In Europa comando io, la Merkel non ci sta che la Cina aiuti la Grecia

L’importanza di una nazione nel mondo è determinata dalla sua capacità economica, dalla sua forza militare e dal livello di civiltà raggiunto dalla sua società. Parla degli Stati Uniti Angela Merkel, che ancora considera potenza mondiale, ma pensa anche al ruolo guida che la Germania esercita in Europa in quanto potenza economica globale, campione nelle esportazioni spinte dall’euro più debole del vecchio marco e dai livelli salariali dei mini “jobs” che rendono competitive le sue merci. Un surplus della bilancia commerciale che resta intonso in virtù delle regole di bilancio dettate alla UE e che annualmente si accumula piuttosto che essere redistribuito agli altri paesi della Unione sotto forma di investimenti e maggiori consumi. Europa e globalizzazione sono i migliori mondi possibili per la Merkel, i pilatri delle fortune tedesche. Non ha difficoltà a confessarlo, Angela: per la Germania la globalizzazione è una opportunità dalla quale tutti escono vincitori; per l’Amministrazione Trump, la globalizzazione è un’arena dalla quale escono vincitori e vinti. L’America non crede alla comunità globale; non crede che dalla collaborazione internazionale ciascuno possa trarre i suoi vantaggi. Le conseguenze di questo mutato scenario sono che l’Europa dovrà imparare a far da sola. Merkel che conferma di star pensando di appaltare a privati un servizio di informazione comune europeo, si dice favorevole alla proposta Macron di un ministro delle finanze europeo che governi la politica economica continentale per rafforzare la moneta unica. A stare alle intenzioni di Angela, non si prospetta nulla di buono per l’Italia nella gabbia dell’euromarco. Basti guardare che cosa è accaduto alla Grecia, messa in ginocchio dalla austerità. La Germania ha più volte rigettata la proposta del Fondo Monetario Internazionale di cancellare quote importanti del debito greco ed ha preteso che fossero gli altri Stati della Unione, segnatamente l’Italia per 60 mld, ad accollarsi il debito greco in mano alle banche tedesche a fronte di tagli così ingenti da procurare il dimezzamento del PIL greco. Oggi che la Grecia ha aperto agli investimenti cinesi dopo aver registrato l’assoluto disinteresse della Unione Europea per le sue condizioni economiche, i tedeschi rimproverano la stessa Cina di violare le regole della concorrenza europee, questo perché si sono avveduti che gli investimenti infrastrutturali cinesi nel Pireo, stanno mettendo a dura prova i porti di Amburgo e Rotterdam, sottraendo loro quote di traffico e di mercato importanti. Della Germania, che servendosi dello strumento Europeo ha saputo costruire un rigido sistema di regole a suo vantaggio con il quale esercita una reale e concreta egemonia continentale, si è occupato anche l’autorevole Economist. L’autorevole giornale economico internazionale sottolinea come nel 2016 la Germania abbia accumulato un surplus commerciale di 300 miliardi dollari superiore addirittura a quello della Cina che si è fermato a 200 miliardi di dollari. I numeri non temono smentite. La Germania, sottolinea l’Economist, vende molto, rispamia tanto e spende pochissimo di quello che incassa sia in termini di spesa pubblica, sia in termini di consumi interni e quindi di importazioni. La competitività globale di cui Continua a leggere

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L’Europa congiura contro l’Italia ed il Vaticano pensa ad un passaporto diplomatico per ogni migrante, ma è una fake news

NON illudetevi, nulla cambierà in Europa sulle politiche di accoglienza dei migranti rivelava una fonte riservata che ha avuto modo di leggere il documento sottoscritto a Parigi domenica scorsa, 2 luglio. Infatti, Francia e Spagna hanno serrato i loro porti. L’Austria, è notizia di queste ultime ore, ha inviato mezzi corazzati al Brennero per sigillare il confine con l’Italia. Quello di Ventimiglia è già chiuso da tempo ed efficacemente sorvegliato. L’effetto annuncio di un incontro risolutivo dell’emergenza sbarchi tra i ministri dell’interno europei c’è stato, indubbiamente. Ma è servito a Minniti e Gentiloni per riprendere fiato e spegnere i primi fuochi della insofferenza che comincia a farsi sentire anche nel meridione d’Italia preso d’assalto dal flusso ininterrotto di migranti che a Reggio Calabria come in Irpinia e nel beneventano non si sa più dove e come accogliere ammette lo stesso Presidente della Campania Vincenzo De Luca (PD), il quale con la consueta schiettezza ha lanciato l’allarme all’indirizzo del Governo ed delle organizzazioni umanitarie: si è giunti al punto limite dell’accoglienza superato il quale, si rischia di alimentare tensioni sociali difficilmente contenibili. Il problema va affrontato con realtà, confida De Luca, fuori da ogni ideologismo umanitario. Se anche le popolazioni più ospitali e disponibili come sono quelle che ben conosciamo del sud Italia, cominciano ad accusare il colpo della bomba migratoria, sta a significare che la situazione ha assunto una gravità tale da non poter essere più ignorata. Alla prova dei fatti però, l’Italia continuerà ad essere la meta preferita dalla disperazione nel vecchio continente. Così è stato deciso per noi. Di questo passo il paese del sole s’avvia a diventare irreversibilmente il paese del sole africano. Sono bastate poche ore perché anche i macronisti “de’ noi altri” prendessero atto che Minniti a Parigi dai colloqui coi ministri degli interni di Francia e Germania, non è riuscito a cavare un ragno dalle acque del Mediterraneo. Anzi, le fonti riservate che hanno avuto l’opportunità di leggere i verbali dell’incontro, riferiscono che l’Europa sta preparando un richiamo ufficiale all’Italia per le tante, troppe inefficienze nelle procedure di classificazione e riconoscimenti degli ospiti d’oltremare. Al danno, la beffa. Per giunta, gli europeisti barricati al sicuro dietro le nostre frontiere, precisano che solamente somali ed eritrei potranno aspirare ad essere ricollocati in qualità di rifugiati, la restante varia umanità che le sempre più numerose e generosissime ONG accompagnano fino a domicilio nella nuova terra promessa, resterà di stanza nella penisola che fu la Magna Grecia. Sulla sponda cartaginese, sono già pronti in 300.000 ad assaltare lo stivale, numeri certi, affidabili. Fonte UNHCR. Siamo l’unico paese al mondo a cui tremano i polsi al solo pensiero di una eventuale sospensione dell’efficacia di Convenzioni e Trattati internazionali che sembrano ideati apposta per incastrarci. Ogni ipotesi di soluzione, anche la più blanda e meno repressiva, è vista dai nostri governi campioni di democrazia a detrimento delle genti che rappresentano, come una strategia irresponsabile che violerebbe le norme del diritto internazionale e ci spingerebbe fuori dai consessi delle nazioni democratiche. Niente di più sciocco si potrebbe accampare per giustificare l’assenso ad una strategia concepita per fare dell’Italia il laboratorio di una sperimentazione sociale fallita altrove e che si pensa di poter portare a buon fine nella nostra terra contando sulle peculiarità culturali del popolo italiano sul quale gravano ancora sensi di colpa immotivati che lo rendono particolarmente docile e condizionabile. Non si spiega altrimenti infatti, la circostanza per la quale se altri paesi, vedi Francia, Spagna, Austria, Gran Bretannia pongono in essere misure di difesa nazionale, non si trova una Corte di Giustizia che pronunci una condanna nemmeno a pagarla. Viceversa, se il nostro paese, quelle rare volte che si dà un Governo con a cuore le sorti della nazione, accenna a trovare una soluzione per non sparire dalla cartina dei popoli, viene subito condannato alla stregua di uno Stato canaglia che peraltro prosperano e con i quali si fanno affari d’oro in tutta Europa. Non facciamo i nomi, ma sono ben noti alle cronache del Golfo. Riflettiamo: tra l’Africa e l’Europa, l’Italia è l’approdo più distante. C’è un muro naturale di acque pericolose che si chiamano Canale di Sicilia. Eppure per i migranti trasportati a guisa di pacchi postali, i soli approdi esclusivi sono i porti italiani quando potrebbero sbarcare in Europa dalle coste spagnole che distano appena 9,5 minuti di navigazione sicura. Idem per raggiungere le coste della Grecia dalla Turchia alla quale l’Unione Europea riconosce tre miliardi di euro all’anno senza che alcuno tra i ventisette membri della Unione, abbia fiatato per dire che non si erigono muri. La Spagna addirittura paga di tasca propria incaricando il Marocco di respingere i migranti ed in virtù del servizio commissionato, concede esenzioni doganali alle merci marocchine e fa investimenti per sostenere la monarchia di Rabat. Siamo così tanto screditati che finanche le ONG si prendono gioco di noi e della nostra marina annunciando che alcun Regolamento riuscirà a fermarle, continueranno a salvare vite regalando all’Italia il futuro che altrimenti non avrebbero i suoi pensionati senza più giovani che lavorano. Intanto l’Italia, sola ed unica eroina, sta per finire strangolata pur di tener fede al Regolamento di Amburgo sul salvataggio marittimo ed al Regolamento di Dublino che la obbliga a tenersi i migranti entro le frontiere. Inconsapevole, partecipa al gioco che mette lo sciocco a centro e tutti gli altri paesi in circolo che la prendono a sberle facendosi scudo dei diritti. Qualcosa non torna. Non torna a noi e non torna nemmeno a Continua a leggere

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grazie Roma, il sacrificio in streaming della capitale non sarà stato invano

Eppur verrà il giorno che gli italiani finiranno per erigere un monumento a Virginia Raggi ed allora capiremo che il sacrificio della Capitale cui assistiamo in diretta, non sarà stato invano. Si deve infatti a Virginia, sindaco di Roma, se oggi abbiamo il privilegio di avere una fedele anteprima di quali risultati sarà capace di conseguire un eventuale Governo a cinque stelle. Dai bidoni della monnezza si alza forte il fresco venticello del cambiamento che in pochi mesi ha portato via un assessore all’ambiente, seguito da un assessore all’urbanistica ed ancora uno alle partecipate cui sono andati a far compagnia ben due assessori al bilancio finiti tutti per schiantarsi nel muro dei NO. No alle Olimpiadi e passi, NO ai termovalorizzatori, NO incomprensibilmente però anche alla liberalizzazione dei trasporti pubblici locali in bilico su di un precipizio da 1,3 miliardi di debiti con un buco che ogni anno sprofonda di 400 milioni più in basso. Un destino non a caso comune, da Orte in giù, anche ad altre Capitali. Un grazie sincero viene al sindaco della Capitale anche dai soci della srl e dal padrone del simbolo. Il visino di Virginia fini qui ha coperto le deficienze organizzative del movimento, l’assenza di idee e la mancanza di realismo e concretezza della sua classe di dirigente che spera comunque di potersene servire fino alla prossime politiche. In ogni caso, se la situazione giudiziaria dovesse complicarsi, si sono già approntate le operazioni preliminari per defilarsi e dividere le strade del movimento da quelle di Virginia. I clic sono già pronti a buttarla giù dal sacro blog dove l’accusa di falso non prevede link alla trasparenza. Finché la barca va, la lasceranno andare, ma gli strateghi della comunicazione hanno messo i portavoce in allarme, affrontare le elezioni politiche con una amministrazione immobile ed inconcludente è già difficile, con un processo in corso sarebbe impossibile. Separare il futuro del movimento dai destini del sindaco che confida le riservate alla chat degli amici, diventa una scelta ineludibile. Intanto, Continua a leggere

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ius soli, tra corano e realtà

Anche se sono nato qui, mia moglie dovrà portare il velo e dovrà coprirsi tutta. Perché se girasse nuda per strada la gente non le porterebbe rispetto. Gli rivolgerebbe degli apprezzamenti volgari: che bel culo che hai! Che belle tette che hai! Capito? E’ l’islam che dice così! Indossando vestiti che la coprono tutta, sarà ugualmente bellissima. Starà da favola. Non importa se in questo modo la sua identità di donna verrà annullata, è scritto nel corano: la moglie deve portare il velo! E’ obbligatorio. La donna così sarà sottomessa, ma lei lo accetterà. Sarà lei stessa a volerlo. Invece l’uomo (maschio), può fare come meglio gli aggrada. Non decido io che cosa è giusto o meno. Lo decide chi ha scritto il corano, il nostro profeta. Ed a chiunque si azzardi a toccare il nostro profeta, noi siamo pronti a fare qualsiasi cosa. E’ il nostro profeta. E’ intoccabile. Dopo aver letto ed ascoltato le voci di questi giovani che si vorrebbero fare italiani a tutti i costi, in coscienza si può dire che appartengono alla civiltà? Si può dire che si sono integrati o che sia stata la nostra cultura a partorirli? Circa la loro formazione vi sembra che la scuola italiana, a parole sempre attenta ai diritti ed al rispetto delle sensibilità di genere, abbia fatto un buon lavoro? Non vi sembra che sulla loro educazione abbia prevalso, com’è logico, il modello culturale delle famiglie nelle quali sono nati e cresciuti? Si può dire che il suolo che hanno calpestato od i compagni di classe che hanno frequentati, abbiano avuto un benché minimo ascendente sul loro modo di intendere le relazioni umane, i rapporti sociali e le aspirazioni esistenziali che ciascuno prova a realizzare nel corso della vita? Infine, possiamo in tutta coscienza affermare che il cuore di questi ragazzi sia votato a giurare fedeltà alla Repubblica e sia pronto ad osservare la Costituzione italiana e le leggi dello Stato? O non sembra piuttosto che le loro parole tradiscano un sovrano disprezzo per il suolo che calpestano? Per la società che ha dato da vivere alle loro famiglie? Per la Repubblica che li curerà fino alla maggiore età? Non osiamo nemmeno immaginare che cosa potrebbe accadere se nel corso della loro vita le circostanze dovessero costringerli a scegliere tra un califfo qualunque e la Repubblica. Caro buon Gentiloni, tra Lei ed il profeta, chi pensa che possa comandare il loro cuore e condizionare il loro agire? Sono tanti gli immigrati di seconda generazione che vivono nel nostro paese e che non mostrano alcuna volontà di integrarsi. Le osservazioni della Gelmini in fondo trovano conforto nel mondo reale ben lontano da quello ideale immaginato da un Governo artificiale sostenuto da un Parlamento illegittimo la cui maggioranza è minoranza nel corpo sociale vivo della nazione e nonostante questa elementare costatazione, un Governo fragile per sua stessa ammissione, si ostina ad arrogarsi il diritto di cambiare il volto del paese. Non basta frequentare cinque anni di scuola per diventare italiano riconosceva Sartori, politologo progressista di fama internazionale, ideatore della Legge per l’elezione diretta dei Sindaci giusto per ricordare uno dei suoi tanti meriti. Con lo ius soli, l’ottimismo facilone della sinistra sottovaluta i rischi di un mancato processo di acculturazione necessario ad acquisire i caratteri di una cittadinanza differente da quella propugnata dalla famiglia di origine e l’esperienza recente dei modelli fallimentari francesi ed inglesi, dovrebbero averli chiariti e resi espliciti. Purtroppo, l’ostinato approccio ideologico sembra avere la meglio nella nostra squinternata classe politica di governo. Fino ad ora, la Legge per l’acquisizione della cittadinanza italiana ha dimostrato di funzionare bene. Ha tutelato la sicurezza dei cittadini consentendo l’espulsione ed il rimpatrio di centinaia di soggetti radicalizzati che diversamente saremmo stati costretti a tollerare in attesa che commettessero dei reati di sangue. E’ triste, ma è pur vero, carissimi ideologi dell’accoglienza. Fantasiosi sociologi della cittadinanza. Non vi bastano i guasti che avete procurato alle nostre vite fino ad oggi? Volete toglierci anche l’ultimo strumento di difesa passiva? Non crediamo che abbiate fatti bene i vostri calcoli. Il popolo italiano ha dimostrato più volte nella sua storia di saper stare in trincea e di fronte al pericolo ne siamo certi, saprà difendere con le unghie e con i denti la sua pacifica convivenza. Lo ius soli è una conquista di civiltà? Civile il popolo italiano lo è da sempre. Il grado più avanzato di civiltà ha avuto origine dalle Sue viscere ben 2.770 anni fa. E gli stranieri, fin quando sono stati compatibili con la Sua Cultura, con i suoi Costumi, con la punta più avanzata della Sua millenaria Intelligenza, tali non li ha mai percepiti. Oggi paradossalmente, è invece un governo a sovranità isterilita ad avere smanie protagoniste per fare italiani dei musulmani e dei cinesi cioè, tra i popoli, quelli che più amano auto governarsi e che rispondono unicamente alle regole della propria comunità di appartenenza. Tra l’altro, trovare un cinese che voglia diventare italiano è Continua a leggere

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Il buco nell’ozono è un madornale errore di valutazione spiega il prof. Zichichi

Non c’è alcuna evidenza scientifica che dimostri il nesso tra inquinamento atmosferico e cambiamenti climatici, a sostenerlo è il professor Antonino Zichichi , presidente della Fondazione Ettore Maiorana, centro di cultura scientifica di Erice. Quello che chiamiamo “clima” è qualcosa di estremamente complicato spiega il prof. Zichichi, e risulta azionato da un motore metereologico mosso da tre pompe: gli oceani, la terra e l’uomo. Il contributo della pompa umana è di gran lunga il fattore più modesto che agisce sul clima, la sua incidenza si aggira intorno al 10% del totale. Il restante è determinato da fattori naturali infatti, su Marte non c’è vita umana eppure assistiamo a gravissime mutazioni climatiche. Quindi, pensare di poter rimediare ai cambiamenti climatici spendendo miliardi di dollari, non è scientificamente corretto. Ritirarsi dagli accordi di Parigi come ha fatto Trump, non significa in alcun modo voler distruggere il pianeta, prosegue il prof. Zichichi che in proposito cita Enrico Fermi il quale sosteneva che senza memoria non esiste scienza. E’ già accaduto in passato che si commettessero errori di valutazione madornali da parte di sedicenti comitati scientifici animati da soggetti che le scienze non avevano mai frequentato eppure le loro determinazioni hanno bruciato miliardi di dollari come accadde con il DDT, il cui uso, una volta eliminato causò un milione di morti per malaria. Nello stesso errore stiamo incorrendo con il famoso “buco dell’ozono” e la conseguente criminalizzazione dell’anedride carbonica che altro non è che il “cibo delle piante”. Se non esistesse infatti l’anedride carbonica, non esisterebbe il mondo vegetale e di conseguenze, non esisterebbe il mondo animale a cui l’uomo appartiene, che dalla fotosintesi clorofilliana trae l’ossigeno necessario alla vita. L’effetto serra indotto dall’anedride carbonica ci regala una temperatura terrestre di 33 gradi, spiega il prof. Zichichi. Voglio ricordare che la terra dista 150 milioni di km dal sole e senza il surriscaldamento indotto dall’effetto serra, la temperatura sulla terra sarebbe di 18 gradi sotto lo zero. In conclusione, il prof. Zichichi ci spiega che vanno nettamente distinti l’inquinamento provocato dai veleni immessi nell’aria, dalla evoluzione climatologica. Noi che raccogliamo informazioni in un blog e cerchiamo di renderle leggibili al lettore meno avveduto e forse più ingenuo, non abbiamo la pretesa di giungere a verità escatologiche, però teniamo a restituire le tesi alternative di fonti accreditate come quelle che in questo caso sono rappresentate dal Continua a leggere

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Trump, in direzione ostinata e contraria ci lascia soli nelle mani della Merkel

Il povero Francesco tutto misericordia e letizia, d’un tratto s’è ritrovato scuro in volto, ma in buona compagnia. Trump infatti, nel suo primo viaggio da Presidente è riuscito a spegnere i sorrisi anche a Merkel e Macron. Un’impresa non facile dopo gli entusiasmi riaccesi dalle vittorie dei cosiddetti moderati in Austria, Olanda e per l’appunto, Francia. Come aveva promesso in campagna elettorale, alla prima occasione venuta col vertice del G7 di Taormina, Trump ha sbarrato la strada agli astuti paladini dei diritti umani opponendo il diritto degli Stati al controllo dei confini; esigendo scambi commerciali equi e reciproci pena dazi e tariffe doganali più alte. In parole povere, ha messo la parola fine alla sbornia globalista. Quelli che vogliono avere a che fare con l’America di Trump, dovranno apportare correzioni alla globalizzazione. Incurante degli apparati federali e delle organizzazioni lobbistiche internazionali Donald, il populista dei tempi andati, ha promesso e mantenuta la sua direzione ostinata e contraria. Non si è lasciato incantare dal duetto banche e nuovo ordine mondiale nel quale sperano Macron e Merkel. Anzi, li ha letteralmente scioccati. Ha detto chiaro e tondo che se ne frega dei vecchi alleati. Che devono pagare il conto della difesa perché la pace non si mantiene con le loro belle chiacchiere, ma mostrando i muscoli. E questo ha dei costi che gli Stati Uniti non intendono più accollarsi da soli. Ha poi ribadito sia alla Cina, sia alla Germania, che il libero accesso delle loro merci al mercato americano sarà garantito a patto che smettano di fare i furbi! Più che un imbroglione come lo dipinge la stampa di mezzo mondo Trump, a giudicare dai risultati del G7, sembra uno tosto che non la manda a dire, uno difficile da raggirare. Un uomo schietto che ha avuto il merito di aver rotto col tabù devastante dei no bordes. Tutti gli Stati hanno diritto a difendere le loro frontiere dalle invasioni sostitutive quando il sistema diventa saturo e la sopravvivenza stessa dei padroni di casa è messa a rischio. Per anni abbiamo dovuto sorbirci i sermoni di quanti pensavano che la globalizzazione fosse un processo irreversibile ebbene, Trump ci dimostra che ciò era falso. Così come è falso che la potenza degli USA possa essere sostituita da quella cinese sulla scena mondiale. La Cina è un regime autoritario che dalla globalizzazione e dai mercati aperti ha preso solamente i vantaggi, scaricando i costi ambientali ed economici sulle ingenue democrazie occidentali. Trump ed anche la May, sono le uniche personalità che in ultima analisi, hanno saputo mettere in campo una vera e propria reazione alla rivoluzione degli affari  su scala globale. Quelli che in Europa pensano che possa tornare la quiete dopo la tempesta Trump, si illudono. In ultimo, la piccola Italia. Un tempo grande oggi terra di turismo fiera di ospitare il G7 e tener accesi i riflettori mondiali per un giorno senza ricavarne un ragno dal buco. Cordiale a parole, Trump di fatto ci ha consegnati nelle mani della Germania, segnatamente in quelle della Merkel che confessa di non fidarsi più dell’America. Resta da vedere, ora che ci tiene per il bavaro nella sua Europa, se noi italiani però possiamo fidarci della cancelliera. Come vi avevamo anticipato, orfana dell’America, Continua a leggere

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Gratteri, la ‘ndrangheta è leader nell’accoglienza, l’Europa la smetta di fare filosofia

La ‘ndrangheta è leader nell’accoglienza dei migranti. Su cento milioni di euro spesi per il Cara di Isola Capo Rizzuto, la ‘ndrangheta ne ha incassati 36. Lo abbiamo documentato, sottolinea il Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, mancato Ministro della Giustizia per espresso diniego dell’ex Presidente della Repubblica. Ma forse fu solamente un caso. Di sicuro c’è che Gratteri ha modi spicci e risolutivi, per sua stessa ammissione “non si alza mai da un tavolo senza aver preso decisioni” sul da farsi. E’ uno di quelli che fissa l’obiettivo e lo persegue fino a raggiungerlo. Anche per questo motivo è preferibile ascoltarlo in viva voce . Su temi delicati e controversi come quelli dei migranti e dell’accoglienza indiscriminata, a scanso di equivoci è meglio ascoltare con le proprie orecchie la gente che rischia, lavora in silenzio e parla solamente a prove evidenti. In Italia quasi mai gli organi di informazione riportano dichiarazioni sconvenienti, quelle che stridono coi diritti inventati, quelle che impallidiscono i colori dell’arcobaleno e smentiscono la bontà disinteressata delle Istituzioni. Scegliamo apposta di ripassare a distanza di giorni sui casi e sulle notizie sforzandoci di cogliere nelle notizie stesse, gli aspetti che ai maestri correttissimi fossero casualmente sfuggiti. Ci siamo assunti il compito di restituirvi una chiave di lettura documentata che sui grandi giornali di certo non trovate. Riavvolgendo il nastro, se i migranti sono un affare per la ‘ndrangheta in terra ferma, si può dedurre per logica che lo sono anche per le organizzazioni che li recuperano in mare chiede Giovanni Minoli al procuratore Gratteri che risponde: lo so, ma non vorrei fare la fine del procuratore Zuccaro di Catania e trascorrere le prossime settimane tra le varie Commissioni per essere ascoltato. Preferisco lavorare, pensiamo noi che abbia voluto dire il procuratore Gratteri, che poi riprende: il Procuratore Zuccaro è un gentiluomo. Non è da lui andarsi ad inventare di sana pianta cose del genere. Che cosa vuol dire che i sospetti di Zuccaro poi si sono rivelati veri? Insiste Minoli e Gratteri conferma: si, certo, nella sostanza si è scoperto che alcune Ong erano in contatto con gente che stava in Libia. Sicuramente non parlavano delle previsione del tempo. Sicuramente parlavano di punti nave dove incontrarsi e quando sbarcare. Non c’è dubbio su questo. Gli indizi raccolti dai Servizi segreti però, continua Gratteri, non possono essere utilizzati sul piano processuale. Vedo una macchina della Giustizia imballata aggiunge. Bisognerebbe che Servizi e Polizia Giudiziaria lavorassero in sinergia. Perché non si utilizza questo potenziale? Perché finirebbe per rendere pubbliche amare verità, pensiamo noi. Gratteri NON lo dice. Si potrebbe alludere per esempio, a verità come quelle che vogliono i nostri Governi eterodiretti e le volontà politiche non formate in Parlamento, ma nelle centrali decisionali dei moderni poteri globali, apolidi per definizione. Poteri nemmeno tanto segreti, che hanno ridisegnato il futuro delle società come quella italiana, strutturalmente più fragile e disponibile anche per riflessi storici e culturali ad assecondare disegni solo all’apparenza innocui. Altrimenti perché non si mandano in Libia ed in centro Africa uomini dei Servizi ad interrompere il lavoro di coloro i quali organizzano i viaggi verso le coste della Libia? Con 1/3 della spesa che ci costa questo pessimo “servizio taxi”, si potrebbero sostenere molte imprese italiane disposte a trasferirsi in Africa per creare in loco aziende agricole e rimediare all’atavico problema della fame. Benedetto Iddio, riprende Gratteri, Continua a leggere

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confesso, ho un blog e 17 miliardi per il reddito di cittadinanza

…”Penso che sia più che lecito riposizionare la verità in questo caos controllato a tavolino. Ma che cosa vuole che le dica? Ok: è colpa mia che ho un blog“. Ecco come alla bisogna un NON blog può ritornare in sé stesso, assumere i titoli di un blog, informare i cittadini che presto avranno un reddito garantito finanziato con 17 miliardi di euro piovuti dal Cielo evidentemente per intercessione diretta del Poverello di Assisi suo malgrado coinvolto nel programma di governo stellare, subito dopo aver depositato una memoria difensiva nella quale si disconosce la paternità e la maternità di quell’unico blog nel frattempo riposizionato in rete allo stesso URL delle stelle, che sono tante, milioni di milioni, tutte a dire verità. Ritorniamo seri per un attimo che abbiamo già riso abbastanza. Alla marcia di Assisi parteciperanno anche i frati Cappuccini e non c’è da stupirsi. Occorrono esperti moltiplicatori autentici di pani e pesci per trovare le coperture ad un reddito universale garantito. Poi, una volta arrivati al Governo faranno quello che in Francia Macron ha solamente promesso per vincere le elezioni: “revisione dei Trattati europei, abolizione del fiscal compact, emissione degli eurobond, alleanza tra i paesi mediterranei” e non ultimo, “referendum sull’euro”. Che non si sappia troppo in giro, Continua a leggere

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Emiliano Brancaccio, uscita forzosa dall’euro a seguito di brutali crisi bancarie

Non hanno evidenza scientifica le tesi sostenute da Mario Draghi ed anche da noti economisti del calibro di Krugman, Giavazzi, Amighini, secondo le quali abbandonare l’euro, sistema monetario a cambi fissi, causerebbe svalutazioni ed iperinflazione con ripercussioni catastrofiche sui percettori di reddito da lavoro dipendente. A sostenerlo il giovane economista Emiliano Brancaccio, docente dell’Uni Sannio per il quale, in regime deflattivo indotto come quello attuale, i lavoratori già pagano a caro prezzo la crisi della moneta unica in termini di compressione dei salari e conseguente ridotto potere d’acquisto. Formulare delle previsioni quindi, sugli eventuali vantaggi della permanenza nell’area euro o svantaggi che ne verrebbero da una uscita dalla moneta unica, non può non tener conto delle evidenze di cronaca passata. I rilievi dell’ultimo trentennio sostiene Brancaccio, stanno a dimostrare che nei paesi avanzati tra cui possiamo iscrivere l’Italia, la svalutazione che segue l’abbandono di un sistema monetario a cambi fissi, ha fatto registrare un impatto modesto e temporaneo sull’inflazione del tutto compatibile con le aspettative positive di ripresa economica ed occupazionale. Tuttavia prosegue Brancaccio, queste evidenze di tipo empirico potrebbero non essere sufficienti a determinare i motivi per uscire dall’euro. Una uscita ineludibile invece, è ipotizzabile qualora si verificassero circostanze tali come il succedersi di ripetute e brutali crisi bancarie che costringerebbero alcuni Stati dell’Unione, tra cui l’Italia, a ripristinare il controllo nazionale sulla moneta. A dare conferma dell’eventualità, fu lo stesso Fondo Monetario Internazionale  monito poi rivolto dal Financial Times agli economisti euro entusiasti  nel 2013, rammenta Brancaccio. Mettere in conto un piano alternativo di salvataggio è dunque una opzione che anche gli euro tifosi non possono eludere. E’ tempo di cominciare a ragionare sulle modalità di recupero dei controlli Continua a leggere

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