Jerusalem embassy act, Trump capace di trasformare Francesco in un conservatore

Fu Bill Clinton nel 1995 a promulgare il Jerusalem embassy act, con il quale gli Stati Uniti d’America riconoscevano Gerusalemme capitale dello Stato di Israele ed assumevano l’impegno di trasferirvi la propria rappresentanza diplomatica. Eppure è bastato solamente un annuncio a Donald Trump, per ritrovarsi contro la totalità dei mezzi di disinformazione che oramai decidono autonomamente l’agenda globale dei preferiti alla quale si allinea la cosiddetta comunità internazionale con in testa la pletora di Organizzazioni impegnate nell’osservare inermi ed assecondare compiaciute, l’ordine mondiale dettato dalla forza prepotente del terrorismo liberticida. Fatta eccezione per le Filippine e la Repubblica Ceca che si sono naturalmente unite ad Israele, tra i contendenti in campo la sola forza democratica in grado di assicurare il rispetto e l’esercizio dei diritti dei Credi che rivendicano Gerusalemme come luogo Sacro di iniziazione e di Fede, Trump li ha tutti contro, compreso la Russia di Putin. La forza della sua repentina decisione di rompere ogni ipocrita indugio e dare il via alla soluzione dei problemi incancreniti del medio oriente, è stata così dirompente da riuscire a trasformare in un perfetto conservatore dello status quo Francesco, il campione riconosciuto per antonomasia delle moderne rivoluzioni dottrinarie. Sentirsi rassicurati che la culla di Cristo resti ostaggio di hamas piuttosto che sia mantenuta libera e custodita in sicurezza dai fratelli maggiori israeliti, resta un mistero della fede. Una sorta di miracolo moderno a cui è impedita la comprensione dei comuni mortali. Comunque, pare che gli animi si stiano calmando dopo le prime sassaiole a comando, frustrati anche dal vedere i razzi disinnescati in volo da iron dome, il sistema quasi infallibile che intercetta i missili iraniani Qassam sparati da Hamas e dagli Hezbollah appostati nel sud del Libano. Spente le luci  della ribalta, Trump ha firmato un altro decreto di rinvio. Quelli che si guardano l’ombelico allora hanno spostato l’attenzione chiedendosi impauriti se l’Italia avesse seguito l’alleato americano e gettato le premesse per spostare la sua legazione da Tel Aviv a Gerusalemme quasi che ai palestinesi come agli israeliani cambiasse qualcosa che un piccolo Stato disarmato e sempre in bolletta, apra un’ambasciata. Verrebbe da ridere, se non ci fosse da piangere…

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