Merkel, i padroni della rete alimentano il ribellismo che minaccia la democrazia

Quell’1% della popolazione del pianeta che controlla la metà della ricchezza mondiale è rappresentato a Davos, un circolo eslusivo, l’equivalente di una rete sociale tra uomini d’affari, imprese globali, politici ed intellettuali del pensiero perbenista, per così dire. Sono tremila in tutto i soggetti che partecipano al congresso economico mondiale fondato da Klaus Schwab, in termini numerici vale a significare lo 0,0001% della popolazione cui fanno di fatto capo indirizzi e decisioni che incidono direttamente sulla vita e nelle carni di 7 miliardi di persone che popolano l’intero pianeta. Quanto più diventa restrittivo l’accesso a questo circolo di ricconi, tanto maggiore è la domanda di partecipazione per entrare in contatti privilegiati con Google ad esempio, l’immancabile Goldman Sachs, Thomson, Reuter, Bloomberg, fondo sovrano del Qatar, NYT, Alibaba per citarne solo alcuni. Il rammarico di Prodi è che a Davos la strana coppia formata dal giovane Macron e dalla matura Merkel, diversamente da Trump, è arrivata senza idee in grado di proporre una correzione ai guasti del sistema economico globale, sostanzialemente anarchico e privo di regole minime valide per tutti i suoi attori. Il futuro ha una sola certezza: le tecnologie delle reti intelligenti che hanno rivoluzionato il commercio e cambiato le stesse abitudini dei consumatori, continueranno a distruggere posti di lavoro ed a ridimensionare i salari. Di pari passo allo sviluppo dei più sofisticati processi di automazione, registreremo una offerta riservata di nuove opportunità di impiego ad un numero sempre più ridotto di specialisti. La Merkel ha compreso che il nuovo petrolio della economia sono i “big data”, cioè la grande massa di informazioni aggregate raccolta dai padroni delle reti universali ed ha riconosciuto che questo fenomeno costituisce un grave rischio perché alimenta il ribellismo degli esclusi e minaccia da vicino la tenuta democratica dei paesi. Il punto cruciale però è che non volendo rinunciare ad alcuno dei dogmi della sua dottrina economica, non riesce a proporre efficaci soluzioni per risolvere le distorsioni della globalizzazione cosa che Trump, seppur deriso ed isolato, prova a mettere nel piatto della giustizia economica tra le nazioni.

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