La Grecia ha ingoiato 500 miliardi, fallisca pure dice Antonio Martino. Salviamola o sarà la UE a fallire, avverte Prodi

vignetta-Si-No dal bancomat grecoDal 2010 quando Papandreu non senza imbarazzi, confessò che i governi precedenti avevano truccato i bilanci, la centrifuga greca ha ingoiato 500 miliardi di prestiti ed ancora non bastano a dar credito alle stime del FMI secondo il quale occorrono 5o miliardi per tenerla in piedi fino al 2018. Già due volte alla Grecia è stato tagliato il debito, del 50% nel 2011 per un totale di 150 miliardi, seguito di lì a poco da un altra sforbiciata. Se non fosse stato ristrutturato, il debito greco sarebbe al 240% del PIL mentre oggi si attesta al 175% del prodotto interno lordo. Quella di essere membro dell’Unione Europea è una vera fregatura  per Antonio Martino: siamo passati dagli ideali federalisti alla redistribuzione che avvantaggia alcuni a scapito di altri. Una roba che negli Stati Uniti d’America neanche si sognano. Lì, se fallisce la California, non si chiede al Texas di comprare il suo debito e tutto fila liscio da oltre due secoli. Fallisce uno Stato? Chi ha avuto fiducia ed ha comprato i suoi titoli accusa la perdita ed amen, se ne fa un ragione dell’investimento sbagliato. Alla Grecia non dobbiamo dare più un solo euro, chiosa Antonio Martino, sono abituati a vivere a spese di altri finché si arriva al punto che di altri non se ne trovano più. Di diverso avviso è invece Romano Prodi, secondo cui la Grecia è così piccola e fragile che va salvata ad ogni costo, altrimenti sarà la UE a fallire. Se l’Unione non riesce a risolvere la crisi di una piccola economia che vale il 2% dell’intero volume produttivo europeo, si aprirà un vulnus di credibilità che i mercati ricorderanno quando arriverà la prossima crisi perché sicuramente arriverà, è solo questione di tempo, allora l’euro sarà esposto agli attacchi della speculazione. E’ vero che la Grecia è entrata nell’Unione con l’inganno truccando i bilanci, ma è anche vero che Germania, Francia ed Italia rifiutarono la prospettiva di un controllo europeo sui bilanci che avrebbe rilevato la manipolazione dei dati e respinto la candidatura di Atene. Se l’Europa si vuole salvare, c’è una sola strada secondo Prodi, quella di dotarsi di una autentica autorità federale unitaria e democratica, capace di renderla autonoma e forte sugli scenari internazionali. E di necessità per l’Europa di dotarsi di un Parlamento deliberativo formato dai rappresentanti dei Parlamenti nazionali per controllare democraticamente i deficit e gli investimenti pubblici parla anche Thomas Piketty: le attuali Istituzioni sono opache ed inefficaci afferma il giovane docente di economia alla “Paris school of economics”. La Grecia in cinque anni ha ridotto il suo deficit più di ogni altro paese prosegue, ma pretendere che abbia un avanzo primario del 4% nei prossimi decenni per restituire il suo debito è irrealistico. Tsipras è arrivato al potere perché Germania e Francia hanno tradito le promesse fatte alla Grecia di ristrutturare il debito una volta raggiunto l’avanzo primario. Sono questi i motivi per cui Samaras ha dovuto lasciare il governo a Syriza. Nella gestione della crisi greca, tutti i protagonisti sono dei vigliacchi. La trojka ed il Governo greco sin dall’inizio dovevano mettere mano alla ristrutturazione del debito con l’indizione di una Conferenza Internazionale come si fece con la Germania nel 1953: la prima parte del debito fu condonata, la seconda fu spalmata negli anni e proprio di recente la Germania ha saldato l’ultima rata dice Chon-Bendit, ex leader sessantottino di famiglia franco-tedesca, già europarlamentare tedesco prima e successivamente francese per la sua doppia nazionalità. Sin dalle prime sedute al tavolo negoziale, Yanis mi ha detto di aver compreso che alla Grecia erano stati riservati solamente tagli all’occupazione ed alla spesa pubblica in cambio dell’ultima tranche di aiuti rivela James K. Galbraith, professore alla Texas University di Austin dove fino a pochi mesi fa lavorava anche Varoufakis, il ministro delle finanze greco. Per le condizioni poste dalle Istituzioni, il Governo greco non avrebbe avuta alcuna possibilità di manovra perché stretto nell’assillo di scadenze di pagamenti ravvicinate. La Grecia è in bancarotta dal 2010 ed allora come adesso, occorre solamente ristrutturare il debito per salvare il paese, le riforme non bastano. Quelli che insistono sul tasto riforme, sono in malafede e pongono ad obiettivo il solo recupero del credito concesso dalle banche, spiega Galbraith. Germania, Francia e paesi nordici ai quali si è aggiunta anche l’Italia, hanno fatto una cordata contro la Grecia. La trojka è illegale, sostiene Silvie Goulard. Alla trojka abbiamo chiesto più volte, prosegue l’eurodeputata del gruppo liberale ALDE, di riferire al Parlamento europeo. Consiglio ed Eurogruppo si sono arrogati troppi poteri non previsti dai Trattati. I negoziati si svolgono sempre a porte chiuse tra rappresentanti degli Stati che trascurano l’interesse delle Comunità. Per quanto ci è stato possibile, abbiamo cercato di documentare nella maniera più completa e leggibile, la complessa vicenda greca ancora in atto, che aspetta gli esiti del referendum convocato per domenica 5 luglio con l’ansia di molti di vedere risolta la crisi dandosi un cambio di passo in Europa e la segreta speranza di non pochi altri invece, di vedere crollare il gigante dell’Euro dai piedi d’argilla.

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