Blangiando, gli intelligentoni hanno svuotato le culle per farci espiare le colpe del fascismo

Pensare di compensare il grave calo demografico con l’arrivo massivo di immigranti è una scemenza. Per non sparire dobbiamo evitare che i flussi in arrivo raggiungano numeri tali da rendere impossibile l’integrazione. A chiarire i termini della questione demografica è il professore Gian Carlo Blangiardo, vice direttore del Dipartimento di Statistica e metodi quantitivi dell’Università di Milano Bicocca. Tra i massimi esperti italiani in tema di demografia. Autore di numerose pubblicazioni, il professore Blangiardo ha illustrato il patto per la natalità, proposta del forum per le famiglie a tutti i partiti che si candidano alla guida del paese nelle prossime elezioni politiche. A porre il problema in termini ultimativi sono gli stessi numeri della statistica che stanno per raggiungere limiti prossimi a quelli di un fenomeno irreversibile. I Governi devono quindi assumere e finanziarie in via prioritaria e continuativa nuovi efficaci interventi di sostegno alle nascite. Due le cause concomitanti individuate dal professore Blangiardo, che hanno determinato uno sbilancio pericoloso per la tenuta dell’equilibrio tra nascite e morti in Italia. La prima è sicuramente l’attenzione che concediamo al tenore di vita, in sostanza, quella che altrimenti abbiamo chiamata imborghesimento generalizzato della società italiana e che ha sollevato anche in queste pagine, le reazioni indignate di alcune simpatiche lettrici. I nostri nonni in gran parte contadini ed operai, erano poveri, eppure mettevano al mondo molti figli rispondendo unicamente ai bisogni naturali di prosecuzione della specie. Dove mangiano in tre, avrebbero mangiato anche in quattro era questo il meccanismo istintuale che spingeva ad includere nella solidarietà familiare, l’annuncio di ogni nuovo arrivo. Non si badava alle risorse che questo avrebbe sottratto al gruppo per le necessità della sua crescita anzi, una famiglia numerosa era motivo ispiratore di speranza e fiducia nel futuro. Si divideva tra tutti il poco ed al diavolo la cura di sé, le comodità della vita moderna e la soddisfazione delle voluttà soggettive. Desideri che tutto sommato potremmo chiamare anche vizi, a ben vedere. La seconda e non meno importante causa concorrente del calo demografico si direbbe di ordine squisitamente politico. Sono stati infatti, secondo il coraggioso (visti i tempi che corrono), professore Blangiardo, gli “intelligentoni” del pensiero progessista, gli illuminati dell’arco democratico a scegliere di trascurare le politiche demografiche per la semplice ragione che il fascismo ne aveva fatto un pilastro del suo modello disciplinato di società di massa. Posto che il numero è potenza, come diceva qualcuno, i sapientoni degli anni ’70 hanno pensato che la potenza andava depotenziata anche a costo di rischiare la morte definitiva delle generazioni. Sono anche questi i motivi per i quali ci ritroviamo tanti inspiegabili bisogni indotti dal consumismo consolatorio che rabbonisce gli spiriti e fiacca gli animi.

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