Sta per crollare il muro UE di chiacchiere leniniste che vietano ed impediscono

vignetta-veglia-al-cadavere-ueI problemi di alcune banche ed i problemi di deficit o debito eccessivo di alcuni Stati, NON devono impedire alla BCE di normalizzare la politica monetaria interrompendo a marzo 2017 come da programma il QE, rialzare i tassi e stabilizzare i prezzi. La Bundesbank di jens-weidmann non fa mistero dell’opposizione a Mario Draghi ed alla politica del denaro facile che fin qui ha tenuto in linea di galleggiamento l’economia italiana rastrellando titoli di Stato ed Obbligazioni a rischio. Quanto all’accusa mossa da più parti alla Germania di accumulare un enorme surplus di bilancio fatta propria dal ganassa per riaccreditarsi presso l’elettorato in vista del referendum costituzionale, Weidmann taglia corto: è ingenuo pensare che una politica di spesa tedesca possa avere ricadute positive sugli altri Stati della UE. L’Italia deve proseguire sulla via delle riforme strutturali le sole che possono creare condizioni favorevoli alla crescita. Prioritario è ridurre l’enorme debito pubblico che con il rialzo dei tassi rischia di diventare insostenibile. Un avvertimento chiaro e forte. Anche sul nostro deficit Weidmann conferma che Berlino ci mantiene sotto osservazione: non si è abbassato per i tagli di spesa afferma, ma perché avete pagato meno interessi grazie al QE. Insomma, a voler insistere sugli ideali europei ed a non voler uscire dall’euro, c’aspettano tempi duri e guai seri forse peggiori di quelli passati. Il muro di belle-chiacchiere che ha sostenuto fin qui l’Europa sta per crollare. La crisi del debito Greco, la Brexit, l’invasione di migranti sulle coste italiane sono i campanelli di allarme che facciamo finta di ignorare. L’Europa è percepita dai cittadini europei come una minaccia, una sovrastruttura di stampo leninista che impedisce e vieta. A parlare in questi termini non è un leader populista della destra francese, olandese piuttosto che italiana, ma Fitoussi, economista kenesiano di provata fama progressita. L’attacco distruttivo portato all’economia della Grecia fino al culmine raggiunto con la Brexit, dimostrano le ragioni di quanti sostengono che l’Unione Europea è giunta ad uno stato di decomposizione avanzata irreversibile perché le scelte di gestione non sono affidate ad istituzioni di tipo politico che agirebbero per loro natura nell’interesse esclusivo e proprio della Unione medesima, ma sono delegate per surroga ad una tecnocrazia clientelare di cultura ibrida nel senso che arriva ad occupare i vertici per meriti di mera fidelizzazione nazionale e si autolegittima solo grazie all’implementazione di sciocchi algoritmi ispirati ad un liberismo che nelle intenzioni dovrebbe accreditarne l’imparzialità. L’Unione europea ha funzionato finché è restata un blocco di mercato chiuso, ha iniziato a morire quando invece ha preteso di coniugare l’ideale ispiratore alla globalizzazione osserva Geminello Alvi, scrittore, giornalista ed economista italiano noto critico dell’euro fin dal 1998, tra i pochi ad aver intuito i rischi derivanti dall’adozione di una moneta forte per un paese come l’Italia che deve gestire un debito sproporzionato rispetto alla sua fragile economia alla quale veniva sottratto uno strumento vitale come la svalutazione competitiva che incoraggia e sostiene la crescita in tempo di crisi. Gli stessi teorici interessati all’anarchia globalista dalla quale traggono immensi profitti, riconoscono come l’allargamento delle diseguaglianze sociali e l’attacco al benessere delle classi medie minacciate dalla concorrenza diretta di economie a bassi costi di produzione, nell’ultimo anno abbiano fatto registrare il ritorno a misure protezionistiche che hanno rallentato il commercio mondiale tanto da indurli a pensare che forse la sciagurata globalizzazione si sia avviata sul viale del tramonto. Meglio tardi che mai. In questo mondo messo sottosopra dalla economia globale, non c’è altro mezzo democratico per decidere a chi tocca decidere che l’appello al popolo, il referendum. La Brexit ha dimostrato che tante sono le persone che rifiutano di essere forzate ad accettare modi di convivenza lontani dai loro stili di vita e per giunta imposti con editti di anonimi burocrati. A scriverlo è Roger Scruton, filosofo e docente inglese al quale viene da pensare che l’avversione allo strumento di consultazione referendaria denunciata dalle élite finanziarie europee sia il sintomo inequivocabile che esse non credano fino in fondo nella democrazia. I Trattati di Roma con l’espediente ingannevole della sussidiarietà, hanno finito per esautorare gli Stati della Sovranità popolare potendo regolamentare nel nome del mercato ogni aspetto della vita sociale interna di uno Stato membro senza l’obbligo di rispondere politicamente degli errori commessi. Nelle democrazie le leggi cambiano e si adattano alle contingenze dei tempi, anche le Costituzioni si evolvono, ma quando si pretende di legiferare a mezzo di Trattati internazionali che restano Continua a leggere

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A Beatrice Lorenzin caduta dalla culla

famiglia-naturale-coppia-gender-lorenzin-vendolaSmarriti come siamo per l’universo mondo alla ricerca non si sa più bene di che cosa, tanto insoddisfatti quanto sazi di ogni cosa, pur di sbarazzarci della fatica di vivere preferiamo portarci in casa un futuro da regalare a tanti, diversi, differenti, lontani anche quando non gradiscono. Noi, con la nostra civiltà così avanzata da arrivare al benessere diffuso abbiamo finito per darci di testa. Noi, che pensiamo di afferrare l’attimo e vivere il piacere del momento in un perpetuo presente non più passato e che giammai sarà futuro. Noi, che annoiati proviamo ad inventarci diritti impossibili perché l’orizzonte dei doveri sempre uguali ed immutabili ci ha stancato al punto da trascinarci nel limbo sofisticato dei desideri surrogati. Noi, disponibili ed arditi comunque senza pudori nella libera società dei castrati che scattano, sempre pronti ad irritarsi se richiamati alla missione antropologica del sacrificio e della rinuncia. Noi, che davanti a numeri e statistiche più non ci scandalizziamo: preferiamo infatti morire ed estinguerci piuttosto che rinunciare agli stili di vita alternativa che ci hanno alienato quelli che un tempo erano impegni puntuali, scanditi da stagioni e responsabilità. E guai a ricordare alle donne che senza di esse non si fanno famiglie. Accuse e contumelie sono piovute addosso alla malcapitata Lorenzin solo per aver provato a sollevare un problema la cui soluzione è nelle facoltà quasi esclusive concesse dalla natura ad una parte deputata più che ad altre, che però sembra non volere in alcun modo ridimensionare l’ego smisurato faticosamente conquistato. Sono riecheggiate su giornali e TV le epiche voci di quelle nonne figlie del boom demografico che, giovani negli anni settanta, rivendicavano il diritto a godere della vita senza più preoccuparsi di dare la vita anzi, pronte a toglierla in caso d’impiccio. La povera Beatrice ha commesso l’ingenuità di provare a dare dei buoni consigli: rivalutate l’amore, soldi e carriere possono attendere. Poco c’è mancato che fosse apostrofata di maschilismo paternalista. Niente, non c’è verso. Le nostre ragazze che hanno avuto la fortuna di  Continua a leggere

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Corpus iuris grillinum, la dura lex del profeta

vignetta-header-sondo-grillo-pallone-gonfiatoM5S. Perché l’assessore De Dominicis sottoposto ad indagine giudiziaria viene fatto dimettere e l’assessore Muraro della Giunta Raggi indagata anch’essa, resta in carica? Perché il sindaco di Parma Pizzarotti è sospeso dal movimento per ritardata comunicazione ai vertici di una indagine a suo carico ed invece resta saldo al suo posto il sindaco di Livorno Nogarin? Se la magna carta non-statuto del movimento vieta espressamente l’istituzione di organi direttivi, dove trovano legittimità i poteri esercitati dal direttorio nazionale e dai mini direttori, dagli staff e dai vari gruppi comunicazione? Non siamo perfetti ha scritto Beppe Grillo in una lettera-indirizzata-ai-cittadini cinquestelle pubblicata dal Corriere della Sera. Solo i dittatori sono perfetti, si giustifica il fondatore, garante e capo-politico del movimento invitando tutti all’unità per resistere agli scossoni portati dai peggiori romani alla stessa credibilità del movimento nato al fine d’impedire l’avvento del fascismo (sic). Anzi, Grillo si dichiara pronto a restituire i voti se solo si potesse pur di ripagare la fiducia tradita degli elettori, ma non si può ed allora lasciamo che le cose facciano il loro corso ed andiamo avanti, chiosa. Come numerosi altri, anche il caso Roma finirà tra i precedenti a fare giurisprudenza interna al complesso, variegato ed all’occorrenza contraddittorio corpus-iuris-grillinum. Copiose sono le fonti del diritto grillino infatti e tutte discendono dalla carta fondamentale del NON STATUTO, scritto da Casaleggio senior buonanima, a quattro mani con Grillo e dagli stessi approvato che però non esclude la possibilità che le fonti secondarie abbiano forza di norma per contraddirlo. Proseguiamo con ordine. Il NON Statuto gemma lo statuto-costitutivo del Movimento 5 Stelle, sottoscritto dal Notaio. Lo Statuto dell’associazione smentisce un principio politico cardine del M5S e cioé, quello che i rappresentanti ed i Parlamentari del Movimento non sono liberi di esprimere i loro voti in dissenso dal Movimento pena l’espulsione. All’articolo 3, lo Statuto con validità legale nella Repubblica italiana, si uniforma alla Costituzione: nero su bianco afferma al contrario che i “parlamentari non hanno vincolo di mandato”! Dallo Statuto notarile dell’associazione ha preso corso un’altra  fonte primaria di diritto a cinque Stelle: il regolamento che disciplina gli aspetti più squisitamente tecnici-organizzativi del Movimento e istituisce il Consiglio direttivo composto da Grillo, dal nipote e dal commercialista soci fondatori in apparente nuova contraddizione col NON Statuto che invece non prevede organismi rappresentativi diversi dalla volontà della rete espressa in clic dagli iscritti. Al NON Statuto, allo Statuto ed al Regolamento seguono una serie di fonti secondarie di diritto grillino denominati “codici di comportamento”, documenti in forma scritta la cui natura giuridica potrebbe essere assimilata a quella dei “contratti di diritto privato”. Valga per tutti l’esempio del codice di comportamento-dei-candidati cinque stelle alle Amministrative del Comune di Roma. Con lo strumento dei codici di comportamento si sono introdotte le pesanti penali pecuniarie a carico degli eletti che dovessero trasgredire il vincolo di mandato. Vincolo espressamente escluso dallo Statuto dell’Associazione di cui Grillo è legale rappresentante e gestore del simbolo. Caso unico in cui una norma derivata assurge a rango giuridico di norma primaria preminente. Per capirci è come se un Decreto Ministeriale potesse disciplinare l’attuazione di una Legge in difformità ai principi generali della Legge medesima o peggio essere viziato di incostituzionalità. Sarebbe nullo. Vale a significare privo di effetti, come mai emanato. Non meno rilevanti nel complesso sistema sono le fonti non scritte di diritto grillino cioé, quelle consuetudini che nel corso degli anni si sono consolidate fino a divenire riferimento ordinamentale della vita interna del Movimento come le valutazioni personali di Grillo emesse a titolo di garante e che hanno sentenziato l’espulsione dei Favia, dei Tavolazzi, della Rosa Capuozzo sindaco di Quarto e tanti altri. Non vanno trascurati infine nel variegato sistema di diritto grillino, gli Continua a leggere

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Europa, da Unione di Stati ad associazione di Governi presieduti dalla Merkel

vignetta-merkel capo del governo in visita a maranelloDopo l’uscita della Gran Bretagna le spinte centrifughe che attraversano l’Europa rischiano di diventare via via più prepotenti con il riacutizzarsi delle crisi economiche e sociali che attanagliano larghe fasce di popolazioni di alcuni dei paesi membri, non ultima l’Italia. L’unione così come si è andata delineando, non trova risposte adeguate a contemperare gli interessi diversificati e spesso divergenti di ciascuno degli Stati. Non è un caso se l’Irlanda ha annunciato di proporre appello contro la decisione imposta dal Commissario Europeo alla concorrenza che ha ordinato alla Apple di restituire 13 miliardi di tasse eluse decidendo di fatto del regime fiscale irlandese che il Governo nazionale invece ha interesse legittimo a conservare attrattivo dei capitali stranieri. Dalla riunificazione tedesca in avanti, l’Europa ha subito una progressiva metamorfosi tanto che l’architettura originaria di Unione tra Stati disegnata dai Trattati, non ha retto alla pratica concreta di coordinamento delle politiche strategiche comuni e si è trasformata in una sorta di associazione di Governi dove la rappresentanza legale non risiede nell’organo esecutivo della Commissione, tanto meno in quello deliberativo del Consiglio Europeo e nemmeno a parlarne in quello rappresentativo del Parlamento Europeo, ma è stata assunta illegalmente dal Governo del più forte degli Stati membri e cioè, dal cancelliere di Germania Merkel. A Bruxelles Junker e Tusk non adottano alcuna desisione autonoma ed indipendente da Berlino, gli stessi incontri propedeutici ai vertici intergovernativi ad esempio, quello prossimo in programma il 16 settembre dove si discuteranno i termini della Brexit, delle politiche migratorie e della sicurezza interna, è sempre la Merkel a dettare l’agenda che altrimenti resterebbe vuota priva com’è di proposte comuni condivise. La Germania è il solo paese in Europa che è riuscito in virtù della sua potenza economica, a tessere una rete fitta di relazioni tra gli Stati fatta di regole e dottrine tali da renderli dipendenti da essa circostanze che le permettono di perseguire al meglio l’interesse nazionale utilizzando lo strumento Europeo. A ben riflettere, frau Merkel è stata eletta dai tedeschi per i tedeschi e non già dai cittadini europei a presiedere la Commissione Europea alla quale prudentemente rinvia ogni decisione che non le garba sicura che non sarà adottata dal fido Junker. Non è difficile notare come la Merkel sia sempre bene accorta nelle dichiarazioni pubbliche. Vertici ed incontri sono occasioni propizie per diramare con toni misurati, indicazioni e direttive alla Commissione europea. Possiamo essere certi che ci accorderà la flessibilità necessaria alle spese per riparare i danni del terremoto di Amatrice e tirare fuori Renzi dalla macerie politiche del referendum costituzionale di novembre con una Legge di Stabilità generosa con gli Statali, i pensionati e gli imprenditori, ce l’ha fatto sapere nei suoi ultimi incontri di Ventotene e Maranello. Nella UE messa in piedi dalla Merkel, l’Europa infatti è divisa in macro regioni continentali dove i paesi del nord sono tenuti buoni mantenendo il rigore delle regole; i paesi baltici con le assicurazioni della NATO; i paesi del centro Europa come Ungheria, Polonia, Slovenia, con l’impermeabilizzazione dai flussi migratori ed infine i paesi del sud Europa considerati irrimediabilmente fragili perché culturalmente irrecuperabili, con l’elemosina delle spese in deficit. Come si può intuire, la vera centrale del potere continentale europeo non è Bruxelles e nemmeno a pensarlo Strasburgo, ma Berlino. Sul piano interno, la crescita di alternativa per la Germania che i sondaggi danno al 24% in rapida scalata della maggioranza relativa anche nel suo Lander elettivo del Meclemburgo dove sarà costretta probabilmente a tirare dentro la grosse coalizione coi socialdemocratici anche i verdi, l’ha indotta ad allargare un pò i cordoni della borsa. Annusata l’aria che tira e compresa Continua a leggere

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Feltri paga di tasca sua i massaggi thailandesi a Bertolaso

Quanti ci seguono sanno che non utilizziamo la stampa per catalizzare traffico; dalla carta stampata traiamo solamente spunti per scrivere e far conoscere il nostro punto di vista a commento dell’attualità e del costume. Facciamo un’eccezione stavolta perché non abbiamo nulla da aggiungere, da chiarire o da smentire che il maestro Vittorio Feltri non abbia già esposto nell’articolo geolocalizzato dal Tom Tom sulle nostre latitudini:
Vittorio Feltri

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E’ crollata la camera degli ospiti

vignetta-Italia corre in albergo immigrati con la carriolaVivreste voi italiani sotto una tenda dove si gela d’inverno e non si respira d’estate? Chiedeva un giovane immigrato della Guinea ospite a Bresso (MI), nella tendopoli allestita dalla Protezione civile. Si sta meglio in albergo, io ho 19 anni e qui sono invecchiato denunciava il ragazzo all’inviato del Corriere che era andato a verificare le “condizioni inumane” in cui erano costretti i giovani ospiti trasportati al riparo sulle sponde sicure ed accoglienti della nostra penisola. Anche per noi cattivoni senza cuore rimane difficile dargli torto. Aria condizionata, pasti serviti al tavolo, wi-fi e TV al plasma in hotel aiutano senz’altro a sopportare il male di vivere. Da soli comunque non bastano, dopo un pò lontani da casa viene la noia e si pretende di meglio. Anzi, spesso la nostalgia della terra d’origine abbandonata e lontana prende forte fino ad accusare della propria infelicità chi è stato generoso con noi ed ha provato a offrirci quanto poteva.  Le tende sono in ogni caso il duro e certo destino che attende i cittadini di Amatrice, Accumoli, Arquata di Tronto e gli altri paesi colpiti dal terribile terremoto di questo fine agosto 2016. I soccorritori della Protezione Civile cominciano a farlo intendere agli sfortunati nostri concittadini dell’Appennino centrale. Gli esperti calcolano che passeranno tra i 10 ed i 15 anni prima che possano ritornare a vivere nei loro borghi natii nel frattempo Don Cesare Donatiparroco di Santa Maddalena a Boissano (Savona), con il Suo post su Facebook ha sollevato la nostra anima dai rimorsi da cui siamo assaliti. Noi, insieme a pochi altri per fortuna, alla notizia delle tende riservate ai terremotati abbiamo fatto subito cattivi pensieri ed associato la scarsità di risorse alle spese ed agli sprechi dell’accoglienza e siamo caduti in tentazione. Abbiamo peccato d’accidia. Le poche righe pubblicate da Don Cesare ci hanno però aiutato a farci comprendere che al Buon Cristiano in ogni caso non possono difettare ragione e buon senso. Se la nostra casa è crollata, vuol dire che non abbiamo più camere per gli ospiti e forse il Buon Dio che è nei Cieli, sarà disposto a perdonarci se sospendiamo per qualche tempo i nuovi arrivi in attesa che tutti i terremotati dell’Emilia, dell’Abruzzo ed ora anche delle Marche e del Lazio, abbiano sufficienti risorse disponibili per completare la ricostruzione delle loro case e magari allestire nuove camere da destinare agli ospiti più belle e più grandi che pria. Tra i cattivi senza cuore s’è trovato suo malgrado anche quel tal Bertolaso che ultimamente in Patria non ne imbrocca una giusta e che si è trasferito in Sierra Leone, Africa Occidentale, sulla costa dell’oceano Atlantico dove mancano i medici, a curare i bambini perché penso, ha riferito, che bisogna aiutarli a casa loro. E nel mentre che era intento a prodigarsi per la salute dei piccoli africani ha avuto la sventura di chiarire al telefono il suo pensiero da esperto ex capo della Protezione Civile: inaccettabile tenere i migranti in albergo ed offrire le tende agli sfollati. Gli amatriciani devono essere considerati cittadini di serie A. Con questo Bertolaso si è giocata ogni possibilità di ritornare sulla scena in Patria e pensare che un tempo era stato capace di passare dalle grazie di Prodi a quelle di Berlusconi senza che nessuno battesse ciglio. Era infatti considerato il solo operativo in servizio che avesse la necessaria bravura per uscire dalle emergenze. Oggi giornali, politici e commentatori gli hanno voltato le spalle. Qualcuno però che ragiona anche tra i laici, come abbiamo visto ancora si trova. E’ questo il caso del Continua a leggere

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Brexit, Merkel briga per annacquarla e Farage minaccia il ritorno

farage coi baffiMerkel e Theresa May, il Primo ministro conservatore del Regno Unito che ha sostituito Cameron dopo la sconfitta al referendum sulla Brexit, brigano per ridimensionarne gli effetti e mantenere inalterati i rapporti economici della GB con l’area dell’Unione tanto che Nigel Farage leader dimissionario dell’Ukip, partito euroscettico, minaccia il ritorno sulla scena politica inglese. Farage che si era ritirato per aver raggiunto l’obiettivo con la vittoria del leave al referendum, ragione del suo impegno in politica, ha rotto il silenzio ed in una recente intervista alla TV Russia-today ha dichiarato che Brexit deve inequivocabilmente significare la fine della libera circolazione, l’uscita dal mercato unico europeo ed il ripristino della sovranità sulle acque territoriali del Regno Unito. Farage ha poi lanciato un avvertimento alla May nel caso dovesse, in combutta con la Merkel, azzardarsi a tradire il voto per il “leave” di 17 milioni di inglesi: sono pronto a riprendere la guida del movimento maggioritario che si è espresso per liberare Londra dalla gabbia costruita dai burocrati di Bruxelles. Merkel che considera l’Unione Europea alla stregua di un’appendice della Germania, non si è lasciata turbare dalle intemperanze di Farage ed ha confermato che il processo di uscita del Regno Unito sarà necessariamente lungo e complesso perché “dobbiamo negoziare sulla base dei nostri interessi, vale a significare degli interessi tedeschi. Sarà dunque una Brexit sulla parola quella che alla meglio vedrà la luce nel 2019, i tedeschi infatti non vogliono pagare gli 11,3 miliardi di euro di contribuzione fin qui sborsata dalla GB in qualità di membro aderente all’Unione, circostanza che sia Mekel, sia Hollande prossimi alle consultazioni elettorali non possono permettersi di sottovalutare ragioni per le quali esercitano su Teresa May pressioni perché prenda tempo e sospenda la decisione di inoltrare l’istanza ufficiale a Bruxelles di uscita dalla UE. Sembrano svanire quindi anche le speranze della piccola Italia pur impegnata a promuovere vertici e dichiarazioni di principi: la City non ha rinunciato a fondersi con la borsa di Francoforte, difficilmente le banche d’affari trasferiranno le loro sedi a Milano come auspicato per trarre qualche sia pur minimo vantaggio dall’abbandono degli inglesi. Uscire dalla UE è cosa ben diversa dal rompere le relazioni coi nostri “partners”, ha dichiarato Boris Johnson ministro degli esteri di Teresa May. Si allontanano anche gli scenari economici catastrofisti della Brexit che nelle intenzioni dovevano intimorire e dissuadere ogni accenno di emulazione da parte di altri paesi in cui l’euro scetticismo monta con sempre maggiore Continua a leggere

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Serraj ha bisogno di liquidità, in Libia 1000 soldati italiani a presidio dei pozzi

forze speciali italiane1Libia, anche se le milizie di Misurata hanno riconquistato Sirte non c’è da farsi soverchie illusioni. L’esperienza insegna che tutto quanto accade nel mondo arabo, volge di fatto al pessimismo.La situazione rimane complessa ed intricata, il quadro da ricomporre estremamente incerto. La roccaforte dello Stato Islamico in Libia è stata espugnata con l’intervento aereo decisivo degli USA richiesto dal Governo di Tripoli riconosciuto dall’Onu e guidato da Fayez al Sarraj il quale di buon grado vede anche la presenza sul terreno delle forze speciali inglesi, americane ed italiane. Non sono però dello stesso avviso le fazioni islamiste dei fratelli musulmani. Sul terreno libico c’è poi la Francia che se ad ovest appoggia il Governo Serraj, ad est schiera le sue truppe al fianco del Governo laico di Tobruk guidato dal generale Khalifa Belqasim Haftar alleato dell’Egitto e mollato dall’Italia preoccupata di tutelare gli investimenti degli impianti estrattivi concentrati nell’area sotto la giurisdizione di Tripoli. Si calcolano in 150 miliardi gli interessi in gioco e sarebbe un bene soprattutto per l’Italia che la Libia riprendesse le esportazioni di greggio e gas. Allo stato attuale la liquidità che circola nel paese viene in gran parte dal traffico di esseri umani dal quale attingono per finanziarsi le stesse milizie di Misurata nominalmente fedeli al Governo Serraj, ma che in concreto dettano legge come tutte le altre fazioni armate che controllano le realtà delle città-stato” nelle quali s’è frammentata l’odierna Libia. Non va trascurato che le milizie di Misurata sono islamiste e non laiche, ragione per la quale è lecito pensare che in futuro daranno non pochi problemi nel dar vita ad un eventuale processo di stabilizzazione democratica del paese. In ogni caso, la ritirata da Sirte non significa che l’intero territorio libico sia stato bonificato dallo Stato Islamico che infatti ancora mantiene direttamente il controllo di diverse province chiave: le coste libiche dai confini delle installazioni petrolifere 40 km ad ovest di Sirte fino ad Al Sidr, l’area di Tikah a sud di Bengasi, la costa compresa fra Battah e la periferia di Derna. Inoltre governa ancora Sabratah e poi Ra’s Ajdir sul confine tunisino. Nell’interno, tiene numerose roccaforti; la provincia più vasta si trova nella zona di Bani Waled. Un intervento militare ad ampio raggio sponsorizzato dall’ONU appare inevitabile anche perché, prevedibilmente i combattenti dello Stato Islamico non si disperderanno, ma andranno a concentrarsi nelle vaste aree di confine a sud del paese, con l’obiettivo non solamente di trovare rifugio, ma di attestarsi e costruire nuove basi in grado di controllare indirettamente l’infrastrutture energetiche e la vita stessa delle città costiere. Giova ricordare che il 70% della popolazione libica dipende dall’acquedotto più grande del mondo che si snoda lungo 4000 km portando 6 milioni di metri cubi di acqua al giorno da sud a nord attraverso due canali paralleli che partono dal Fezzan e da Kufra e le tubazioni interrate in calcestruzzo possono essere facilmente interrotte in un qualsiasi punto del percorso. Il paese dunque è estremamente vulnerabile e per nulla pacificato, gli enormi interessi economici in palio alimentano l’instabilità politica e la discordia tra le fazioni rivali. A corto di liquidità, il Governo Serrraj di recente ha firmato un accordo con le milizie petrolifereche controllano i giacimenti, per far ripartire l’estrazioni da tre pozzi in Cirenaica in cambio s’impegnava a riconoscere loro regolari stipendi, ma alla notizia degli accordi le milizie di Bengasi hanno minacciato di colpire i pozzi e si sono registrati scontri cruenti nel porto di Zueitina. Si comprende bene dunque come Continua a leggere

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Francesco e l’apologia a sua insaputa del fondamentalista San Francesco

Mons.GermanoBernardiniPoche parole pronunciate in aereo di ritorno dalle giornate delle gioventù tenute quest’anno in Polonia, per ricordare Padre Jacque sgozzato e messo in Croce con Cristo sull’altare di Rouen e per dire che in fondo in tutte le religioni non solamente nell’Islam, operano gruppi di fondamentalisti il cui ascendente va ridimensionato. Anche tra i cattolici esistono i “dottori della parola”, quelli che interpretano la lettera del Vangelo in disarmonia coi tempi procurando non poco disagio tra i Cristiani perché rigettano i toni accomodanti coi quali Francesco declina la Dottrina e si sforza di coniugarla ai desideri degli uomini che vivono in terra. Nella Sua critica al fondamentalismo cattolico forse a Francesco sarà sfuggito che il Maggiore tra i Fondamentalisti Cattolici è stato in prima persona San Francesco osserva Antonio Socci, il più pungente tra i pochi che non si lasciano convincere dalla bontà delle riforme interpretative in chiave modernista introdotte da Papa Bergoglio. L’assunzione del Vangelo sine glossa di San Francesco, ricorda Socci, si pone esattamente agli antipodi della dottrina mondana di Francesco anche sul piano strettamente teologico, non riguarda in esclusiva le nuove aperture agli orientamenti e alle consuetudini personali. “Andate dunque ed ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”, armato di sola Fede San Francesco obbedì al Comando di Cristo e partì per la Crociata con l’intento di annunciare il Vangelo e convertire i musulmani opera del tutto rimossa dalla dottrina di Francesco che anzi, non differenziando alcuna delle religioni rifiuta l’idea stessa di fare proseliti. San Francesco ammoniva sul pericolo di finire all’inferno e la necessità di guadagnarsi il “perdono” col pentimento e le opere di bene; Francesco invece incentra la sua dottrina su questioni prettamente terrene della politica e della sociologia, marcando anche qui una distanza dal poverello di Assisi di cui ha preso il Nome. San Francesco invitava i governati ed i potenti delle nazioni a difendere la Fede Cristiana; Francesco non si pronuncia sui principi ed astenendosi da ogni giudizio va a braccetto coi governanti più laici mentre la “lettera” di San Francesco ebbe la forza di turbare anche il potente sultano d’Egitto. E’ ingenuo sottovalutare la minaccia che viene ai cattolici in medio oriente come in Europa esorta Monsignor Germano Bernardini arcivescovo di Smirne che cita brevemente tre episodi realmente accaduti dai quali trarre utili insegnamenti. Il primo riguarda Sadat, presidente dell’Egitto assassinato dai fratelli musulmani che disse: grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo, grazie alla nostre leggi religiose vi domineremo. Il secondo episodio rivelatore citato da Monsignor Bernardini sono le parole ascoltate in un incontro di dialogo tra musulmani e Cristiani che chiedevano perché anch’essi non avvertivano l’esigenza di organizzare simili incontri di dialogo ed ebbero in risposta: non avete nulla da insegnarci e noi non abbiamo nulla da imparare. Il terzo ed ultimo allarme lanciato dall’arcivescovo di Smirme sulla pericolosa sottovalutazione della minaccia che viene portata ai cattolici, riferisce le parole di un musulmano perbene, onesto e gentile che lavorava presso un monastero cattolico di Gerusalemme, stimato da tutti. Triste in volto un giorno disse ai Frati: Continua a leggere

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Dalla monnezza, il reddito di residenza per gli immigrati

FedericoPicaNoi siamo avanti. Siamo più avanti dei cinque Stelle. Buon per voi dunque. A noi non resta altro che augurarvi buona fortuna e raccomandarvi di stare attenti perché a spingersi così “avanti”, si può seriamente rischiare di cadere in un precipizio. Nel frattempo, le persone perbene che restano indietro con le tasche svuotate da un’imposizione fiscale locale senza pari in Italia, hanno capito di essere stati doppiamente raggirati negli ultimi cinque anni. Se prima infatti pensavano che tanti soldi occorrevano per spedire i rifiuti da mettere al rogo in Olanda così da riscaldare gli olandesi nei freddi inverni nordici e pagargli l’acqua calda e la bolletta della luce pubblica, ora sanno che le esose tariffe praticate ai cittadini per smaltire i rifiuti procurano un avanzo tale che va a coprire spese di diversa natura. Tariffe che con un eufemismo si potrebbero qualificare come una generosa distrazione di fondi con adesione obbligatoria dell’utente. Materia da Corte dei Conti, speriamo intervenga quanto prima anche per sanare il pregresso eventualmente. Chiunque comprende bene che non è possibile mantenere fuori mercato i costi di un servizio impoverendo ancora di più chi è già povero, per dirottare le risorse così pretestuasamente raccolte sui capitoli pur meritevoli dell’inclusione sociale e dell’accoglienza. Ci si è spinti avanti, troppo avanti. Al punto da trasformare una misura assistenziale quale il reddito di cittadinanza garantito sulla quale già tanti esperti ed economisti non ultimo il prof. Federico Pica, hanno sollevato dubbi e perplessità di efficacia, addirittura in reddito di residenza universale. A maggior ragione in una città dove il lavoro nero, il reddito sommerso, la truffa ed il raggiro ecco, il raggiro, sono all’ordine del giorno. La cronaca è lì per essere letta. Quale straniero tra quelli che a centinaia di migliaia la Marina italiana coadiuvata nella sua opera missionaria dalle Marine europee quotidianamente sbarca nei nostri porti, non farà carte false per risultare residente? E’ semplice ed è già accaduto nel recente passato. Il passa parola via WhatsApp moltiplica a dismisura i segnali di fumo. Accorreranno numerosi e si lanceranno tra le braccia della camorra per procurarsi i documenti falsi. Solamente dei poveri ostinati illusi che si rifiutano di abbandonare i banchi del liceo, possono pensare di salvare tutta la miseria del mondo contando sulle tasche di un popolo che molto spesso non ne ha a sufficienza nemmeno per soddisfare i propri, di elementari bisogni. Mai che venisse una proposta seria Continua a leggere

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