Le patate lesse che diedero l’Oscar alla pucchiacca di Benigni

Fantastico come sempre Vittorio Feltri, maestro di giornalismo. La sua patata bollente ha incenerito i maitres à penser più in voga del perbenismo ipocrita. Alle schiere delle Boldrini e dei Grasso che imperversano nelle piazze telematiche e non solo, tante le facce da culo che si sono unite senza ritegno nell’esprimere non si è capito ancora bene che cosa alla Raggi, forse la solidarietà che si deve a colei che suo malgrado è stata eletta Sindaco della Capitale? Possiamo immaginare l’imbarazzo degli stessi grillini di sentirsi stretti dall’abbraccio di Giachetti, Orfini, Mentana e le numerose altre patate lesse che levano all’etere un giorno sì e l’altro pure, il loro grido di dolore per non lasciarsi scappare l’ennesima occasione di affratellarsi finalmente ai compagni di ventura politica fin qui riluttanti, a parole, verso quel sistema scandaloso contro il quale hanno detto, urlato e scritto offese, ingiurie, volgarità di ogni risma. Ma le patate no, quando sono bollenti somigliano alle banane di Jonny Stecchino: “non nominarle che a Palermo ci tengono tanto”. Ed invece le pucchiacche sì; le patonze, le bernarde, le gnocche puoi anche toccarle in TV e vincerci un Oscar senza che alcuno abbia da ridire. E’ tutto regolare, con la pucchiacca in bocca diventi un autentico democratico, un uomo raffinato, una gloria della cultura italiana nel mondo:
Non ci resta che accettare l’invito a cena di Vittorio Sgarbi, di patate bollenti ghiotto. Gli avanza il piatto di Scanzi, che alle patate preferisce le pucchiacche e stasera digiuna: Continua a leggere

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Bertinotti, si chiama globalizzazione la rivoluzione della Sinistra che asseconda il capitale

Sinistra vuol dire lotta di classe per superare la società capitalista foriera di iniquità e diseguaglianze. La crisi attuale della sinistra nasce dall’idea di volere assecondare la rivoluzione del capitale che va sotto il nome di globalizzazione, con politiche che trovano la loro genesi nello stesso concetto borghese di governabilità, assicurata da rigide regole imposte dalla trojka il cui fallimento segna la morte della socialdemocrazia. La rivoluzione non è un pranzo di gala, ricorda Bertinotti, il quale della distribuzione della ricchezza ha saputo fare una ragione di vita, è bene rammentarlo se vogliamo capire i temi della politica politicienne, come ama definire le sue doglianze il vecchio Fausto, con incerta coerenza. Per uscire dalla sua crisi, la sinistra deve ritornare alle origini, profetizza il compagno Fausto. Nel ‘900 essa era riconoscibile, oggi invece ha divorziato dalla sua storia. Non lotta contro la destra, ma entra in competizione con questa per sostituirsi alla guida di quella rivoluzione del capitale che tutti chiamano globalizzazione. Ricostruire la sinistra secondo Bertinotti, non necessariamente significa andare al Governo anzi, le nuovi classi dirigenti nasceranno in un perimetro diverso, lontano dal potere. Verranno dal campo della ricerca teorica e dall’esperienza sociale che è propria dei movimenti che operano per l’accoglienza degli immigrati, per il diritto alla casa, per il reddito di cittadinanza. Vagheggiare una sinistra in sintonia con le classi popolari che faccia leva sulla pressione fiscale per finanziare l’assistenza gonfiando a dismisura il già altissimo debito piuttosto che guidare lo sviluppo e la crescita generata dal lavoro, finirà col marginalizzarla e spingerla nel campo delle nostalgie. Un esempio eloquente è quello offerto dalla Spagna che ha saputo mettere da parte le divisioni politiche e la crisi istituzionale per ritrovarsi unita. Oggi la Spagna registra un tasso di crescita intorno al 3% con la disoccupazione in costante calo. In Italia invece, prevalgono forze irresponsabili che mancano di cultura nazionale già nel proprio codice costitutivo e fanno della Nostra, una Continua a leggere

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Quelli che Trump c’ha visto giusto

Sono bastati sette giorni a Donald Trump per avviare a soluzione i problemi più scottanti degli Stati Uniti d’America. Tra questi, in capo alla sua agenda, i guasti sociali procurati dai dogmi della nuova religione mercantilista globale a cui tutti sembravamo rassegnati. Come aveva promesso, gli è bastata una settimana perché rendesse pan per focaccia ai delocalizzatori, cioé quei produttori che impiantano all’estero fabbriche cancellando migliaia di posti di lavoro in Patria dove però vendono i loro manufatti resi competitivi dal basso costo del lavoro nei paesi che un tempo si  dicevano in via di sviluppo. D’ora in avanti i prodotti reimportati in America saranno gravati da pesanti dazi doganali. Staremo a vedere. In sette giorni trascorsi alla Casa Bianca Donald si è fatto il segno della Croce ed ha tagliato i finanziamenti alle Ong che favoriscono l’aborto ed eliminato dal sito del Presidente la pagina dedicata ai diritti LGBT. Si potrebbe affermare che ha fatto per la Chiesa più Trump in questa settimana che tutta la misericordia di questo mondo nell’intero anno appena trascorso. Legge alla mano, ha poi bloccato per motivi legittimi di sicurezza interna, gli arrivi dai paesi dove più diffusi sono i focolai del terrore islamico smentendo la stessa opinione di chi ci vorrebbe tutti votati al martirio della Santità in nome di una malinteso criterio di accoglienza indiscriminata senza sollevare alcuna pretesa di lealtà al nostro fratello sconosciuto. Da noi in Italia sarebbe non solo impossibile attuare un così vasto programma come quello di Trump, impediti come siamo dalle Leggi e dai vincoli della UE, ma anche solamente annunciarlo. Lo sciagurato a cui venisse in mente di pensare misure concrete e rimedi ai problemi della società italiana, troverebbe innanzi a sé il muro invalicabile dei propugnatori di diritti inventati, padroni assoluti delle TV e dei giornali con affiliati ed addentellati nelle reti sociali di internet. Difficile anche solamente immaginare un Trump per l’Italia, lo spirito dei contemporanei non si adatterebbe ad un uomo coerente che non si perde in teorizzazioni fuori da ogni realtà oggettiva. Non si sono ancora spente infatti le proteste e le manifestazioni contro gli ordini esecutivi di Trump che le notizie sull’ultima strage islamista provenienti manco a dirlo dal territorio americanocertificano la bontà di scelte difficili, motivate dalla necessità di circoscrivere e fissare la minaccia a numeri già altissimi da non poter essere messi sotto controllo sicuro. E parliamo dell’America. In Europa la situazione ha assunto proporzioni che definire minacciose sarebbe un eufemismo a contare i 292 morti caduti sul campo della integrazione impossibile con culture primitive, negli ultimi tre anni. Per molti versi andrebbero commiserate. La nostra tolleranza e benevolenza imposte, gli hanno fatto compiere un salto nel tempo troppo lungo. Solamente così si può spiegare la virulenza con la quale combattono la modernità ed i costumi occidentali. Un disagio che sarebbe vissuto diversamente se Continua a leggere

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Federica Nocera, Trump è stato abile a valorizzare la sua personalità sui social

E’ stata l’abilità con la quale ha saputo valorizzare la sua stessa personalità sui “social media”, a determinare l’elezione a Presidente degli Stati Uniti d’America di Donald Trump. Una bravura tale da far scalpore e costringere anche i media tradizionali ad un’alta copertura informativa, che gli ha consentito di combinare gli esiti e battere la Clinton. E’ quanto tiene a precisare Federica M. Nocera, la ventisettenne ingegnere esperta analista della Cambridge Analytica di Londra. Alla guida di un agguerrita squadra di quattro giovani ricercatori di cui tre italiani, Federica ha saputo supportare e accompagnare alla vittoria con messaggi studiati specificamente per campioni di elettorati, il candidato meno favorito nella corsa alla Casa Bianca. Una piccola società di raccolta dati alla quale il lavoro accurato e di altissima qualità sviluppato da Federica e dai suoi colleghi scienziati italiani, ha permesso di proiettarsi ai vertici del mercato digitale della comunicazione politica. Dati a Trump i meriti che sono di Trump, Federica Nocera ha spiegato a Giovanni Minoli dai microfoni di Radio Sole24, i segreti che gli hanno consentito di selezionare i gruppi potenziali di elettori particolarmente sensibili ai temi ed alle modalità di proposta sui quali poi il candidato ha puntato la sua campagna propagandistica. Servendosi di Cambridge Analytica, Trump ha vinto la sfida pur avendo speso meno della Clinton che invece ha investito molto nei tradizionali passaggi televisivi, mezzi rivelatisi superati perché si rivolgono ad una platea indistinta di elettori e dunque meno efficaci delle moderne reti digitali. Federica Nocera e la sua squadra invece, hanno lavorato su di una raccolta dati ampia, sempre attuale, quotidianamente aggiornata da questionari somministrati sia in internet, sia via cavo telefonico. Duecento milioni di informazioni così raccolte ed archiviate, studiate e costantemente aggiornate in tempo reale, hanno consentito alla geniale ingegnere italiana di tracciare dei modelli predittivi, vale a significare a circoscrivere i gruppi specifici ed originali coi profili dei potenziali elettori ai quali il candidato ha potuto indirizzare messaggi mirati, nei momenti precisi della campagna nella quale queste proposte maturavano. Trump dunque, utilizzando i veicoli capillari delle reti sociali digitali, ha potuto parlare nella lingua di ciascuno cioé, ha pronunciato le parole che ciascuno dei suoi potenziali elettori voleva sentirsi dire. Ed ecco che subito è scattato l’allarme. Il rifiuto dei democratici di accettare la sconfitta delle urne, quasi adombra i prodomi di una guerra civile. In realtà quella di Trump è solo la vecchia storia dell’apprendista stregone sostiene Pietrangelo Buttafuoco, a cambiare sarebbero stati esclusivamente i mezzi di manipolazione delle masse di cui si serve il trascinatore di folle di turno. Al tempo delle opinioni volatili, Continua a leggere

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Biosfera, acqua, bellezza, questioni di bioetica ambientale

Quale è il senso della bellezza oggi? Quale è il valore della bellezza per la società contemporanea e che valore la società contemporanea, oggi, dà alla bellezza?
Non è semplice parlarne dal punto di vista storico-sociale, e per di più in un orizzonte biopolitico; la nozione di bellezza è alquanto complessa sul piano storico speculativo, ma forse, proprio perché complessa, è la più adatta ad essere correlata con la complessità delle società globalizzate.
Da un punto di vista delle scienze sociali, non abbiamo una nozione formalizzata di bellezza; essa ci rimanda più generalmente a quella di cultura o meglio ancora di culture. Superando l’antagonismo cultura-società è possibile infatti, secondo l’approccio di Peter Berger, definire la cultura come la totalità dei prodotti dell’uomo, sia materiali che immateriali, così che la società non è altro che parte di questi prodotti. C’è una certa armonia tra cultura e società, per cui ogni istituzione sociale svolge specifiche funzioni volte al benessere della collettività, che si costruisce su determinati valori che orientano i livelli sociali, politici ed economici di un qualsiasi sistema sociale il quale, a sua volta, può essere guardato come sub-sistema di un più ampio biosistema.
La qualità della vita ci mette di fronte al dono delle bellezze naturali ed artistiche e di fronte alla necessità di ridimensionare la dittatura economica che sovrintende l’accesso a beni e servizi, regolando addirittura le relazioni interpersonali ed il rapporto con il nostro stesso corpo. Alla bellezza del biosistema concorre certamente l’acqua. Nell’orizzonte della Bioetica ambientale, il tema dell’acqua va assumendo contorni sempre più problematici e, quindi, suscettibili di discussione e di approfondimento multidisciplinare, negli ambiti delle Scienze mediche, sociali, antropologiche, geologiche, giuridiche, dell’alimentazione e nutrizione, nonché in quelli dell’Etica filosofica e teologica. L’acqua è elemento centrale per il presente della biosfera e per il futuro sviluppo economico e sociale dei gruppi viventi; per l’acqua si combatte e si muore, mentre già due miliardi di persone soffrono ormai di assoluta scarsità d’acqua e ben 2,5 miliardi vivono ancora in case privi di servizi igienici di base e senza fognature.
La giornata mondiale dell’acqua del 2014 ha, non a caso, scelto il rapporto tra acqua ed energia, in quanto serve acqua per produrre energia ed energia per captare e distribuire acqua. Non mancano risposte innovative come quella segnalata dalla banca mondiale che ha varato il programma “energia assetata” (utilizzazione di acqua riciclata nelle torri di raffreddamento in un impianto industriale). Intanto gli Emirati Arabi Uniti stanno costruendo un grande impianto di desalinizzazione di acqua marina, alimentato ad energia fotovoltaica.
Per quanti fossero interessati, il testo è disponibile qui.

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Napoli, mercato turistico della post verità

Cronaca e post verità, si potrebbe intitolare l’ultima puntata dello sceneggiato che ha fatto seguito alla sparatoria con ferimento di una bimba nel popolare mercato della Maddalena alla Duchesca di Napoli, mandato in rete e ripreso dalla stampa. Attori protagonisti del “sequel” i sempre più improbabili Roberto Saviano e Luigi De Magistris. L’oggetto del contendere: il primato della fedele rappresentanza di Partenope, vittima non propriamente innocente dei suoi tanti vizi esorcizzati dalle virtù riassunte nella triade: sole, pizza e “ammore”. Lo scrittore che vive di cronaca rileva come da cinque anni l’amministrazione della città con tutta evidenza stia stretta al Sindaco. Piuttosto che preoccuparsi di studiare e trovare soluzione ai problemi dei cittadini, lo stesso impegnerebbe le sue energie e la visibilità che viene dal condurre la terza metropoli italiana, su tematiche più squisitamente politiche finalizzate a ritagliarsi un consenso utile a costruire un primato nazionale nell’area antagonista compendio perfetto delle sue reali aspirazioni da guerrigliero pacifista, paladino delle minoranze, nemico giurato del capitale, giustiziere dei diseredati in ogni angolo della terra. Diversamente non si spiegherebbe l’attenzione propria di un Ministro degli Esteri dedicata alla questione palestinese e più ancora a quella dei diritti inventati, che somigliano ai capricci dei viziati per i quali ogni desiderio è un ordine da eseguire a dispetto della biologia umana. E sì che ci sarebbe un intero popolo di oltre un milione di anime ad attendere un bus alla fermata, ad esempio; a sperare che un vigile sgombri il marciapiedi dagli ambulanti di merce contraffatta, altro esempio; ad ammirare una strada bella che spazzata. Ah, no. Non si può chiedere, non vorremmo finire come il povero Giletti che per fortuna ha trovato un Giudice almeno in Tribunale. La monnezza a Napoli non c’è più per le strade! Dei rifiuti c’è rimasta solamente la Tarsu, salatissima. Come i pasti, anche i viaggi d’altronde non sono a gratis e bisogna pur pagare per bruciarla lontano dagli occhi, lontano dal cuore, meglio se in Olanda. Oggi però a Napoli abbiamo i turisti ed ogni cosa è ritornata al suo posto. Per fortuna parlano un’altra lingua e non capiamo bene che cosa pensano dei beni comuni e dei vantaggi che portano alla città in termini di efficienza, efficacia ed economicità. A Londra ad esempio, i beni sono privati e pare che siano in pochi a lamentarsi. In compenso però gli scugnizzi hanno trovato lavoro, con le loro divise ordinate, abilissimi, servono caffé ristretti, gelati e cappuccini come in un’amarcord neorealista. Per loro fortuna gli americani del XXI secolo non indossano più gli scarponi e non chiedono che gli si lustrino le scarpe, anche per cercare compagnia oggi si affidano direttamente al più sicuro GPS. Sono tanti, sono troppi, come mai nella sua storia i ragazzini e le ragazzette che hanno preferito il lavoro alla scuola pur di diventare protagonisti di questo nuovo risorgimento di civiltà portato dal turismo crocierista. Saviano che non conosce, non apprende, non s’informa dei fatti di Napoli e dei risultati raggiunti semplicemente ignora Continua a leggere

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Poliziotti fascisti, uno sguardo umano gli aristodem lo riservano solo ad Amri

Un giovane immigrato dà fuoco all’ostello che lo ricovera mosso da sentimenti di riconoscenza verso i malvagi che l’hanno soccorso nel momento del bisogno. Non pago se ne va in giro per le strade di mezza Europa, prende possesso di un tir dopo aver ammazzato l’autista e piede a tavoletta stronca dodici innocenti anime infedeli intente a peccare tra le bancarelle di Natale. Tra queste Fabrizia che cercava regali da portare a casa ai suoi genitori. Scappa indisturbato, sale in treno e ritorna in Italia non si sa bene perché, forse rimugina tra sé di avere ancora qualche vecchio debito di riconoscenza da saldare con gli italiani. Troppo buoni e sempre pronti a porgere l’altra guancia quando si tratta di perdonare i carnefici. Amri lo sa. L’ha imparato nelle carceri. Sa che la Chiesa affida a Dio le vittime e riprende a sé le pecorelle feroci che ritornano all’ovile senza più curarsi che si pentano e si ravvedano. Sono carnefici e vanno accolti o meglio, riaccolti sempre, comunque e tutte le volte. E’ un lavoro da ragazzi farli fuori e punire la loro generosità, avrà pensato. Per sua sfortuna e nostro sollievo incontra due giovani volenterosi in divisa. Potrebbero girarsi dall’altra parte e perdonare, ma non lo fanno. Sono animati da un sentimento uguale e contrario a quello di Amri: amano Dio, la Patria e la famiglia. Amano l’Italia ed hanno giurato di difendere il suo popolo. Che orrore. I migliori Costituzionalisti restano interdetti di fronte a tanta abnegazione. Avrebbero preferito reazioni miti, contenimento del danno, al limite il diritto alla fuga del reo. Ed invece no. I due giovanotti che la divisa indossano per scelta, credono nella nazione degli avi e nello Stato che la rappresenta, chiedono allora ad Amri di pentirsi. Per tutta risposta ricevono un proiettile alla spalla. Rispondono al fuoco e lo stendono. Poi chiamano i soccorsi, ma il buon Dio si ricorda che evidentemente esiste una Giustizia e lo lascia in terra. Per sempre. Potremmo gioire questa volta, diamine! Purtroppo anche stavolta quella meglio gioventù aristodem che predica diritti e dimentica i doveri; che promuove l’uguaglianza e ci vuole tutti diversi; che include ed esclude noi altri; che si batte per la pace e non risponde al fuoco; che chiede libertà e tollera le donne sottomesse; che rivendica l’accesso alla stampa e monopolizza gli organi di comunicazione; che ama il pensiero plurale ed emargina il dissenso, c’ha rovinato la festa ammonendo giornalisti, blogger e tutti noi perché rivolgessimo uno sguardo umano al giovane assassino e censurassimo il terrore procurato da giovani poliziotti che a braccia tese hanno difeso dall’odio cieco della parola scritta e predicata, qualche altra dozzina di potenziali infedeli al varco di uno stadio o di un teatro; ai tavolini di un bar come alle panchine della metro, non è dato sapere. Uno sguardo umano chiedono gli aristodem per i fossili viventi di una civiltà arcaica e brutale che pure li mantiene indifferenti, finché non arriverà a bussare alle porte delle loro stesse case. Di questo passo ne siamo certi, se continuiamo ad affidare le politiche sociali a simili aristocratici del pensiero vile che accampa ragioni anche davanti al disprezzo per il pericolo mostrato da due giovani valorosi. Ad avercene nelle nostre strade e nelle istituzioni uomini di coraggio capaci di trarre dal passato gli insegnamenti giusti che un tempo si sarebbero chiamati onore e fedeltà, sacrificio e lealtà alla comunità di destino in nome della quale si vive e si opera per il meglio. Segno forse, Continua a leggere

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Paura delle piazze, il sistema fa quadrato intorno al M5S

Onestà, trasparenza, diretta web, l’idea non nuova che chiunque possa avvicendarsi alla guida del Governo o di una Capitale anche una persona comune priva della necessaria esperienza e personalità come la cuoca citata da Lenin, con la resa di Virginia Raggi è definitivamente tramontata finanche nel M5S. La cuoca di Grillo in sei mesi ha dimostrato di non avere nulla di buono da mettere sul fuoco. La pentola del M5S è vuota di ogni ingrediente utile ad amministrare figuriamoci se fosse chiamata a far da mangiare all’intero popolo italiano: aghi di pino a colazione, pranzo e cena, altro non c’è che l’albero spoglio eretto in piazza Venezia che pure di cuochi ne ha visti di grandi. Troppo grande ROMA ed impresa troppo ardua perché Grillo potesse schiacciare il tasto canc sulla sua tastiera, sfilarsi e ricominciare daccapo facendo finta che nulla fosse accaduto. Sarebbe stato come dichiarare fallimento e sparire dal mercato politico. La vicenda della piccola Raggi ha confermato tutti i limiti ben noti delle utopie quando provano a farsi storia. Il pollice verso di dodici consiglieri contrari a recidere il cordone ombelicale con il M5S e proseguire l’avventura Capitale in autonomia, comunque nulla ha potuto opporre al crollo di credibilità politica che nei fatti, d’ora in avanti il movimento nato dalle visioni di Gianroberto Casaleggio e dalle battute sferzanti di Beppe Grillo, si troverà a dover smentire. Nudi e disarmati di ogni argomento, dopo il disastro romano i grillini prevedibilmente prenderanno tempo, getteranno nel cestino dei loro desktop le batterie di twitt e post elettorali ed a loro insaputa finiranno per scoprirsi i migliori alleati di Gentiloni che potrà sperare di giungere a fine legislatura se solo riuscirà a far ingoiare i rospi già lessi dalla Commissione di Bruxelles. I segnali ci sono tutti, il sistema si è già mobilitato ed ora che la marcia trionfale su Roma si è interrotta prova a far quadrato intorno al Movimento Cinque Stella. Forza Italia e PD hanno rinunciato ad infierire. Il vecchio sistema ha avvertito i primi segnali di minaccia provenienti dalle piazze. Sbarazzarsi del comico ora sarebbe facile, Continua a leggere

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Sgonfiare i consensi di Lega e M5S, il programma del Governo Gentiloni-wireless

Tutto lascia pensare che presto il ganassa disferà gli scatoloni ch’è stato costretto a fare per non perdere la faccia nell’immediato della batosta referendaria. Con quella bocca sempre aperta in video, in radio, sulla carta stampata ed in rete è riuscito a fare quasi più debiti di quanti ne abbia fatti fare al Tesoro per pagare le sue mance elettorali. Le parole date sono state così tante che se non l’avesse mantenute almeno per un pò, la sua fama di sborone della politica sarebbe stata compromessa per sempre. In realtà sia il PD, sia l’opposizione, non hanno a portata di mano un sostituto capace di cancellare la memoria delle tante promesse non mantenute ed un pò come accadde con Napolitano, accetteranno loro malgrado che quanto prima disfi i pacchi del trasloco per essere accolto come salvatore del sistema. La stessa fiducia alla Legge di bilancio votata senza alcuna modifica, dimostra che sarebbe restato al suo posto ancora a lungo fino al termine dei compiti che gli avevano affidati se non avesse avuto l’opposizione della opinione pubblica che ad un certo punto ha avvertito a destra come a sinistra sulla sua pelle, il peso di un potere completamente slegato da ogni riferimento sociale. I partiti si riprenderanno Renzi perché oramai sono entrati nel tunnel della paura dopo che, chiamata la gente alle urne, hanno costatato che questa gli vota contro. Temono seriamente di essere spazzati via per accertata irresolutezza ed inconcludenza sui temi più disparati che interessano le vite delle persone in carne ed ossa: lavoro, sicurezza, tutela del patrimonio morale, civile e culturale minato e quotidianamente messo alla berlina dall’opera incessante dei mezzi di comunicazione spudoratamente manipolati. Quello che il conte Paolo Gentiloni Silverj sta per mettere insieme in fretta e furia altro non è che un Governo wireless guidato da Pontassieve. Sono infatti trapelate indiscrezioni secondo le quali si sarebbe udito un sonoro vaffa all’indirizzo di Franceschini impegnato a salvare le apparenze con la proposta di uscita del giglio magico almeno dai posti chiave. Presumibilmente mercoledì, Continua a leggere

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Cari giovani i Governi non nasceranno nelle urne, la Repubblica ritorna a partorire in Parlamento

Per fare una riforma Costituzionale c’è bisogno dei professoroni, se chiami a redigerla un’aspirante miss Italia ed un sensale della politica costretto a dividesi tra i diritti della difesa ed i diritti fondamentali dei cittadini, finisce che la nuova Repubblica abortisce nelle urne del Referendum come è accaduto il 4 dicembre ultimo scorso. Col bel risultato che poi il pallino del Governo ritorna nelle mani dei vecchi odiati partiti, quelli stessi ai quali per venti lunghi anni dal lontano ’92 di tangentizia memoria, nelle piazze ed in ogni dove, si diceva di volersi liberare. Tutto merito del rottamatore dunque se Mattarella ha potuto con gioia rispolverare i suoi amati studi di diritto parlamentare e fissare una fittissima agenda di consultazioni con ben 23 delegazioni di altrettanti partiti ciascuno dei quali salirà al Colle con ambizioni e richieste inderogabili che avrebbero fatto la gioia di Giulio Andreotti, Aldo Moro ed Arnaldo Forlani. Tanto per schiarire le idee a quel 80% di under trentenni che sono andati a votare convinti di difendere i diritti dei lavoratori e dei pensionati. Cari ragazzi, d’ora in avanti come è stato per i vostri padri, il Governo non lo decideranno gli elettori nelle urne, ma i partiti nelle trattative più o meno segrete tra i loro emissari ai cui esiti si fingerà di pervenire in lunghi ed estenuanti quanto noiosi dibatti parlamentari perché è così che funziona una Repubblica democratica Parlamentare! Dato l’addio alla III Repubblica, considerato che la II è andata a male perché anch’essa nata con vizi di forma oltre che di sostanza, non rimane che festeggiare la restaurazione partitocratica col ritorno alle poltrone dei vecchi padrini: Governo Istituzionale che porterà a termine la riforma elettorale proporzionale con la quale Berlusconi, Franceschini, Orlando, Rosato e Brunetta preparano il terreno alle larghe intese della prossima legislatura in funzione antigrillina con buona pace della partecipazione e della sovranità popolare. Amen. Se nel PD stanno per mollare il ganassa, nel Continua a leggere

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