L’avvio e la perdizione

Ornella SapgnuoloOrnella Spagnulo, fin dall’Incipit della sua bella raccolta, fa “pulsare il cuore” con lo stesso ritmo di un essere vivente, come una libellula, o di una cosa apparentemente inerte Ornella Spagnuolo(quale è il sasso). In un primo momento è un pulsare disilluso e, a tratti, triste, consapevole che tutto è una “ferita”. Ma poi scorge l’altro, lo zingaro, la prostituta (l’amore impuro, da capire perché ha le sue ragioni) e, soprattutto, l’altro/a, il proprio lui/lei, desiderato e quasi disegnato da una matita (p. 30). Un altro che appare dal “mondo delle cose vere” e che sa rendere “libellula” il corpo della poetessa (p. 35). Ma quali sono gli “elementi che danno sicurezza”? (p. 39). Sono i sassi che il piede incontra a terra, “quando tutto il resto del mondo è già sconfitto” (p. 40) e che, cadendo dall’alto come dal divino, “sconvolge i nostri piani” (p. 45); la vita della poetessa, nata e morta quando tutto è luce, quando è solo il cuore a pulsare “fra tanti rimasugli di lingua” (p. 43). E così l’esistenza si dipana tra l’effigie di un Cristo nella stanza e il dubbio filosofico aurorale (nulla esiste), laddove anche il male di vivere non spegne la voglia di mettersi su una barca e dimenticare (p. 56). [lette dal prof. Pasquale Giustiniani]

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