Grillo come Pilato, per i grillini l’ILVA deve chiudere

pilatoNon so immaginare l’Italia senza acciaio, NON ho soluzioni, trovatele voi. Grillo come pilato, appena a febbraio scorso, lungo lo tsunami tour vie d’uscite non aveva saputo trovare per i tarantini. Il futuro di Taranto e dell’acciaio lo decidono i tarantini è così che i grillini cercano il consenso che li ha fatti primo partito. Qui c’è un’esplosione di tumori si sono sentiti dire dal primario dell’ospedale “Moscati” una delegazione parlamentare in visita e la soluzione grillina non si è fatta attendere: “per noi l’Ilva deve chiudere e devono essere i Riva a pagare la bonifica”. E’ l’Italia dei comuni quella che vota Grillo, funziona un pò come la padania delle province di Bossi: ciascuno decide per sé e Dio per tutti. Al diavolo la nazione e l’Europa. Che l’Ilva vada espropriata NON c’è il benché minimo dubbio. Non sarebbe una “pulsione comunista, ma una misura d’igiene imprenditoriale. L’esercizio d’impresa concepito in via esclusivamente speculativa senza alcuna responsabilità sociale avvertita dalla proprietà, è inammissibile. Forse solamente in India ed in Cina si tollerano simili condotte e le forze politiche che si propongono di contenere gli effetti del Decreto meriterebbero di essere punite nelle urne dagli stessi operai pugliesi che gli hanno ridato fiato nelle ultime consultazioni. Altro che decisione dei territori!? Su di un punto i grillini ci vedono d’accordo: coloro i quali sono all’origine di questa tragedia devono pagare i danni, accadrebbe così negli Stati Uniti od in Inghilterra dove i Tribunali non fanno politica industriale, ma ristabiliscono responsabilità ed impartiscono pene giuste e condanne leggittime. Le timidezze della politica, nulla hanno a che vedere col comunismo. L’esproprio dell’Ilva è un caso da manuale del diritto. Chiarito ciò, pensare che l’Italia possa permetersi di uscire dalla produzione siderurgica è da imbecilli, le stesse parole pilatesche di Grillo ai tarantini lo lasciano intendere. Se uscissimo dall’acciaio, Cina, India ed anche Germania ringrazierebbero le comunità locali e le forze politiche che assecondano i campanili rinunciando alla loro basilare funzione ch’è quella di disegnare prospettive di sviluppo. Com’è possibile immaginare un paese che già dipende dall’estero per l’energia, rinunciare anche all’acciaio? Che cosa diverremo poi? Un popolo di cuochi, camerieri ed impiegati nei servizi per conto terzi?

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