Biosfera, acqua, bellezza, questioni di bioetica ambientale

Quale è il senso della bellezza oggi? Quale è il valore della bellezza per la società contemporanea e che valore la società contemporanea, oggi, dà alla bellezza?
Non è semplice parlarne dal punto di vista storico-sociale, e per di più in un orizzonte biopolitico; la nozione di bellezza è alquanto complessa sul piano storico speculativo, ma forse, proprio perché complessa, è la più adatta ad essere correlata con la complessità delle società globalizzate.
Da un punto di vista delle scienze sociali, non abbiamo una nozione formalizzata di bellezza; essa ci rimanda più generalmente a quella di cultura o meglio ancora di culture. Superando l’antagonismo cultura-società è possibile infatti, secondo l’approccio di Peter Berger, definire la cultura come la totalità dei prodotti dell’uomo, sia materiali che immateriali, così che la società non è altro che parte di questi prodotti. C’è una certa armonia tra cultura e società, per cui ogni istituzione sociale svolge specifiche funzioni volte al benessere della collettività, che si costruisce su determinati valori che orientano i livelli sociali, politici ed economici di un qualsiasi sistema sociale il quale, a sua volta, può essere guardato come sub-sistema di un più ampio biosistema.
La qualità della vita ci mette di fronte al dono delle bellezze naturali ed artistiche e di fronte alla necessità di ridimensionare la dittatura economica che sovrintende l’accesso a beni e servizi, regolando addirittura le relazioni interpersonali ed il rapporto con il nostro stesso corpo. Alla bellezza del biosistema concorre certamente l’acqua. Nell’orizzonte della Bioetica ambientale, il tema dell’acqua va assumendo contorni sempre più problematici e, quindi, suscettibili di discussione e di approfondimento multidisciplinare, negli ambiti delle Scienze mediche, sociali, antropologiche, geologiche, giuridiche, dell’alimentazione e nutrizione, nonché in quelli dell’Etica filosofica e teologica. L’acqua è elemento centrale per il presente della biosfera e per il futuro sviluppo economico e sociale dei gruppi viventi; per l’acqua si combatte e si muore, mentre già due miliardi di persone soffrono ormai di assoluta scarsità d’acqua e ben 2,5 miliardi vivono ancora in case privi di servizi igienici di base e senza fognature.
La giornata mondiale dell’acqua del 2014 ha, non a caso, scelto il rapporto tra acqua ed energia, in quanto serve acqua per produrre energia ed energia per captare e distribuire acqua. Non mancano risposte innovative come quella segnalata dalla banca mondiale che ha varato il programma “energia assetata” (utilizzazione di acqua riciclata nelle torri di raffreddamento in un impianto industriale). Intanto gli Emirati Arabi Uniti stanno costruendo un grande impianto di desalinizzazione di acqua marina, alimentato ad energia fotovoltaica.
Per quanti fossero interessati, il testo è disponibile qui.

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Napoli, mercato turistico della post verità

Cronaca e post verità, si potrebbe intitolare l’ultima puntata dello sceneggiato che ha fatto seguito alla sparatoria con ferimento di una bimba nel popolare mercato della Maddalena alla Duchesca di Napoli, mandato in rete e ripreso dalla stampa. Attori protagonisti del “sequel” i sempre più improbabili Roberto Saviano e Luigi De Magistris. L’oggetto del contendere: il primato della fedele rappresentanza di Partenope, vittima non propriamente innocente dei suoi tanti vizi esorcizzati dalle virtù riassunte nella triade: sole, pizza e “ammore”. Lo scrittore che vive di cronaca rileva come da cinque anni l’amministrazione della città con tutta evidenza stia stretta al Sindaco. Piuttosto che preoccuparsi di studiare e trovare soluzione ai problemi dei cittadini, lo stesso impegnerebbe le sue energie e la visibilità che viene dal condurre la terza metropoli italiana, su tematiche più squisitamente politiche finalizzate a ritagliarsi un consenso utile a costruire un primato nazionale nell’area antagonista compendio perfetto delle sue reali aspirazioni da guerrigliero pacifista, paladino delle minoranze, nemico giurato del capitale, giustiziere dei diseredati in ogni angolo della terra. Diversamente non si spiegherebbe l’attenzione propria di un Ministro degli Esteri dedicata alla questione palestinese e più ancora a quella dei diritti inventati, che somigliano ai capricci dei viziati per i quali ogni desiderio è un ordine da eseguire a dispetto della biologia umana. E sì che ci sarebbe un intero popolo di oltre un milione di anime ad attendere un bus alla fermata, ad esempio; a sperare che un vigile sgombri il marciapiedi dagli ambulanti di merce contraffatta, altro esempio; ad ammirare una strada bella che spazzata. Ah, no. Non si può chiedere, non vorremmo finire come il povero Giletti che per fortuna ha trovato un Giudice almeno in Tribunale. La monnezza a Napoli non c’è più per le strade! Dei rifiuti c’è rimasta solamente la Tarsu, salatissima. Come i pasti, anche i viaggi d’altronde non sono a gratis e bisogna pur pagare per bruciarla lontano dagli occhi, lontano dal cuore, meglio se in Olanda. Oggi però a Napoli abbiamo i turisti ed ogni cosa è ritornata al suo posto. Per fortuna parlano un’altra lingua e non capiamo bene che cosa pensano dei beni comuni e dei vantaggi che portano alla città in termini di efficienza, efficacia ed economicità. A Londra ad esempio, i beni sono privati e pare che siano in pochi a lamentarsi. In compenso però gli scugnizzi hanno trovato lavoro, con le loro divise ordinate, abilissimi, servono caffé ristretti, gelati e cappuccini come in un’amarcord neorealista. Per loro fortuna gli americani del XXI secolo non indossano più gli scarponi e non chiedono che gli si lustrino le scarpe, anche per cercare compagnia oggi si affidano direttamente al più sicuro GPS. Sono tanti, sono troppi, come mai nella sua storia i ragazzini e le ragazzette che hanno preferito il lavoro alla scuola pur di diventare protagonisti di questo nuovo risorgimento di civiltà portato dal turismo crocierista. Saviano che non conosce, non apprende, non s’informa dei fatti di Napoli e dei risultati raggiunti semplicemente ignora Continua a leggere

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Poliziotti fascisti, uno sguardo umano gli aristodem lo riservano solo ad Amri

Un giovane immigrato dà fuoco all’ostello che lo ricovera mosso da sentimenti di riconoscenza verso i malvagi che l’hanno soccorso nel momento del bisogno. Non pago se ne va in giro per le strade di mezza Europa, prende possesso di un tir dopo aver ammazzato l’autista e piede a tavoletta stronca dodici innocenti anime infedeli intente a peccare tra le bancarelle di Natale. Tra queste Fabrizia che cercava regali da portare a casa ai suoi genitori. Scappa indisturbato, sale in treno e ritorna in Italia non si sa bene perché, forse rimugina tra sé di avere ancora qualche vecchio debito di riconoscenza da saldare con gli italiani. Troppo buoni e sempre pronti a porgere l’altra guancia quando si tratta di perdonare i carnefici. Amri lo sa. L’ha imparato nelle carceri. Sa che la Chiesa affida a Dio le vittime e riprende a sé le pecorelle feroci che ritornano all’ovile senza più curarsi che si pentano e si ravvedano. Sono carnefici e vanno accolti o meglio, riaccolti sempre, comunque e tutte le volte. E’ un lavoro da ragazzi farli fuori e punire la loro generosità, avrà pensato. Per sua sfortuna e nostro sollievo incontra due giovani volenterosi in divisa. Potrebbero girarsi dall’altra parte e perdonare, ma non lo fanno. Sono animati da un sentimento uguale e contrario a quello di Amri: amano Dio, la Patria e la famiglia. Amano l’Italia ed hanno giurato di difendere il suo popolo. Che orrore. I migliori Costituzionalisti restano interdetti di fronte a tanta abnegazione. Avrebbero preferito reazioni miti, contenimento del danno, al limite il diritto alla fuga del reo. Ed invece no. I due giovanotti che la divisa indossano per scelta, credono nella nazione degli avi e nello Stato che la rappresenta, chiedono allora ad Amri di pentirsi. Per tutta risposta ricevono un proiettile alla spalla. Rispondono al fuoco e lo stendono. Poi chiamano i soccorsi, ma il buon Dio si ricorda che evidentemente esiste una Giustizia e lo lascia in terra. Per sempre. Potremmo gioire questa volta, diamine! Purtroppo anche stavolta quella meglio gioventù aristodem che predica diritti e dimentica i doveri; che promuove l’uguaglianza e ci vuole tutti diversi; che include ed esclude noi altri; che si batte per la pace e non risponde al fuoco; che chiede libertà e tollera le donne sottomesse; che rivendica l’accesso alla stampa e monopolizza gli organi di comunicazione; che ama il pensiero plurale ed emargina il dissenso, c’ha rovinato la festa ammonendo giornalisti, blogger e tutti noi perché rivolgessimo uno sguardo umano al giovane assassino e censurassimo il terrore procurato da giovani poliziotti che a braccia tese hanno difeso dall’odio cieco della parola scritta e predicata, qualche altra dozzina di potenziali infedeli al varco di uno stadio o di un teatro; ai tavolini di un bar come alle panchine della metro, non è dato sapere. Uno sguardo umano chiedono gli aristodem per i fossili viventi di una civiltà arcaica e brutale che pure li mantiene indifferenti, finché non arriverà a bussare alle porte delle loro stesse case. Di questo passo ne siamo certi, se continuiamo ad affidare le politiche sociali a simili aristocratici del pensiero vile che accampa ragioni anche davanti al disprezzo per il pericolo mostrato da due giovani valorosi. Ad avercene nelle nostre strade e nelle istituzioni uomini di coraggio capaci di trarre dal passato gli insegnamenti giusti che un tempo si sarebbero chiamati onore e fedeltà, sacrificio e lealtà alla comunità di destino in nome della quale si vive e si opera per il meglio. Segno forse, Continua a leggere

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Paura delle piazze, il sistema fa quadrato intorno al M5S

Onestà, trasparenza, diretta web, l’idea non nuova che chiunque possa avvicendarsi alla guida del Governo o di una Capitale anche una persona comune priva della necessaria esperienza e personalità come la cuoca citata da Lenin, con la resa di Virginia Raggi è definitivamente tramontata finanche nel M5S. La cuoca di Grillo in sei mesi ha dimostrato di non avere nulla di buono da mettere sul fuoco. La pentola del M5S è vuota di ogni ingrediente utile ad amministrare figuriamoci se fosse chiamata a far da mangiare all’intero popolo italiano: aghi di pino a colazione, pranzo e cena, altro non c’è che l’albero spoglio eretto in piazza Venezia che pure di cuochi ne ha visti di grandi. Troppo grande ROMA ed impresa troppo ardua perché Grillo potesse schiacciare il tasto canc sulla sua tastiera, sfilarsi e ricominciare daccapo facendo finta che nulla fosse accaduto. Sarebbe stato come dichiarare fallimento e sparire dal mercato politico. La vicenda della piccola Raggi ha confermato tutti i limiti ben noti delle utopie quando provano a farsi storia. Il pollice verso di dodici consiglieri contrari a recidere il cordone ombelicale con il M5S e proseguire l’avventura Capitale in autonomia, comunque nulla ha potuto opporre al crollo di credibilità politica che nei fatti, d’ora in avanti il movimento nato dalle visioni di Gianroberto Casaleggio e dalle battute sferzanti di Beppe Grillo, si troverà a dover smentire. Nudi e disarmati di ogni argomento, dopo il disastro romano i grillini prevedibilmente prenderanno tempo, getteranno nel cestino dei loro desktop le batterie di twitt e post elettorali ed a loro insaputa finiranno per scoprirsi i migliori alleati di Gentiloni che potrà sperare di giungere a fine legislatura se solo riuscirà a far ingoiare i rospi già lessi dalla Commissione di Bruxelles. I segnali ci sono tutti, il sistema si è già mobilitato ed ora che la marcia trionfale su Roma si è interrotta prova a far quadrato intorno al Movimento Cinque Stella. Forza Italia e PD hanno rinunciato ad infierire. Il vecchio sistema ha avvertito i primi segnali di minaccia provenienti dalle piazze. Sbarazzarsi del comico ora sarebbe facile, Continua a leggere

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Sgonfiare i consensi di Lega e M5S, il programma del Governo Gentiloni-wireless

Tutto lascia pensare che presto il ganassa disferà gli scatoloni ch’è stato costretto a fare per non perdere la faccia nell’immediato della batosta referendaria. Con quella bocca sempre aperta in video, in radio, sulla carta stampata ed in rete è riuscito a fare quasi più debiti di quanti ne abbia fatti fare al Tesoro per pagare le sue mance elettorali. Le parole date sono state così tante che se non l’avesse mantenute almeno per un pò, la sua fama di sborone della politica sarebbe stata compromessa per sempre. In realtà sia il PD, sia l’opposizione, non hanno a portata di mano un sostituto capace di cancellare la memoria delle tante promesse non mantenute ed un pò come accadde con Napolitano, accetteranno loro malgrado che quanto prima disfi i pacchi del trasloco per essere accolto come salvatore del sistema. La stessa fiducia alla Legge di bilancio votata senza alcuna modifica, dimostra che sarebbe restato al suo posto ancora a lungo fino al termine dei compiti che gli avevano affidati se non avesse avuto l’opposizione della opinione pubblica che ad un certo punto ha avvertito a destra come a sinistra sulla sua pelle, il peso di un potere completamente slegato da ogni riferimento sociale. I partiti si riprenderanno Renzi perché oramai sono entrati nel tunnel della paura dopo che, chiamata la gente alle urne, hanno costatato che questa gli vota contro. Temono seriamente di essere spazzati via per accertata irresolutezza ed inconcludenza sui temi più disparati che interessano le vite delle persone in carne ed ossa: lavoro, sicurezza, tutela del patrimonio morale, civile e culturale minato e quotidianamente messo alla berlina dall’opera incessante dei mezzi di comunicazione spudoratamente manipolati. Quello che il conte Paolo Gentiloni Silverj sta per mettere insieme in fretta e furia altro non è che un Governo wireless guidato da Pontassieve. Sono infatti trapelate indiscrezioni secondo le quali si sarebbe udito un sonoro vaffa all’indirizzo di Franceschini impegnato a salvare le apparenze con la proposta di uscita del giglio magico almeno dai posti chiave. Presumibilmente mercoledì, Continua a leggere

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Cari giovani i Governi non nasceranno nelle urne, la Repubblica ritorna a partorire in Parlamento

Per fare una riforma Costituzionale c’è bisogno dei professoroni, se chiami a redigerla un’aspirante miss Italia ed un sensale della politica costretto a dividesi tra i diritti della difesa ed i diritti fondamentali dei cittadini, finisce che la nuova Repubblica abortisce nelle urne del Referendum come è accaduto il 4 dicembre ultimo scorso. Col bel risultato che poi il pallino del Governo ritorna nelle mani dei vecchi odiati partiti, quelli stessi ai quali per venti lunghi anni dal lontano ’92 di tangentizia memoria, nelle piazze ed in ogni dove, si diceva di volersi liberare. Tutto merito del rottamatore dunque se Mattarella ha potuto con gioia rispolverare i suoi amati studi di diritto parlamentare e fissare una fittissima agenda di consultazioni con ben 23 delegazioni di altrettanti partiti ciascuno dei quali salirà al Colle con ambizioni e richieste inderogabili che avrebbero fatto la gioia di Giulio Andreotti, Aldo Moro ed Arnaldo Forlani. Tanto per schiarire le idee a quel 80% di under trentenni che sono andati a votare convinti di difendere i diritti dei lavoratori e dei pensionati. Cari ragazzi, d’ora in avanti come è stato per i vostri padri, il Governo non lo decideranno gli elettori nelle urne, ma i partiti nelle trattative più o meno segrete tra i loro emissari ai cui esiti si fingerà di pervenire in lunghi ed estenuanti quanto noiosi dibatti parlamentari perché è così che funziona una Repubblica democratica Parlamentare! Dato l’addio alla III Repubblica, considerato che la II è andata a male perché anch’essa nata con vizi di forma oltre che di sostanza, non rimane che festeggiare la restaurazione partitocratica col ritorno alle poltrone dei vecchi padrini: Governo Istituzionale che porterà a termine la riforma elettorale proporzionale con la quale Berlusconi, Franceschini, Orlando, Rosato e Brunetta preparano il terreno alle larghe intese della prossima legislatura in funzione antigrillina con buona pace della partecipazione e della sovranità popolare. Amen. Se nel PD stanno per mollare il ganassa, nel Continua a leggere

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Grillo rassicura i mercati, lunga vita al M5S

vignetta-grillo-e-la-violenza-verbaleCari, fottutissimi poteri forti, non abbiate paura, con noi al Governo non succede niente, non scappate. Il 4 dicembre vince il NO, andiamo a votare con l’italicum e la Costituzione la riforma il M5S che non è una ideologia, bensì una tecnologia. Un pò come a dire che il movimento non si muove lungo linee di visione ideale sperimentate da uomini in carne ed ossa, ma affida alla successione ordinata di zero ed uno nella logica di istruzioni impersonali impartite con bit che corrono lungo i bus di collegamento tra uomini e macchine, i destini incorruttibili di noi tutti fino a renderli a prova di traffico d’influenze. All’Università di Novara, nel corso della lectio magistralis su internet e democrazia, il fortunato erede del Rousseau si è lasciato sfuggire che stanno lavorando al programma e che nelle prossime settimane si prevede di giungere alla definizione di una versione Beta stabile dotata di command button per il boot del primo Governo cinque stelle ed un like di buon augurioLunga vita dunque al M5S, rassicurati i mercati il sistema si sente messo in sicurezza da Grillo. La protesta radicale poteva prendere una piega extraparlamentare come ci insegna la storia e sarebbero stati guai seri per la caste dei speculatori corrotti. Invece cominciano a riconoscere a Grillo il merito di aver convogliato la spinta incendiaria mossa da ragazzotti ambiziosi ed un pò pasticcioni che nella vita hanno combinato poco o nulla, verso il Parlamento dove finiranno per esaurirsi. E’ già accaduto ai monellacci del ’68 diventati quasi tutti accademici ed intello’ imborghesiti o più ancora sbiaditi, com’è capitato ai grunen tedeschi. In fondo Grillo è un comico, anche piuttosto bravo. La sua violenza verbale non fa veramente paura. A far ridere invece sono Continua a leggere

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Operai e produttori uniti con Trump anche in Europa, a smentire le menzogne della globalizzazione

federico-rampini-le-menzogne-delle-elitePolitici, intellettuali, maitre à penser, opinionisti, giornalisti e più in generale quel ceto di privilegiati che per vivere non ha bisogno di conoscere la fatica, si spera che abbia imparato e fatto tesoro delle lezioni impartite dalla Brexit e meglio ancora dalla vittoria di Donald Trump alle presidenziali americane. Diversamente, se tutto dovesse procedere come se nulla fosse accaduto con la restaurazione dei vecchi sovrani sui troni europei della cultura, della politica e dell’economia, quello di un nuovo ’48 è un rischio che non si può escludere e sarebbe del tutto giustificato. Globalizzazione ed immigrazione, le menzogne delle elite, un mea culpa in piena regola scritto da un campione del pensiero globalista come Federico Rampini, uno di quelli che per sua stessa ammissione ha teorizzato e propagandato i benefici delle frontiere aperte del cui fallimento prende atto confessando di aver consumato il tradimento dei popoli e difeso ad oltranza ogni forma di immigrazione senza voler vedere la minaccia che stava maturando dentro il mondo islamico implacabilmente ostile ai sistemi di valori occidentali. Governi e pensiero progressista oscurati dalla fede nel metodo sovranazionale esercitato a mezzo delle Organizzazioni multilaterali e dei Trattati di libero scambio come strumenti positivi per definizione, hanno continuato a recitare la bella fiaba a lieto fine della società multiculturale omettendo accuratamente di spiegarci quale sarebbe stato il risultato finale: un miscuglio di valori incompatibili perorato al solo scopo di rendere accettabile il flusso incondizionato di masse migratorie disinnescando preventivamente ogni naturale accenno di reazione in nome e per conto del flottante anonimo ed interessato. L’elezione di Trump ha spiazzato i vecchi tromboni europei ancora alle prese col multilateralismo inconcludente ed i coordinamenti per la pace sconfitti ed umiliati nelle fosse comuni d’Iraq e Siria. L’Europa con Trump dopo settant’anni si è ritrovata orfana dell’America ed ha scoperto quanto sia duro rimediare ai problemi della sicurezza interna; far fronte al terrorismo sul campo e programmare sullo scacchiere internazionale, lo sviluppo del continente. Con Trump si chiude definitivamente il ‘900, socialismo e mercatismo vengono seppelliti dal nuovo corso dei popoli ribadisce Giulio Tremonti che per l’Italia vede alle porte il disastro finanziario e la vittoria del Movimento cinque Stelle la cui crescita esponenziale è diretta conseguenza del Governo merkelliano di Mario Monti. Con Trump si è chiuso il novecento, ma la storia ritorna punto e a capo verso un nuovo inizio. Al tavolo di yaltaper spartirsi il mondo dovranno aggiungere un posto che nel 1945 non c’era: la Cina di Xi Jinping che rigetta anche solamente l’idea di svanire nella democrazia, mantiene il mercato e preferisce comprare terra in Africa e nel mondo intero al solo fine di nutrire i suoi due miliardi di figli. Sulla scena mondiale più di tutti sono andati in ansia i tedeschi, Trump minaccia di infischiarsene del loro amato sistema di regole per il commercio e le relazioni internazionali. Dazi e sicurezza promette Trump, vuole infatti investire in infrastrutture per dare posti di lavoro negli USA con le risorse della sua personale spending rewie. La Germania quindi sarà costretta a mettere mani al portafogli, finanziare la NATO e sostenere le esportazioni che a frontiere aperte fino ad oggi sono andate a gonfie vele. Trump in fondo è arrivato per questo, Continua a leggere

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Trump Presidente, la colpa è della democrazia

vignetta-trump-sbaraccaL’America di Trump ha suonato il de-profundis alla globalizzazione. I sapientoni che avevano pensato di poter esportare la ricchezza e che ci hanno costretti ad importare povertà da ogni angolo della terra, sono sbigottiti del furore popolare lasciato libero di esprimersi nelle urne della Brexit prima e delle Presidenziali USA poi. Tanto quelli che non si stancano di vantare la grandezza della globalizzazione e l’energia vitale dei mercati aperti a fondamenta della democrazia portata dal vettore della crescita spinto dal sentimento morale del profitto, quanto quelli che hanno smesso di pensare in termini di classi sociali per parlare la nuova lingua delle minoranze etniche e di genere indistinto, coniando eufemistici neologismi pur di non dare ai fenomeni un nome proprio, sono stati colti da stupore ed incredulità nel costatare che la mobilitazione generale non basta più. Che l’egemonia culturale degli Stati senza frontiere esercitata dall’alleanza di blocco tra gli algoritmi della finanza apolide ed il pensiero debole del progressismo inquieto che negli ultimi venti anni ha totalizzato i media, non regge l’urto dei popoli frustrati dai problemi reali della sicurezza e della disoccupazione. Ora però che a vincere sono gli altri, quelli che hanno dovuto patire le fantasie ed i sociologismi sperimentali, allora si scopre che le urne elettorali sono la tomba della democrazia. Una contraddizione in termini per chi del suffragio universale ha fatto un valore rivoluzionario, un vessillo issato sull’Ararat dell’arca democratica. Se a vincere è quel piccolo mondo antico che non vede ragioni alcuna per sparire, allora le maggioranze non contano anzi, destano preoccupazione. Il loro verdetto è appellabile, mentre se avessero vinto gli illuminati correttissimi, il verdetto sarebbe stato inderogabile. Preoccupano più le maggioranze di quelli che lavorano duramente ed hanno votato Trump e mandato al macero i castelli di carta tirati su in fretta e senza fatica, che i circoli autoreferenziali delle utopie virtuose disconnessi dal sentire delle persone comuni e che però si arrogano il potere di decidere dei nostri destini. Accade anche in Europa dove ai marginalizzati del sistema, agli sgrammaticati che non Continua a leggere

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The brexiters spingono per una uscita rapida e senza riguardi, la UE non serve a nulla

teresa-may-in-decolteI dati Ons (Istituto britannico di Statistica), registrano una crescita dell’economia inglese anche dopo il referendum che ha sancito la volontà di uscire dall’ Unione Europea, a dimostrazione che l’economia nazionale del Regno Unito gode di una propria intrinseca forza, tale da poter far a meno del mercato comune. Ciò ha rafforzato i  brexiters”  i quali stanno esercitando pressioni sul Governo di Theresa May perché esca rapidamente e senza troppi riguardi nella convinzione che la UE non serve a nulla. E’ stata una follia affidare il potere ad una tecnocrazia per guidare paesi dall’ economie eterogenee che non parlano nemmeno la stessa lingua. Quella della Brexit è un’occasione che dovremmo cogliere, sostiene Giulio Sapelli ordinario di economia all’Università di Milano: la May infatti, deve negoziare l’uscita a vantaggio dell’Inghilterra ed ha quindi tutto l’interesse di trovare una sponda nell’Italia per rompere definitivamente l’asse franco-tedesco. Un tempo l’Europa era un progetto in ascesa che dava speranze ai popoli, poi i francesi con un referendum bocciarono la “Costituzione Europea”, frutto di un faticoso compromesso ricorda Romano Prodi. Da allora riprese il processo di nazionalizzazione delle politiche e progressiva marginalizzazione della Commissione. Infine siamo arrivati alla Brexit, un vero e proprio colpo di grazia inferto dai populisti. Perché riprenda vigore il progetto europeo, bisogna che i paesi facciano una paura ancora più grande. Il caso della Grecia è emblematico dice Prodi: si poteva risolvere in tre mesi spendendo molto meno di quanto non si sia speso. La stessa crisi economica andava affrontata come in America mentre l’Unione ha saputo produrre solamente il piano Juncker, inadeguato e lento. Come Sapelli, anche Prodi individua nella Francia l’ostacolo maggiore alla riforma dell’Unione. Fin qui l’Europa ha avuto un motore a due cilindri, quello tedesco e quello francese che Parigi non vuole sostituire con i motori italiano e spagnolo. Preferisce la Germania dove però all’orizzonte non si vede un “leader” capace di superare l’interesse nazionale ed operare per quello comune a l’intero continente. A Prodi e Sapelli si unisce Jean Paul Fitoussi, economista francese che conosce bene l’Italia dove insegna alla Luiss ed è membro del consiglio di amministrazione di Telecom: il progetto europeo non è nato per risolvere i problemi dei popoli europei. Disoccupazione, diseguaglianze, non fregano a nessuno. La UE è nata al solo scopo di ridurre il debito perché la Germania non si fida dei paesi mediterranei, li considera inaffidabili ed è questa la ragione per la quale li ha costretti a firmare in successione il “patto di stabilità”, il “six pack” ed altri “pack” rimettendo ai popoli europei la sola possibilità di cambiare governo, ma non di cambiare politica che va con il pilota automatico a prescindere se alla cloche sia chiamata la destra o la sinistra. Il progetto europeo è stato capace di fare solamente promesse che poi ha puntualmente disatteso. Agli elettori europei è stato detto che la globalizzazione e la tecnologia avrebbero loro dato la felicità. Non è stato così ed ecco spiegato il perché si rivolgono ai partiti populisti; è la stessa ragione per la quale gli inglesi hanno votato la Brexit. Pensiamo alla delusione degli elettori greci che votarono Tsipras sulla promessa che avrebbe cambiato politica e poi si sono ritrovati con un governo che ha attuato esattamente i piani della Trojka. La Grecia però è un piccolo paese, per riuscire a riformare la UE anche Fitoussi vede una sola strada: l’alleanza tra due grossi paesi  come l’Italia e la Francia capaci insieme di dire alla Germania: ora basta! La Francia nota Fitoussi con realismo, ha terrore di abbandonare la Germania e di finire sotto l’attacco dello “spread” come è accaduto all’Italia nel 2011. Ecco perché Hollande lascia cadere le avances di Renzi. Sul futuro dell’Europa  resta pessimista anche Fitoussi: alla Germania non importa nulla dell’Unione, i paesi europei o seguono le sue dottrine ordoliberali oppure possono allontanarsi consapevole che alla Germania basterà ritrovare la Mitteleuropa. L’Europa non esiste, Continua a leggere

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