Contro Macron, la possibile alleanza anticapitalista nelle urne Le Pen-Melenchon

Questa sera a festeggiare sono gli oligarchi ha dichiarato Jean Luc Melenchon, il candidato della sinistra indomita che ha conseguito un risultato ragguardevole alle Presidenziali francesi arrivando ad una incollatura dal terzo classificato Fillon, il promesso Presidente della destra liberale che in pubblico si spende per i meriti ed in privato si prodiga per i favori. Quasi a voler smentire i buoni propositi, i sondaggi accreditano a favore del banchiere Macron il 52% dei voti di Melenchon al secondo turno. Giovane, brillante, post ideologico, il finanziere organico al mondialismo Emmanuel Macron ha verosimilmente poco da temere dal balloggio con la Le Pen, secondo gli analisti. Il difficile sarà per lui, senza un partito alle spalle, conquistare una maggioranza all’Assemblea nelle legislative di giugno dove Marine Le Pen può contare sulla Francia profonda che antipatizza i banchieri e gli studenti delle scuole elitarie dal quale proviene. Inoltre Macron ha l’handicap di non vedere nella immigrazione islamica un pericolo reale che miete vittime tra la popolazione comune ed è avvertita come una minaccia incombente dalla maggioranza dei francesi. Sul piano più strettamente politico, il successo di Macron al primo turno e’ stato determinare dal fatto che Macron non coglie le differenze tra destra e sinistra conferma l’economista e saggista Jacques Attali, nel suo programma ad esempio, si propone di contrastare la povertà finanziando un reddito di cittadinanza ed al contempo, di reclutare un esercito europeo. La Francia interconnessa di oggi, ha dimenticato il mondo antico della Le Pen e non tornerà indietro. Attali ne è convinto. Che cosa resta alla coraggiosa Marine allora per giocarsi le sue chances di vittoria finale se non puntare ad un’alleanza anticapitalista nelle urne? Inedita quanto si vuole, ma non meno improponibile di quella tra socialisti e conservatori che si ritrovano coalizzati contro di lei al ballottaggio. Almeno dal punto di vista della coerenza, il modello economico dei sovranisti si concilia con quello della sinistra sulle istanze del lavoro e del mercato libero globale, padrone indiscriminato dei destini di milioni di uomini gettati nella povertà dalla concorrenza sleale di merci e lavoro a basso costo. Le chiavi dell’Eliseo si ricevono dopo aver consegnato alle urne quattordici milioni di voti. Pur fedeli nei secoli, i consensi del Front non superano gli otto milioni. Risucchiare voti alla destra dei ricconi soprattutto dopo l’appoggio esplicito a Macron dato da Fillon a qualche minuto dall’esito delle prime proiezioni, risulta obiettivamente arduo da parte di chi vuole chiudere le frontiere e mettere dazi. Puntare le carte sulla solidarietà  tra le classi lavoratrici, cioé tra coloro i quali misurano il tenore di vita unicamente sui redditi da lavoro, dopo dieci anni di sconvolgimenti sociali, potrebbe risultare meno velleitario di quanto si possa pensare.

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