Carola, capo della Repubblica nata dalla resistenza ingovernabile

Le Convenzioni internazionali alle quali l’Italia ha aderito in un’altra era geopolitica e che rispondevano alle esigenze di un mondo diviso in due blocchi contrapposti est/ovest, andrebbero se non ridiscusse e riviste, almeno sospese nella loro efficacia sovraordinata alle Leggi e Regolamenti del nostro Stato sovrano. Tanto, alla luce del richiamo strumentale che organizzazioni straniere utilizzano al fine di  aggirare la linea di difesa ordinamentale che un Governo legittimamente eletto dal popolo si è dato in tema di confini e politiche migratorie. Ciò premesso, la vicenda della Sea Watch e del suo comandante Carola sta a dimostrare che anche quando lo Stato di diritto e la Giurisdizione internazionale rinoscono alla Repubblica la legittimità delle sue Deliberazioni, nulla possono di fronte all’arbitrio ed alla ingerenza di organizzazioni straniere negli affari interni di uno Stato la cui architettura è stata appositamente progettata ab origine priva degli strumenti minimi di governo. Un vizio di costruzione, quello della fabbrica italiana nata nel dopoguerra, di cui poco si discute e del quale quasi nessuno s’impegna a riferire nelle cronache nonostante i guasti e gli effetti si squadernino sotto gli occhi sconcertati degli italiani in queste ore, che vedono la propria democratica volontà espressa inequivocabilmente nelle urne, disattesa e osiamo dire disarmata, di fronte alla protervia ed alla prepotenza. Proviamo ad immaginare quale sarebbe stata la sorte di Carola se avesse avuto l’ardire di violare i confini della Repubblique o della Bundesrepublik per dare corso ai suoi convincimenti in tema di diritti e sbarchi clandestini? Sarebbe stata sicuramente arrestata ed il suo carico umano indesiderato respinto come sistematicamente avviene al valico di Ventimiglia ed al confine meridionale della Germania coi migranti provenienti da est che riescono a sfuggire alla sorveglianza turca, pagata a suon di miliardi pretesi anche dall’Italia dalla kanzlerin di Germania. Ricordate la convocazione a Berlino di Renzi costretto a sborsare 280 milioni sull’unghia in tempo di crisi finanziaria, quale quota parte italiana nel fondo da 3 mld da destinare ad Erdogan per far dormire sonni tranquilli alla Merkel letteralmente assediata da un flusso ininterrotto di migranti provenienti dall’Asia e dal medio oriente? Nel caso di Carola invece, tutti armati di penna e di microfono per mandarla libera in punta di diritto inventato che l’Italia, unica nazione al mondo, è costretta dalla irrilevanza dei suoi Organi Statuali, a patire, subire ed applicare a svantaggio e detrimento del suo popolo. Tanto perché non è libera di assumere e dispiegare l’esercizio dei poteri che pure sono riconosciuti a tutti gli altri Stati democratici. Ad esempio, schierare la sua Marina Militare a difesa dei confini; bloccare il naviglio che si ritiene portatore di interessi contrastanti con la volontà popolare liberamente espressa dagli Organi di Rappresentanza e Governo, rimorchiarlo a largo e sgombro da uomini e cose, affondarlo perché non abbia più a minacciare la sicurezza e la quiete sociale della nostra sventurata nazione. La fragilità del nostro impianto istituzionale, ci costringe ad assistere inermi, impotenti ed umiliati alla autodenuncia di soggetti che dovrebbero essere il braccio operativo dello Stato ed in ultima istanza della volontà popolare come è accaduto Continua a leggere

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whatever it takes, il bazooka di Conte però è scarico

..la BCE farà tutto quanto è necessario per salvare l’euro. Nel 2015 Mario Draghi caricò il suo bazooka e per due anni ha sparato ogni mese bordate da 60 miliardi di euro sul mercato finanziario rastrellando titoli di Stato per far scendere i tassi e calmierare gli speculatori che avevano scommesso contro l’Italia. Nel 2019 Conte ha scritto una bella letterina ed ha lasciato intendere che anche lui come Draghi non lascerà nulla di intentato. Contro la UE è pronto a sparare col bazooka: paralizzare le Istituzioni europee ponendo il veto sulle nomine se dovesse essere avviata la procedura d’infrazione per debito eccessivo. Ipotesi che equivarrebbe a dare le chiavi di Palazzo Chigi ai bellimbusti di Bruxelles e del FMI. Roba che solamente ad immaginarla, verrebbe d’istinto allertare i Carabinieri di Ciampino per rispedirli al mittente con volo “charter” destinazione Berlino. Il punto però è che il bazooka di Conte è scarico. Tanto perché, per avere una minoranza di blocco in Consiglio qualificata ad interdire la nomina del prossimo Presidente della Commissione, i veti eventuali di Polonia ed Ungheria sommati ai veti dell’Italia e del Regno Unito, non bastano. I paesi del sud Europa che vanno per stracci infatti, sono retti da Governi socialisti pronti a girare le spalle ai sovranisti italiani nella speranza di ottenere dalla cupola di Bruxelles un trattamento di favore; quelli del nord sovranista invece, hanno già dichiarato che sono per usare il pugno duro contro l’Italia che al momento appare spacciata, se non si piega ai ricatti degli eurocravattari. Le mollezze di Conte, le sue buone maniere servono a ben poco. Nella Lega serpeggia l’idea che tagli per tagli è meglio tener testa alla Commissione. Sia che si faccia una manovra correttiva, sia che si mandi tutto all’aria ed in attesa di nuove elezioni scattino le clausole di salvaguardia, le prospettive resterebbero comunque di tagli ed austerità di bilancio. Tanto vale attestarsi sul Piave della “flat tax” per tentare una fulminea e arditissima avanzata tale da costringere i crucchi a risalire in disordine e senza speranza le valli che hanno disceso con orgogliosa sicurezza. In merito la Merkel tace, come suo solito fa parlare figure di rilievo, ma non investite di responsabilità dirette di Governo. Guntram Wolffè, direttore di Bruegel, pensatoio economico tra i più importanti d’Europa, sostiene soddisfatto che Continua a leggere

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Nobel a Savona, Bagnai, Borghi e Tridico, o sarà Conte a giocarsi una scartina sottobanco

Bagnai, la forza della disperazione; Savona, il debito a gonfie vele; Borghi, notte prima della Lira, si chiudono le banche e si ritorna al futuro; Tridico, più debito per tutti che riparte l’economia. Sono i quattro dell’Ave Maria di Governo. O prenderanno il Nobel, oppure sarà Conte a giocarsi sottobanco l’ultima scartina che gli resta nel mazzo di carte della partita con Bruxelles. Gli economisti più pazzi del mondo hanno fin qui dettato la linea di programmazione del pentaleghismo. Ma se sciaguratamente non dovessero riuscire a vincere il premio Nobel per l’economia con le loro trovate, allora i retroscena raccontano di Conte e di un Tria che si preparano a mettere i conti in ordine per quest’anno e per l’anno prossimo, Dio veda e provveda. Meno spese e più entrate, i risparmi del reddito di cittadinanza e di quota 100 si sommeranno alle maggiori entrate da pace fiscale e così si dovrebbe riuscire a scavallare il 2019 rinviando l’avvio della procedura d’infrazione al 2020 quando sotto il tavolo delle trattative Conte pensa di giocarsi la carta segreta dell’ultima scartina che gli resta nel mazzo di carte della partita con Bruxelles: quella delle nomine. L’appoggio italiano ai favoriti di Merkel e Macron, rispettivamente a capo della nuova Commissione UE e della BCE dopo l’addio di Mario Draghi, potrebbe rivelarsi una carta effettivamente vincente che ci permetterà di farla franca nonostante i conti sballati assecondando ad un tempo, le mire dell’asse portante della Unione Europea: Germania e Francia. Si può solamente sperare a meno che, i quattro prof che hanno preso il Governo d’Italia negli ultimi dodici mesi, siano baciati dalla fortuna dei mercati e Continua a leggere

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quale Giustizia per quelli che s’indagano e s’arrestano a vicenda

Magistrati che si intercettano, si indagano e si arrestano a vicenda. Umano, troppo umano il sospetto che la Giustizia sia caduta preda di un furore fazioso ed onnipotente, fuori controllo, che la discredita agli occhi di quanti, comuni cittadini, amano immaginarla giusta, imparziale e rassicurante. E’ maturo il tempo, pensiamo, perché si ridisegni il perimetro esatto della giustizia; che venga circoscritta ai reati nel quadro imperativo di una sovranità che appartiene al popolo, custode ultimo ed unico chiamato ciclicamente a rinnovare l’indirizzo legittimo dei suoi poteri alcuno dei quali può essere ad esso sottratto o mistificato dall’esercizio delle funzioni conferite. Si ridefiniscano nel dettaglio, i poteri di quanti sono chiamati a scrivere le Leggi e di coloro ai quali si chiede l’applicazione non già in ragione di opinabile interpretazione, quanto piuttosto della lettera ispiratrice del diritto. S’impianti un sistema rigoroso di selezione nel quale ai soggetti più inclini al protagonismo e maggiormente suscettibili al trasporto delle passioni, sia interdetto l’accesso ai poteri di giustizia. Così come è impedito al medico di esercitare le professioni edilizie, siano impedite le pretese indifferenti di accusare e giudicare. Infine, si riveda l’adesione al sistema ordinamentale internazionale perché le pronucie delle Corti fuori dai confini trovino una acquisizione che sterilizzi la confutazione dell’ordinamento nazionale. Fuori registro, Continua a leggere

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sfida tra le menzogne europeiste e le poche idee sovraniste

Non si comprende bene da che cosa nasce questo afflato europeistico che si alza puntuale ad ogni convegno, in TV e sui giornali del nostro paese come se l’euro e l’Europa ci avessero portati nell’età dell’oro piuttosto che averci fatto piombare nella decrescita aggravando enormemente le condizioni di vita e la capacità di spesa delle famiglie italiane. In realtà gli euroinomani ci confezionano un sacco di menzogne e provano a darci da bere la pretesa che il progresso ed il benessere garantito possa venire solo ed esclusivamente dalle camere oscure di Bruxelles e dalle sacrestie di Francoforte abilmente possedute dai diavoli della finanza apolide ispirati dalle tavole divine di Mastricht; del Fiscal compact e del six pact. Per esempio, soprattutto ai più giovani, fanno credere che la UE sia nata per liberare l’Europa dal nazionalismo in realtà, le nazioni del vecchio continente sono state trattenute a forza sin dal dopoguerra dai due blocchi contrapposti USA/URSS e l’avvio del processo di integrazione è stato reso possibile solamente a seguito della caduta del sistema sovietico e la messa in libertà dei paesi del blocco di Varsavia. Un’altra menzogna veicolata per ingannare le giovani generazioni è quella che vorrebbe l’Unione Europea ispirata dalle forze progressiste, laiche e di sinistra del continente mentre è vero esattamente il contrario e cioé, che l’unità europea è stata con determinazione perseguita dai gollisti francesi; dalle destre nazionali, la sinistra si allineava al terzomondismo e l’area liberale si legava indossolubilmente alla sponda atlantica. Altra panzana è quella secondo la quale la modernità del progetto europeo è stata tutto merito delle forze socialiste, liberaldemocratiche e progressiste capaci di imprimere una svolta radicale e laica alla costruzione europea. In realtà, se l’Europa condivide valori e conserva tratti di affinità elettive lo deve esclusivamente alle comuni radici greco-latine ed all’elemento inclusivo e riunificatore della cristianità romana. Veniamo al tema della pace. L’avrebbe garantita Bruxelles per settantaquattro anni nel vecchio continente. In realtà, le nazioni europee non hanno mai pensato di farsi la guerra nell’ultimo settantennio anche quando sono state guidate a lungo da tipetti niente male alla Salasar, alla Franco, alla De Gaulle. Dopo la seconda guerra mondiale, le nazioni europee hanno sostanzialmente perso sovranità militare in favore delle grandi potenze militari globali di allora: USA ed Urss. Non è stata di certo la nascita della UE la causa che ha messo fine al confronto armato. Altra spudorata menzogna che viene spacciata per accampare una presunta superiorità morale delle forze demofinanziarie che reggono le sorti della UE, è quella per la quale l’eventuale presa del controllo sovranista sulle istituzioni continentali finirebbe per paralizzare fino alla implosione totale la costruzione europea, inevitabili a loro dire, sarebbero le lotte intestine tra fazioni dagli interessi dichiaratamente egoistici mentre tutti i cittadini europei hanno avuto modo di saggiare col proprio vissuto, che l’Unione a sovranità bipolare franco-tedesca non ha dato alcuno scampo agli altri paesi associati ed ha mantenuto sotto il suo giogo fino all’asfissia, i paesi come l’Italia, la Grecia che invece avrebbero avuto bisogno di sostegno franterno ed incondizionato. Infine, la corrente europeista neoguelfa ha issato Bergoglio a bandiera tollerante dell’utopia possibile dei ponti che uniscono civiltà distanti quando invece noi costatiamo con gli occhi e tocchiamo con mano, che il compagneros sudamericano venuto a sedersi sulla sponda del Tevere non conosce e non apprezza l’Europa. Che vede ed intende l’Europa esclusivamente come un utile corridio umanitario di accoglienza planetaria. Per quale Europa quindi stiamo andando a votare in queste ore? Per l’Europa che vincola sé stessa ai più alti principi astratti e non capisce nulla di quello che si muove nel nuovo mondo occupata com’è a schiacciare i suoi competitori interni infatti, non si accorge di essere rimasta indietro sulle sofisticate teconologie destinate a rivoluzionare tutto; l’Europa che resta ferma sulla ricerca dell’auto elettrica il cui sviluppo mette a rischio il mercato della componentistica italiana e tedesca; l’Europa che lascia costruire alla Germania un gasdotto diretto con la Russia tagliando fuori economicamente i paesi dell’Europa centrale che pure avrebbero tanto bisogno dei proventi dell’indotto energetico russo; l’Europa che non media gli interessi in Libia tra Francia ed Italia lasciando campo libero ai guerrafondai arabi; l’Europa che ha costretto Grecia e Portogallo a cedere a Pechino la ricchezza dei loro settori commerciali strategici. Stiamo andando a votare alla cieca felici di perpetuare questa Europa miope, egoista, aperta al flottante apolide incondizionato ed alla forza lavoro planetaria senza regole ed a basso costo. Votiamo per una Europa che si svende e da conquistatrice si fa terra di conquista; terra di nessuno, stanca, libera ed abbandonata alla deriva di un destino segnato che si vuole confuso dall’implacabile arrembaggio di barbari conquistatori ai quali per ignavia si rinuncia ad opporre resistenza. Stiamo andando a votare una Europa che si occuperà di mantenere in piedi la sua artificiosa architettura piuttosto che spendersi per la tenuta e la coesione Continua a leggere

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vincere! E vinceremo, ma a governare l’Europa saranno gli sconfitti

La parola d’ordine è una sola, vincere le europee. E vinceremo, si è detto a Milano stretti dal calore di tanti italiani e tanti europei venuti a portare il loro sostegno a Matteo Salvini ed ai sovrinisti di casa nostra che non ci stanno a sparire per fare della penisola così come del continente, terra di nessuno preda del più forte. Intanto però, i numeri dicono che il prossimo Parlamento della Unione Europea sarà nuovamente nelle mani degli sconfitti. Il gioco dei numeri è implacabile, a Bruxelles come a Strasburgo le direttive saranno dettate ancora dal PPE della Merkel, dai socialisti e dalla accozzaglia mercatista e progressista di liberali e verdi. Tanti, troppi i seggi della duplice assise europea sono da conquistare ed alla fine dei conti, non basta vincere, non basta avere più voti nelle urne, per avere una maggioranza bisogna trovare alleanze nei paesi che se la passano meglio e che hanno tutto l’interesse a che le cose rimangano come sono. E’ la democrazia regolatoria inventata per tenere sotto scacco i popoli e le nazioni. Non è un caso se la maggioranza degli elettori inglesi ha deciso di darsela a gambe ed è ancora trattenuta a forza sotto ricatto. Quanto sarebbe più unita e feconda l’Europa se le cause dei suoi problemi fossero riconosciute e rimosse? Quanto sarebbe più forte nel mondo l’Europa se i suoi profeti illuminati riconoscessero i fallimenti ideali e le inutili sofferenze inflitte ai popoli custodi di civiltà millenarie? Quanto conterebbe e quanto bene farebbe l’Europa al mondo globalizzato se si ponesse a faro di civiltà insuperabile quale è, piuttosto che regredire e farsi laboratorio di sterili utopie mondialiste impossibilitate alla prova dei fatti, a partorire un nuovo mondo più giusto ed in pace? Non resta che sperare nella fluidità dell’elettorato deluso e sconcertato; nella massiccia affluenza anche dei paesi tradizionalemente astensionisti; nel radicamento conservatore dei popoli dell’est, perché cada in contraddizione ancora una volta come già nel recente passato, Continua a leggere

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guerra e pace, più del rigore pensa Monti, potrà il terrore

Si avvicinano le europee e Mario Monti sente il fiato sul collo dei popoli liberi che minacciano di far saltare la sua amata UE, architettura artificiale per la quale ha così tanto lavorato da renderla praticamente la più odiata dagli italiani. Dove ha fallito il rigore avrà pensato, potrà riuscire il terrore e convincere gli elettori: con un Parlamento egemonizzato dai sovranisti sarà guerra tra gli Stati, osserva; di converso, con una Unione guidata da socialisti, popolari e liberali saldamente nelle mani franco-tedesche, il continente continuerà a garantirsi pace e prosperità. E sì che conosce bene il legato della Commissione per l’Italia i vantaggi che l’Unione ha garantito negli ultimi cinque anni a Germania e Francia e più in generale allo strapotere finanziario del nord Europa al punto da ammettere che lo scenario di un Parlamento europeo a maggioranza sovranista è alquanto improbabile. Difficile infatti immaginare una virata anti euro nelle urne di quanti avrebbero tutto da perdere da un allontamento dai poteri di veto che esercitano a mezzo della Commissione, della BCE e del Consiglio d’Europa. Allora Monti rivolge i suoi avvertimenti direttamente agli italiani: se pensate di cambiare la UE col vostro voto, state freschi. L’Italia sovranista sarà isolata ed anche il suo Commissario non conterà nulla in una Commissione a maggioranza di forze tradizionali. Come se negli ultimi cinque anni, la Mogherini pur del PD, avesse contato qualcosa od avesse mosso un dito in favore del popolo italiano e della nazione che l’ha designata. Si è messa anzi al servizio degli intendimenti di Francia e Germania in tema di immigrazione promuovendo gli accordi di sbarco esclusivo sulle nostre coste e relativa presa in carico oltre agli accordi con la Turchia per fermare i flussi da est in direzione della Germania ai quali l’Italia non si è potuta sottrarre ed ha sganciato 240 milioni dei sei miliardi dati ad Erdogan perché chiudesse le frontiere. I giochi quindi sono sostanzialmente già fatti, par di capire dalle profezie di Monti. Dopo il 26 maggio cambierà tutto in Europa perché nulla cambi nel concreto. Lo conferma quasi senza ritegno anche Zingaretti: siamo socialisti con programmmi diversi da Macron con il quale però puntiamo a fare fronte comune contro i sovranisti ed insieme inevitabilmente andremo a sostenere i popolari merkelliani. A smontare le tesi montiane però, s’incarica la storia. Se anche i sovranisti riuscissero ad impadronirsi del Parlamento europeo ed a cancellare il Trattato di Mastricht, non resterebbe il nulla, ma ritorneremmo alla CEE cioé, a quella Comunità di Stati sovrani che ha garantito sviluppo e pace in Europa a differenza della UE sostenuta da un ampio fronte del bene che va da Macron alla Merkel, da Bergoglio alla Bonino e compagnia Soros che invece ci hanno regalato immigrazione, disoccupazione ed asfissia economica. Anzi, la UE ed il suo rigore ci sono costati in termini di PIL e debito quanto se non più di una guerra persa. Se poi vogliamo rimanere sui campi di battaglia, a voler essere precisi, dobbiamo ricordare che non furono le nazioni a scatenare le guerre tra gli Stati europei bensì, i progetti egemonici della Francia di Napoleone prima e della Germania di Hitler poi a procurare morte e distruzioni checché ne scriva Monti. La UE in fondo, Continua a leggere

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torna Dibba, un loft di Governo con Zinga

Le dispute di Governo di queste ultime settimane non sono propriamente un gioco delle parti nella commendia delle europee tra M5S e Lega, quanto piuttosto il primo prodotto di scarto di un lungo e lento lavoro svolto dalle eminenze grigie del PD lontano dai riflettori. Una tela paziente tessuta sottotraccia in collaborazione con l’ala fichiana dei grillini al fine di portare a compimento la svolta a sinistra del Movimento e sostituire il PD alla Lega nella compagine governativa. Anche il ritorno di Di Battista al loft di Travaglio che ha colto un pò tutti di sorpresa nel Movimento dove lo davano sicuri per disperso in lidi lontani alla ricerca del nuovo carma, evidentemente non è stato casuale. Il rientro in scena del Dibba infatti, è una tappa fondamentale nella marcia di avvicinamentO al PD da lungo tempo segnata dal Fatto quotidiano come approdo naturale del M5S di lotta e di Governo. Se dopo le elezioni dovesse cadere il Governo, io mi candiderei, ha candidamente ammesso il più puro tra i puri del Movimento. Quasi a significare che una sconfitta nelle urne del prossimo 26 maggio segnerà l’uscita di scena di Di Maio e l’adeguamento in corsa del Movimento alla seconda scelta di riserva, quella che asseconda i gusti e gli umori più squisitamente movimentisti e riottosi dell’elettorato grillino. La stessa disponibilità resa da Zingaretti a Mattarella per votare la Legge di bilancio prima di andare a nuove elezioni, non si comprenderebbbe se non nell’ottica di Continua a leggere

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in un momento di euforia Junker svela che Merkel passerà a comandare da Bruxelles

La Germania ed i paesi del nord tirino fuori la grana ed investano per cavare via dalla crisi la UE, ha detto per la prima volta e senza mezzi termini Bruno Le Maire, ministro dell’economia francese al vertice del FMI di Washington. Non siamo in recessione, le cose per la Germania vanno bene, non c’è alcun bisogno di politiche anticicliche, ha risposto la Merkel per bocca del suo portavoce. Sarebbe ora di smetterla con le provocazioni scrivono i giornali tedeschi. Tra Germania e Francia le cose non vanno più bene come un tempo ci lasciavano credere. Sorrisi, ammiccamenti, incontri, Trattati, ma a tirare le somme Macron ha capito che le sue aspirazioni europeiste sono sistematicamente frustrate dalla Merkel e siccome senza tornaconti la Francia non sa che farsene dell’Europa tedesca, l’asse Parigi-Berlino comincia a mostrare qualche crepa che prima della Brexit, la Germania seppur malamente, riusciva a dissimulare facendosi scudo della opposizone pregiudiziale inglese ad ogni tentativo di imbastire delle politiche economiche comunitarie. Per l’Italia i problemi con l’Europa potrebbero aggravarsi ancora maggiormante semmai fosse possibile. Per quanti sforzi possa compiere infatti l’elettorato italiano e concentrare i voti sui partiti anti “establishment” alle prossime consultazioni, le previsioni danno comunque il Partito Popolare primo al Parlamento dell’Unione. Di conseguenza, sarà ancora il partito popolare ad esprimere il Presidente della prossima Commissione UE e siccome in Germania il pericolo “populista” è stato arginato, la Merkel si preparerebbe a trasferirsi da Berlino a Bruxelles, come si è lasciato sfuggire in uno degli ultimi abituali momenti di euforia Jean Claude Junker. Gli scettici si preparano a veder cambiare tutto in Europa perché nulla cambi. Continua a leggere

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