Minniti, per i Radicali sarà il primo caso di eutanasia legale in Italia

Gravissime violazioni del diritto internazionale in particolare della convenzione europea dei diritti dell’uomo e della convenzione di Ginevra ed anche della legge italiana, è questa l’accusa mossa a Domenico Minniti con un esposto-denuncia presentato alla Procura della Repubblica di Roma da Riccardo Magi. Dunque, la notizia criminis, per i Radicali italiani, sarebbe la repentina riduzione degli sbarchi di migranti nei nostri porti a seguito degli accordi firmati dal Ministro degli Interni con il Governo legittimo di Tripoli, riconosciuto dalle Nazioni Unite. Quest’ultimo infatti, in assenza di propri corpi organizzati di polizia, avrebbe assoldato le stesse milizie armate che controllano il territorio sin dalla caduta di Geddafi, a scopo di ristabilire l’ordine pubblico e rendere praticabili gli accordi raggiunti per ricevere quale contropartita, forniture, addestramento e finanziamenti a progetti di sviluppo economico promossi e concordati con i capi tribù che in sostanza sono le autorità più prossime a quelle che in Italia chiamiamo sindaci delle città. Ebbene, secondo le filosofie radicali, molto in voga tra i maitres à penser perfettissimi della finanza globalista che agita diritti per affermare interessi, le condizioni firmate da Minniti con l’aggravante dell’impiego di risorse pubbliche, sarebbero sconosciute al Parlamento ed all’opinione pubblica, per altro più interessata agli effetti rassicuranti che vengono dagli accordi con la nuova Libia di Al Sarraj ed Haftar, piuttosto che al destino dei migranti indotti a rientrare nei paesi d’origine dalle precarie condizioni di vita nei campi profughi. Dunque, dopo l’enorme sforzo compiuto per accogliere, sfamare e curare oltre seicentomila migranti dal 2014 in ragione di accordi segreti firmati senza alcuna informazione di dettaglio ai cittadini tanto meno una discussione parlamentare, dobbiamo sederci tutti sul banco degli imputati. Aver rallentato un flusso indiscriminato finito fuori controllo, sarebbe una ferita grave alla Costituzione ed alla tenuta democratica delle istituzioni, secondo questi signori, ineguagliabili campioni della moderna e lacerata società. Verrebbe quasi da ridere se non fosse che questa dei radicali è solamente l’ultima delle pratiche di sabotaggio per le quali tristemente il popolo italiano è restato vittima di sé stesso nel corso della storia remota come in quella recente. Visti i precedenti, c’è da sospettare che, anche stavolta, i paladini dei diritti profonderanno ogni energia a disposizione per scaricare la croce di un intero continente addosso alla piccola ed innocente Italia. E ci riusciranno, vedrete. Siamo diventati dei veri esperti dell’auto afflizione. Se non sarà italiana, fondato è infatti il timore che da qualche parte sia già in agguato una Corte internazionale la qualunque pronta a condannarci in nome e per conto di una anonima Autorità superiore decisa ad applicare la lettera di commi e cavilli di cui la gran massa dei cittadini ignora non solamente l’esistenza, ma anche i motivi per i quali la sola Italia debba essere richiamata fermamente a rispettare. Non vorremmo cadere in errore, ma avete notizia di una pronuncia od anche solo di una denuncia a carico della Germania che ha costretto la UE a pagare tre miliardi di euro alla Turchia di Erdogan, un dittatore, pur di bloccare il flusso di migranti verso l’Europa settentrionale? A noi, non risultano. Però una posta del bilancio italiano annota 330 milioni di quota parte in uscita per bloccare i migranti diretti in Germania. Dalla Mauritania al Ciad, passando per Mali, Burkina Faso e Niger, la Francia fa affari coi dittatoriAvete per caso notizia di cittadini francesi che lamentano presso i Tribunali violazioni sistematiche dei diritti umani nel Sahel da parte del loro Governo? Accade solo in Italia, Continua a leggere

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Elevato rischio sommosse, come i Servizi convinsero Minniti a fermare i migranti

Serpeggia un forte malessere in larghe fasce della popolazione, tra quelle che maggiormente hanno sofferto la crisi economica e che patiscono sulla loro pelle la sottrazione di ingenti risorse allo Stato sociale per finanziare gli aiuti agli ultimi arrivati. Nel paese si registra una tensione montante che rischia seriamente di trasformarsi in rivolta contro gli immigrati. A lanciare l’allarme già a febbraio 2017, non erano stati i titoli dei giornali per tirare le vendite, ma direttamente i Servizi di informazione per la sicurezza della Repubblica che nella loro ultima relazione al Parlamento rilevano circostanze e motivi che fanno comprendere gli umori reali del paese. La gente comune non capisce la maniera tollerante di procedere del Governo davanti agli incresciosi episodi di violenza e disagio manifestato dagli immigranti. La gente non ha solamente paura del terrorismo, ma è anche preoccupata della lenta metamorfosi sociale indotta dai nuovi arrivi. Mutamenti che vengono percepiti alla stregua di un restringimento progressivo ed inesorabile, del tradizionale campo di azione civile e consolidata modalità espressiva prima ancora che relazionale, delle comunità autoctone. L’esigenza più avvertita in questo frangente della storia italiana, è quella di avere un Governo determinato a dare risposte ispirate alle soluzioni dei problemi piuttosto che a concedere maggiori spazi di manovra ai fattori di instabilità ed insicurezza nella convinzione rivelatasi errata alla prova dei fatti, che questi possano autonomamente ritagliarsi uno spazio di adattamento e rassegnata accettazione della nuova condizione. La gente comune, quella maggioranza di lavoratori “ignoranti” di cui è composto un paese, fa fatica a comprendere ad esempio, come si possa coniugare la legalità formale di un Decreto di espulsione con la permanenza indisturbata di uno stesso soggetto indesiderato sul territorio dello Stato. L’analisi dei Servizi, consente facilmente di farci risalire all’origine dei toni preoccupati dal sen sfuggiti, a Domenico Minniti, detto Marco, il comunista figlio di un eroe volontario della guerra di Spagna. Toni che tante crisi di coscienza hanno procurato alla sinistra sofistica di governo, come alla sinistra problematica di accoglienza. Eppure, bisognerebbe sapere che nella vita di tutti gli Stati, ci sono momenti ineludibili nei Continua a leggere

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Davigo, un altro di quelli legge ed ordine regalati al progressismo disilluminato

..in Italia l’immigrazione è un fenomeno che non si è mai voluto controllare, politicamente sottintende Pier Camillo Davigo, ex Pubblico Ministero della squadra milanese di magistrati che diede corso all’opera di ricostruzione legale del sistema di governo e di amministrazione italiano, intervistato alla festa del Fatto quotidiano. Eravamo agli inizi degli anni ’90 e le parole d’ordine della destra nazionale che i partiti avevano bandito per cinquant’anni dal lessico di governo, finirono per dettare i titoli di cronaca e le intestazioni dei fascicoli giudiziari. Mani pulite infatti, pochi ricordano, era una delle felici espressioni con le quali Giorgio Almirante efficacemente sintetizzava le proposte di rifondazione della Repubblica dagli schermi delle tribune politiche condotte dal mitico Ugo Zatterin. Non compete alle ONG stabilire l’equipaggiamento della Polizia Giudiziaria tanto meno possono impedire che questa salga a bordo delle navi per i necessari controlli sulle popolazioni migranti che toccano terra sul suolo della Repubblica Italiana, Stato ancora formalmente sovrano. Incurante della nutrita platea illuminata venuta ad ascoltarlo, l’arcigno magistrato, il solo della squadra di “mani pulite” ancora in servizio, rivendica il dovere di far rispettare la Legge in ogni circostanza. Un altro di quegli uomini  fatti di “legge ed ordine” che la destra inopinatamente trascura e regala alla propaganda progressista in nome di un garantismo formalista issato a guisa di scudo protettivo del vecchiume di una dirigenza improponibile che la tiene separata dalle classi popolari pur numerose, ma che vivono ai margini della società. Classi popolari che la Lega riesce ad intercettare solamente in una parte del paese, dove maggiori e più avvertite sono le esigenze di sicurezza, giustizia e giusto ordine sociale. “Davigo fascista, sei il primo della lista”, recitava una scritta sul muro di fronte al suo ufficio di Torino intorno alla metà degli anni ’70 racconta il Consigliere di Cassazione. A differenza di Minniti, eccezione di natura, il profilo di Davigo sarebbe recuperabile alla causa del conservatorismo popolare di massa che non ha autorevoli figure di riferimento capaci da nord a sud di solleticarne gli istinti, ma di sviarne gli umori a migliore rassicurazione delle cancellerie europee e non solo. Eppure, è fatto oggetto di persistenti e sistematiche campagne denigratorie da parte di quelle forze economiche che, pur ridimensionate dal voto popolare, cercano con ogni mezzo a disposizione, di mantenere un ruolo che condizioni i governi siano questi di sinistra, siano questi di destra, negli interessi esclusivi e nelle posizioni soggettive di privilegio. Come se la lezione di Trump, Continua a leggere

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Non è Casaleggio l’uomo che sussurra a Di Maio

Parlano lo stesso dialetto e s’intendono a meraviglia Vincenzo Spadafora e Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera dei Deputati. I due giovani hanno anche altro in comune, nel curriculum di entrambi brilla l’assenza di un titolo di studio accademico. Luigi per la verità sembra di non aver ancora rinunciato a riempire la casella vuota rinviando il raggiungimento del traguardo al termine della carriera politica. Vincenzo invece, già nel 2013 denunciava un certo rimpianto. In ogni caso non gli sono mancate le grandi soddisfazioni, è stato infatti docente a contratto presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione
dell’Università La Sapienza di Roma, si legge nella biografia ufficiale; esperto in materia di pubblica amministrazione, valutazione di progetti e coordinamento delle attività istituzionali; ha ricoperto incarichi presso la Vice Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’Agricoltura e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali prima che Di Maio lo scegliesse per affidargli l’incarico di responsabile delle Relazioni Istituzionali. Ed è nelle relazioni che deve essersi rivelato un vero maestro l’uomo che sussurra a Di Maio se nella sua prestigiosa carriera, è riuscito ad accreditarsi presso la casta e l’anticasta con immutata autorevolezza e credibilità. Vincenzo Spadafora viene infatti da lontano, per arrivare a Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera dei Deputati e candidato in pectore alla guida dell’Italia con un monocolore a cinque stelle, pensate, è dovuto partire dall’UDEUR di Clemente Mastella. Roba da malox per lo stomaco delicato dei grillini. Poi conquista i Popolari, Rosa Russo Jervolino sindaco di Napoli, nel 2010 lo nomina Presidente della Municipalizzata Terme di Agnano finita in liquidazione. L’ascesa del nostro esperto però non s’interrompe. Viene notato infatti da Pecoraro Scanio che lo porta con sé nella segreteria dei Verdi e da qui il lancio definitivo con Rutelli che lo promuove a capo segreteria. Scoloriti i verdi, monta sul ronzino rampante di Montezemolo, Italia Futura, che non scenderà mai in pista e finirà per convergere in Scelta Civica di Mario Monti. Nel 2008 il portavoce del portavoce vice Presidente della Camera, diventa Presidente di UNICEF Italia. E non è finita qui, la collezione di incarichi continua. Renato Schifani Presidente del Senato e Gianfranco Fini allora Presidente della Camera, di comune accordo istituiscono il Garante dell’Infanzia e fanno di Vincenzino il primo Presidente.  Caduto nella polvere Fini e uscito di scena Schifani, nel 2013 arriva a furor di popolo il M5S per aprire Montecitorio come una scatola di tonno fa sapere Grillo. Luigi Di Maio, di professione “webmaster”, viene eletto vice Presidente della Camera coi voti del PD di Bersani e subito si mette a lavoro per esaminare i curriculum. Vincenzino Spadafora già che si trova, imbuca il suo curriculum nella rete grillina. Ed anche stavolta gli va bene. In fondo possiede tutti i requisiti del nuovo che avanza dal web in cerca di lavoro. Tra esperti digitali  è risaputo, il clic viene automatico. L’upload tra il client della casta ed il server dell’anticasta è velocissimo. Pochi secondi e l’upgrade è bello che completato. Continua a leggere

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Dove c’è amore c’è famiglia, il poliamore nella Chiesa di Francesco

La fantasia è arrivata al potere e si è impadronita della società. Ha utilizzato il grimaldello della libertà ed è riuscita a mettere sotto scacco la cellula fondante dell’organizzazione umana, la famiglia, come mai era accaduto in alcuna delle precedenti epoche storiche. Quei poteri veramente forti ben rappresentati dalle organizzazioni internazionali come l’ONU, con l’obiettivo di ridimensionare l’opera dell’uomo e ricondurlo al livello di ogni altro essere che popola la terra, animale o vegetale che sia, al fine di svilirlo per meglio governarlo, si sono avvalse di un complesso armamentario ideologico e propagandistico che va sotto il nome di “diritti umani” all’aborto, all’utero in affitto, al matrimonio tra persone dello stesso sesso, alla teoria del genere ispirato dai gusti e dalle preferenze di ciascuno ecc. ecc. Nuovi precetti inventati che hanno finito per essere ripresi e riconosciuti dai codici civili in virtù di una egemonia mediatica e culturale alla quale in pochi hanno avuto la forza e la tensione morale necessarie per opporsi. Messa sotto scacco dalla libertà, si è lasciato che la famiglia cristiana fosse confusa quando non completamente sostituita, dalla gradevole leggerezza dei sentimenti amorevoli di attrazione ed amicizia fino a giungere all’accreditamento sociale di quel vasto mondo relazionale che oggi va sotto il nome di “poliamore“. Che sia tra uomini; che sia tra donne; che sia tra uomini ed animali; quali che siano le condizioni date, lì dove c’è amore, si vuole che ci sia famiglia. Di fronte ad una simile, inimmaginabile confusione e disordine civico, la Chiesa fino a Benedetto XVI aveva saputo reagire e mettere un argine alla babele riappropriandosi dell’antropocene ammalata di eccesso di tolleranza per mezzo del Pontificio Consiglio della famiglia istituito da Giovanni Paolo II e presieduto dal Cardinale Alfonso Lopez Trujillo. Con fermezza e coraggio incontrovertibili, il gruppo di studiosi chiamati a ripristinare le distanze tra vizi e virtù, aveva saputo opporsi senza pudori malcelati ai “tanti Parlamenti e fori internazionali” che imprigionano l’uomo e gli negano l’ossigeno. Poi un giorno all’improvviso, è giunta la Chiesa di Francesco che nella Sua furia riformatrice ha spazzato via dopo trentacinque anni di onorato servizio, Continua a leggere

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Minniti e la sinistra che non è in natura

La sinistra esiste in natura, ama ripetere Bersani. Come a voler far credere che la sinistra non è la proiezione dell’immaginario nel mondo del reale, ma è quella idea che riflette l’ordine stesso della natura se non fosse intervenuta la mano dell’uomo a turbarlo. A prendere per buone le parole di Bersani, se ne può ricavare che la natura avrebbe compreso nel suo disegno imperscrutabile, lo spostamento di circa duecento milioni di persone dal continente africano alla penisola italiana dove ai malcapitati fratelli più fortunati, toccherà moltiplicare i pani ed i pesci necessari al loro sostentamento e spetterà, in nome dell’uguaglianza tra gli uomini, di compiere ogni sforzo per metterli a loro agio fino al completo annichilimento di tutti i tratti distintivi di una antica civiltà, quella greco-latina, che ha saputo avanzare nella storia fino a divenire essa medesima, presente storico. Rimasta orfana della classe operaia all’indomani del fallimento del sistema di socialismo reale posto in essere dal blocco sovietico, la sinistra non è stata più in grado di formulare una ipotesi plausibile di società ed ha afferrato di volta in volta la rappresentanza di ogni forma di disagio e disperazione pur di trovare nuove bandiere da garrire. Privata delle masse che si sono fatte borghesia nel frattempo, la sinistra si è votata a perseguire i sogni che gli venivano a portata di mano dalle minoranze, dagli omosessuali, dagli eutanasici, dai migranti abbagliati dalla luce della cometa europea del benessere a buon mercato che splende sugli schermi tablet e cellulari satellitari a diffusione di massa nel continente africano, complice anche l’arrivo di massicci investimenti cinesi. In Italia, più che negli altri paesi europei, la crisi della sinistra è diventata particolarmente acuta perché essa si pone un orizzonte tanto largo e lungo da avere la pretesa di possedere le soluzioni finali a tutti i guasti di questo mondo. Se infatti in Spagna, in Francia, in Germania i socialisti non si arrischiano di confondere i destini degli spagnoli, dei francesi, dei tedeschi con quelli del mondo intero, in Italia per mano dei sinistri, il destino degli italiani passa in second’ordine assumendo decisioni che nemmeno l’ ONU si sognerebbe di deliberare come quella di firmare accordi perché navi di mezzo mondo arrivassero nel Mediterraneo a raccogliere il sogno africano da realizzare in esclusiva sulle coste della nostra piccola penisola. Se si vuole comprendere come vive ed affronta i problemi la sinistra italiana, basta fare un breve passo a ritroso quando la necessità di emigrare affliggeva le famiglie italiane. In quegli anni la sinistra vedeva nel fenomeno una patologia della nostra società capitalista e chiedeva che fosse bloccato. Oggi, a distanza di qualche decennio, la sinistra si batte con ogni mezzo perché al contrario il fenomeno migratorio sia favorito ed addirittura rinvigorito dall’impegno di navi finanziate non si sa ancora bene da chi, come se l’Italia avesse tali e tante possibilità da potersi permettere di catalizzare le miserie dell’umanità intera e divenire una sorta di nuova terra promessa. Nella sua utopia sinistra, il pensiero progressista italiano ha confuso la politica con l’estetica e gettato nel Mediterraneo una vera e propria rete dei diritti a strascico il cui rispetto rigoroso della lettera esige dal solo popolo italiano tanto da rischiare di trasformarlo in quello che mai è stato nella sua millenaria storia, un popolo razzista per esasperazione. Rinchiusa nella sua bolla ideologica sospesa tra sogno e realtà, la sinistra italiana è anche la sola che in Europa non si cura delle conseguenze delle sue scelte quando queste si riverberano nel profondo del tessuto sociale, in ciò mostrando tutti i limiti di praticabilità di un disegno universalista immaginato purchessia, se è vero che anche la Chiesa di Francesco in tema di immigrazione indiscriminata si è vista costretta a fare un bagno di umiltà e possiamo solo immaginare quanto sia stato difficile il mea culpa delle Eminenze Vaticane,  travolte dai numeri che di miracoli non ne fanno, come è noto. Continua a leggere

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Non è tutta grandeur quella di Macron, è la deglobalizzazione che impone anche per l’Italia un De Gaulle

Non è tutta grandeur quello che luccica della Francia di Macron. Già per l’Europa di Mitterand, l’Italia era la vittima predestinata del primato francese. Nulla di nuovo quindi viene d’oltralpe con la nazionalizzazione pretestuosa dei cantieri navali di Saint Nazaire ad impedirne, incredibile a scriverlo, l’acquisto dai coreani da parte della italiana Fincantieri. I francesi, che francesi lo sono da sempre, letteralmente impazziscono al solo pensiero di dover prendere disposizione dagli italiani. Siamo rimasti infatti gli unici in Europa e nel mondo a credere alla favola dei “giochi senza frontiere”. Da decenni sono in tanti a raggirarci e ne meniamo anche vanto. Abbiamo rinunciato ad esercitare la pur minima forma di sovranità e spalancato le porte anzi, abbiamo rimosso completamente gli infissi dello Stato, convinti di farci belli ed attrattivi e poter sopravvivere sotto padrone. Abbiamo accolto con benevolenza la finanza araba nelle nostre banche, aziende ed in CDP; curiamo e rifocilliamo gratis la disperazione proveniente da ogni angolo della terra; abbiamo ceduto nel corso degli anni ai francesi BNL, Unicredit, Generali, Parmalat, i grandi marchi della moda e per completare l’opera di demolizione nazionale, la nostra rete fisica di telecomunicazioni costruita con il lavoro e le tasse di tutti gli italiani, proprio il giorno in cui Macron c’ha sfilato dal piatto fattosi povero nel frattempo per i troppi azzardi di mercato, anche i cantieri navali. Francia, Germania, Spagna ed Austria stanno preparando a “nostra insaputa” la tumulazione definitiva della penisola in autunno, per mano africana, con la revisione dei Trattati di Schengen ed il ripristino dei controlli alle frontiere e noi, continuiamo a credere che non si possa rispondere ad una fesseria con un altra fesseria senza capire che quello in atto è un processo di deglobalizzazione di cui la rinascita protezionista in America con Trump come in Europa con Macron e Melechon dopo la brexit di May e Corbin, è semplicemente il prodotto, non la causa. Tutti hanno imparato la lezione delle porte aperte e rinserrano i ranghi per non sparire tranne noi italiani, in declino inesorabile, privati di un’adeguata protezione vaccinale dai virus progressisti del mondialismo ricorrente nella nostra storia. Nemmeno più ci stupiamo ed impotenti ci lasciamo disarmare dal presunto diritto internazionale scritto da chi ha interessi confliggenti i nostri. Pensiamo di riuscire ad essere ascoltati esercitando un ruolo persuasivo da comprimari che puntualmente però viene scalzato via quando in palio entrano gli interessi vitali di quelli che dovrebbero essere i nostri primi e migliori alleati. Per restare in Francia, un’opera di ricostruzione morale e materiale simile a quella che negli anni ’50 mise in sicurezza la Republique si può e si deve immaginare anche per l’Italia con l’avvento al Governo di una riserva le cui origini siano quanto il più lontano possibile tanto dalla discreditata politica, quanto dalla famelica finanza. Un uomo di scuola in congedo, che abbia saputo farsi apprezzare all’estero e che, come spesso accade nella democrazia americana, metta la sua formazione, la sua cultura ed esperienza a disposizione della politica per ripristinare i fondamentali dello Stato. Se oramai è divenuto chiaro anche ad uno come Prodi che l’Italia non può reggere ancora a lungo nel ruolo di crocerossinaallora vorrà dire ch’è venuto il tempo sull’esempio francese, anche per l’opinione pubblica italiana di superare ogni pregiudizio e ogni pregiudiziale di sorta Continua a leggere

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rimpatri e reddito di cittadinanza, Silvio sicuro di poter dare un bel ciaone a Renzi e Gentiloni

PD e 5stelle, è fuga degli elettori. A certificarlo, almeno nelle intenzioni di voto, la Ipsos. Tutto lascia credere inoltre che la tendenza sia destinata a consolidarsi. Il discrimine è dato dai migranti. Gli elettori abbandonano il PD perché vuole aiutarli a casa loro; specularmente lasciano i cinque stelle gli elettori di sinistra che militano nel movimento  per le posizioni di rigetto assunte da Grillo sullo ius soli e l’intransigenza di Di Maio circa la bontà del lavoro di traghettamento dalle coste libiche portato avanti dalle Ong umanitarie accusate di stringere collaborazioni fin troppo strette con gli scafisti. Di converso a destra, l’attivismo di Berlusconi sugli stessi argomenti comincia a dare i suoi frutti anche nell’opinione pubblica dopo aver fatto registrare una prima transumanza di onorevoli di ritorno già fuoriusciti dai gruppi di Forza Italia in Parlamento e che oggi, registrano i sondaggi, fa un balzo in avanti di un punto scarso allineando Forza Italia alla Lega di Salvini, stabile al 15%. A cui si aggiunge la Meloni con Fratelli d’Italia che porta in dote un +0,7%. Dunque, il centrodestra nell’insieme avanza compatto e raggiunge la ragguardevole quota del 35%. Il resto del lavoro dovrà farlo la legge elettorale, ma che il Governo della sinistra sia sulla strada del tramonto dopo un intero lustro di fallimenti, delusioni ed inermi attese, sembra oramai una realtà in divenire. Scandali, intercettazioni, condanne, discredito internazionale, nulla invece è valso a cancellare dalla memoria della scena politica Silvio Berlusconi anzi, i tempi si delineano come a lui favorevoli. Gli è bastato restare fermo in silenzio per cucinarsi gli avversari a fuoco lento alle prese con sbarchi, accoglienza, attentati e polemiche con l’Europa. Il suo talento da piazzista gli ha fatto intuire che rispetto al 2011 i tempi sono cambiati. Oggi, più che il decisionista, da Macron alla Merkel si dimostra che vanno di moda i mediatori rassicuranti. Con un bel programma europeo di Continua a leggere

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nulla vieta di rimpiangere il fascismo, secondo il costituzionalista Michele Ainis

Rimpiangere il fascismo è perfettamente in linea con la Costituzione che, precisa Michele Ainis, non precetta divieti, ma delinea libertà formulando due sole eccezioni: è vietato restaurare la Monarchia Sabauda; è vietato ricostituire il Partito Nazionale Fascista. Secondo le pronunce fin qui rese sia dalla Consulta, sia dalla Corte di Cassazione prosegue Ainis, le interpretazione dei divieti non vanno mai estese oltre il perimetro circoscritto dell’incitamento alla violenza e della messa in opera con finalità eversive, di un nuovo PNF. Le libertà di parola e di pensiero sono dunque inviolabili, giusto per rimanere in tema di Costituzione della Repubblica Italiana. Non è un caso infatti, se movimenti che si richiamano apertamente all’esperienza del ventennio fascista, si siano battuti apertamente per mantenere inalterata la Carta fondamentale del 1948, nell’ultimo referendum Costituzionale promosso dal Governo Renzi. Segno di maturazione inconfondibile quello di riconoscere e rivendicare il valore del dissenso fuori dal coro delle maggioranze costituite. In questo quadro di garanzie secondo Ainis, anche il saluto romano viene ad essere una espressione lecita delle libertà di parola e di pensiero. L’ostentazione antifascista con strumenti repressivi, altro non è che la camera di rianimazione della sinistra quando si ritrova smarrita e non sa a quale orizzonte votarsi, sottolinea quasi indignato Marcello Veneziani, secondo il quale invece, bisognerebbe riflettere piuttosto sul perché a distanza di settantadue anni dalla caduta del regime, c’è ancora tanta gente che del fascismo conserva un giudizio positivo. Il fascismo non fu violenza indiscriminata. Il fascismo, sottolinea Veneziani, fu una rivoluzione conservatrice che provò a far splendere il “sole dell’avvenire” nella tradizione. Il fascismo modernizzò l’Italia e realizzò il miracolo di far vivere agli italiani un forte attaccamento allo Stato come mai accaduto nella storia moderna del nostro popolo. Altrettanto non si può dire del comunismo e dei suoi orrori che è fallito in tutti i paesi dove è stato sperimentato ed è risultato fallimentare in ogni epoca quando le contingenze storiche ed economiche ne hanno generato le illusioni. Basti per tutti, Continua a leggere

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In Europa comando io, la Merkel non ci sta che la Cina aiuti la Grecia

L’importanza di una nazione nel mondo è determinata dalla sua capacità economica, dalla sua forza militare e dal livello di civiltà raggiunto dalla sua società. Parla degli Stati Uniti Angela Merkel, che ancora considera potenza mondiale, ma pensa anche al ruolo guida che la Germania esercita in Europa in quanto potenza economica globale, campione nelle esportazioni spinte dall’euro più debole del vecchio marco e dai livelli salariali dei mini “jobs” che rendono competitive le sue merci. Un surplus della bilancia commerciale che resta intonso in virtù delle regole di bilancio dettate alla UE e che annualmente si accumula piuttosto che essere redistribuito agli altri paesi della Unione sotto forma di investimenti e maggiori consumi. Europa e globalizzazione sono i migliori mondi possibili per la Merkel, i pilatri delle fortune tedesche. Non ha difficoltà a confessarlo, Angela: per la Germania la globalizzazione è una opportunità dalla quale tutti escono vincitori; per l’Amministrazione Trump, la globalizzazione è un’arena dalla quale escono vincitori e vinti. L’America non crede alla comunità globale; non crede che dalla collaborazione internazionale ciascuno possa trarre i suoi vantaggi. Le conseguenze di questo mutato scenario sono che l’Europa dovrà imparare a far da sola. Merkel che conferma di star pensando di appaltare a privati un servizio di informazione comune europeo, si dice favorevole alla proposta Macron di un ministro delle finanze europeo che governi la politica economica continentale per rafforzare la moneta unica. A stare alle intenzioni di Angela, non si prospetta nulla di buono per l’Italia nella gabbia dell’euromarco. Basti guardare che cosa è accaduto alla Grecia, messa in ginocchio dalla austerità. La Germania ha più volte rigettata la proposta del Fondo Monetario Internazionale di cancellare quote importanti del debito greco ed ha preteso che fossero gli altri Stati della Unione, segnatamente l’Italia per 60 mld, ad accollarsi il debito greco in mano alle banche tedesche a fronte di tagli così ingenti da procurare il dimezzamento del PIL greco. Oggi che la Grecia ha aperto agli investimenti cinesi dopo aver registrato l’assoluto disinteresse della Unione Europea per le sue condizioni economiche, i tedeschi rimproverano la stessa Cina di violare le regole della concorrenza europee, questo perché si sono avveduti che gli investimenti infrastrutturali cinesi nel Pireo, stanno mettendo a dura prova i porti di Amburgo e Rotterdam, sottraendo loro quote di traffico e di mercato importanti. Della Germania, che servendosi dello strumento Europeo ha saputo costruire un rigido sistema di regole a suo vantaggio con il quale esercita una reale e concreta egemonia continentale, si è occupato anche l’autorevole Economist. L’autorevole giornale economico internazionale sottolinea come nel 2016 la Germania abbia accumulato un surplus commerciale di 300 miliardi dollari superiore addirittura a quello della Cina che si è fermato a 200 miliardi di dollari. I numeri non temono smentite. La Germania, sottolinea l’Economist, vende molto, rispamia tanto e spende pochissimo di quello che incassa sia in termini di spesa pubblica, sia in termini di consumi interni e quindi di importazioni. La competitività globale di cui Continua a leggere

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