Catturati dai diritti umani, proviamo ad evadere dalla globalizzazione

migranti accatastati su camion nel deserto destinatione ItalyPer settant’anni una egemonia culturale ha tenuto prigionieri di un sogno i lavoratori di mezzo mondo. A forza di discuterne ovunque quel sogno diventava possibile e si poteva immaginare riflesso nel paradiso terrestre della ex Unione Sovietica. Presi dai morsi della fame milioni di uomini però, un giorno si risvegliarono sotto le macerie di un muro. Sgombrato l’orizzonte, da quest’altra parte altri milioni di uomini che per almeno tre generazioni si erano tramandata la speranza, mandavano libero lo sguardo alla ricerca della felicità, ma delusi scoprivano che oltre quel muro altro non c’era che disperazione e miseria tenuta ben nascosta e sorvegliata da armate, Katjuša, Comitati Centrali e Kgb. Ragione e buon senso avrebbero dovuto suggerire che la felicità non necessariamente è uguale per tutti e che ciascuno prova a raggiungerla coi mezzi di cui dispone, ma tant’è che la gran parte di questi poveretti rimase così scioccata da rimuovere il trauma e decidere di proseguire la corsa come se nulla fosse accaduto, con l’intento dichiarato di imporci l’eutanasia culturale in nome di presunti diritti umani da realizzare non già nei paesi del terzo mondo che ne avrebbero così tanto bisogno, ma qui su questa breve lingua di terra protesa nel Mediterraneo dove la gente un tempo artefice di splendori e civiltà i diritti li conosce bene per averli realizzati, ma oggi vive a fatica e non né ha neanche per sé. Sarà anche vero che per essere felice bisogna fare in modo che non caschino le illusioni, ma il punto però è che per mantenere in piedi le loro illusioni questi pretendono che ad essere calpestati siano i nostri di diritti. E’ del tutto evidente che la storia non può reggere a lungo  sotto ogni profilo e che un popolo oppresso dallo straniero messo alle strette  insorge giustappunto per rivendicare il proprio diritto ad un’esistenza pacifica e serena. Quello che vale per l’universo mondo non si capisce perché non debba valere anche per noi. Se un piccolo popolo ospita sul suo territorio 5 milioni di stranieri registrati ed altrettanti irregolari secondo le stime per non parlare delle ultime centinaia di migliaia che mantiene in albergo, anche uno sciocco saprebbe apprezzare tanta generosità ed invece nisba. Ci troviamo la volontà di una minoranza imposta ad una maggioranza democratica fino a ieri composta, silente e tollerante. La minoranza sciagurata in questo caso, riesce purtroppo a far prevalere il suo punto di vista perché conserva e detiene una presenza egemonica nel sistema formativo e nei mezzi di comunicazione e come sempre ha fatto, risponde al giogo soverchiante di potenze finanziarie globali che hanno tutto l’interesse a colonizzarci relativizzando i tratti di una cultura altrimenti indelebile ed entrando nel capitale di aziende strategiche cadute in disgrazie economiche per la competizione sregolata e parassitaria che miete posti di lavoro. Diversamente come si spiega che le attività economiche di interi quartieri a Milano, a Napoli, a Roma sono monopolizzati dagli stranieri che si ritrovano a prosperare in quelli stessi settori produttivi abbandonati dalla nostra gente? Ci scriva chi ha notizia di un negozio cinese che rilascia scontrini fiscali. Perché se un giovane italiano avvia una attività è perseguitato dalla GdF mentre si tollerano commerci ambulanti fuori da ogni regola igienico-sanitaria ad ogni angolo di strada? Quale coscienza sinceramente democratica può giustificare una condizione di emarginazione dalla realtà sociale ed economica ed assistere senza un moto di reazione alla trasformazione quotidiana del tessuto connettivo di un popolo? Che cosa possiamo sperare di buono dalla globalizzazione spalancando le porte a potenze che se ne “sbattono” dei diritti umani come la Cina, l’India, l’Arabia Saudita, l’Oman, gli Emirati Arabi, permettendogli di entrare da padroni nelle nostre aziende più avanzate e prestigiose, regalandogli letteralmente un patrimonio di conoscenze accumulato per generazioni dal lavoro e dalle intelligenze sopraffine che ci hanno sempre distinti nel mondo? Non sono anche questi diritti umani da preservare? Proseguendo di questo passo siamo sicuri che non è finita a Tor Sapienza e nuovi boschi di braccia tese nei quali trovare solidarietà, si pianteranno anche in altre città italiane.

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