propaganda leguleia. L’opera del prof. Carrino ha saputo mettere a fuoco il lento processo di decadenza che si è innescato nella nostra civiltà con l’uso sottile e subdolo del diritto, interpretato alla luce del progressismo ideologico e mistificatore. La teorizzazione dei nuovi diritti inventati completamente scissi dai doveri dei soggetti che li reclamano, sistematicamente compresi ed elevati ad una sorta di nuova teologia universalistica culturalmente decontestualizzata, le cui fonti non sono scolpite sulle tavole della Legge nella storia, nel costume, nelle consuetudini e tradizioni dei popoli, bensì nelle sentenze delle Corti che fissano, prive di specifico mandato, i postulati della neoteologia morale laica. Sotto gli occhi degli osservatori attenti si ravvisa una traslazione lenta dallo Stato diritto allo Stato di giudizio al quale le aule del Parlamento, che la nostra Costituzione identifica come cuore pulsante della Sovranità popolare, si adeguano e svuotate di ogni potere legiferatore reale, si ritrovano svilite al ruolo di cancelliere di Corti sovranazionali depositarie delle verità escatologiche generate non create dalle pronunce delle stesse. Un diritto mite, sofisticato, commatoso, specchio apparente di una presunta civiltà globale superiore, ma che in realtà si è allontanato dalle fonti di legittimità e di fatto norma e regola per sentenze surrogando la sovranità degli Stati. Un diritto che Continua a leggere

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Giustizia, una rotta segnata per l’Italia

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nuovo Governo peace and love, porti aperti in Italia, braccia tese al M5S in Europa

Blitzkrieg tedesco, la Merkel fa sapere che c’è una pregiudiziale antifascista per la quale bisogna rinviare le elezioni ed impedire la formazione di un Governo Salvini-Meloni. In cambio, per bocca di Wendt, vicepresidente della CDU al Bundestag, lascia balenare l’ipotesi di prossime riforme UE che potrebbero aiutare l’Italia in primo luogo quella del Trattato di Dublino, che ha disegnato la penisola alla stregua di un campo profughi-globali altrimenti indesiderati in Europa. Più di una voce confermerebbe la tessitura di fitte trame alle quali starebbero lavorando Fico e Franceschini al fine di sfilare il controllo del Ministero degli Interni a Matteo Salvini anche se il segretario Zingaretti respinge l’idea di una alleanza col M5S in questa legislatura. Al riguardo, la Casellati avrebbe già offerto al Colle la sua disponibilità a presiedere un Governo istituzionale. E’ stata la Lega nord a volere la crisi della Lega-nazionale ed a trascinare gli italiani in questo pasticcio. Il NO alla TAV dei cinquestelle è stato un pretesto per Salvini che ha dovuto cedere alle pressioni fortissime di Zaia e Fontana frustrati nelle loro aspirazioni autonomiste. Un errore che potrebbe costare caro al capitano perché se è vero che senza il nord non c’è Lega, è altrettanto vero che senza i voti del sud per quanto residuali dovessero essere i numeri che usciranno dalle urne, non c’è governo leghista. Alla Lega/nord non basta il decentramento, vuole l’indipendenza che per la fragile economia del sud significherebbe l’abbandono ad un destino di decrescita e sottosviluppo di proporzioni drammatiche. Private del sostegno Statale ed affidate all’autarchia delle classi dirigenti clientelari locali, le Regioni del sud si desertificherebbero anche più di quanto si registra oggi e diverrebbero campi di lavoro per immigrati mentre ai pochi giovani resterebbe quale prospettiva di vita quella di farsi bagnini o camerieri. Tutto questo è sicuramente chiaro a Salvini, non lo è al vecchio cerchio magico anima propulsiva della Lega che risponde agli interessi dei padroni e padroncini settentrionali, mai paghi di profittevoli abbuffate. Il consenso non è più duraturo come un tempo, mette in guardia la maggiore esperta di sondaggi Alessandra Ghisleri. L’esperienza renziana avrebbe dovuto insegnare anche alla Lega quello che sembra aver dimenticato. Gli italiani si dicono preoccupati e delusi, meditano di punire nelle urne i partiti che non hanno condotto a termine gli accordi politici sottoscritti nel contratto di Governo. Quasi dieci milioni tra impiegati, operai e docenti, temono di perdere gli 80 euro di credito di imposta con un nuovo Governo filoeuropeista ed il restante si dice molto a disagio dalla eventuale entrata in vigore degli aumenti automatici dell’IVA. Intanto molte cose già stanno cambiando nell’umore della gente e non sono di poco conto. I primi accenni di dissenso si sono fatti vedere negli ultimi comizi di Salvini sulle spiagge meridionali mentre a Roma la politica freme e congiura per metterlo fuori gioco. Quello che si prepara alle sue spalle, è un Governo “peace and love”, porti aperti in Italia e braccia tese al M5S in Europa. Tutti felici, tutti vincitori: Mattarella avrà la sua Legge di bilancio in ordine allineata alle regole europee, inoltre avrà scongiurato un Continua a leggere

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se Giorgetti ha sbagliato i conti, il capitano finisce fuori gioco come il ganassa

Stavolta potrebbe aver sbagliato i conti Giorgetti, il sottosegretario ombra di Matteo Salvini, quello che traccia la rotta. Non è detto infatti che dopo la sfiducia a Conte in Parlamento, si vada dritti alle urne come programmato dallo stratega leghista. Le notarelle a margine del Decreto sicurezza-bis ultimo atto del Governo verdeoro infatti, sono un segnale preciso che nella Lega nessuno ha colto presi dalla euforia dei sondaggi e dalle sbornie in spiaggia. A Mattarella più di ogni altra preoccupazione, più dello stesso esercizio provvisorio di bilancio, sta a cuore la prosecuzione della Repubblica dai poteri sbiaditi e smentibili. Ad un custode geloso della ortodossia Costituzionale di stampo resistenziale, non sfugge che sciogliere le Camere e mandare gli italiani alle urne in ottobre, significherebbe dare la possibilità a Salvini di eleggere il suo successore in un Parlamento dove con ogni probabilità, avrebbe una maggioranza monocolore verde alla quale nella più democratica delle ipotesi si aggiungerebbe il rosso ed il bianco di Fratelli d’Italia con una Meloni alla difesa a giocare la battaglia navale delle Ong. Una roba che scatenerebbe il fuoco delle batterie mediatiche progressiste la cui eco non tarderebbe ad arrivare a Bruxelles ed al pallazzo di vetro di New York. L’Europa ed i suoi incursori della finanza apolide non possono consentire che l’Italia si doti di un Governo indipendente che risponda unicamente agli interessi della sua gente. La storia recente ed anche quella remota della nostra Repubblica si è caratterizzata per una correttezza formale ed un’azione temperata; sostanzialmente modulata ed attenta a non confliggere coi poteri sovranazionali che le tengono le briglia, almeno fin qui. Quindi non è da escludere che Salvini si sia suo malgrado, fatto buggerare da questo esercito arcobaleno della salvezza e che a breve un Del Rio od un Orfini qualsiasi possano avvicendare capitan fracassa al Viminale per la gioia di Carola e dei non pochi carolini di casa nostra. Giovani e disperati, non va dimenticato che i deputati ed i senatori pentastellati sono maggioranza relativa nell’attuale Parlamento ed hanno un programma sociale che dovrebbe far sangue al PD meno Renzi. Prova ne sia che i Casaleggio’s boys non hanno perso tempo e già nella giornata di ieri si sono dati una bandiera da sventolare: il taglio dei parlamentari, ultimo atto da compiere affidato a Fico nelle nuove vesti di Presidente del Consiglio, coi voti del PD zingarettiano. Se l’obiettivo dovesse andare fallito, si trasformerebbe comunque in una alabarda spaziale da far roteare contro tutto e tutti del sistema concedendosi una nuova verginità per affrontare immacolati le elezioni. Matteo come Matteo. Non è poi così irrealistica l’ipotesi che il capitano invincibile possa finire fuori gioco come un leader qualunque della sinistra. Buttare giù un Governo che godeva comunque del favore popolare per chiamare ancora una volta a votare gli italiani a breve distanza dalle europee ed a meno di due anni dalle politiche, non si può escludere che provochi un moto di reazione nell’elettorato che gli riservi lo stesso destino del ganassa fioretino a meno che Giorgetti non sia stato così geniale da calcolare il rischio di un Governo istituzionale che scriva la Legge di bilancio secondo le regole europee e l’approvi coi voti del PD, del M5S e di Forza Italia ancora formalmente presente in Parlamento, per poi condurre una campagna elettorale all’arrembaggio dei traditori euroinomani. Intanto l’avvocato del popolo non si è lasciato intimorire ed ha deciso di difendersi in aula piuttosto che uscire di scena mestamente senza far rumore come vi entrò. Un particolare di non poco conto che Continua a leggere

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Vescovi, Cardinali, Servizi e boiardi di Stato, la lista di Cecco-Conte è già stilata

Si prega tanto e si briga alacremente in Vaticano perché Cecco Conte possa avere pronta la sua lista già in primavera. Forte dei sondaggi commissionati dal fido Casalino che danno in costante ascesa il suo gradimento; del supporto quirinalizio; delle relazioni ossequiose in Europa, Cecco Conte pensa di emanciparsi dal M5S e candidarsi alle prossime politiche con una propria lista elettorale. Operazione già  tentata e fallita a metà dal predecessore Mario Monti, che però riuscì ad impedire la vittoria del centro destra nel 2013 raggranellando un 10% abbondante da quell’area di centro che prendeva a riferimento Forza Italia. A differenza del senatore a vita che rischiava in proprio e parlava alla borghersia benestante ed al ceto medio, alla lista-Conte stanno lavorando tra le mura leonine e contano di uscirne fuori passando dai corridoi umanitari di Sant’Egidio; la lista conte avrà poi il sostegno della collaudata rete dei servizi e sarà promossa tra le maestranze da alcuni dei più influenti boiardi di Stato. Col M5S nessun rancore anzi, Grillo pare che sia ben contento di sbarazzarsi del mite Conte al quale imputa di aver fatto perdere al Movimento la spinta rivoluzionaria con il suo stile interlocutorio e possibilista ad oltranza. Sembra che il comico abbia in animo il rilancio del M5S recuperando i vecchi temi barricaderi che sarebbero affidati al nuovo tandem del Golfo: Fico/De Magistris. Salvini che indubbiamente ha fiuto, ha da tempo compreso che il Governo regge nell’opinione pubblica proprio per l’azione sotterranea di Conte. Il ceto medio si sente rassicurato non dal conflitto permanente con le Istituzioni internazionali, quanto piuttosto dalla ritrovata stabilità finanziaria, dagli accordi con la Commissione europea e più in generale da quel clima di moderatismo arrendevole portato avanti dai ministri mattarelliani Trenta, Moavero, Tria, tutti di provata fede europeista. A ben vedere, il Governo Conte ha risolto le sue clausole contrattuali con il voto alla von der Leyen a capo della Commissione UE che inevitabilemnte ha indotto una metaforsi nell’esecutivo difficilmente reversibile. Salvini resta isolato in Europa dai suoi stessi alleati ungheresi e polacchi che hanno votato la leader popolare tedesca, finché  non staccherà la spina come chiedono gli stessi leghisti, i protagonisti della scena loro malgrado resteranno Conte, Moavero e Tria per gli importanti risultati ottenuti. Continuare a cavalcare la sola onda lunga migratoria, potrebbe non bastare per arrivare vittoriosi al traguardo. Quindi, anche se fa il pieno nei sondaggi, Salvini allo stato delle cose è in una posizione di debolezza politica di cui è pianamente consapevole. Mercoledì e giovedì prossimi, Salvini vivrà i suoi due giorni del condor: dibattito in aula sulla Russia e Consiglio dei Ministri con le autonoie differenziate di Veneto e Lombardia. Se dovesse decidere di restare al Governo e darla per vinta a Conte, Continua a leggere

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fiaccolata a Bibbiano censurata dalle TV

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Carola, capo della Repubblica nata dalla resistenza ingovernabile

Le Convenzioni internazionali alle quali l’Italia ha aderito in un’altra era geopolitica e che rispondevano alle esigenze di un mondo diviso in due blocchi contrapposti est/ovest, andrebbero se non ridiscusse e riviste, almeno sospese nella loro efficacia sovraordinata alle Leggi e Regolamenti del nostro Stato sovrano. Tanto, alla luce del richiamo strumentale che organizzazioni straniere utilizzano al fine di  aggirare la linea di difesa ordinamentale che un Governo legittimamente eletto dal popolo si è dato in tema di confini e politiche migratorie. Ciò premesso, la vicenda della Sea Watch e del suo comandante Carola sta a dimostrare che anche quando lo Stato di diritto e la Giurisdizione internazionale rinoscono alla Repubblica la legittimità delle sue Deliberazioni, nulla possono di fronte all’arbitrio ed alla ingerenza di organizzazioni straniere negli affari interni di uno Stato la cui architettura è stata appositamente progettata ab origine priva degli strumenti minimi di governo. Un vizio di costruzione, quello della fabbrica italiana nata nel dopoguerra, di cui poco si discute e del quale quasi nessuno s’impegna a riferire nelle cronache nonostante i guasti e gli effetti si squadernino sotto gli occhi sconcertati degli italiani in queste ore, che vedono la propria democratica volontà espressa inequivocabilmente nelle urne, disattesa e osiamo dire disarmata, di fronte alla protervia ed alla prepotenza. Proviamo ad immaginare quale sarebbe stata la sorte di Carola se avesse avuto l’ardire di violare i confini della Repubblique o della Bundesrepublik per dare corso ai suoi convincimenti in tema di diritti e sbarchi clandestini? Sarebbe stata sicuramente arrestata ed il suo carico umano indesiderato respinto come sistematicamente avviene al valico di Ventimiglia ed al confine meridionale della Germania coi migranti provenienti da est che riescono a sfuggire alla sorveglianza turca, pagata a suon di miliardi pretesi anche dall’Italia dalla kanzlerin di Germania. Ricordate la convocazione a Berlino di Renzi costretto a sborsare 280 milioni sull’unghia in tempo di crisi finanziaria, quale quota parte italiana nel fondo da 3 mld da destinare ad Erdogan per far dormire sonni tranquilli alla Merkel letteralmente assediata da un flusso ininterrotto di migranti provenienti dall’Asia e dal medio oriente? Nel caso di Carola invece, tutti armati di penna e di microfono per mandarla libera in punta di diritto inventato che l’Italia, unica nazione al mondo, è costretta dalla irrilevanza dei suoi Organi Statuali, a patire, subire ed applicare a svantaggio e detrimento del suo popolo. Tanto perché non è libera di assumere e dispiegare l’esercizio dei poteri che pure sono riconosciuti a tutti gli altri Stati democratici. Ad esempio, schierare la sua Marina Militare a difesa dei confini; bloccare il naviglio che si ritiene portatore di interessi contrastanti con la volontà popolare liberamente espressa dagli Organi di Rappresentanza e Governo, rimorchiarlo a largo e sgombro da uomini e cose, affondarlo perché non abbia più a minacciare la sicurezza e la quiete sociale della nostra sventurata nazione. La fragilità del nostro impianto istituzionale, ci costringe ad assistere inermi, impotenti ed umiliati alla autodenuncia di soggetti che dovrebbero essere il braccio operativo dello Stato ed in ultima istanza della volontà popolare come è accaduto Continua a leggere

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whatever it takes, il bazooka di Conte però è scarico

..la BCE farà tutto quanto è necessario per salvare l’euro. Nel 2015 Mario Draghi caricò il suo bazooka e per due anni ha sparato ogni mese bordate da 60 miliardi di euro sul mercato finanziario rastrellando titoli di Stato per far scendere i tassi e calmierare gli speculatori che avevano scommesso contro l’Italia. Nel 2019 Conte ha scritto una bella letterina ed ha lasciato intendere che anche lui come Draghi non lascerà nulla di intentato. Contro la UE è pronto a sparare col bazooka: paralizzare le Istituzioni europee ponendo il veto sulle nomine se dovesse essere avviata la procedura d’infrazione per debito eccessivo. Ipotesi che equivarrebbe a dare le chiavi di Palazzo Chigi ai bellimbusti di Bruxelles e del FMI. Roba che solamente ad immaginarla, verrebbe d’istinto allertare i Carabinieri di Ciampino per rispedirli al mittente con volo “charter” destinazione Berlino. Il punto però è che il bazooka di Conte è scarico. Tanto perché, per avere una minoranza di blocco in Consiglio qualificata ad interdire la nomina del prossimo Presidente della Commissione, i veti eventuali di Polonia ed Ungheria sommati ai veti dell’Italia e del Regno Unito, non bastano. I paesi del sud Europa che vanno per stracci infatti, sono retti da Governi socialisti pronti a girare le spalle ai sovranisti italiani nella speranza di ottenere dalla cupola di Bruxelles un trattamento di favore; quelli del nord sovranista invece, hanno già dichiarato che sono per usare il pugno duro contro l’Italia che al momento appare spacciata, se non si piega ai ricatti degli eurocravattari. Le mollezze di Conte, le sue buone maniere servono a ben poco. Nella Lega serpeggia l’idea che tagli per tagli è meglio tener testa alla Commissione. Sia che si faccia una manovra correttiva, sia che si mandi tutto all’aria ed in attesa di nuove elezioni scattino le clausole di salvaguardia, le prospettive resterebbero comunque di tagli ed austerità di bilancio. Tanto vale attestarsi sul Piave della “flat tax” per tentare una fulminea e arditissima avanzata tale da costringere i crucchi a risalire in disordine e senza speranza le valli che hanno disceso con orgogliosa sicurezza. In merito la Merkel tace, come suo solito fa parlare figure di rilievo, ma non investite di responsabilità dirette di Governo. Guntram Wolffè, direttore di Bruegel, pensatoio economico tra i più importanti d’Europa, sostiene soddisfatto che Continua a leggere

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