confesso, ho un blog e 17 miliardi per il reddito di cittadinanza

…”Penso che sia più che lecito riposizionare la verità in questo caos controllato a tavolino. Ma che cosa vuole che le dica? Ok: è colpa mia che ho un blog“. Ecco come alla bisogna un NON blog può ritornare in sé stesso, assumere i titoli di un blog, informare i cittadini che presto avranno un reddito garantito finanziato con 17 miliardi di euro piovuti dal Cielo evidentemente per intercessione diretta del Poverello di Assisi suo malgrado coinvolto nel programma di governo stellare, subito dopo aver depositato una memoria difensiva nella quale si disconosce la paternità e la maternità di quell’unico blog nel frattempo riposizionato in rete allo stesso URL delle stelle, che sono tante, milioni di milioni, tutte a dire verità. Ritorniamo seri per un attimo che abbiamo già riso abbastanza. Alla marcia di Assisi parteciperanno anche i frati Cappuccini e non c’è da stupirsi. Occorrono esperti moltiplicatori autentici di pani e pesci per trovare le coperture ad un reddito universale garantito. Poi, una volta arrivati al Governo faranno quello che in Francia Macron ha solamente promesso per vincere le elezioni: “revisione dei Trattati europei, abolizione del fiscal compact, emissione degli eurobond, alleanza tra i paesi mediterranei” e non ultimo, “referendum sull’euro”. Che non si sappia troppo in giro, Continua a leggere

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Emiliano Brancaccio, uscita forzosa dall’euro a seguito di brutali crisi bancarie

Non hanno evidenza scientifica le tesi sostenute da Mario Draghi ed anche da noti economisti del calibro di Krugman, Giavazzi, Amighini, secondo le quali abbandonare l’euro, sistema monetario a cambi fissi, causerebbe svalutazioni ed iperinflazione con ripercussioni catastrofiche sui percettori di reddito da lavoro dipendente. A sostenerlo il giovane economista Emiliano Brancaccio, docente dell’Uni Sannio per il quale, in regime deflattivo indotto come quello attuale, i lavoratori già pagano a caro prezzo la crisi della moneta unica in termini di compressione dei salari e conseguente ridotto potere d’acquisto. Formulare delle previsioni quindi, sugli eventuali vantaggi della permanenza nell’area euro o svantaggi che ne verrebbero da una uscita dalla moneta unica, non può non tener conto delle evidenze di cronaca passata. I rilievi dell’ultimo trentennio sostiene Brancaccio, stanno a dimostrare che nei paesi avanzati tra cui possiamo iscrivere l’Italia, la svalutazione che segue l’abbandono di un sistema monetario a cambi fissi, ha fatto registrare un impatto modesto e temporaneo sull’inflazione del tutto compatibile con le aspettative positive di ripresa economica ed occupazionale. Tuttavia prosegue Brancaccio, queste evidenze di tipo empirico potrebbero non essere sufficienti a determinare i motivi per uscire dall’euro. Una uscita ineludibile invece, è ipotizzabile qualora si verificassero circostanze tali come il succedersi di ripetute e brutali crisi bancarie che costringerebbero alcuni Stati dell’Unione, tra cui l’Italia, a ripristinare il controllo nazionale sulla moneta. A dare conferma dell’eventualità, fu lo stesso Fondo Monetario Internazionale  monito poi rivolto dal Financial Times agli economisti euro entusiasti  nel 2013, rammenta Brancaccio. Mettere in conto un piano alternativo di salvataggio è dunque una opzione che anche gli euro tifosi non possono eludere. E’ tempo di cominciare a ragionare sulle modalità di recupero dei controlli Continua a leggere

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Dieci vescovi schierati con Le Pen, Merkel preoccupata prepara il Governo UE con Macron

La pregiudiziale antifascista, sembra essere caduta in Francia. Nonostante Francesco verrebbe da pensare, dieci Vescovi sfrontati, hanno pubblicamente invitato a votare per Marine Le Pen. A spaventare i cattolici osservanti, il modernismo di Macron sulla famiglia artificiale. In Francia i cattolici praticanti sono una minoranza esigua, circa il 15% dell’elettorato complessivo. Alle ultime regionali del 2015, di questa minoranza il 25% votò per il Front National. Delusi dai repubblicains, la tendenza registrata nelle urne lascia credere in un possibile travaso di voti cattolici dal tradizionale raggruppamento conservatore verso l’avanguardia lepenista. Intanto l’avanzata popolare anti euro pare abbia convinto la Merkel ad abbandonare il consueto apparente ruolo da osservatore distaccato. Fonti autorevoli della CDU, il partito cristiano sociale della Cancelliera, hanno lasciato trapelare il progetto di primo Governo embrionale della UE cui starebbe lavorando in tandem con Macron, dato sicuro vincente al secondo turno delle Presidenziali. Ben assortita, la nuova coppia reggente europea formata dal giovane banchiere francese e dalla vecchia volpe tedesca, intende istituire un vero e proprio gabinetto di governo continentale per avocare le politiche della sicurezza, della difesa e dell’economia. Dove non arrivò Tremonti che col suo piglio professorale tentava in seno al Consiglio europeo di accreditare tesi protezioniste e di sviluppo a calmierare la globalizzazione selvaggia, pare sia arrivata la paura della rivoluzione alle porte già vittoriosa nelle urne della Brexit, delle Presidenziali americane ed al primo turno di quelle francesi. Costretta dagli eventi, in campo economico infatti, la cancelleria europea si sarebbe riconvertita al peccato progettando “Bond UE” da immettere sul mercato con garanzia della BCE. I capitali così raccolti, sarebbero investiti in opere infrastrutturali innovative e sensate con l’obiettivo di rilanciare l’occupazione e stemperare le tensioni sociali crescenti e l’avversione verso le oligarchie di Bruxelles. Quelle francesi, sono una finzione di elezioni. Piuttosto che eleggere un Presidente, eleggono un vice cancelliere, osserva Emmanuel Todd, storico, demografo, scrittore che sottolinea come Macron per la Francia rappresenti la Continua a leggere

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Contro Macron, la possibile alleanza anticapitalista nelle urne Le Pen-Melenchon

Questa sera a festeggiare sono gli oligarchi ha dichiarato Jean Luc Melenchon, il candidato della sinistra indomita che ha conseguito un risultato ragguardevole alle Presidenziali francesi arrivando ad una incollatura dal terzo classificato Fillon, il promesso Presidente della destra liberale che in pubblico si spende per i meriti ed in privato si prodiga per i favori. Quasi a voler smentire i buoni propositi, i sondaggi accreditano a favore del banchiere Macron il 52% dei voti di Melenchon al secondo turno. Giovane, brillante, post ideologico, il finanziere organico al mondialismo Emmanuel Macron ha verosimilmente poco da temere dal balloggio con la Le Pen, secondo gli analisti. Il difficile sarà per lui, senza un partito alle spalle, conquistare una maggioranza all’Assemblea nelle legislative di giugno dove Marine Le Pen può contare sulla Francia profonda che antipatizza i banchieri e gli studenti delle scuole elitarie dal quale proviene. Inoltre Macron ha l’handicap di non vedere nella immigrazione islamica un pericolo reale che miete vittime tra la popolazione comune ed è avvertita come una minaccia incombente dalla maggioranza dei francesi. Sul piano più strettamente politico, il successo di Macron al primo turno e’ stato determinare dal fatto che Macron non coglie le differenze tra destra e sinistra conferma l’economista e saggista Jacques Attali, nel suo programma ad esempio, si propone di contrastare la povertà finanziando un reddito di cittadinanza ed al contempo, di reclutare un esercito europeo. La Francia interconnessa di oggi, ha dimenticato il mondo antico della Le Pen e non tornerà indietro. Attali ne è convinto. Che cosa resta alla coraggiosa Marine allora per giocarsi le sue chances di vittoria finale se non puntare ad un’alleanza anticapitalista nelle urne? Inedita quanto si vuole, ma non meno improponibile di quella tra socialisti e conservatori che si ritrovano coalizzati contro di lei al ballottaggio. Almeno dal punto di vista della coerenza, il modello economico dei sovranisti si concilia con quello della sinistra sulle istanze del lavoro e del mercato libero globale, padrone indiscriminato dei destini di milioni di uomini gettati nella povertà dalla concorrenza sleale di merci e lavoro a basso costo. Le chiavi dell’Eliseo si ricevono dopo aver consegnato alle urne quattordici milioni di voti. Pur fedeli nei secoli, i consensi del Front non superano gli otto milioni. Risucchiare voti alla destra dei ricconi soprattutto dopo l’appoggio esplicito a Macron dato da Fillon a qualche minuto dall’esito delle prime proiezioni, risulta obiettivamente arduo da parte di chi vuole chiudere le frontiere e mettere dazi. Puntare le Continua a leggere

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La grande ammucchiata potrebbe non bastare, Le Pen spopola tra i giovani

Marine Le Pen ha spopolato nelle campagne, non è questa però la vera sorpresa venuta fuori al primo turno delle Presidenziali. L’analisi dei flussi infatti, ha rivelato come in larga misura il voto al Front National sia venuto dalle fasce giovanilisegmento della popolazione in maggioranza solitamente orientato a sinistra. La grande ammucchiata quindi che si profila al secondo turno, non  necessariamente potrebbe essere sufficiente a far vincere Macron. L’arco repubblicano ha prevalso nelle grandi città e tra i ceti abbienti interessati a mantenere inalterate le condizioni economiche e ad essere rassicurati dalle forze moderate. Oltre un quarto dei francesi però, ben otto milioni di elettori, resiste contro tutti. Magari sarà vero che la Francia non è ancora pronta a sperimentare un Governo Nazionale, ma è anche vero che il grande lavoro di allargamento prima e consolidamento poi della base elettorale portato avanti da Marine Le Pen da quando ha preso il testimone dal padre Jean Marie alla guida del Front, ha gettato le premesse perché dopo un altro ciclo di maturazione, ci ritroveremo uno schieramento lepenista fortissimo nella società, osserva lo scrittore Marek Halter. Bisognerà che ne passi ancora di acqua sotto i ponti della Senna, poi tra cinque anni quando anche l’immagine di Macron come quella dei suoi predecessori, sarà sbiadita e svilita dalle mine identitarie delle banlieue e dalle prevedibili crisi delle Istituzioni Europee Continua a leggere

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Pace, amore e querele, a marechiaro ci sta un tribunale

Oramai quando spunta la luna a marechiaro, nemmeno i pesci fanno più l’amore, le onde del mare si rivoltano e cambiano colore per troppa noia; anche la verità di pudore scolorita, si fa arancione in volto dal rosso che fu, nera giammai. A marechiaro ci sta una finestra dove la pace nostra bussa, passa l’acqua sotto e mormora: tutti mi pagano. Poi raccolti i sussurri, si rifugia in tribunale. Pace, amore e querele, a marechiaro le fake news non hanno scampo, una contro narrazione a prova di smentita giudiziaria s’incarica di ristabilire la realtà dei fatti: le fogne sono sturate; le strade sono rifatte, sgombre, asciutte e pulite; gli autobus sono tirati a lucido e puntualissimi come sempre; le scuole sono sicure, sono state rimesse tutte a norma; le case popolari assegnate ai bisognosi dalla fedina immacolata, fanno registrare indici di raccolta differenziata del 100%; gli affitti sono riscossi fino all’ultimo euro, nulla sfugge; la piaga del commercio contraffatto è stroncata come da Regolamento; le aggressioni dei parcheggiatori abusivi sono severamente punite: multe salate vengono elevate agli automobilisti malcapitati; il bilancio è in ordine e le tasse locali sono scese al minimo storico. A merechiaro se solo vi azzardate a pensare che non sia vero, segnalatelo al #controsportello. Noi ve le diamo per buone, mettetevelo nella  Continua a leggere

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In gran parte tedesche le Ong che dirottano i migranti in Italia

Risale a settembre 2016 l’improvviso incremento di naviglio che opera nel Mediterraneo in soccorso dei migranti a ridosso delle acque territoriali ed a volte anche all’interno delle stesse acque libiche. Ad oggi si registra la presenza complessiva di tredici navi appartenenti alle Organizzazioni NON Governative; ben cinque di queste ONG sono tedesche. Delle navi umanitarie, due battono rispettivamente bandiera del Belize e delle Isole Marshall, paesi che non si può dire si distinguano per spirito collaborativo con le Autorità Giudiziarie; le altre navi soccorso battono bandiera di Gibilterra, Nuova Zelanda, Olanda e della stessa Germania. Nei primi mesi del 2017 gli sbarchi in Italia hanno fatto registrare un’impennata straordinaria, il 50% della quale è stata portata a termine dall’intervento delle navi delle ONG di marca europea. Parallelamente però, il numero delle morti in mare non accenna a diminuire. Il rilievo induce a pensare che l’attività delle organizzazioni umanitarie non abbia avuto l’esito prefisso di attenuare il numero delle tragedie anzi, la loro opera ha interferito col lavoro di contrasto ai trafficanti che ora non si riesce ad arrestare perché non avendo più l’esigenza di dover pilotare i barconi fino all’approdo, si limitano ad affidare il timone agli stessi migranti scelti a caso. Spesso giovanissimi quando non minorenni, con bussola e satellitare i migranti ricevono indicazioni precise per raggiungere i soccorsi in attesa al largo. Gli obiettivi delle indagini condotte dalla Procura di Catania mirano essenzialmente a ricostruire quindi i canali di finanziamenti che arrivano alle OGN e la natura dei rapporti eventuali di collaborazione diretta delle Organizzazioni umanitarie di soccorso con le centrali criminali di gestione dei flussi migratori, al fine di verificare ipotesi di reati. Dai primi accertamenti si è potuto rilevare che i costi di armamento e gestione del naviglio di soccorso sono estremamente elevati, si va dagli 11.000 euro al giorno che gravano sulla nave Acquarius di SOS Mediterranée, ai 400.000 euro mensili che occorrono se alle spese di mantenimento della nave si sommano quelle per il noleggio di sofisticati sistemi di localizzazione con droni in territorio libico, tecnologie di fabbricazione austriache. Dobbiamo dunque innanzitutto capire da dove proviene il denaro che finanzia la flotta delle ONG e poi verificare la disponibilità di queste a rendere informazioni convincenti circa i motivi delle violazioni delle Convenzioni internazionali sul diritto del mare che vorrebbero come porto di approdo per i salvataggi quelli più vicini della Tunisia mentre invece, si salta addirittura Malta e si trasportano direttamente in Italia gli uomini raccolti al largo delle coste libiche. Inoltre, se per un verso è comprensibile che le navi delle ONG siano quasi sempre quelle più prossime alle imbarcazioni che lanciano gli allarmi alla centrale operativa di soccorso perché a differenza di altri soccorritori vanno a cercarli, “io sono convinto che non sempre sia stata la centrale di smistamento di stanza nel Lazio la prima a contattarle, i recapiti delle ONG infatti, sono pubblicati in internet. Non si può quindi escludere che le navi siano state chiamate direttamente dalle organizzazioni di trafficati a terra”, puntualizza il Procuratore capo di Catania ascoltato dal Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, presso l’aula al IV piano di Palazzo San Macuto in Roma. Il Procuratore Zuccaro e noi con lui, si domanda infine se sia legittimo consentire ad organizzazioni private di sostituirsi alla volontà delle nazioni ed alle scelte della politica al fine di porre in essere corridoi di accesso al nostro Paese in misura anomala violando le Convenzioni internazionali. Accessi che altrimenti avrebbero avuto proporzioni circoscritte. Senza indulgere all’ottimismo, cogliamo però come una nota positiva l’audizione del Procuratore Zuccaro. Fin qui infatti, si sono sprecati gli interventi di giuristi a giustificare i motivi di diritto ineludibili connessi ai flussi anomali di migranti registrati in Italia negli ultimi anni. Dal 22 marzo 2017 sappiamo invece che questi motivi sono generati in violazione di Convenzioni internazionali sia pure non perseguibili penalmente dalla giurisdizione italiana. E’ comunque un primo timido passo compiuto nell’interesse della opinione pubblica italiana perché ritrovi gli strumenti necessari a rompere le catene dei diritti inventati in tempo utile per non sparire: Continua a leggere

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Francesco l’incendiario, teologo dei dubbi e delle incertezze

Il Papa che parla male della sua Chiesa piace molto, in particolare piace a quelli che più sono lontani dalla Fede. In una certa misura a Francesco pesa essere prigioniero del suo trionfalismo mediatico, sente però di aver intrapreso la strada giusta ed ha deciso di perseverare nonostante le forti resistenze dei Cardinali che lo accusano di essersi spinto oltre il mandato di rinnovamento ricevuto dal Conclave straordinario seguito alle dimissioni di Benedetto XVI, che peraltro ha respinto alcuni Cardinali che si erano andati a lamentare presso di lui, come riferito dallo stesso rammaricato Bergoglio. Per comprendere Francesco bisogna tener conto delle sue origini latino-americane e dell’ascendente che esercita sulla sua dottrina, la cultura propria dei Gesuiti, pellegrini tra i continenti inviati da Sant’Ignazio di Loyola. La sua è una teologia della liberazione che punta all’integrità dell’uomo, depurata da ogni commistione marxista. Francesco vuole raggiungere direttamente il “pueblo”, superando l’intermediazione della Curia che l’avrebbe cloroformizzato come accaduto ai suoi predecessori. Francesco non pretende di avere una visione organica della Chiesa, più semplicemente gli interessa aprire nuovi orizzonti, appiccare il fuoco e non curarsi di spegnerlo. Fedele agli insegnamenti di Ignazio, lascia che sia il tempo a lavorare al risanamento delle ferite. Molti fedeli però restano disorientati da questo nuovo modo di essere Cristiani, molti rimangono sgomenti ed increduli ed avvertono lo sgretolamento progressivo delle certezze sedimentate nel corso dei secoli. Molti non accettano il nuovo approccio misericordioso, quasi a rendere possibile ogni cosa. Concreto è il rischio che si possa scadere nel relativismo. In soccorso di Francesco però, arriva il discernimento, nel senso di una morale che non vale per tutti, ma che viene modulata caso per caso. Oggi che i Cristiani non sono più maggioranza nelle società, il fuoco della misericordia dev’essere il segno distintivo di una vita dura, vissuta nel nome di Cristo. Francesco l’incendiario, di Gian Franco Svidercoschi, a Mix24 intervistato da Continua a leggere

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Erdogan promette di accompagnarci al suicidio assistito

Siamo stufi, vi sfido a vietare la Kippah, l’ha presa male Recep Tayyip Erdogan l’inaspettata pronuncia in punta di diritto della Corte di Giustizia europea che ha dichiarato legittimo il divieto a celare i tratti somatici sul posto di lavoro. Quel segno distintivo, che già il senso comune interpreta come una nemmeno poi tanto velata promessa di distanze incolmabili e superiore condizione morale a mortificazione dell’emancipazione femminile ch’ebbe la sua culla nella cultura greco-latina, non era per nulla scontato che fosse letto come discriminatorio da un collegio giudicante fin qui tollerante a livelli massimi con la diversità in nome di un diritto remissivo capace di riconoscere i germi della libertà anche nelle pratiche che in concreto la respingono, pur di non compiere la fatica di un gesto inclusivo e rieducativo secondo i canoni delle moderne società sviluppate. Quasi rassegnati ad avere sempre la peggio, abituati come siamo a vedere oltraggiati gli spazi e le conquiste di civiltà che tanto sangue costarono ai nostri avi, il sussulto di vitalità ch’è venuto dai paesi punta di diamante della società aperta c’ha rincuorato e non poco a vedere l’indignazione che ha provocato nel sultano neo ottomano al quale bisogna riconoscere il merito di aver fatto crollare in poche battute comiziali, il castello incantato costruito con parole di vicinanza e solidarietà, nel quale tanti si ostinano a volerci richiudere. A ben riflettere sulla condizione nella quale si trova la nostra povera Italia e l’Europa in gran parte, dubitare della buona fede, comincia ad essere lecito: fate cinque figli, siamo noi il futuro, proclama Erdogan ai suoi fratelli e sorelle che vivono in Europa. Un crampo allo stomaco avrà preso quei pochi isolati, emarginati e spesso zittiti pensatori di senso comune, altrimenti detti populisti, che negli ultimi trent’anni provano a far ragionare le opinioni pubbliche ben educate sull’obiettivo reale ed ultimo di una invasione apparentemente stracciona ed innocua e che invece dalle stesse parole di Erdogan, si comprende potrebbe celare un progetto egemonico organico di conquista lenta ed indolore con altri mezzi che non le armi, dove soccomberebbe per deficienza tecnologica, bensì utilizzando la bomba demografica di sostituzione. La cultura progressista si è allontanata dalla civiltà umanistica e disinnamorata, le ha impedito scientemente di rigenerarsi consegnandoci nelle mani del formalismo giuridico e della finanza per i quali il tutto ed il niente posti sullo stesso piano, risultano falsamente di eguale valenza. Ecco come la democrazia, quando diventa vile, consegna le chiavi di casa ai popoli aggressivi che sospinti dal furore giovanile si sentono attori della storia e muovono alla nostra conquista. Noi europei siamo morti nelle culle senza nemmeno combattere, scrive il prof. Stefano Zecchi. Le invettive di Erdogan all’indirizzo dell’Unione Europea hanno radici profonde e lontane nel tempo, vanno ben oltre gli interessi attuali del referendum presidenzialista che si vota in Turchia ad aprile. Da oltre dieci anni Erdogan, attraverso la rete delle moschee ed organizzazioni islamiche Diyanet e Milli Gorus, finanzia la sua azione politica di islamizzazione chiamando a raccolta milioni di turchi nati in Europa tanto da farli sentire parte integrante del progetto neo ottomano di conquista. Dovesse vincere il referendum, l’Europa sarà chiamata dagli eventi a respingere il tentativo egemonico di governo sul proprio stesso territorio. I riferimenti alla guerra di civiltà evocati da Erdogan in seno al vecchio continente, potrebbero rivelarsi qualcosa di più concreto della semplice propaganda tra cinquant’anni. Una Unione Europea che non sia orgogliosa della sua storia, che non si ritrovi intorno alle sue tradizioni religiose ed alle sue culture ed arti libere, che non sappia più riconoscersi nelle sue maestose creazioni, è destinata a soccombere inesorabilmente. Per Wiston Churchill, primo ispiratore degli Stati Uniti d’Europa, ogni importante ed esiziale progetto perché fosse portato a compimento, necessitava di essere sorretto da un’etica superiore. Se occorreva, Churchill non disdegnava nemmeno la motivazione religiosa. Che fosse la Continua a leggere

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