XIII Congresso Mondiale delle Famiglie

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intorno all’Italia un cordone sanitario steso da Germania e Francia

Merkel ha rinsaldato il patto europeo con Macron e dietro le quinte ha finito per stendere un vero e proprio cordone sanitario intorno all’Italia esclusa di fatto dal nuovo fondo dell’eurozona per aver riaperto il rubinetto della spesa con quota 100 ed il reddito di cittadinanza. Senza riforme, che per Merkel significano tagli ed austerità di bilancio, “kein geld” (niente denari), a crescita e sviluppo. La mutti tedesca infatti, è dell’avviso che l’Italia debba essere tenuta fuori anche dai progetti di politica economica su scala continentale se non si piega alle dottrine ordoliberiste. Al suo posto sono state incluse Spagna e Polonia quali paesi dove saranno finanziate con fondi europei fabbriche di produzione delle batterie elettriche di ultima generazione. Fondi, cioé soldi, capitali, ai quali l’Italia dà il suo cospicuo contributo annuale, tanto per capirci. Siamo rinchiusi in un albergo tedesco di nome UE, dove paghiamo il conto e non riceviamo servizi a corrispettivo! Intanto a Bruxelles fonti informate lasciano trapelare che sull’Italia in via riservata si preparano misure straordinarie la cui messa in opera Junker ha deciso di rinviare a dopo le elezioni per il Parlamento europeo temendo un vero e proprio tracollo nelle urne delle forze servili che si richiamano acriticamente alle Istituzioni comunitarie. Ancora tre mesi restano all’Italia e se entro i prossimi tre mesi non sarà caduto, il Governo sovranista verrà commissariato dall’Europa sul modello di quanto accadde alla Grecia ed a Cipro: debito eccessivo, fuga dei capitali stranieri e squilibri macroeconomici, saranno le giustificazioni di comodo. L’Italia è messa in guardia. A meno che non accada qualcosa di importante nelle urne del prossimo maggio, la Germania spalleggiata da una Francia debole ed interessata unicamente alla sua stabilità interna, continuerà a mantenere la regia della Unione monetaria che NON prevede alcuna sovranità degli Stati indebitati come ebbe candidamente modo di minacciare l’ex ministro delle finanze tedesche Wolfgang Schauble nel 2015, l’allora giovane ministro greco Yanis Varoufakis che poi ha raccontato con minuzia di particolari i ricatti tedeschi al suo paese nel libro “adulti nella stanza”: Continua a leggere

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da Forza Italia a Forza Nord, B deve puntare a sostituire Bossi nell’alleanza con la Lega

B, B, oggi e sempre B. Da Forza Italia a Forza Nord, Roberto Maroni, fondatore della Lega Nord per l’indipendenza della Padania insieme al vecchio Bossi, vede per Berlusconi ancora un ruolo da protagonista in politica, manco fosse il Bouteflika italiano. Il centro è svanito, gli elettori si sono polarizzati osserva Maroni. B non dovrà più rincorrere i moderati, ma i ceti produttivi che sono concentrati nelle regioni settentrionali e non hanno né rappresentanza, né interlocutori nel Governo. B dovrà sostituirsi a Bossi nell’alleanza con Lega sovranista e puntare a dare alla destra la gamba autonomista che è stata amputata dalla Lega di Salvini. Un B forzanordista permetterebbe a Salvini di richiamare progressivamente a sé i voti del meridione andati al M5S e contemporaneamente recuperare le spinte autonomiste dei ceti produttivi che al nord sono indispettiti Continua a leggere

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Di Maio spalle al muro, nulla vieta un nuovo contratto col PD per la Lombardi


Di Maio è con spalle al muro, se da una parte il senatore Airola l’avvisa ch’è pronto ad andarsene portandosi via il simbolo (quanto di più prezioso hanno nelle mani Grillo e Casaleggio per controllare il M5S), nel caso dovesse accordarsi con Salvini sulla miniTav; dall’altro non sono da meno le schiette allusioni della Lombardi, grillina della prima ora e consigliori di Zingaretti in Regione Lazio, già capogruppo alla Camera del M5S nella passata legislatura: nulla ci vieta di firmare un nuovo contratto di Governo col PD. D’altronde nel movimento la maggioranza dei cittadini è di sinistra. Dagli inceneritori alla lotta alla povertà ha più punti programmatici in comune col PD che con la Lega. E’ del tutto falso affermare infatti che fummo noi a scegliere di governare con la Lega. Il contratto fu offerto dapprima alla firma del PD, Renzi però si affrettò a rigettarlo. In Regione Lazio Zingaretti ha avuto modo di convergere su alcuni dei nostri temi e l’abbiamo sostenuto. Dovesse conquistare la segreteria del PD, Continua a leggere

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tranquilli, l’autonomia non toglie e non mette risorse, chiarisce Onida


Autonomia, la confusione è totale, generalizzata e non prende solamente i cittadini delle Regioni che hanno promosso istanze di maggiori attribuzioni, ma gli stessi politici. Sono scesi in piazza a manifestare contro l’autonomia differenziata quegli stessi che rivendicano orgogliosi autonomia per le loro comunità e che addirittura fondano partiti autonomisti con aspirazioni europee. Difficile orientarsi nel caos. Il sentore è che sia nato un traffico di autonomie elettorali che alcuni contrabbandano per indipendenza come il Presidente della Regione Veneto ed altri spacciano per spesa sociale: si va a Roma, si prendono soldi e si spendono allegramente  come meglio ci pare. Che poi, se qualcuno alza la testa e azzarda la proposta di un’autentica autonomia responsabile capace di spendere quanto si raccoglie, ecco che senza ritegno si prende anche del leghista dell’ultima ora.  Sono tempi di manipolazioni strumentali alla comunicazione più che di politica, questi che viviamo e quanto più intelligente e rassicurante può apparire il ragionamento, tanto maggiore è la possibilità che celi un raggiro speculativo. Nella morsa dell’autonomia ad esempio, chi rischia veramente di rimetterci le penne elettorali è l’erede più accreditato tra gli autonomisti: Matteo Salvini. La Lega di Bossi che dell’autonomia fece addirittura una questione Statutaria, oggi si ritrova stretta tra gl’interessi degli imprenditori padani e la domanda di sostegno che viene dal meridione. Domanda che porta in dono un cospicuo ed irriducibile pacchetto di voti assistenziali che potrebbe farle compiere un notevole balzo in avanti. Al punto in cui è arrivato, difficile che Salvini schiacci il piede sull’accelleratore del federalismo fiscale e rinunci a diventare il partito di maggioranza relativa perno di ogni futura alleanza di Governo nei prossimi dieci anni. A diradare la nebbia che avvolge l’autonomia differenziata arrivano le autorevoli parole del costituzionalista Valerio Onida: l’autonomia non toglie e non mette risorse. L’autonomia trasferisce esclusivamente le competenze. Il residuo fiscale, Continua a leggere

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Di Maio traumatizzato da un sondaggio riservato, è in arrivo il vento del cambiamento

Non è Rousseau la spina nel fianco di Di Maio, la base grillina infatti non preoccupa più di tanto. Gli analisti della Casaleggio associati hanno rassicurato il capo politico del M5S, gli iscritti sono possibilisti sulla immunità a Salvini e la cancellazione del limite a due mandati istituzionali per le componenti governative del movimento. Il vento del cambiamento sta invece arrivando da quelli che contano veramente:  la gran massa degli elettori grillini. L’allarme rosso è scattato a seguito del rilevamento di un sondaggio riservato commissionato dai volti noti del movimento per saggiare il gradimento tra gli elettori: il M5S precipiterebbe progressivamente al di sotto del 20% anche se il Governo dovesse durare l’intera legislatura. A conferma che non bastano i “like” ed i “tweets”, per fare politica bisogna conoscere, studiare e porre in essere soluzioni percorribili ai problemi. La transumanza di elettori starebbe dirigendosi in direzione della Lega. Un partito che pur avendo imparato ad utilizzare gli strumenti della comunicazione digitale ed egemonizzato la rete, non ha Continua a leggere

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Aquisgrana, dopo le europee Francia e Germania vanno a comandare

Francia e Germania sono il cuore dell’Unione Europea, senza di loro nulla si muove nel vecchio continente. Parigi e Berlino hanno fondato la UE per riconciliarsi con la storia dopo due guerre mondiali. Parole proferite da Pierre Moscovici che lasciano pochi dubbi interpretativi su che cosa sia quella che gli europeisti chiamano modello di democrazia liberale europea. Il loro però è una sorta di matrimonio aperto, un’amicizia aperta alle convenienze del caso, si lascia sfuggire il nostro Pierre, il più simpatico tra i commissari europei, quello agli affari economini. In sostanza Moscovici cura gli interessi francesi su mandato tedesco. Una tipica coppia emancipata insomma, quella franco-tedesca; di quelle coppie moderne che propugnano una società europea aperta ed inclusiva degli altri anzi, per gli altri, affinché il timone del comando resti saldamente nelle loro mani. Ultima la vicenda della “sea wach 3”, la nave traghetto per migranti, registrata in Germania,  battente bandiera olandese e quindi territorio dell’Olanda, che pretende però di sbarcare i suoi passeggeri per forza in Italia. Quando ci si dice europeisti, progressisti e liberali poi la realtà s’incarica di farci comprendere che cosa si voleva intendere. Ad Aquisgrana infatti, Francia e Germania hanno messo nero su bianco che andranno a comandare comunque, quale che sia il responso che uscirà dalle urne il prossimo maggio. Se ai nostri europeisti, baluardo cartonato antipopulista ed antisovranista, non fosse ancora chiaro: sull’asse franco-tedesco l’Europa non ha e non avrà mai un profilo politico unitario. Più semplicemente: l’Europa non esiste. Continuare a stendere tappeti rossi tra Bruxelles e Francoforte, non serve a dare forza propulsiva all’idea europea. Per fortuna la nostra gente l’ha compreso bene e non si lascia più incantare dalle belle e nobili parole perché con la crisi e la disoccupazione ha provato nella carne viva il dolore delle dottrine globaliste multilaterali iniettate a forza di vincoli, patti, direttive e convenzioni internazionali fin quasi a morirne. La gente comune ha perso la fiducia nei meccanismi della democrazia rappresentativa scaduta in democrazia surrogata di stanza a Bruxelles e per la prima volta assistiamo ad un fenomeno del tutto nuovo: le élite del pensiero dominante non coincidono con le élite politiche che la maggioranza degli elettori si è date. Ignoranti quanto si vuole, ma queste maggioranze di elettori sono anche le sole che hanno pagato di tasca propria ogni cervellotica sperimentazione sociale propugnata a suon di ideali e splendide promesse di convivenza e multiculturalismo. La democrazia in fondo, si alimenta di PIL, quella italiana invece per lunghi anni si è disinteressata delle condizioni del suo popolo ed ha scelto di abbracciare le ideologie ordoliberiste di Berlino ispirata dall’ex Presidente Giorgio Napolitano che le aveva fatte proprie negli anni in cui era stato capo della delegazione italiana a Bruxelles ed aveva avuto modo di intessere rapporti personali con i rappresentanti delle Istituzioni europee. Era nell’ordine delle cose dunque, Continua a leggere

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Lorella Cuccarini, la più amata dagli italiani

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De Luca, clan e separati in casa pronti a far crescere il PIL di fannullonia

Col reddito di cittadinanza, i clan della camorra ed i separati in casa che già sono in fila allo Stato civile dei Comuni, promettono di far crescere il PIL di fannullonia. A parlare è il Governatore del mondo come lo chiamano alla zanzara Cruciani e Parenzo. Il comunista più inviso al PD, l’ultimo che frequenta le classi popolari, capisce i loro problemi e non se la racconta. Il solo che non firma appelli alle coscienze e tanto meno ricorsi alla Consulta in difesa della democrazia. Un vecchio cafone insomma, ma di quelli col sale in zucca che nemmeno Crozza riesce a demolire, figuriamoci i fantasmi che illuminano l’assemblea del PD. Terrone in terronia, De Luca conosce bene vizi e virtù dei meridionali. Le spara grosse e spesso li mette spalle al muro (con le parole), tanto da rendere impossibile ogni confutazione sociologica che li vorrebbe ancora vittime della storia unitaria dopo 158 anni. In un paese dove, secondo i dati verificati dalla Guardia di Finanza, quattro ISEE su dieci sono fittizi, cioé sono elaborati su di una base dati non rispondente alle reali condizioni economiche delle famiglie, elargire un reddito a pioggia, significa finanziare con uno stipendio fisso i picciotti sicialini piuttosto che gli scugnizzi di gomorra od i figli delle ‘ndrine che certamente non sono in regola coi contributi previdenziali INPS ed INAIL e saranno tra i primi percettori del reddito grillino. Alle schiere di questi bisognosi che arrotonderanno il mensile assegnato loro dai boss, dai padrini e dai capi famiglia, si aggiungeranno i furbacchioni. De Luca infatti li vede già all’opera con in mano moduli e schiere di avvocati divorzisti al seguito per separare patrimoni, rendite e redditi. Al resto penseranno i caf. Scommettiamo che ai poveri e bisognosi che sono in condizioni disagiate arriverà poco o nulla perché malati, magari disperati in un letto od emarginati in carrozzina, saranno costretti a rifiutare l’eventuale proposta di lavoro da cameriere a Rimini od asfaltista a Roma? Quelli che disegnano mondi fantastici a rifiuti zero; quelli che corrono in bici tra le montagne delle Alpi e le colline degli Appennini; quelli che il gas non ci serve perché accendiamo il braciere; quelli che il petrolio è un fossile, meglio il vento o le cascate per dare energia all’industria, hanno abolito la povertà Continua a leggere

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svuotate le Chiese, gli apostoli di Santa Marta provano a riempire almeno le urne

Svuotati i banchi delle Chiese, tutto è pronto per una nuova impresa: riempire almeno le urne coi voti dei Cattolici. Antonio Spadaro, braccio politico di Francesco, ha già stilato il programma di massima del nuovo partito che avrà il suo leader in Marco Bentivogli, effervescente sindacalista renziano della Cisl, tra i più accorati difensori del “job act”. Uno di quelli che tiene bene il piccolo schermo TV e sa come compiacere le esigenze della globalizzazione per farle digerire al mondo del lavoro, soprattutto a quelli che faticano e si ritrovano esposti alla competizione migratoria delle braccia a basso costo. Tutta bergogliana la filosofia ispiratrice, il cattolicesimo progressista del terzo millennio, vede come fumo negli occhi i tradizionalisti cristiani che sono “peggio degli atei”, ha tuonato il Santo Padre in piazza San Pietro, per il quale la difesa delle integrità etnico-culturali dei popoli, equivale ad una bestemmia. Epperò, compresa l’antifona che le case madri di PD e Forza Italia sono crollate e non riescono ad avere più presa sulla opinione pubblica, la Chiesa bergogliana sembra aver deciso di Continua a leggere

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