Brexit, Merkel briga per annacquarla e Farage minaccia il ritorno

farage coi baffiMerkel e Theresa May, il Primo ministro conservatore del Regno Unito che ha sostituito Cameron dopo la sconfitta al referendum sulla Brexit, brigano per ridimensionarne gli effetti e mantenere inalterati i rapporti economici della GB con l’area dell’Unione tanto che Nigel Farage leader dimissionario dell’Ukip, partito euroscettico, minaccia il ritorno sulla scena politica inglese. Farage che si era ritirato per aver raggiunto l’obiettivo con la vittoria del leave al referendum, ragione del suo impegno in politica, ha rotto il silenzio ed in una recente intervista alla TV Russia-today ha dichiarato che Brexit deve inequivocabilmente significare la fine della libera circolazione, l’uscita dal mercato unico europeo ed il ripristino della sovranità sulle acque territoriali del Regno Unito. Farage ha poi lanciato un avvertimento alla May nel caso dovesse, in combutta con la Merkel, azzardarsi a tradire il voto per il “leave” di 17 milioni di inglesi: sono pronto a riprendere la guida del movimento maggioritario che si è espresso per liberare Londra dalla gabbia costruita dai burocrati di Bruxelles. Merkel che considera l’Unione Europea alla stregua di un’appendice della Germania, non si è lasciata turbare dalle intemperanze di Farage ed ha confermato che il processo di uscita del Regno Unito sarà necessariamente lungo e complesso perché “dobbiamo negoziare sulla base dei nostri interessi, vale a significare degli interessi tedeschi. Sarà dunque una Brexit sulla parola quella che alla meglio vedrà la luce nel 2019, i tedeschi infatti non vogliono pagare gli 11,3 miliardi di euro di contribuzione fin qui sborsata dalla GB in qualità di membro aderente all’Unione, circostanza che sia Mekel, sia Hollande prossimi alle consultazioni elettorali non possono permettersi di sottovalutare ragioni per le quali esercitano su Teresa May pressioni perché prenda tempo e sospenda la decisione di inoltrare l’istanza ufficiale a Bruxelles di uscita dalla UE. Sembrano svanire quindi anche le speranze della piccola Italia pur impegnata a promuovere vertici e dichiarazioni di principi: la City non ha rinunciato a fondersi con la borsa di Francoforte, difficilmente le banche d’affari trasferiranno le loro sedi a Milano come auspicato per trarre qualche sia pur minimo vantaggio dall’abbandono degli inglesi. Uscire dalla UE è cosa ben diversa dal rompere le relazioni coi nostri “partners”, ha dichiarato Boris Johnson ministro degli esteri di Teresa May. Si allontanano anche gli scenari economici catastrofisti della Brexit che nelle intenzioni dovevano intimorire e dissuadere ogni accenno di emulazione da parte di altri paesi in cui l’euro scetticismo monta con sempre maggiore Continua a leggere

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Serraj ha bisogno di liquidità, in Libia 1000 soldati italiani a presidio dei pozzi

forze speciali italiane1Libia, anche se le milizie di Misurata hanno riconquistato Sirte non c’è da farsi soverchie illusioni. L’esperienza insegna che tutto quanto accade nel mondo arabo, volge di fatto al pessimismo.La situazione rimane complessa ed intricata, il quadro da ricomporre estremamente incerto. La roccaforte dello Stato Islamico in Libia è stata espugnata con l’intervento aereo decisivo degli USA richiesto dal Governo di Tripoli riconosciuto dall’Onu e guidato da Fayez al Sarraj il quale di buon grado vede anche la presenza sul terreno delle forze speciali inglesi, americane ed italiane. Non sono però dello stesso avviso le fazioni islamiste dei fratelli musulmani. Sul terreno libico c’è poi la Francia che se ad ovest appoggia il Governo Serraj, ad est schiera le sue truppe al fianco del Governo laico di Tobruk guidato dal generale Khalifa Belqasim Haftar alleato dell’Egitto e mollato dall’Italia preoccupata di tutelare gli investimenti degli impianti estrattivi concentrati nell’area sotto la giurisdizione di Tripoli. Si calcolano in 150 miliardi gli interessi in gioco e sarebbe un bene soprattutto per l’Italia che la Libia riprendesse le esportazioni di greggio e gas. Allo stato attuale la liquidità che circola nel paese viene in gran parte dal traffico di esseri umani dal quale attingono per finanziarsi le stesse milizie di Misurata nominalmente fedeli al Governo Serraj, ma che in concreto dettano legge come tutte le altre fazioni armate che controllano le realtà delle città-stato” nelle quali s’è frammentata l’odierna Libia. Non va trascurato che le milizie di Misurata sono islamiste e non laiche, ragione per la quale è lecito pensare che in futuro daranno non pochi problemi nel dar vita ad un eventuale processo di stabilizzazione democratica del paese. In ogni caso, la ritirata da Sirte non significa che l’intero territorio libico sia stato bonificato dallo Stato Islamico che infatti ancora mantiene direttamente il controllo di diverse province chiave: le coste libiche dai confini delle installazioni petrolifere 40 km ad ovest di Sirte fino ad Al Sidr, l’area di Tikah a sud di Bengasi, la costa compresa fra Battah e la periferia di Derna. Inoltre governa ancora Sabratah e poi Ra’s Ajdir sul confine tunisino. Nell’interno, tiene numerose roccaforti; la provincia più vasta si trova nella zona di Bani Waled. Un intervento militare ad ampio raggio sponsorizzato dall’ONU appare inevitabile anche perché, prevedibilmente i combattenti dello Stato Islamico non si disperderanno, ma andranno a concentrarsi nelle vaste aree di confine a sud del paese, con l’obiettivo non solamente di trovare rifugio, ma di attestarsi e costruire nuove basi in grado di controllare indirettamente l’infrastrutture energetiche e la vita stessa delle città costiere. Giova ricordare che il 70% della popolazione libica dipende dall’acquedotto più grande del mondo che si snoda lungo 4000 km portando 6 milioni di metri cubi di acqua al giorno da sud a nord attraverso due canali paralleli che partono dal Fezzan e da Kufra e le tubazioni interrate in calcestruzzo possono essere facilmente interrotte in un qualsiasi punto del percorso. Il paese dunque è estremamente vulnerabile e per nulla pacificato, gli enormi interessi economici in palio alimentano l’instabilità politica e la discordia tra le fazioni rivali. A corto di liquidità, il Governo Serrraj di recente ha firmato un accordo con le milizie petrolifereche controllano i giacimenti, per far ripartire l’estrazioni da tre pozzi in Cirenaica in cambio s’impegnava a riconoscere loro regolari stipendi, ma alla notizia degli accordi le milizie di Bengasi hanno minacciato di colpire i pozzi e si sono registrati scontri cruenti nel porto di Zueitina. Si comprende bene dunque come Continua a leggere

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Francesco e l’apologia a sua insaputa del fondamentalista San Francesco

Mons.GermanoBernardiniPoche parole pronunciate in aereo di ritorno dalle giornate delle gioventù tenute quest’anno in Polonia, per ricordare Padre Jacque sgozzato e messo in Croce con Cristo sull’altare di Rouen e per dire che in fondo in tutte le religioni non solamente nell’Islam, operano gruppi di fondamentalisti il cui ascendente va ridimensionato. Anche tra i cattolici esistono i “dottori della parola”, quelli che interpretano la lettera del Vangelo in disarmonia coi tempi procurando non poco disagio tra i Cristiani perché rigettano i toni accomodanti coi quali Francesco declina la Dottrina e si sforza di coniugarla ai desideri degli uomini che vivono in terra. Nella Sua critica al fondamentalismo cattolico forse a Francesco sarà sfuggito che il Maggiore tra i Fondamentalisti Cattolici è stato in prima persona San Francesco osserva Antonio Socci, il più pungente tra i pochi che non si lasciano convincere dalla bontà delle riforme interpretative in chiave modernista introdotte da Papa Bergoglio. L’assunzione del Vangelo sine glossa di San Francesco, ricorda Socci, si pone esattamente agli antipodi della dottrina mondana di Francesco anche sul piano strettamente teologico, non riguarda in esclusiva le nuove aperture agli orientamenti e alle consuetudini personali. “Andate dunque ed ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”, armato di sola Fede San Francesco obbedì al Comando di Cristo e partì per la Crociata con l’intento di annunciare il Vangelo e convertire i musulmani opera del tutto rimossa dalla dottrina di Francesco che anzi, non differenziando alcuna delle religioni rifiuta l’idea stessa di fare proseliti. San Francesco ammoniva sul pericolo di finire all’inferno e la necessità di guadagnarsi il “perdono” col pentimento e le opere di bene; Francesco invece incentra la sua dottrina su questioni prettamente terrene della politica e della sociologia, marcando anche qui una distanza dal poverello di Assisi di cui ha preso il Nome. San Francesco invitava i governati ed i potenti delle nazioni a difendere la Fede Cristiana; Francesco non si pronuncia sui principi ed astenendosi da ogni giudizio va a braccetto coi governanti più laici mentre la “lettera” di San Francesco ebbe la forza di turbare anche il potente sultano d’Egitto. E’ ingenuo sottovalutare la minaccia che viene ai cattolici in medio oriente come in Europa esorta Monsignor Germano Bernardini arcivescovo di Smirne che cita brevemente tre episodi realmente accaduti dai quali trarre utili insegnamenti. Il primo riguarda Sadat, presidente dell’Egitto assassinato dai fratelli musulmani che disse: grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo, grazie alla nostre leggi religiose vi domineremo. Il secondo episodio rivelatore citato da Monsignor Bernardini sono le parole ascoltate in un incontro di dialogo tra musulmani e Cristiani che chiedevano perché anch’essi non avvertivano l’esigenza di organizzare simili incontri di dialogo ed ebbero in risposta: non avete nulla da insegnarci e noi non abbiamo nulla da imparare. Il terzo ed ultimo allarme lanciato dall’arcivescovo di Smirme sulla pericolosa sottovalutazione della minaccia che viene portata ai cattolici, riferisce le parole di un musulmano perbene, onesto e gentile che lavorava presso un monastero cattolico di Gerusalemme, stimato da tutti. Triste in volto un giorno disse ai Frati: Continua a leggere

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Dalla monnezza, il reddito di residenza per gli immigrati

FedericoPicaNoi siamo avanti. Siamo più avanti dei cinque Stelle. Buon per voi dunque. A noi non resta altro che augurarvi buona fortuna e raccomandarvi di stare attenti perché a spingersi così “avanti”, si può seriamente rischiare di cadere in un precipizio. Nel frattempo, le persone perbene che restano indietro con le tasche svuotate da un’imposizione fiscale locale senza pari in Italia, hanno capito di essere stati doppiamente raggirati negli ultimi cinque anni. Se prima infatti pensavano che tanti soldi occorrevano per spedire i rifiuti da mettere al rogo in Olanda così da riscaldare gli olandesi nei freddi inverni nordici e pagargli l’acqua calda e la bolletta della luce pubblica, ora sanno che le esose tariffe praticate ai cittadini per smaltire i rifiuti procurano un avanzo tale che va a coprire spese di diversa natura. Tariffe che con un eufemismo si potrebbero qualificare come una generosa distrazione di fondi con adesione obbligatoria dell’utente. Materia da Corte dei Conti, speriamo intervenga quanto prima anche per sanare il pregresso eventualmente. Chiunque comprende bene che non è possibile mantenere fuori mercato i costi di un servizio impoverendo ancora di più chi è già povero, per dirottare le risorse così pretestuasamente raccolte sui capitoli pur meritevoli dell’inclusione sociale e dell’accoglienza. Ci si è spinti avanti, troppo avanti. Al punto da trasformare una misura assistenziale quale il reddito di cittadinanza garantito sulla quale già tanti esperti ed economisti non ultimo il prof. Federico Pica, hanno sollevato dubbi e perplessità di efficacia, addirittura in reddito di residenza universale. A maggior ragione in una città dove il lavoro nero, il reddito sommerso, la truffa ed il raggiro ecco, il raggiro, sono all’ordine del giorno. La cronaca è lì per essere letta. Quale straniero tra quelli che a centinaia di migliaia la Marina italiana coadiuvata nella sua opera missionaria dalle Marine europee quotidianamente sbarca nei nostri porti, non farà carte false per risultare residente? E’ semplice ed è già accaduto nel recente passato. Il passa parola via WhatsApp moltiplica a dismisura i segnali di fumo. Accorreranno numerosi e si lanceranno tra le braccia della camorra per procurarsi i documenti falsi. Solamente dei poveri ostinati illusi che si rifiutano di abbandonare i banchi del liceo, possono pensare di salvare tutta la miseria del mondo contando sulle tasche di un popolo che molto spesso non ne ha a sufficienza nemmeno per soddisfare i propri, di elementari bisogni. Mai che venisse una proposta seria Continua a leggere

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Incursori e Parà pronti a respingere gli attacchi dell’Isis nelle città italiane

COFS1La FBI americana ha previsto che un gran numero di jihadisti avvezzi al combattimento rientreranno in Europa, la Patria rinnegata, parallelamente alle sconfitte subite sul campo in Iraq e Siria. La delusione e la conseguente prevedibile frustrazione che li assalirà, espongono le nostre città a gravi rischi terroristici che potrebbero moltiplicarsi sotto la spinta attrattiva del mito Jihad che i reduci inevitabilmente esercitano tra i giovani una volta rientrati nelle comunità stanziate nella “terra degli infedeli”. Per far fronte alla minaccia, l’attività dei servizi di sicuro non basta e l’Italia che sui teatri di guerra in medio oriente ed in Libia si limita a svolgere un ruolo da comprimario con l’addestramento dei peshmerga curdi e la formazione delle forze di Polizia locali oltre che di cure sanitarie prestate ai feriti, per la difesa del territorio nazionale ha allertato l’esercito e si prepara a respingere con gli incursori ed i parà i probabili attacchi dell’Isis. In 18 città italiane accuratamente classificate come sensibili, sono in via di dispiegamento le A.P.I. ovvero aliquote di pronto intervento; in altri 13 centri abitati sensibili sono state formate le S.O.S. ovvero squadre operative di supporto a ciclo di addestramento continuo. Le unità A.P.I. sono poste sotto i comandi territoriali dell’Arma mentre le S.O.S. saranno agli ordini dei reparti mobili dei Carabinieri, entrambe con una missione specifica assegnata: dare una prima efficace risposta operativa agli attacchi, cristallizzando la situazione in attesa delle forze speciali d’intervento rapido che al nord saranno posti in essere dal GIS dei Carabinieri e da Roma in giù, dai NOCS della Polizia di Stato. L’esperienza belga e più ancora le rivalità registrate al Bataclan di Parigi tra la Polizia e le Forze Speciali, evidentemente hanno suggerito di disegnare preventivamente una linea di comando precisa e dettagliata che verosimilmente potrebbe salvare molte decine di vite umane. Malgrado quindi il ripudio della guerra per Costituzione, questo non ci evita di prepararci adeguatamente a combattere nelle nostre contrade la guerra a pezzi  come ama puntualizzare il nostro caro Francesco, Papa dei cattolici che da buon marxista sudamericano vede nel fattore economico il motore incessante della storia e non vuole sentire parlare di guerra di religione nemmeno dinanzi ai Preti sgozzati sull’Altare. Capito? A pezzi o per intero qui però ne va della nostra salvezza in terra e ci conforta che in caso di pericolo, possiamo almeno sperare nell’arrivo dei nostri autorizzati a condannare all’inferno i Caini venuti in pace per poi poterci meglio pugnalare alle spalle a cui Dante, almeno lui, riserva infatti il girone della Canea nel XXXIII Canto della Commedia quella sì Divina, quali traditori dei parenti. Comunque blindare tutte le Chiese in Italia per scongiurare assalti sarebbe impossibile e forse persino inutile, quello che possiamo fare visto che ci siamo inflitti questa piaga per principio, Continua a leggere

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Così vive Franck, l’ultimo europeo

vignetta-il coniglio europaLenin tradusse in pratica Statuale la teoria politica e sociale di Marx ed Engels. Nacque così in soli quattro anni l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), destinata a fare la storia ed a rappresentare il faro di ispirazione per i movimenti operai internazionali. Quella che almeno nelle intenzioni voleva essere una nuova società con a fondamenta l’eguaglianza e l’emancipazione della classe lavoratrice, dopo settanta lunghi anni finì per mandare fallita la sua missione sotto il peso di una feroce utopia che aveva represso le libertà e le intelligenze condannando i popoli tutti nella sua sfera d’influenza, alla miseria più nera. Ecco, la storia contemporanea della Unione Europea non solamente sul piano economico, ma soprattutto su quello ancora più stringente della società, denuncia delle pericolose analogie con la vecchia Urss. Tecnostrutture elitarie “filosofico-politiche-economiche” si sono arrogate il compito di mettere artificiosamente insieme tradizioni e culture inconciliabili da ogni parte del mondo; teorizzando ed inventando diritti si sono date l’obbiettivo di forzare i processi spontanei di maturazione ed incontro tra i popoli. I nuovi obblighi unilaterali sui quali convergono gli interessi della finanza speculativa e le punte avanzate del progressismo astratto, non hanno riscontri nelle fonti primarie del diritto naturale eppure, sono presentati come la meta agognata di una terra promessa che starebbe per essere raggiunta da una civiltà evoluta che ha smesso di combattere per diventare buono esempio di convincimento e persuasione. Come sempre la realtà s’incarica di smontare la teoria quando questa non poggia sugli elementi scientifici che tengono nel debito conto l’antropologia umana costringendo gli uni a regredire e gli altri a vivere in contesti estranei ai propri sentimenti e convinzioni profonde, indelebili, trasmesse per via emulativa dal seno di gruppi omogenei che si riconoscono perché di fatto prossimi all’uomo incorrotto, all’ottentotto che si sente felice quando può vivere nel suo stato di beatitudine naturale piuttosto che rinchiuso in una architettura finalizzata alla cancellazione delle volontà e dei tratti distintivi. Un’osservazione più chiara nel merito, che forse non a caso sembra sfuggita alla gran cassa dei media che fanno opinione utilizzati alla stregua di strumenti d’implementazione delle teorie di cui abbiamo accennato, ci viene da un insospettabile Rutelli, radicale e poi verde e poi ancora margheritino ed infine democratico al quale però va riconosciuta onestà intellettuale e coraggio, considerato i tempi che viviamo: “il punto di equilibrio di una comunità non può essere alzato fino al limite in cui l’integrazione diventa disintegrazione”. E continua, passando dal momento teorico alla pratica concreta dei fatti: “l’Africa avrà presto due miliardi di abitanti, a fine secolo saranno quattro a questi ritmi” di crescita demografica, “non possiamo immaginare che il recipiente Europa possa assorbire tutti i migranti economici”.  “L’accoglienza non è un mantra astratto”, glisquilibri portano alle fratture“. Abbiamo ancora delle possibilità. La civiltà europea, quella che ha fatto duemilacinquecento anni di storia, può ancora salvarsi. Dobbiamo resistere alla manipolazione in atto, pervasiva al punto da incunearsi nelle coscienze soggettive come mai alcun regime dittatoriale ha osato, depotenziando ed annullando ogni difesa e carica reattiva in nome di diritti inventati imposti ai popoli europei come dogmi indiscutibili che non vanno messi ai voti, ma nei quali si crede per fede, esattamente come nella Russia di Stalin, per tornare alle analogie. E così come dalle ceneri dell’Urss nel 1989 uscirono fuori le nazioni ed i popoli che covavano ardore di libertà ed azione forti del diritto ad esistere nella storia lungamente negato e disconosciuto, a Nizza la sera della strage dove hanno perso la vita abbattuti dagli esiti di un esperimento sociale fallito Continua a leggere

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La strana storia del golpe fallito dai giovani turchi militari di leva

Erdogan-Gulen-CandundarMezzo milione di uomini, la Turchia ha il secondo esercito NATO per numero di operativi dopo gli Stati Uniti d’America, ma più di quattrocentomila sono giovani di leva sia pure prolungata per la durata complessiva di cinque anni di servizio. Una grande potenza militare di popolo dunque, non professionale, che nel tentativo di golpe per rovesciare Erdogan il despota islamista, ha pagato a caro prezzo l’inesperienza e la sprovveduta quanto fascinosa irruenza tipica della giovinezza: “abbiamo preso il potere per proteggere la democrazia e ristabilire i diritti civili”, recitava il primo comunicato emanato che inoltre prometteva la restaurazione dell’ordine costituzionale, della democrazia, dei diritti umani e delle libertà, garantendo che la legge regni di nuovo nel Paese”. Gli insorti si preoccupavano poi di rassicurare le cancellerie occidentali precisando che “tutti gli accordi internazionali sarebbero stati mantenuti, e le buone relazioni con tutti i Paesi del mondo continuate”, infine i giovani turchi annunciavano che a capo del Governo del paese sarebbe stato istituito un “Consiglio di Pace”. Per la prima volta nella storia un esercito almeno formalmente, ha fatto registrare una dichiarazione con la quale si impegnava ad adottare uno “strumento di governo pacifico”  dopo la presa violenta del potere. Hanno fallito perché non hanno arrestato i ministri e passato per le armi il Presidente, osserva Edward Luttwak, consentendogli di chiamare a raccolta i suoi sostenitori della AKP con una videochiamata rilanciata dalla TV che invece in questi casi va spenta unitamente all’interruzione di tutte le reti di comunicazione. Erdogan vuole trasformare la Turchia in una Repubblica islamica per questo motivo all’interno dell’esercito, fedele ai principi di laicità dello Stato impressi dal fondatore Mustafa Kemal Atatürk, c’è malcontento. Ironia della sorte, Obama, Merkel e Mogherini a nome della Ue prosegue Luttwak, hanno cinguettato in difesa del Governo Erdogan che per la democrazia ha un’allergia acclarata negli ultimi anni dalla chiusura dei giornali di opposizione; dagli arresti dei giornalisti; dalle restrizioni alla libertà di espressione in rete; dalla chiusura dei licei pubblici ed il conseguente dirottamento degli studenti presso le scuole coraniche; dalla costruzione delle moschee ovunque anche negli spazi pubblici; dai divieti sull’alcol; dall’ostentazione della moglie e delle figlie a capo coperto in tutte le occasioni cerimoniali di Stato per citare solo alcune delle misure simboliche messe in opera con l’obiettivo progressivo di produrre una metamorfosi Costituzionale dello Stato turco in senso religioso. Per tutta risposta alla frettolosa quanto generosa solidarietà espressa dai maggiori “leaders” mondiali, la reazione del sultano non si è fatta attendere: ha staccata la corrente alla base di Incirlik dove decollano gli aerei NATO che bombardano lo Stato Islamico ricattando lo sventurato Obama: voglio l’estradizione di Fethullah Gulen, l’oppositore politico che ha tradito organizzando il golpe dal suo esilio in Pennsylvania. Che qualcosa non torni chiaro nelle modalità con le quali è stato portato il tentativo di rovesciare Erdogan se lo chiede anche Can Dundar, il giornalista direttore del quotidiano di opposizione Cumhuriyet condannato a cinque anni e dieci mesi per aver svelato sul suo giornale i traffici della Turchia di Erdogan con Isis: un golpe strano dove il Presidente ed i Ministri non sono stati neutralizzati ed hanno potuto appellarsi ai seguaci del partito di Governo. Can Dundar segnala poi le debolezze della UE che ha dato miliardi ad Erdogan e liberalizzato i visti pur di bloccare i profughi il cui esodo invece continua comunque. Can Dundar pensa che dopo il fallito golpe, ci sarà una recrudescenza della repressione in Turchia e lancia un appello a tutti i giornalisti occidentali perché riprendano le inchieste sulle complicità con Isis e le violazioni dei diritti umani denunciate dalla stampa turca. Conferma infine di aver scritto a tutti i ventotto “leaders” europei a nome della Turchia laica, democratica, occidentale che crede nella parità di genere, ma il suo appello perché l’Unione eserciti pressioni sul Governo di Erdogan, è caduto nel vuoto. Anzi, Continua a leggere

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Manenti direttore AISE è volato a Damasco, le soffiate di Assad ci tengono al sicuro

napolitano-assad-manentiAlberto Mamenti, direttore dell’Aise, agenzia per i servizi di sicurezza con la quale operiamo all’estero, è volato a Damasco per incontrare Assad. La notizia che in Italia il Governo teneva a mantenere riservata, è invece stata lasciata filtrare sulla stampa araba del golfo dallo stesso Governo siriano legittimo che non perde occasione per segnalare al mondo gli stretti rapporti che intercorrono regolarmente con le autorità internazionali ufficialmente interrotti dopo che nel 2011 Damasco fu messa al bando a seguito della dura repressione esercitata da Assad sulle forze ribelli di opposizione armata. L’incontro tra i nostri servizi ed il Governo siriano ai più alti livelli, era stato lungamente preparato con la visita a Roma anche questa riservata, del generale Mohammed Dib Zaytun, come rivelato dal quotidiano del Qatar, al Watan. Nel tentativo di rompere l’isolamento, Assad avrebbe raccolto e passato informazioni molto importanti di prima mano sui “foreigh fighter” italiani comandati a compiere attentati. Fino ad ora, le soffiate di Assad pare si siano rivelate preziose infatti, a differenza degli altri paesi europei, il nostro territorio resta ancora immune dagli attacchi suicidi di religiosi infervorati dalla predicazione terroristica. La generosità della Siria però ha avuto un prezzo, in cambio Assad  ha strappato l’impegno italiano ad appoggiare in Europa la riapertura delle relazioni diplomatiche ed economiche con la cancellazione progressiva delle sanzioni. Formalmente l’Italia si sarebbe vista costretta a chiedere l’avvio di un processo di riforme democratiche, ricevendone Continua a leggere

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Saranno anche forti i nostri valori, ma fanno troppi morti innocenti

conte-isis-renziI nostri valori saranno anche più forti, ma contro la Germania negli ottavi di finale dei campionati europei di calcio sono restati in panchina per fare spazio ai nuovi italiani già stanchi ed esausti e le lacrime non possono bastare a giustificare la sconfitta. La classe ed il talento cristallino non si tengono ferme a guardare la disfatta nella convinzione ch’è meglio servirsi del diverso per arricchirsi e vincere le sfide della globalizzazione. E se dal calcio passiamo alla politica l’Italia tutta insieme, tutta unita finisce anche peggio: nella sconfitta continuerà a piangere anche i suoi morti. Che i nostri valori siano più forti,  l’odio ed il terrore sembrano infischiarsene finché restiamo indifferenti e facciamo finta di non capire che hanno dichiarato una guerra santa totale all’occidente peccaminoso e blasfemo. Con una buona dose di vigliaccheria continuiamo a declassare le stragi e gli assassini di massa nei luoghi del divertimento e della vita quotidiana dai ristoranti ai caffé, dalle spiagge agli alberghi, dai teatri ai night club, ad episodi di follia aspettando il prossimo attentato e non vogliamo nemmeno dimenticare le nostre amorevoli ed accoglienti ragazze impunemente mortificate a Colonia, per non dire che il dogmatismo di stampo islamico non è integrabile e da esso bisogna difendersi senza andare troppo per le linee di principio astratte, pena soccombere ed Continua a leggere

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Brexit e giovani, nella Costituzione il baluardo della finanza fascista

banchieri-politici-popoloUn giorno forse ringrazieremo gli inglesi e soprattutto finiremo per ringraziare i vecchi inglesi, quei padri che con il loro voto a favore della Brexit si sono ripresi il paese ed anche il diritto di indicare ai figli la direzione di marcia com’è sempre stato nell’ordine naturale dell’uomo. La sete di libertà e di futuro, salve eccezioni, si esaurisce nell’universo mondo delle esperienze giovanili unico e fondativo interesse associato alla crescita, com’è giusto che sia. Sono i numeri ufficiali dell’affluenza alle urne nel referendum per la “Brexit”, a smentire le analisi degli esperti rimasti con un palmo di naso dopo il ribaltone dei sondaggi che volevano una Gran Bretagna suddita delle oligarchie brussellesi. Col trascorrere dei giorni si palesa sempre più chiaramente che non è stato un conflitto generazionale a determinare la vittoria del “leave”, semplicemente i giovani presunti cosmopoliti si sono disinteressati al problema astenendosi in massa, consapevoli che se si vuole conoscere il mondo si può viaggiare, non c’è bisogno di ospitare in casa propria tutta la miseria del mondo ben oltre ogni ragionevole possibilità. Quando a declinare bontà ed amicizia sono organizzazioni anonime che vivono di speculazione, sorge più di un sospetto che ci si stia prodigando per pochi piuttosto che per i tanti che vedono peggiorate le loro condizioni generali di vita. Le masse, quelle stesse che un tempo facevano la storia, nella società globalizzata sono messe in gravi difficoltà per decisioni assunte da entità astratte che non rispondono ad alcuno come le banche ed i grandi fondi d’investimento. La politica ha smesso di tracciare gli orizzonti ed ha delegato i nostri destini ad aggregati di finanza apolide che mirano ad omogenizzare la forza lavoro mondiale per meglio allocare l’impiego di risorse dal quale trarre a breve il maggior profitto. L’immigrazione verso il vecchio continente è una sorta di scorciatoia del capitale di speculazione che vuole realizzare il massimo a breve termine, mentre dovrebbe attendere generazioni se dovesse concentrare gli investimenti nelle aree economiche di sottosviluppo prive delle necessarie infrastrutture e soprattutto delle sofisticate conoscenze e delle culture di produzioni avanzate. Il sentore che forse un giorno dovremo ringraziare la meglio gioventù inglese per essersi astenuta si coglie dalle parole dal sen sfuggite di Mario Monti. Fiutando la sberla che gli inglesi stavano per assestare ai manovratori della finanza, il cerimoniere del re di Prussia ha accusato Cameron di aver abusato della democrazia per aver fatto esprimere il suo popolo su un problema esiziale. Ad esito noto del referendum inglese sulla Brexit, non ha trattenuto la rabbia un altro impiegato del Fondo Monetario Internazionale, quel tal Cottarelli con residenza a New York che voleva spegnere le luci nelle strade della penisola per tagliare i costi: il pericolo è lo sgretolamento dell’euro e dell’Europa per questo c’è bisogno di un guizzo di orgoglio dei giovani ad impedire nuovi referendum in futuro. Quel che si è capito Continua a leggere

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