Minniti e la sinistra che non è in natura

La sinistra esiste in natura, ama ripetere Bersani. Come a voler far credere che la sinistra non è la proiezione dell’immaginario nel mondo del reale, ma è quella idea che riflette l’ordine stesso della natura se non fosse intervenuta la mano dell’uomo a turbarlo. A prendere per buone le parole di Bersani, se ne può ricavare che la natura avrebbe compreso nel suo disegno imperscrutabile, lo spostamento di circa duecento milioni di persone dal continente africano alla penisola italiana dove ai malcapitati fratelli più fortunati, toccherà moltiplicare i pani ed i pesci necessari al loro sostentamento e spetterà, in nome dell’uguaglianza tra gli uomini, di compiere ogni sforzo per metterli a loro agio fino al completo annichilimento di tutti i tratti distintivi di una antica civiltà, quella greco-latina, che ha saputo avanzare nella storia fino a divenire essa medesima, presente storico. Rimasta orfana della classe operaia all’indomani del fallimento del sistema di socialismo reale posto in essere dal blocco sovietico, la sinistra non è stata più in grado di formulare una ipotesi plausibile di società ed ha afferrato di volta in volta la rappresentanza di ogni forma di disagio e disperazione pur di trovare nuove bandiere da garrire. Privata delle masse che si sono fatte borghesia nel frattempo, la sinistra si è votata a perseguire i sogni che gli venivano a portata di mano dalle minoranze, dagli omosessuali, dagli eutanasici, dai migranti abbagliati dalla luce della cometa europea del benessere a buon mercato che splende sugli schermi tablet e cellulari satellitari a diffusione di massa nel continente africano, complice anche l’arrivo di massicci investimenti cinesi. In Italia, più che negli altri paesi europei, la crisi della sinistra è diventata particolarmente acuta perché essa si pone un orizzonte tanto largo e lungo da avere la pretesa di possedere le soluzioni finali a tutti i guasti di questo mondo. Se infatti in Spagna, in Francia, in Germania i socialisti non si arrischiano di confondere i destini degli spagnoli, dei francesi, dei tedeschi con quelli del mondo intero, in Italia per mano dei sinistri, il destino degli italiani passa in second’ordine assumendo decisioni che nemmeno l’ ONU si sognerebbe di deliberare come quella di firmare accordi perché navi di mezzo mondo arrivassero nel Mediterraneo a raccogliere il sogno africano da realizzare in esclusiva sulle coste della nostra piccola penisola. Se si vuole comprendere come vive ed affronta i problemi la sinistra italiana, basta fare un breve passo a ritroso quando la necessità di emigrare affliggeva le famiglie italiane. In quegli anni la sinistra vedeva nel fenomeno una patologia della nostra società capitalista e chiedeva che fosse bloccato. Oggi, a distanza di qualche decennio, la sinistra si batte con ogni mezzo perché al contrario il fenomeno migratorio sia favorito ed addirittura rinvigorito dall’impegno di navi finanziate non si sa ancora bene da chi, come se l’Italia avesse tali e tante possibilità da potersi permettere di catalizzare le miserie dell’umanità intera e divenire una sorta di nuova terra promessa. Nella sua utopia sinistra, il pensiero progressista italiano ha confuso la politica con l’estetica e gettato nel Mediterraneo una vera e propria rete dei diritti a strascico il cui rispetto rigoroso della lettera esige dal solo popolo italiano tanto da rischiare di trasformarlo in quello che mai è stato nella sua millenaria storia, un popolo razzista per esasperazione. Rinchiusa nella sua bolla ideologica sospesa tra sogno e realtà, la sinistra italiana è anche la sola che in Europa non si cura delle conseguenze delle sue scelte quando queste si riverberano nel profondo del tessuto sociale, in ciò mostrando tutti i limiti di praticabilità di un disegno universalista immaginato purchessia, se è vero che anche la Chiesa di Francesco in tema di immigrazione indiscriminata si è vista costretta a fare un bagno di umiltà e possiamo solo immaginare quanto sia stato difficile il mea culpa delle Eminenze Vaticane,  travolte dai numeri che di miracoli non ne fanno, come è noto. Continua a leggere

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Non è tutta grandeur quella di Macron, è la deglobalizzazione che impone anche per l’Italia un De Gaulle

Non è tutta grandeur quello che luccica della Francia di Macron. Già per l’Europa di Mitterand, l’Italia era la vittima predestinata del primato francese. Nulla di nuovo quindi viene d’oltralpe con la nazionalizzazione pretestuosa dei cantieri navali di Saint Nazaire ad impedirne, incredibile a scriverlo, l’acquisto dai coreani da parte della italiana Fincantieri. I francesi, che francesi lo sono da sempre, letteralmente impazziscono al solo pensiero di dover prendere disposizione dagli italiani. Siamo rimasti infatti gli unici in Europa e nel mondo a credere alla favola dei “giochi senza frontiere”. Da decenni sono in tanti a raggirarci e ne meniamo anche vanto. Abbiamo rinunciato ad esercitare la pur minima forma di sovranità e spalancato le porte anzi, abbiamo rimosso completamente gli infissi dello Stato, convinti di farci belli ed attrattivi e poter sopravvivere sotto padrone. Abbiamo accolto con benevolenza la finanza araba nelle nostre banche, aziende ed in CDP; curiamo e rifocilliamo gratis la disperazione proveniente da ogni angolo della terra; abbiamo ceduto nel corso degli anni ai francesi BNL, Unicredit, Generali, Parmalat, i grandi marchi della moda e per completare l’opera di demolizione nazionale, la nostra rete fisica di telecomunicazioni costruita con il lavoro e le tasse di tutti gli italiani, proprio il giorno in cui Macron c’ha sfilato dal piatto fattosi povero nel frattempo per i troppi azzardi di mercato, anche i cantieri navali. Francia, Germania, Spagna ed Austria stanno preparando a “nostra insaputa” la tumulazione definitiva della penisola in autunno, per mano africana, con la revisione dei Trattati di Schengen ed il ripristino dei controlli alle frontiere e noi, continuiamo a credere che non si possa rispondere ad una fesseria con un altra fesseria senza capire che quello in atto è un processo di deglobalizzazione di cui la rinascita protezionista in America con Trump come in Europa con Macron e Melechon dopo la brexit di May e Corbin, è semplicemente il prodotto, non la causa. Tutti hanno imparato la lezione delle porte aperte e rinserrano i ranghi per non sparire tranne noi italiani, in declino inesorabile, privati di un’adeguata protezione vaccinale dai virus progressisti del mondialismo ricorrente nella nostra storia. Nemmeno più ci stupiamo ed impotenti ci lasciamo disarmare dal presunto diritto internazionale scritto da chi ha interessi confliggenti i nostri. Pensiamo di riuscire ad essere ascoltati esercitando un ruolo persuasivo da comprimari che puntualmente però viene scalzato via quando in palio entrano gli interessi vitali di quelli che dovrebbero essere i nostri primi e migliori alleati. Per restare in Francia, un’opera di ricostruzione morale e materiale simile a quella che negli anni ’50 mise in sicurezza la Republique si può e si deve immaginare anche per l’Italia con l’avvento al Governo di una riserva le cui origini siano quanto il più lontano possibile tanto dalla discreditata politica, quanto dalla famelica finanza. Un uomo di scuola in congedo, che abbia saputo farsi apprezzare all’estero e che, come spesso accade nella democrazia americana, metta la sua formazione, la sua cultura ed esperienza a disposizione della politica per ripristinare i fondamentali dello Stato. Se oramai è divenuto chiaro anche ad uno come Prodi che l’Italia non può reggere ancora a lungo nel ruolo di crocerossinaallora vorrà dire ch’è venuto il tempo sull’esempio francese, anche per l’opinione pubblica italiana di superare ogni pregiudizio e ogni pregiudiziale di sorta Continua a leggere

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rimpatri e reddito di cittadinanza, Silvio sicuro di poter dare un bel ciaone a Renzi e Gentiloni

PD e 5stelle, è fuga degli elettori. A certificarlo, almeno nelle intenzioni di voto, la Ipsos. Tutto lascia credere inoltre che la tendenza sia destinata a consolidarsi. Il discrimine è dato dai migranti. Gli elettori abbandonano il PD perché vuole aiutarli a casa loro; specularmente lasciano i cinque stelle gli elettori di sinistra che militano nel movimento  per le posizioni di rigetto assunte da Grillo sullo ius soli e l’intransigenza di Di Maio circa la bontà del lavoro di traghettamento dalle coste libiche portato avanti dalle Ong umanitarie accusate di stringere collaborazioni fin troppo strette con gli scafisti. Di converso a destra, l’attivismo di Berlusconi sugli stessi argomenti comincia a dare i suoi frutti anche nell’opinione pubblica dopo aver fatto registrare una prima transumanza di onorevoli di ritorno già fuoriusciti dai gruppi di Forza Italia in Parlamento e che oggi, registrano i sondaggi, fa un balzo in avanti di un punto scarso allineando Forza Italia alla Lega di Salvini, stabile al 15%. A cui si aggiunge la Meloni con Fratelli d’Italia che porta in dote un +0,7%. Dunque, il centrodestra nell’insieme avanza compatto e raggiunge la ragguardevole quota del 35%. Il resto del lavoro dovrà farlo la legge elettorale, ma che il Governo della sinistra sia sulla strada del tramonto dopo un intero lustro di fallimenti, delusioni ed inermi attese, sembra oramai una realtà in divenire. Scandali, intercettazioni, condanne, discredito internazionale, nulla invece è valso a cancellare dalla memoria della scena politica Silvio Berlusconi anzi, i tempi si delineano come a lui favorevoli. Gli è bastato restare fermo in silenzio per cucinarsi gli avversari a fuoco lento alle prese con sbarchi, accoglienza, attentati e polemiche con l’Europa. Il suo talento da piazzista gli ha fatto intuire che rispetto al 2011 i tempi sono cambiati. Oggi, più che il decisionista, da Macron alla Merkel si dimostra che vanno di moda i mediatori rassicuranti. Con un bel programma europeo di Continua a leggere

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nulla vieta di rimpiangere il fascismo, secondo il costituzionalista Michele Ainis

Rimpiangere il fascismo è perfettamente in linea con la Costituzione che, precisa Michele Ainis, non precetta divieti, ma delinea libertà formulando due sole eccezioni: è vietato restaurare la Monarchia Sabauda; è vietato ricostituire il Partito Nazionale Fascista. Secondo le pronunce fin qui rese sia dalla Consulta, sia dalla Corte di Cassazione prosegue Ainis, le interpretazione dei divieti non vanno mai estese oltre il perimetro circoscritto dell’incitamento alla violenza e della messa in opera con finalità eversive, di un nuovo PNF. Le libertà di parola e di pensiero sono dunque inviolabili, giusto per rimanere in tema di Costituzione della Repubblica Italiana. Non è un caso infatti, se movimenti che si richiamano apertamente all’esperienza del ventennio fascista, si siano battuti apertamente per mantenere inalterata la Carta fondamentale del 1948, nell’ultimo referendum Costituzionale promosso dal Governo Renzi. Segno di maturazione inconfondibile quello di riconoscere e rivendicare il valore del dissenso fuori dal coro delle maggioranze costituite. In questo quadro di garanzie secondo Ainis, anche il saluto romano viene ad essere una espressione lecita delle libertà di parola e di pensiero. L’ostentazione antifascista con strumenti repressivi, altro non è che la camera di rianimazione della sinistra quando si ritrova smarrita e non sa a quale orizzonte votarsi, sottolinea quasi indignato Marcello Veneziani, secondo il quale invece, bisognerebbe riflettere piuttosto sul perché a distanza di settantadue anni dalla caduta del regime, c’è ancora tanta gente che del fascismo conserva un giudizio positivo. Il fascismo non fu violenza indiscriminata. Il fascismo, sottolinea Veneziani, fu una rivoluzione conservatrice che provò a far splendere il “sole dell’avvenire” nella tradizione. Il fascismo modernizzò l’Italia e realizzò il miracolo di far vivere agli italiani un forte attaccamento allo Stato come mai accaduto nella storia moderna del nostro popolo. Altrettanto non si può dire del comunismo e dei suoi orrori che è fallito in tutti i paesi dove è stato sperimentato ed è risultato fallimentare in ogni epoca quando le contingenze storiche ed economiche ne hanno generato le illusioni. Basti per tutti, Continua a leggere

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In Europa comando io, la Merkel non ci sta che la Cina aiuti la Grecia

L’importanza di una nazione nel mondo è determinata dalla sua capacità economica, dalla sua forza militare e dal livello di civiltà raggiunto dalla sua società. Parla degli Stati Uniti Angela Merkel, che ancora considera potenza mondiale, ma pensa anche al ruolo guida che la Germania esercita in Europa in quanto potenza economica globale, campione nelle esportazioni spinte dall’euro più debole del vecchio marco e dai livelli salariali dei mini “jobs” che rendono competitive le sue merci. Un surplus della bilancia commerciale che resta intonso in virtù delle regole di bilancio dettate alla UE e che annualmente si accumula piuttosto che essere redistribuito agli altri paesi della Unione sotto forma di investimenti e maggiori consumi. Europa e globalizzazione sono i migliori mondi possibili per la Merkel, i pilatri delle fortune tedesche. Non ha difficoltà a confessarlo, Angela: per la Germania la globalizzazione è una opportunità dalla quale tutti escono vincitori; per l’Amministrazione Trump, la globalizzazione è un’arena dalla quale escono vincitori e vinti. L’America non crede alla comunità globale; non crede che dalla collaborazione internazionale ciascuno possa trarre i suoi vantaggi. Le conseguenze di questo mutato scenario sono che l’Europa dovrà imparare a far da sola. Merkel che conferma di star pensando di appaltare a privati un servizio di informazione comune europeo, si dice favorevole alla proposta Macron di un ministro delle finanze europeo che governi la politica economica continentale per rafforzare la moneta unica. A stare alle intenzioni di Angela, non si prospetta nulla di buono per l’Italia nella gabbia dell’euromarco. Basti guardare che cosa è accaduto alla Grecia, messa in ginocchio dalla austerità. La Germania ha più volte rigettata la proposta del Fondo Monetario Internazionale di cancellare quote importanti del debito greco ed ha preteso che fossero gli altri Stati della Unione, segnatamente l’Italia per 60 mld, ad accollarsi il debito greco in mano alle banche tedesche a fronte di tagli così ingenti da procurare il dimezzamento del PIL greco. Oggi che la Grecia ha aperto agli investimenti cinesi dopo aver registrato l’assoluto disinteresse della Unione Europea per le sue condizioni economiche, i tedeschi rimproverano la stessa Cina di violare le regole della concorrenza europee, questo perché si sono avveduti che gli investimenti infrastrutturali cinesi nel Pireo, stanno mettendo a dura prova i porti di Amburgo e Rotterdam, sottraendo loro quote di traffico e di mercato importanti. Della Germania, che servendosi dello strumento Europeo ha saputo costruire un rigido sistema di regole a suo vantaggio con il quale esercita una reale e concreta egemonia continentale, si è occupato anche l’autorevole Economist. L’autorevole giornale economico internazionale sottolinea come nel 2016 la Germania abbia accumulato un surplus commerciale di 300 miliardi dollari superiore addirittura a quello della Cina che si è fermato a 200 miliardi di dollari. I numeri non temono smentite. La Germania, sottolinea l’Economist, vende molto, rispamia tanto e spende pochissimo di quello che incassa sia in termini di spesa pubblica, sia in termini di consumi interni e quindi di importazioni. La competitività globale di cui Continua a leggere

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L’Europa congiura contro l’Italia ed il Vaticano pensa ad un passaporto diplomatico per ogni migrante, ma è una fake news

NON illudetevi, nulla cambierà in Europa sulle politiche di accoglienza dei migranti rivelava una fonte riservata che ha avuto modo di leggere il documento sottoscritto a Parigi domenica scorsa, 2 luglio. Infatti, Francia e Spagna hanno serrato i loro porti. L’Austria, è notizia di queste ultime ore, ha inviato mezzi corazzati al Brennero per sigillare il confine con l’Italia. Quello di Ventimiglia è già chiuso da tempo ed efficacemente sorvegliato. L’effetto annuncio di un incontro risolutivo dell’emergenza sbarchi tra i ministri dell’interno europei c’è stato, indubbiamente. Ma è servito a Minniti e Gentiloni per riprendere fiato e spegnere i primi fuochi della insofferenza che comincia a farsi sentire anche nel meridione d’Italia preso d’assalto dal flusso ininterrotto di migranti che a Reggio Calabria come in Irpinia e nel beneventano non si sa più dove e come accogliere ammette lo stesso Presidente della Campania Vincenzo De Luca (PD), il quale con la consueta schiettezza ha lanciato l’allarme all’indirizzo del Governo ed delle organizzazioni umanitarie: si è giunti al punto limite dell’accoglienza superato il quale, si rischia di alimentare tensioni sociali difficilmente contenibili. Il problema va affrontato con realtà, confida De Luca, fuori da ogni ideologismo umanitario. Se anche le popolazioni più ospitali e disponibili come sono quelle che ben conosciamo del sud Italia, cominciano ad accusare il colpo della bomba migratoria, sta a significare che la situazione ha assunto una gravità tale da non poter essere più ignorata. Alla prova dei fatti però, l’Italia continuerà ad essere la meta preferita dalla disperazione nel vecchio continente. Così è stato deciso per noi. Di questo passo il paese del sole s’avvia a diventare irreversibilmente il paese del sole africano. Sono bastate poche ore perché anche i macronisti “de’ noi altri” prendessero atto che Minniti a Parigi dai colloqui coi ministri degli interni di Francia e Germania, non è riuscito a cavare un ragno dalle acque del Mediterraneo. Anzi, le fonti riservate che hanno avuto l’opportunità di leggere i verbali dell’incontro, riferiscono che l’Europa sta preparando un richiamo ufficiale all’Italia per le tante, troppe inefficienze nelle procedure di classificazione e riconoscimenti degli ospiti d’oltremare. Al danno, la beffa. Per giunta, gli europeisti barricati al sicuro dietro le nostre frontiere, precisano che solamente somali ed eritrei potranno aspirare ad essere ricollocati in qualità di rifugiati, la restante varia umanità che le sempre più numerose e generosissime ONG accompagnano fino a domicilio nella nuova terra promessa, resterà di stanza nella penisola che fu la Magna Grecia. Sulla sponda cartaginese, sono già pronti in 300.000 ad assaltare lo stivale, numeri certi, affidabili. Fonte UNHCR. Siamo l’unico paese al mondo a cui tremano i polsi al solo pensiero di una eventuale sospensione dell’efficacia di Convenzioni e Trattati internazionali che sembrano ideati apposta per incastrarci. Ogni ipotesi di soluzione, anche la più blanda e meno repressiva, è vista dai nostri governi campioni di democrazia a detrimento delle genti che rappresentano, come una strategia irresponsabile che violerebbe le norme del diritto internazionale e ci spingerebbe fuori dai consessi delle nazioni democratiche. Niente di più sciocco si potrebbe accampare per giustificare l’assenso ad una strategia concepita per fare dell’Italia il laboratorio di una sperimentazione sociale fallita altrove e che si pensa di poter portare a buon fine nella nostra terra contando sulle peculiarità culturali del popolo italiano sul quale gravano ancora sensi di colpa immotivati che lo rendono particolarmente docile e condizionabile. Non si spiega altrimenti infatti, la circostanza per la quale se altri paesi, vedi Francia, Spagna, Austria, Gran Bretannia pongono in essere misure di difesa nazionale, non si trova una Corte di Giustizia che pronunci una condanna nemmeno a pagarla. Viceversa, se il nostro paese, quelle rare volte che si dà un Governo con a cuore le sorti della nazione, accenna a trovare una soluzione per non sparire dalla cartina dei popoli, viene subito condannato alla stregua di uno Stato canaglia che peraltro prosperano e con i quali si fanno affari d’oro in tutta Europa. Non facciamo i nomi, ma sono ben noti alle cronache del Golfo. Riflettiamo: tra l’Africa e l’Europa, l’Italia è l’approdo più distante. C’è un muro naturale di acque pericolose che si chiamano Canale di Sicilia. Eppure per i migranti trasportati a guisa di pacchi postali, i soli approdi esclusivi sono i porti italiani quando potrebbero sbarcare in Europa dalle coste spagnole che distano appena 9,5 minuti di navigazione sicura. Idem per raggiungere le coste della Grecia dalla Turchia alla quale l’Unione Europea riconosce tre miliardi di euro all’anno senza che alcuno tra i ventisette membri della Unione, abbia fiatato per dire che non si erigono muri. La Spagna addirittura paga di tasca propria incaricando il Marocco di respingere i migranti ed in virtù del servizio commissionato, concede esenzioni doganali alle merci marocchine e fa investimenti per sostenere la monarchia di Rabat. Siamo così tanto screditati che finanche le ONG si prendono gioco di noi e della nostra marina annunciando che alcun Regolamento riuscirà a fermarle, continueranno a salvare vite regalando all’Italia il futuro che altrimenti non avrebbero i suoi pensionati senza più giovani che lavorano. Intanto l’Italia, sola ed unica eroina, sta per finire strangolata pur di tener fede al Regolamento di Amburgo sul salvataggio marittimo ed al Regolamento di Dublino che la obbliga a tenersi i migranti entro le frontiere. Inconsapevole, partecipa al gioco che mette lo sciocco a centro e tutti gli altri paesi in circolo che la prendono a sberle facendosi scudo dei diritti. Qualcosa non torna. Non torna a noi e non torna nemmeno a Continua a leggere

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grazie Roma, il sacrificio in streaming della capitale non sarà stato invano

Eppur verrà il giorno che gli italiani finiranno per erigere un monumento a Virginia Raggi ed allora capiremo che il sacrificio della Capitale cui assistiamo in diretta, non sarà stato invano. Si deve infatti a Virginia, sindaco di Roma, se oggi abbiamo il privilegio di avere una fedele anteprima di quali risultati sarà capace di conseguire un eventuale Governo a cinque stelle. Dai bidoni della monnezza si alza forte il fresco venticello del cambiamento che in pochi mesi ha portato via un assessore all’ambiente, seguito da un assessore all’urbanistica ed ancora uno alle partecipate cui sono andati a far compagnia ben due assessori al bilancio finiti tutti per schiantarsi nel muro dei NO. No alle Olimpiadi e passi, NO ai termovalorizzatori, NO incomprensibilmente però anche alla liberalizzazione dei trasporti pubblici locali in bilico su di un precipizio da 1,3 miliardi di debiti con un buco che ogni anno sprofonda di 400 milioni più in basso. Un destino non a caso comune, da Orte in giù, anche ad altre Capitali. Un grazie sincero viene al sindaco della Capitale anche dai soci della srl e dal padrone del simbolo. Il visino di Virginia fini qui ha coperto le deficienze organizzative del movimento, l’assenza di idee e la mancanza di realismo e concretezza della sua classe di dirigente che spera comunque di potersene servire fino alla prossime politiche. In ogni caso, se la situazione giudiziaria dovesse complicarsi, si sono già approntate le operazioni preliminari per defilarsi e dividere le strade del movimento da quelle di Virginia. I clic sono già pronti a buttarla giù dal sacro blog dove l’accusa di falso non prevede link alla trasparenza. Finché la barca va, la lasceranno andare, ma gli strateghi della comunicazione hanno messo i portavoce in allarme, affrontare le elezioni politiche con una amministrazione immobile ed inconcludente è già difficile, con un processo in corso sarebbe impossibile. Separare il futuro del movimento dai destini del sindaco che confida le riservate alla chat degli amici, diventa una scelta ineludibile. Intanto, Continua a leggere

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ius soli, tra corano e realtà

Anche se sono nato qui, mia moglie dovrà portare il velo e dovrà coprirsi tutta. Perché se girasse nuda per strada la gente non le porterebbe rispetto. Gli rivolgerebbe degli apprezzamenti volgari: che bel culo che hai! Che belle tette che hai! Capito? E’ l’islam che dice così! Indossando vestiti che la coprono tutta, sarà ugualmente bellissima. Starà da favola. Non importa se in questo modo la sua identità di donna verrà annullata, è scritto nel corano: la moglie deve portare il velo! E’ obbligatorio. La donna così sarà sottomessa, ma lei lo accetterà. Sarà lei stessa a volerlo. Invece l’uomo (maschio), può fare come meglio gli aggrada. Non decido io che cosa è giusto o meno. Lo decide chi ha scritto il corano, il nostro profeta. Ed a chiunque si azzardi a toccare il nostro profeta, noi siamo pronti a fare qualsiasi cosa. E’ il nostro profeta. E’ intoccabile. Dopo aver letto ed ascoltato le voci di questi giovani che si vorrebbero fare italiani a tutti i costi, in coscienza si può dire che appartengono alla civiltà? Si può dire che si sono integrati o che sia stata la nostra cultura a partorirli? Circa la loro formazione vi sembra che la scuola italiana, a parole sempre attenta ai diritti ed al rispetto delle sensibilità di genere, abbia fatto un buon lavoro? Non vi sembra che sulla loro educazione abbia prevalso, com’è logico, il modello culturale delle famiglie nelle quali sono nati e cresciuti? Si può dire che il suolo che hanno calpestato od i compagni di classe che hanno frequentati, abbiano avuto un benché minimo ascendente sul loro modo di intendere le relazioni umane, i rapporti sociali e le aspirazioni esistenziali che ciascuno prova a realizzare nel corso della vita? Infine, possiamo in tutta coscienza affermare che il cuore di questi ragazzi sia votato a giurare fedeltà alla Repubblica e sia pronto ad osservare la Costituzione italiana e le leggi dello Stato? O non sembra piuttosto che le loro parole tradiscano un sovrano disprezzo per il suolo che calpestano? Per la società che ha dato da vivere alle loro famiglie? Per la Repubblica che li curerà fino alla maggiore età? Non osiamo nemmeno immaginare che cosa potrebbe accadere se nel corso della loro vita le circostanze dovessero costringerli a scegliere tra un califfo qualunque e la Repubblica. Caro buon Gentiloni, tra Lei ed il profeta, chi pensa che possa comandare il loro cuore e condizionare il loro agire? Sono tanti gli immigrati di seconda generazione che vivono nel nostro paese e che non mostrano alcuna volontà di integrarsi. Le osservazioni della Gelmini in fondo trovano conforto nel mondo reale ben lontano da quello ideale immaginato da un Governo artificiale sostenuto da un Parlamento illegittimo la cui maggioranza è minoranza nel corpo sociale vivo della nazione e nonostante questa elementare costatazione, un Governo fragile per sua stessa ammissione, si ostina ad arrogarsi il diritto di cambiare il volto del paese. Non basta frequentare cinque anni di scuola per diventare italiano riconosceva Sartori, politologo progressista di fama internazionale, ideatore della Legge per l’elezione diretta dei Sindaci giusto per ricordare uno dei suoi tanti meriti. Con lo ius soli, l’ottimismo facilone della sinistra sottovaluta i rischi di un mancato processo di acculturazione necessario ad acquisire i caratteri di una cittadinanza differente da quella propugnata dalla famiglia di origine e l’esperienza recente dei modelli fallimentari francesi ed inglesi, dovrebbero averli chiariti e resi espliciti. Purtroppo, l’ostinato approccio ideologico sembra avere la meglio nella nostra squinternata classe politica di governo. Fino ad ora, la Legge per l’acquisizione della cittadinanza italiana ha dimostrato di funzionare bene. Ha tutelato la sicurezza dei cittadini consentendo l’espulsione ed il rimpatrio di centinaia di soggetti radicalizzati che diversamente saremmo stati costretti a tollerare in attesa che commettessero dei reati di sangue. E’ triste, ma è pur vero, carissimi ideologi dell’accoglienza. Fantasiosi sociologi della cittadinanza. Non vi bastano i guasti che avete procurato alle nostre vite fino ad oggi? Volete toglierci anche l’ultimo strumento di difesa passiva? Non crediamo che abbiate fatti bene i vostri calcoli. Il popolo italiano ha dimostrato più volte nella sua storia di saper stare in trincea e di fronte al pericolo ne siamo certi, saprà difendere con le unghie e con i denti la sua pacifica convivenza. Lo ius soli è una conquista di civiltà? Civile il popolo italiano lo è da sempre. Il grado più avanzato di civiltà ha avuto origine dalle Sue viscere ben 2.770 anni fa. E gli stranieri, fin quando sono stati compatibili con la Sua Cultura, con i suoi Costumi, con la punta più avanzata della Sua millenaria Intelligenza, tali non li ha mai percepiti. Oggi paradossalmente, è invece un governo a sovranità isterilita ad avere smanie protagoniste per fare italiani dei musulmani e dei cinesi cioè, tra i popoli, quelli che più amano auto governarsi e che rispondono unicamente alle regole della propria comunità di appartenenza. Tra l’altro, trovare un cinese che voglia diventare italiano è Continua a leggere

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Il buco nell’ozono è un madornale errore di valutazione spiega il prof. Zichichi

Non c’è alcuna evidenza scientifica che dimostri il nesso tra inquinamento atmosferico e cambiamenti climatici, a sostenerlo è il professor Antonino Zichichi , presidente della Fondazione Ettore Maiorana, centro di cultura scientifica di Erice. Quello che chiamiamo “clima” è qualcosa di estremamente complicato spiega il prof. Zichichi, e risulta azionato da un motore metereologico mosso da tre pompe: gli oceani, la terra e l’uomo. Il contributo della pompa umana è di gran lunga il fattore più modesto che agisce sul clima, la sua incidenza si aggira intorno al 10% del totale. Il restante è determinato da fattori naturali infatti, su Marte non c’è vita umana eppure assistiamo a gravissime mutazioni climatiche. Quindi, pensare di poter rimediare ai cambiamenti climatici spendendo miliardi di dollari, non è scientificamente corretto. Ritirarsi dagli accordi di Parigi come ha fatto Trump, non significa in alcun modo voler distruggere il pianeta, prosegue il prof. Zichichi che in proposito cita Enrico Fermi il quale sosteneva che senza memoria non esiste scienza. E’ già accaduto in passato che si commettessero errori di valutazione madornali da parte di sedicenti comitati scientifici animati da soggetti che le scienze non avevano mai frequentato eppure le loro determinazioni hanno bruciato miliardi di dollari come accadde con il DDT, il cui uso, una volta eliminato causò un milione di morti per malaria. Nello stesso errore stiamo incorrendo con il famoso “buco dell’ozono” e la conseguente criminalizzazione dell’anedride carbonica che altro non è che il “cibo delle piante”. Se non esistesse infatti l’anedride carbonica, non esisterebbe il mondo vegetale e di conseguenze, non esisterebbe il mondo animale a cui l’uomo appartiene, che dalla fotosintesi clorofilliana trae l’ossigeno necessario alla vita. L’effetto serra indotto dall’anedride carbonica ci regala una temperatura terrestre di 33 gradi, spiega il prof. Zichichi. Voglio ricordare che la terra dista 150 milioni di km dal sole e senza il surriscaldamento indotto dall’effetto serra, la temperatura sulla terra sarebbe di 18 gradi sotto lo zero. In conclusione, il prof. Zichichi ci spiega che vanno nettamente distinti l’inquinamento provocato dai veleni immessi nell’aria, dalla evoluzione climatologica. Noi che raccogliamo informazioni in un blog e cerchiamo di renderle leggibili al lettore meno avveduto e forse più ingenuo, non abbiamo la pretesa di giungere a verità escatologiche, però teniamo a restituire le tesi alternative di fonti accreditate come quelle che in questo caso sono rappresentate dal Continua a leggere

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