il Mes non conviene all’Italia, marginalizza le Istituzioni UE in favore della egemonia tedesca

Mes, il meccanismo europeo di stabilità finanziaria fu inventato da Giulio Tremonti nel lontano 2010 quando ancora l’Italia era in grado di esercitare il suo peso di paese fondatore e fu concepito al fine di rimediare in qualche misura all’ottimismo dei Trattati europei che contemplavano unicamente la buona sorte dell’Unione e senza tenere in alcun conto i cattivi destini, riponevano interamente fede per l’avvenire nelle magnifiche sorti progressive dei mercati. Ebbene, l’articolato del nuovo salvaStati ha quale obiettivo la disponibilità di fondi al fine di garantire la stabilità dei paesi membri che dovessero venire a trovarsi nella condizione di cadere preda dei mercati finanziari. E’ scritto infatti che il Mes debba agire alla stregua di prestatore di ultima istanza. Compito tipicamente svolto da tutte le Banche Centrali che regimentano i mercati con la disponibilità di fondi illimitati, tranne che dalla BCE. Una limitazione ai Trattati espressamente imposta dall’ordoliberismo di scuola tedesca. Il Mes invece, nasce con una operatività predeterminata in 705 miliardi di euro; 125 dei quali a carico del nostro paese, l’Italia, che dovrà versare sull’unghia otto miliardi all’atto della costituzione del fondo da reperire evidentemente sul mercato sottoscrivendo ulteriore debito buono ed amico, perché destinato a soddisfare le richieste dell’Europa; deleterio ed irresponsabile viceversa, il debito lo diviene quando l’Italia vi fa ricorso per sopperire alle proprie carenze strutturali o di bassa crescita, secondo i guardiani della stabilità che si muovono sull’asse Berlino-Francoforte-Parigi con sede operativa a Bruxelles. Perché funzioni, il Mes non deve porre condizionalità ci rammenta il prof. Paolo Savona. L’efficacia del prestatore di ultima istanza sottolinea l’attuale Presidente della Consob, si ottiene se il fondo può operare senza condizione alcuna offrendo agli Stati una alternativa al mercato speculativo dei capitali. Sembrerebbero delle osservazione banali, primi elementi di economia finanziaria se non fosse che gli esperti regolatori di Bruxelles vi si oppongono ed il sospetto, a parere di Giulio Tremonti, è che si stanno materializzando le medesime condizioni di crisi del 2011 quando il fondo salvaStati fu utilizzato per salvare le banche tedesche e francesi esposte per 200 miliardi con la Grecia. Ora come allora osserva Tremonti, l’impulso alla riforma del Mes parte dalla Germania, le cui banche sono sull’orlo della bancarotta per il trasferimento dei derivati londinesi a seguito della brexit. Ora come allora, il nostro debito viene buono per salvare le loro banche. Ora von der Leyen come allora Junker, utilizzano lo spettro dello spread per convincerci a firmare condizioni capestro in soccorso del sistema bancario tedesco, ma le si vogliono spacciare come crisi che non c’è del nostro bilancio pubblico. Il primo atto del Governo Monti rammenta Tremonti, fu quello di autodenunciare una crisi di bilancio che doveva servire da pretesto per mascherare una ben più grave crisi bancaria straniera. Il Mes non è un Istituto della UE come viene venduto dai media, ma è un accordo tra Stati che rappresenta dopo i precedenti accordi del “Fiscal Compact” e del “bail in”, un ulteriore passo verso l’integrazione europea intesa come l’espansione della egemonia tedesca che restringe e comprime sempre più il ruolo delle Istituzioni UE che a parole si vogliono salvaguardare. Nei fatti invece, osserva Luigi Gianniti in una analisi per Aspenia dell’agosto u.s. gli accordi non previsti specificamente dai Trattati costitutivi dell’Unione, hanno finito per marginalizzare i ruoli della Commissione e del Parlamento europeo che sono Istituzioni proprie della UE. Nel caso del Mes, il potere decisionale infatti risponde direttamente al Bundestag. Il suo Direttore Generale è investito e responsabilizzato personalmente dal Parlamento tedesco al quale risponde obbligatoriamente e preventivamente prima di ogni atto unitamente al Consiglio dei Governatori in sede di valutazione e delibera. Non c’è alcuna riforma da approvare, il Mes è identico al salvaStati del 2012 puntualizza Gustavo Piga, docente di politiche economiche all’università di Roma Tor Vergata, editorialista del Sole 24 Ore. Sia il meccanismo posto in essere nel 2012, sia questo del 2019, in buona sostanza all’Italia non servono e soprattutto il Mes non conviene perché quando le cose vanno bene, alcuno ha bisogno di chiedere soldi in prestito. Se invece le cose dovessero complicarsi ed andare male al punto da dover essere costretti a ristrutturare il debito pubblico, il Mes prevede condizioni alle quali l’aiuto finanziario è subordinato, puntualizza il prof. Piga: l’intervento di una trojka che verrà a gestire la nostra economia ed imporre le sue modalità tecniche di austerità. Non si comprendono quindi quali sarebbero i vantaggi offerti dal Mes. Tanto varrebbe nella più sciagurata delle ipotesi, ristrutturare direttamente il nostro debito con il settore privato e poi decidere in autonomia le nostre politiche economiche senza doverci mettere nelle mani di ispettori come avvenuto in Grecia. Insomma, il Mes è semplicemente una banca che presta a qualcuno di credibile. In assenza di credibilità, il Mes impone le sue condizioni. Dunque non è uno strumento di solidarietà reale, concreta tra Stati della UE. Soliarietà che ci si aspetterebbe da una Unione quando il rapporto debito sul PIL è alto. Ma perché l’Italia ha un debito così alto? Il debito è aumentato del 20% negli ultimi anni proprio grazie alle politiche di austerità che ci sono state imposte osserva ancora il prof. Piga come avete avuto già modo di ascoltare dalla Continua a leggere

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immigrazione, tratti comuni tra destra populista e sinistra verde e radicale

Crescita sostenuta; disoccupazione ai minimi; media degli stipendi intorno ai 1.338 euro mensili;  c’è un paese in Europa governato dalla destra populista ad immigrazione zero che non ha nulla in comune con l’Italia del reddito di cittadinanza; della stagnazione economica; governata dalla sinistra mondialista che della immigrazione ha fatta una bandiera di progresso. A voler approfondire però questo azzardato parallelismo, qualcosa in comune, inaspettato, eppur si rileva tra conservatori populisti e progressisti illuminati nelle parole di due personaggi tanto lontani per storia personale e politica: Andrej Babis, imprenditore prestato alla politica, attuale Presidente populista della Repubblica Ceca ed il nostro Francesco Rutelli, già radicale, poi sindaco di Roma; Ministro; riconosciuto e stimato testimone della sinistra democratica italiana. Nel 1968, ricorda Babis, durante l’invasione sovietica di Praga, circa duecentomila cechi emigrarono. Erano tutti istruiti e parlavano le lingue. Fecero le fortune economiche degli Stati che li ospitarono. Cosa ben diversa è l’immigrazione automatica che ci vorrebbe imporre la UE. Chi viene nel nostro paese per lavorare deve guadagnarsi un permesso, tutti gli altri sono illegali e non passeranno mai. Parole sensate, condivisibili, che ben si accordano con quelle pronunciate da Rutelli intervistato dal Messaggero: è inaccettabile che un numero imprecisato di persone soggiorni sul nostro territorio senza averne diritto alcuno. Nel 2050 la sola Nigeria avrà superato l’Europa per numero di abitanti. E’ incredibile che la sinistra non prenda atto di uno squilibrio demografico di tali proporzioni e si vergogni di difendere le legittime aspettative dei ceti popolari comprensibilmente spaventati di fronte ai massicci arrivi nelle nostre strade di persone spaesate e disorientate. Non è possibile, prosegue Rutelli, che Continua a leggere

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Soros: per abbattere il muro bastarono 3ml di dollari, 300 non son stati sufficienti a fermare Brexit e Trump


Tre milioni di dollari bastarono a Soros per far crollare il muro di Berlino. Trecento milioni di investimenti invece, non sono bastati per fermare la Brexit e l’ascesa alla Presidenza degli Stati Uniti di Donald Trump. Notizie d’impatto che potrebbero sembrare delle “fakes”, sono invece confermate di pugno da George Soros, oggi sul Sole24ore. Certamente bisogna saper leggere tra le righe. Il grande vecchio della finanza internazionale confessa tutto quanto il suo rammarico per le difficoltà della contingenza oppositiva che il disegno globalista sta incontrando in Europa come in America e sarebbe anche lecito pensare che il vecchio miliardario si sia lasciato tradire nelle intenzioni dalle sue stesse parole nelle quali si intravedono i preamboli fondativi e si possono cogliere chiaramente i motivi ispiratori di un disegno complessivo che molto spesso viene schernito dai grandi media e dal pensiero splendido che domina le menti della intelligenza collettiva, quando viene denunciato quale cospirazione mondialista e ridotto a complottismo esagitato di mentecatti ed ignoranti. Il vecchio speculatore felice ricorda il periodo esaltante di successi della sua intuizione quando, dopo il crollo del muro di Berlino, la società aperta e senza confini avanzava inarrestabile e sembrava aver preso le coscienze dei popoli, propugnata e difesa dagli Stati Uniti d’America. Poi qualcosa deve non aver proseguito secondo i piani e quel meraviglioso processo di egualitarismo ed indifferenziazione culturale si è arrestato fino a minacciare la società aperta immaginata e soprattutto economicamente promossa dall’asserita filantropia politica del finanziere apolide nato in Ungheria, che in gioventù si dice aver abbracciato ben altri ideali di cui in questo blog scegliamo di non riportare notizia perché vogliamo lasciare al lettore il “piacere della scoperta”. La ricchezza conseguita senza fatica, cambia gli uomini prima che il mondo. Solo oggi, ad Continua a leggere

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l’America pacifista di Trump smaschera i codardi di casa nostra

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, recita l’articolo 11 della più bella del mondo. Dal lontano 1946 fino all’avvento di Trump, gli Stati Uniti d’America ancorché additati da buona parte dell’opinione pubblica e dal movimento pacifista come potenza imperialista e guerrafondaia, hanno di fatto garantito la nostra Costituzione; capolavoro di civiltà di cui ci siamo fregiati per spiegare al mondo intero che la pace, la giustizia e la concordia tra gli Stati non sono un’utopia inafferrabile, ma una modalità di convivenza regolata dal diritto naturale dei popoli della terra. Tanto che le Nazioni si sono ritrovate Unite in scampagnate a New York presso il palazzo di vetro dell’ONU, l’assise dove le “controversie” dovrebbero trovare soluzioni in luogo dei campi di battaglia. C’abbiamo creduto, noi italiani, al punto di essere riusciti a darci la fama di brava gente. Gente che non farebbe del male a nessuno perché mossa dall’amore per il prossimo. Ora però che l’America non è più disposta a morire per noi, la storia ci chiede il conto. Le belle parole lasciano il posto alla paura ed alla preoccupazione. Sappiamo che i nostri non arriveranno più in soccorso. Siamo rimasti dunque maledettamente soli e sprovveduti, del tutto impreparati ed inadeguati nello scenario globale. Non “offendere” è una scelta certamente lodevole, ma non siamo nemmeno capaci di batterci per la libertà e la giustizia minacciate ora che il poliziotto del mondo ha deciso di ritirarsi in pensione dopo 79 anni di onorato servizio. Ancor più gravemente, ci scopriamo disadattati e del tutto incapaci di difenderci. Per non morire e diventare schiavi di chi non si è lasciato abbindolare dai filosofi del diritto, bisognerebbe aver imparato la lezione della storia: le relazioni tra Stati sono e saranno sicuramente anche in futuro, regolate da rapporti di forza dai quali i rapporti di interesse discendono. I CURDI avevano riposto tutta quanta la loro fiducia nell’occidente, nell’Europa ed in noi italiani che li abbiamo addestrati. Oggi, ancora una volta codardi, li abbiamo traditi, come ammette candidamente anche Cacciari. Non è stata l’America ad abbandonarli sotto le bombe dei turchi, ma la nostra pretesa vigliacca di difendere la pace con la resa. Di mantenere issata la bandiera dei diritti fino a quando i diritti non chiedono sacrifici. L’indignazione borghese di un popolo impoverito nello spirito, che al massimo si spinge a chiedere la mobilitazione delle piazze mentre i CURDI avrebbero bisogno di mobilitare i giovani e forti sui campi di battaglia al fianco delle Continua a leggere

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Merkel fiduciosa cede ad Erdogan che batte cassa ed attacca i Curdi

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uno nuovo spettro si aggira per l’Europa, l’identità infelice

All’Unione Europea contesto di non considerarsi portatrice di civiltà bensì di proporsi quale costruzione in divenire di norme e regole totalitarie che ci obbligano al conformismo del presente, rinunciando ad affermare il primato civilizzatore sui nuovi arrivati che hanno rotto la nostra armonia sociale. Il fenomeno, che pure fa registrare una frattura molto grave nella società francese, investe l’intera Europa al punto che anche la civilissima ed avanzata Svezia coglie segnali fallimentari preoccupanti generati dall’ideologismo multiculturale. Malmoe ad esempio, non è più una città sicura. Così Alain Finkielkraut, uno dei più influenti intellettuali francesi di orientamento conservatore che prosegue: non si tratta di ragioni economiche, in molti quartieri la gente costretta dalle circostanze, si è scissa. Si è separata spontaneamente in distinte cellule socio-culturali. Se la UE non si adopererà per rallentare i flussi migratori, presto non sarà più possibile alcuna integrazione dei nuovi arrivati, ma saranno gli autoctoni a lasciarsi assimilare dagli immigrati. Lo testimoniano il numero di conversioni all’islam, di gran luga superiori a quelle Cristiane. Bisogna che le classi dirigenti e politiche, imparino a rispettare i bisogni, le libertà e la saggezza dei popoli europei quando rigettano i modelli sociali astratti forzatamente imposti dal globalismo scriteriato. L’Europa patisce una sorta di mutazione antropologica indotta, per la quale avverte come infelice la propria identità che svilisce e relativizza per bocca dei nuovi apostoli dell’egualitarismo: scrittori, artisti, presentatori, giornalisti, diventati i nuovi padroni del pensiero moderno. Identità che vorrebbero farci vivere come colpa prospettando alle masse una società artificiale polimorfa, dal cui orizzonte sono rimossi ogni distinguo e valutazione di merito. Culture e subculture secondo gli architetti del pensiero dominante il presente, Continua a leggere

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presto Rousseau ci darà lo ius soli, parola del Presidente della Commissione Affari Costituzionali

In Italia il Governo si è separato dal popolo ha detto Orban, l’ultimo europeo rimasto in piedi a dirci qualcosa di nuovo sul fronte occidentale piegato al flottante del mondialismo progressista. Non appena la parola popolo è stata evocata, Di Maio che del popolo ama dirsi ancora portavoce, è andato su tutte le furie, quasi che Orban avesse toccato il nervo scoperto di un movimento, quello dalle cinque stelle, che sospinto al potere dalla buona fede popolare si è poi acconciato ai poteri antipopolari ricevendone in compenso la patente democratica di sistema. Tanto che il presidente della commissione affari Costituzionali della Camera dei Deputati, il grillino Giuseppe Brescia, ha preso coraggio ed oramai sicuro di poter conservare il posto di lavoro fino a scadenza naturale della legislatura, ha avuto l’ardire di affermare che quando una forza popolare poi va al governo di un popolo, può permettersi anche di fare scelte impopolari. Ed ecco che in soccorso dello ius soli il M5S è pronto a chiamare Rousseau, il solo che non tradisce mai le aspettative. Un milione di bimbi nati in Italia da genitori stranieri, presto diventeranno automaticamente italiani per il solo fatto di aver frequentato le scuole elementari dove diciamocelo francamente, basta iscriversi e si viene promossi per Legge anche quando si è ancora analfabeti a dieci anni di età. A questi bimbi sarà dato un passaporto senza che l’abbiano richiesto e soprattutto, nessuno mai si sognerà di sincerarsi che abbiano maturata una coscienza civile tale da riconoscersi nei valori del mondo avanzato che prescindono gli insegnamenti della famiglia. Molto spesso infatti, a Bruxelles, a Londra, a Madrid, a Parigi, a Nizza come a Berlino, la cronaca si è incaricata di insegnarci che la liberalità non è un metro sincero di garanzia di diritto in tema di cittadinanza. Gli elementi che concorrono alla formazione di un adulto in maniera significativa si depositano all’interno della famiglia e non si lasciano condizionare dalle relazioni convenevoli del contesto sociale in cui si cresce e si opera. Tutti i terroristi autori degli attentanti avevano un tratto comune: erano cittadini naturalizzati perché figli di immigrati. Famiglie che evidentemente nutrivano un sovrano disprezzo per la civiltà, i costumi e la cultura nella quale loro malgrado si sono ritrovate a vivere per circostanze tra le più disparate. Abbiamo pianto 350 morti innocenti in Europa per mano di disadattati. Giovani che si sono ritrovati paracadutati in un sistema di valori irriconoscibili dal filtro patrimoniale ideale assunto dai propri cari. Una esperienza che chiunque si sposti anche di poche centinaia di chilometri nel corso della vita, comprende benissimo e che non si vuole colpevolizzare, ma della quale forse in molte capitali europee si stanno pentendo amaramente di aver concesso con tanta magnanimità la cittadinaza. La Brexit ed i respingimenti alle frontiere sono la dimostrazione che Continua a leggere

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maggioritario, non ancora fatta la legge, han già trovato l’inganno

Gli è bastata la buonanima di Pannella a Calderoli e si è inventato l’ennesimo sistema elettorale per via referendaria. Un maggioritario secco all’inglese per fregarli tutti, quelli del nuovo umanesimo, che sa tanto di clientele e ricatti proporzionali. Non ha dato ascolto a professoroni e costituzionalisti emeriti confessa, ha preferito scrivere, come ha in uso fare, tutto da solo le tre pagine del quesito referendario col quale vuole abrogare la quota proporzionale del rosatellum. La proposta sarà avanzata da cinque Consigli Regionali a maggioranza di centrodestra. Non c’è tempo da perdere infatti in consultazioni e pareri che di sicuro sarebbero stati discordanti ed avrebbero aumentata la confusione del momento. Bisognava andare subito al nocciolo della faccenda ed impedire ai neoumanisti di portare indietro le lancette della politica italiana con un proporzionale puro sul modello partitocratico al tempo in cui i partiti, con la sola eccezione della Lega, non esistono più divisi come sono in sottopartiti, vedi il PD, oppure iscritti al patrimonio di una s.r.l.
Il genio e la velocità di Calderoli però pare che non bastino. Secondo Flick, uno dei professoroni che vanno per la maggiore in punta di commi e di cavilli; uno di quei costituzionalisti emeriti che leggono gli articoli della più bella del mondo cinque volte al giorno alla stregua di sure imperiose, se i giallorossi si danno da fare ed approvano la nuova legge elettorale proporzionale prima che si pronuncino i Consigli Regionali e formulino la loro proposta in Cassazione, allora la Legge elettorale di iniziativa parlamentare entrerà in vigore ed il referendum decadrà. In questa eventualità precisa Flick, se anche la Lega non si arrendesse e presentasse un nuovo referendum abrogativo, quest’ultimo non sarebbe ammesso dalla Cassazione perché lascerebbe il Parlamento privo di una Legge elettorale, eventualità inammissibile. Ora, Continua a leggere

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concorso esterno in associazione soppressiva dello stile di vita europeo

La povera Ursula probabilmente pensava di dare un segno di discontinuità con l’intestare alla protezione dello stile di vita europeo il Commissario alle immigrazioni ed invece si è vista assalita dagli sgherri globalisti sempre lesti ad aprire le braccia a “talenti ed  energie” che vengono in Europa da ogni angolo della terra tanto poi sarà la generosa Italia ad accogliere e farsi carico delle braccia in cerca di fortuna nella terra che la fortuna sembra aver smarrita con la sua entrata nell’euro. Bisogna riconoscere che la poveretta, nominata dalla Merkel neo Presidente della Commissione europea, ce l’ha messa tutta. E’ evidente che il suo intento era semplicemente quello di dare un timido segnale che potesse essere colto dai popoli europei più riottosi alle dottrine multiculturali che imperano nelle menti dei costruttori di democrazie artificali. Segnare con una intestazione più rassicurante senza alcuna modifica della prassi il Commissario alle immigrazioni, avrebbe potuto rivelarsi un espediente formale con il quale contribuire a distendere gli animi di quanti avvertono come una minaccia alle libertà, ai costumi ed alle conquiste civili  tanta avanzatissima dottrina che promana dalle menti illuminate di Bruxelles. Purtroppo però, queste non hanno perso l’occasione per lanciarsi indignate in  punta di tweetter e far sapere che NO, proprio NO, non è possibile rinunciare alle filosofie di arricchimento e contaminazione della civiltà europea e non tagliare le sue radici Cristiane, nemmeno in nome della pace e del mantenimento dell’ordine sociale che tante lotte e sangue è costato ai nostri avi. Nella foga dell’entusiasmo di apparire convinti assertori dei ciechi diritti, hanno già dimenticato i 350 morti per mano terrorista inflitti all’Europa tollerante dai suoi giovani rinnegati di seconda generazione a Bruxelles come a Parigi, come a Madrid, Barcellona e Berlino la sera di Natale. Ma tant’è, intimidita e radarguita da sì tante personalità, la povera Ursula ha promesso che l’insegna di quel Commissario cambierà perché i migranti possano sentirsi a casa loro ovunque in Europa senza avvertire il dovere di compiere alcun passo per comprendere e fare propri i costumi e la civiltà alla quale chiedono ed in molti casi rivendicano, di far parte. Se la democrazia non la conosci, non c’è bisogno che l’impari. Essa è così tollerante da consentirti ogni sorta di arbitrio fino al martirio ultimo della sua estinzione. Mai che si possa accennare ad una qualsivoglia reazione di difesa e protezione, pena la gogna ed il pubblico disprezzo. Con metodo assimilabile alla peggiore tradizione mafiosa, Continua a leggere

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la sovranità appartiene al popolo, meglio potarla che lasciarla fiorire

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